La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Sipario! 19,settembre,2010

Tutti i film che raccontano di persone in analisi, fateci caso, finiscono con il protagoniosta che capisce tutto, diventa felice e cambia la propria vita.
Tutto questo tempo, da quando mi leggete, giugno del duemilasei, e siamo a settembre del duemiladieci, io sono stata in analisi.
E ho avuto anche io il mio momento lowenstein.
Succede a tutti, è successo anche a me.
Quello che, invece, i film non raccontano è che esiste un momento per capire, e poi esiste un momento per fare.
Perchè capire non basta.
Se capisci rimani uguale, magari un pochino più consapevole, ma sempre uguale a te stessa.
Così, arriva il momento in cui ti trovi davanti una scelta che è fare oppure non fare.
Non c’è provare.
Io ho avuto una vita difficile e incasinata. Un po’ me l’hanno incasinata gli altri, e un po’ me la sono incasinata io, con le mie manine d’oro.
Ho fatto i bilanci che dovevo fare.
Ho capito le cose che dovevo capire.
Ho perdonato.
E mi sono perdonata, perchè ho fatto tutto quello che ero capace a fare.
L’altra notte ho fatto un sogno: aprivo un armadio e ci trovavo dentro un sacco di sacchetti pieni di cose. Così mi dicevo “Ma siamo già stretti, in questa casa, possibile che deve esserci ancora un armadio pieno di cose del mio ex?”
All’inizio pensavo che fosse un modo per dirmi che dovevo ancora liberarmi di qualcosa che riguardasse la mia storia. Adesso ho capito, l’armadio non era un armadio di casa mia, era l’armadio della mia cameretta di quando ero piccola.
Quell’armadio è lì, pieno di cose del passato.
E se passo tutto il mio tempo con il culo appoggiato alle ante, per evitare che si apra, allora, per forza, sempre mi cadono le cose, sempre scappano via fantasmi, sempre viene fuori qualcosa di inaspettato.
Così io oggi ho deciso che non esiste provare.
Esiste fare.
Esiste chiudere a chiave quell’armadio, nel modo più simbolico possibile, e lasciare lì dentro i miei conti fatti, i miei vestiti smessi, le mie storie finite, la mia infanzia infelice, la mia adolescenza difficile.
Oggi io ho deciso che sono un’adulta, e tutto quello che farò, d’ora in poi, non sarà più condizionato dal mio passato.
Sono stata a casa dei miei e ho preso in prestito la chiave del cassetto dove tenevo le cose a cui tenevo di più.
C’erano un quaderno in cui incollavo ritagli di giornalini, negli anno ottanta, c’era il mio primo diario segreto, c’erano ricordi, lo zucchero aromatizzato alla rosa che la mia amica Alessia mi aveva portato dal suo primo viaggio a Firenze, una saponetta, un assorbente della prima scatola di assorbenti che avevo comprato, c’era un test di gravidanza, una ciocca di capelli di un giorno in cui me li ero tagliati da sola e li avevo schiariti, c’era una foto di me con il mio primo fidanzatino, una mimosa secca, un libro dei salmi che mi aveva regalato mio nonno e una cartolina che, allora, mi era sembrata bellissima.
Ho preso la chiave perchè me la voglio tatuare per ricordarmi che quell’armadio, da oggi in poi, è chiuso.
Ormai so cosa c’è dentro, e tutta quella roba, adesso, non mi serve più.
E, se mi servirà, saprò dove andarla a cercare.
Ma la chiave ce l’ho io.
Un periodo è finito.
E tutto questo è per dirvi che oggi chiude il mio blog.
Non smetterò di scrivere stupide cronache della mia vita, ma, per ora, lo farò su facebook.
Se volete potete scrivermi, e chiedermi l’amicizia. Mi fa piacere che qualcuno mi legga.
E, magari, chissà, quando la mia creatività sarà tornata, magari, mi deciderò a scrivere qualcosa sul serio.
Ma questo periodo finisce qui.

