
Tutti i film che raccontano di persone in analisi, fateci caso, finiscono con il protagoniosta che capisce tutto, diventa felice e cambia la propria vita.
Tutto questo tempo, da quando mi leggete, giugno del duemilasei, e siamo a settembre del duemiladieci, io sono stata in analisi.
E ho avuto anche io il mio momento lowenstein.
Succede a tutti, è successo anche a me.
Quello che, invece, i film non raccontano è che esiste un momento per capire, e poi esiste un momento per fare.
Perchè capire non basta.
Se capisci rimani uguale, magari un pochino più consapevole, ma sempre uguale a te stessa.
Così, arriva il momento in cui ti trovi davanti una scelta che è fare oppure non fare.
Non c’è provare.
Io ho avuto una vita difficile e incasinata. Un po’ me l’hanno incasinata gli altri, e un po’ me la sono incasinata io, con le mie manine d’oro.
Ho fatto i bilanci che dovevo fare.
Ho capito le cose che dovevo capire.
Ho perdonato.
E mi sono perdonata, perchè ho fatto tutto quello che ero capace a fare.
L’altra notte ho fatto un sogno: aprivo un armadio e ci trovavo dentro un sacco di sacchetti pieni di cose. Così mi dicevo “Ma siamo già stretti, in questa casa, possibile che deve esserci ancora un armadio pieno di cose del mio ex?”
All’inizio pensavo che fosse un modo per dirmi che dovevo ancora liberarmi di qualcosa che riguardasse la mia storia. Adesso ho capito, l’armadio non era un armadio di casa mia, era l’armadio della mia cameretta di quando ero piccola.
Quell’armadio è lì, pieno di cose del passato.
E se passo tutto il mio tempo con il culo appoggiato alle ante, per evitare che si apra, allora, per forza, sempre mi cadono le cose, sempre scappano via fantasmi, sempre viene fuori qualcosa di inaspettato.
Così io oggi ho deciso che non esiste provare.
Esiste fare.
Esiste chiudere a chiave quell’armadio, nel modo più simbolico possibile, e lasciare lì dentro i miei conti fatti, i miei vestiti smessi, le mie storie finite, la mia infanzia infelice, la mia adolescenza difficile.
Oggi io ho deciso che sono un’adulta, e tutto quello che farò, d’ora in poi, non sarà più condizionato dal mio passato.
Sono stata a casa dei miei e ho preso in prestito la chiave del cassetto dove tenevo le cose a cui tenevo di più.
C’erano un quaderno in cui incollavo ritagli di giornalini, negli anno ottanta, c’era il mio primo diario segreto, c’erano ricordi, lo zucchero aromatizzato alla rosa che la mia amica Alessia mi aveva portato dal suo primo viaggio a Firenze, una saponetta, un assorbente della prima scatola di assorbenti che avevo comprato, c’era un test di gravidanza, una ciocca di capelli di un giorno in cui me li ero tagliati da sola e li avevo schiariti, c’era una foto di me con il mio primo fidanzatino, una mimosa secca, un libro dei salmi che mi aveva regalato mio nonno e una cartolina che, allora, mi era sembrata bellissima.
Ho preso la chiave perchè me la voglio tatuare per ricordarmi che quell’armadio, da oggi in poi, è chiuso.
Ormai so cosa c’è dentro, e tutta quella roba, adesso, non mi serve più.
E, se mi servirà, saprò dove andarla a cercare.
Ma la chiave ce l’ho io.
Un periodo è finito.
E tutto questo è per dirvi che oggi chiude il mio blog.
Non smetterò di scrivere stupide cronache della mia vita, ma, per ora, lo farò su facebook.
Se volete potete scrivermi, e chiedermi l’amicizia. Mi fa piacere che qualcuno mi legga.
E, magari, chissà, quando la mia creatività sarà tornata, magari, mi deciderò a scrivere qualcosa sul serio.
Ma questo periodo finisce qui.
E’ stato un piacere suonare con voi.




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