E’ stato un piacere suonare con voi.

 

16,settembre,2010

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 2:04 pm

Perquanto:

- Ho passato l’ultimo anno della mia vita in una puntata di “ai confini della realtà”.
- Ho avuto le più schifose crisi d’ansia della storia.
- Mi sono ammalata di una misteriosa malattia.
- Ho messo su duecento chili.
- Ho pianto tantissimo.
- E, comunque, non me ne sono resa conto.
- Per altro, di nessuna voce di questo elenco.

Ma due minuti fa, dopo un bel tuffo in mille cazzi non miei, benedetta rete, che dovrei studiare, invece di stare alla finestra come una megera.

Ho capito.

Io sono cambiata.

 

Continuazione… 7,settembre,2010

Archiviato in: Acciacchi, bue, bacini e ipocondrie — diversamentequilibrata @ 9:40 am

Ecco una nuova, emozionante puntata del blog dei miei ottant’anni: sono arrivati i risultati degli esami del sangue.
Promossa.
Niente epatite C, e nient’altro se non la VES un po’ alta.
La reumatologa, nel suo vestitino su misura, bianco, immacolato alle due e mezza di pomeriggio, da femmina aliena che non si macchia mangiando insalata, arriccia la fronte e esclude la storia dell’infezione e del virus.
Artrite reumatoide, sospetta.
Mancano dei valori, le dico, io, che ho studiato: le rincitrulline.
Ma lei non fa una piega e continua, placida, a sospettare, passandosi un dito diamantuto nella piega perfetta dei capelli.
Mi manda a fare un’ecografia alle mani, perchè potrebbe essere che quest’artrite reumatoide l’abbiamo presa all’inizio della sua carriera, mentre ancora lascia poche tracce negli esami del sangue.
Andremo a coglierla sul fatto, mentre se la prende con le mie articolazioni.
Mi tasta le mani e mi fa male e io mi annoto, segretamente, di chiedere scusa all’Hombre, perchè la sera prima, scherzando, mi ha storto un dito e io mi sono arrabbiata. Aveva ragione lui: non l’aveva fatto forte.
Mi prescrive degli antinfiammatori. Io, terrorizzata, provo a buttare lì che sto già prendendo degli antinfiammatori, infatti tutte le sere mi spalmo la crema all’arnica e l’olio essenziale di rosmarino.
Lei mi guarda, l’occhio ceruleo appena truccato, come si guarda, con pena e anche un po’ di schifo, un relitto di woodstock.
Le spiego che le ossa non mi fanno tanto male come mi fa male lo stomaco anche solo a prenderlo in mano un antinfiammatorio.
E lei non si scompone.
L’antinfiammatorio va preso.
Cazzi tuoi, aleggiava nell’aria.
“E poi bisogna rifare gli esami del sangue”
“Tutti?”
“Sì”
“Dinuovo?”
“Sì”
E poi tornare da lei con i compiti fatti.
Esco di lì un po’ triste e arrabbiata, ci contavo sul serio che mi dicesse qualcosa tipo che quel cavolo di fattore reumatoide impazzito è psicosomatico e per abbassarlo devo andare a parlare con la mia strizzacervelli. Oppure che basta spalmarmi l’olio di rosmarino e andare a dormire coccolata dal suo odore rassicurante di piastrella appena lavata.
Vado a pagare il ticket nell’unico sportello aperto, dall’unico impiegato lento come un moribondo, e accaldato. Fin ora ho messo tutte le carte di questa storia in una cartellina, tutte alla rinfusa. Bene, questo è il momento preciso in cui non ci si capisce più neiente. Faccio una cernita veloce, appallottolo la carta che non mi serve e, appallottolandola, ho una fitta alle mani che mi fa venire un nervoso che salterei in piedi e picchierei l’impiegato lento. Anzi, a questo punto, lo prenderei a testate.
Cervicale permettendo.
Vado a fare la spesa, meditabonda.
Compro un po’ a caso, alla sera finirò per chiedermi cosa ci fa una bibita frizzante al pompelmo nel mio frigo.
Poso la spesa e mi trascino verso l’Ostinato Dottore.
Gli passo direttamente la busta e lui tira fuori foglietti, come un prestigiatore.
Ma, man mano che legge si fa sempre più dispiaciuto, e alla fine, serissimo, mi dice: le malattie autoimmuni sono cose brutte.
Io mi sento di rassicurarlo: prima di tutto è ancora solo un sospetto, secondo, di tutte le cose brutte che uno può averci, una malattia autoimmune non è poi così tremenda. Terzo: Guido mi ha detto che di tutte le malattie autoimmuni che conosce l’artrite reumatoide è la meno preoccupante.
“Chi è Guido?”
“Il mio massaggiatore sciàzzu…”
Mi aggiudico il secondo sguardo-relitto-di-woodstock della giornata.
Provo a convincere l’Ostinato Dottore a farmi marinare la visita dall’Otorina, tanto se l’ipotesi infiammazione-cronica-virus è decaduta, allora non c’è bisogno. Ma lui non demorde.
Provo a contrattare, almeno, sugli antinfiammatori, ma, anche lui è irremovibile, anzi, mi sdraia sul lettino e mi pianta una mano in mezzo alla pancia. Ti fa male?
Rispondo con un gorgoglio.
“Bene, fa lui. Già che fai gli esami del sangue, vai anche a fare quelli dell’elicobacter.
E, dato che sei cattiva, vai a fare la gastroscopia”.
“Ma io ho male alle ossa…”
“Sì, ma hai anche l’otite, hai anche mal di gola, hai anche mal di stomaco e, d’inverno, qui non ci vieni mai. Così adesso mettiamo a posto tutto e non ci pensiamo più. Torna quando hai fatto i compiti”.
E così il piano è questo:
Oggi vado dall’Otorina.
Se lei è d’accordo, da domani, prendo le medicine per lo stomaco e una settimana di antinfiammatori.
Poi sospendo tutto.
Faccio la gastroscopia.
Faccio gli esami del sangue.
Faccio l’ecografia alle mani.
Torno dalla reumatologa.
Torno dall’Ostinato Dottore.

Aspettando che mi dicano che devo andarne a parlare con l’analista.

 

Non è lupus. 18,agosto,2010

Archiviato in: Acciacchi, bue, bacini e ipocondrie — diversamentequilibrata @ 10:07 am

Mi stanno rivoltando come un calzino.

Sulla lavagna del Dottor House c’è:

- Un tappeto di leucociti nella mia pipì. Però quando lo vedono tutti fanno una faccia come se fosse normale.
- Il fattore reumatoide dovrebbe essere meno di venti e io invece ho 221.
- Dolori alle ossa ma senza averci le articolazioni infiammate.
- Stanchezza.
- Gola infiammata e sempre qualche acciacco da quelle parti, da un po’ di tempo.

Senza quel fattore reumatoide impazzito potrebbe essere solo che ho fatto un inverno faticoso, e che fumo troppo.
Ma quello dicono che, proprio, non ci piace così alto.
Così la reumatologa mi ha dato da fare altri duecentomila esami del sangue per escludere cose, tipo l’epatite C e altre che su wikipedia si trovano sotto la voce: malattie autoimmuni.
L’Otorina, che era una signora simpaticissima mi ha visitata da cima a fondo e mi ha anche infilato una specie di divaricatore nel naso, ma dice che più che arrossate le mie tonsille non sono. Però mi ha aggiunto qualche esame del sangue, che non si sa mai.
Oggi, quindi, sono andata per i prelievi, con la mia provetta gigante di pipì che, stavolta, aveva indicazioni incredibili: prima di farla dovevo lavarmi e poi disinfettarmi e poi asciugarmi col phon.
Secondo me lo fanno solo per divertimento, non serve sul serio.
Comunque adesso aspettiamo i risultati, che saranno l’otto settembre.
E sto cercando tutto un senso tra le malattie autoimmuni, l’otto settembre e quello che mi sta capitando dentro la testa. Secondo me c’è.
Mi ha scritto un’amica che anche a lei, quest’inverno, è successo qualcosa di simile: ha fatto esami e visite per sei mesi, non ci hanno capito niente e alla fine è passato da solo. Speriamo.
Dopo l’otto settembre, comunque, rivedo la reumatologa, poi rivedo l’otorina e poi torno dall’Ostinato Dottore che metterà tutto insieme e farà quello che lui stesso ha definito una diagnosi differenziale.
Non mi resta che aspettare.
Nel frattempo credo che pulirò seriamente la casa, cercherò di capire se ho misteriose sostanze tossiche nascoste da qualche parte, farò una cernita di tutti i pantaloni per vedere se ci è finito sopra del diserbante, controllerò di non avere zecche nei genitali, butterò via il portachiavi radioattivo che mi ha regalato mio padre, considererò che, magari ho un terzo ventricolo nel cuore e chiederò in giro quali sono i sintomi della malattia del sonno.
Almeno, sono sicura che non è mai lupus…

 

Ottant’anni e non sentirli 10,agosto,2010

Archiviato in: Acciacchi, bue, bacini e ipocondrie,Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 8:42 am

Sono arrivati i risultati degli esami del sangue.
Ho i reumatismi.
Da qualche parte, nel mio corpo, c’è un’infezione cronica e dentro quell’infezione cronica c’è finito un virus.
Il Medico Ostinato, adesso, dice che dobbiamo cercarla, questa infezione. Abbiamo escluso i denti, perchè sono appena stata dal dentista. Adesso in lista ci sono le tonsille, le ovaie e altre cose che non mi ricordo.
Anche perchè sono sicura che siano le tonsille.
Così devo trovare il coraggio di chiedere altre due sostituzioni e andare prima dall’otorinolaringoiatra e dopo dal reumatologo. All’Omino delle Sostituzioni verrà un attacco isterico.
Ieri, mentre tornavo dal medico, ho avuto un’illuminazione olistica: questa è la fine del mio secondo chakra. Il mio Vishudda Chakra che è impazzito definitivamente.
Stavo cercando di ricostruire quante volte ho avuto mal di gola quest’anno, sempre, direi, a occhio e croce. Mi ricordavo di aver avuto l’otite a luglio, e invece l’ho avuta anche a novembre, e poi la febbre, che non mi veniva da secoli, e poi quella stanchezza, e quando ho perso la voce.
Sono una cogliona.
Io credevo di essere stanca perchè mi alzo alle sei, e ho passato l’inverno a fare le ore piccole con l’Hombre, a volte a discutere, altre volte a fare l’amore, pensavo di essere stanca per gli allenamenti, il freddo, il fango, la pioggia e le botte. Pensavo che c’entrasse l’università e il carico di fatica dell’aver ricominciato a studiare, pensavo di essermi sfasciata i legamenti delle ginocchia. Pensavo di non aver più voglia di andare in palestra, e non capivo perchè. Pensavo che mi sarebbe passato tutto d’estate.
E invece mi alzo, le mattine, come se mi avessero picchiata mentre dormivo, mi si chiudono gli occhi sui libri di storia greca, anche se sto facendo una tesina bellissima sull’educazione delle bambine. Mi cola il naso, ho appena avuto di nuovo l’otite e quell’imbecille dell’otorino mi ha visitata per qualche secondo: mi ha guardato l’orecchio, mi ha detto che è pieno di schifezze e mi ha prescritto un antibiotico che io non ho preso.
Così adesso ci devo tornare.
E mentre scavavo nel blog per capire mi sono riletta la lettera dell’Ortica.
Complimenti, non ho fatto neanche una cosa: sono stata capace solo a mantenere stupidamente e caparbiamente il controllo di tutto, drogarmi di caffè senza chiedermi perchè ero stanca, strisciare avanti, nonostante tutto, e riversare la mia frustrazione sul mondo. Anzi, meglio, riversarla sull’Hombre.
Capito?
Io faccio Wonder Woman, ovviamente non ci riesco, ovviamente mi rovino la vita, la salute e l’umore e poi pretendo di essere coccolata perchè sono stanca e malata.
Ma dove le ho imparate queste idiozie?
Io facendo così mi condanno all’autodistruzione per stupidità.
Non avrei voluto questo, per me, quando ero una ragazzina. Avrei voluto un’auto-distruzione in grande stile, se mai. Un’auto distruzione degna di Janis Joplin.
Io non la voglio un’auto-distruzione sotto tono.
Bisogna saper scegliere in tempo.
Mi dicevo da sola di stare tranquilla, questo inverno, e invece ho fatto un casino. Sono passati otto mesi e le cose sono peggiorate.
E quindi adesso non mi posso più dimenticare, non posso più fare finta di niente, bisogna saper scegliere in tempo.
Adesso non so cosa farò, se non strisciare da Guido e chiedergli di cominciare a fare lo sciazzu (Guido, mi fai lo sciazzu?). E ricominciare lo yoga, che mi fa bene anche alle articolazioni, oltre che all’umore. E curarmi lo stomaco, perchè l’Ostinato Dottore mi ha detto che non fa bene alle tonsille essere digerite, giorno dopo giorno, dai miei acidi gastrici che se la girano liberi dove non dovrebbero stare.
E non basta neanche questo.
Perchè quella che deve cambiare sono io, profondamente: cominciare a demolire le consuetudini, e poi passare a capire l’angoscia, capire cos’è che mi fa stare sempre vigile, sempre preoccupata, sempre controllata, sempre controllante. Sempre a cercare di star sveglia, sempre a cercare di stare qui. Mai a dire: sai qual’è la novità? Io me ne vado alle terme.
E’ questo che mi consuma il chakra.
Così io da oggi faccio queste cose qui, che ho detto. Se funziona, bene.
Se, invece, non funziona, e tra otto mesi sono dinuovo qui a dire che la devo piantare di comportarmi così, e mai che lo faccio, allora giuro.
E voi siete testimoni.
Giuro che mollo tutto e vado a fare la punk a bestia.
Il cane ce l’ho.
Aprile duemilaundici.
Siete avvisati, e sono avvisata anche io.

 

9,agosto,2010

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 7:58 am

 

Pronoia (il mio libro immaginato) 29,luglio,2010

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 2:04 pm

Sono passati più di quindici mesi, a riprova del fatto che non c’è verso, ho la digestione lenta, in fatto di idee. O meglio credo che il mio cervello sia una mucca: mangia e poi rumina, d’inverno, con calma, nel caldo della stalla.
Me lo diceva sempre anche la mia Nalista di smetterla di fare i compiti, di smetterla di forzarmi a pensare. Le cose maturano chissà dove e poi escono fuori da sole.
Come dire che nella vita è inutile farsi il culo.
Ad averlo saputo prima, ad averlo ruminato, digerito e maturato prima a quest’ora sarei un fiorellino.
Pazienza.
Comunque l’altro giorno stavo parlando con l’amica Coraline e, davanti a un caffè freddo, sul fare della sera, ho sentito che una cosa è caduta, matura, dentro la mia consapevolezza.
Sono mesi che leggo l’oroscopo di Rob Brezsny e, ogni volta, finisce per cadermi l’occhio sulla recensione del suo libro: Pronoia.
La Pronoia è un antidoto alla paranoia…Se proprio si vuole sposare una teoria cospirazionista, perché non immaginare una trama alle nostre spalle per farci del bene? How the Whole World Is Conspiring to Shower You with Blessings.
Chi ha letto il libro dice che è una stronzata new age e io non faccio fatica a crederlo.
Così ho pensato che invece che leggerlo me lo immagino. E ve lo racconto questo mio libro che mi si è immaginato dentro, a mia insaputa, settimana dopo settimana, fino a chiarire i miei dubbi dell’anno scorso.
Dunque la Pronoia è il contrario della Paranoia. Chi è paranoico, io compresa, pensa sempre che ci siano delle cose brutte, girato l’angolo, che sbavano dalla voglia di farti bu!
Io ho passato la mia vita così, rasente ai muri, confermando l’utilità di camminare rasente ai muri con qualsiasi sfiga mi sia capitata.
E dire che insegno psicologia.
E non avevo mai fatto caso che  la programmazione neuro linguistica parla di profezie che si auto-avverano, ovvero sei talmente convinto di una cosa che finisci per comportarti esattamente in modo che avvenga.
Così i cattolici pensano che sia tutto nelle mani di Dio, e pensano che bisogna convincerlo con preghiere perchè succedano le cose che vogliono.
E poi non succedono mai.
I protestanti si fanno il mazzo, i protestanti sono i secchioni di Dio. Ma se non sei nei suoi preferiti sei fottuto. Dio non è un bravo professore, Dio è uno di quelli che al primo compito in classe ti dicono già che ti rimandano.
Non fa per me.
Allora, se tolgo gli ebrei e i musulmani che non mangiano maiale.
Se tolgo i buddisti, che è una roba troppo fricchettona. Se tolgo gli induisti che non ne so niente, tranne che non mangiano le mucche. Se tolgo gli animisti che sgozzano le galline, e i Testimoni di Geova che si vestono male, e se tolgo anche, a Guido piacendo, i cavalieri Jedi, non mi rimane molto.
Ma io non sono atea.
Bisogna essere dei fighi per essere atei. Bisogna non avere paura di morire.
E io, invece, ho paura.
Allora rimane l’agnosticismo di sempre. Perchè la verità, ragazzi, è che io non lo so che cosa c’è dall’altra parte. Non so se c’è Dio. E la metafisica, per me, è sempre stata una costruzione un po’ strana.
La verità è che non lo so.
Non ho neanche un indizio, un calore nel cuore, una vocina, qualcosa. Non c’è niente su cui io possa basarmi per dire che c’è Dio.
E neanche per dire che non c’è, se proprio devo dirla tutta.
Allora ho pensato che forse l’esistenza di Dio è la cosa meno importante.
Applicando alla metafisica quello che ho imparato in analisi, ho pensato che l’esitenza di Dio non è un problema mio, se mai è un problema di Dio.
Io posso scegliere un’opzione o l’altra, anche solo tirando la monetina.
Ma che vita più bella sarebbe a poter pensare che l’universo ha un senso? Che è ordinato, che le cose succedono per un motivo. E anche che tutto l’universo mi ama.
Tanto nessuno potrà mai dimostrarmi il contrario.
E nel frattempo le mie bellissime profezie si auto-avverano.
Sarà difficile per me, perchè io, nata cattolica, sono abituata a faticare e andare avanti di rabbia e disperazione. Sempre dritta.
E invece non è vero, non si fa così. Si fa come mi diceva Marina tanto tanto tempo fa, si segue il vento. In barca a vela, come la povera piccola Ifigenia può confermare, contro vento non si va da nessuna parte. Il vento va assecondato, bisogna giocarci col vento. Non passare la vita a ringhiargli, per dissuaderlo, se per caso avesse in mente di far venire un uragano.
Bisogna mettersi in testa che il mondo, il destino, il cosmo, Dio, e La Forza Che è Con Te, non vedono l’ora di inondarci di benedizioni e ci nascondono i punti bonus come nei videogiochi degli anni ottanta.
E questa è, in definitiva, quello che è venuto fuori in quindici mesi di ricerche, più o meno continue: Dio c’è e io, sotto sotto, sono una dei suoi preferiti. Da quando mi è spuntata in testa questa idea continuo a vedere tutte le cose che si incastrano nel migliore dei modi.
E forse si incastravano anche prima…ma che importa?

 

 
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