
Venerdì.
Oggi pomeriggio farò lezione dalle due alle sette, non-stop.
Ci sono due ore con l’Orchetto. Quest’anno non va benissimo e non riusciamo a capire se ha già deciso di farsi bocciare oppure non ha capito che l’ultimo anno funziona diversamente da tutti gli altri, e che non andrà a dare l’esame in un diplomificio. Poi c’è un’ora con l’allievo che una volta in un compito in classe ha scritto: Shakespeare aveva tre figli, Romeo e Giulietta. E non aggiungo altro. L’ultima ora e mezza è con la Bestia di Satana, uno studente nuovo, sui trentacinque, che potrebbe essere un membro della setta del libro di Ammaniti. Questo studente è tremendamente seduttivo, ci tiene a fare bella figura, ci tiene a quello che che sa e vuole farmi vedere tutti i suoi giocattoli. Il genere incantatore da contenere.
E poi, alla fine di tutto, c’è la cena degli insegnanti.
In questa settimana fitta di lezioni da recuperare e di progetti da pensare e di piani di studi da scrivere e capire, io e l’Hombre abbiamo preso a incontrarci sugli autobus, ci amiamo alle fermate come adolescenti e consumiamo il nostro tempo insieme al cospetto di vecchie con le borse della spesa. Me lo godo questo uomo intelligente e innamorato.
Al tempo degli affidi educativi, una volta la mamma di una bambina autistica mi aveva raccontato che ci avevano messo un sacco di tempo ad accettare il fatto che la figlia avesse problemi così gravi anche perchè era la prima. Quando è nato suo fratello erano molto preoccupati, lo tenevano d’occhio in continuazione e guardandolo crescere, e guardando i modi e i tempi di crescita di un bambino sano hanno visto quanta differenza ci fosse rispetto allo sviluppo di sua sorella.
A me sta succedendo la stessa cosa. Lui che viene da una cultura in cui gli uomini e le donne non stanno in squadra insieme, ma non ha difficoltà a passarmi la palla, impariamo uno dall’altra, mi riempie la vita di musica e l’altro giorno mi diceva di avere pazienza, che è lento, che ci mette tempo a capire, e quindi di cercare di non aver fretta, che gli dispiace, ma tutto quello che può promettere è di non fare errori. Per me è già tanto.
E, potrà sembrare strano, ma lui una fidanzata non l’ha mai avuta, qualcuno con cui andare al cinema e leggere i libri, fare le passeggiate, discutere della seconda guerra mondiale, qualcuno da invitare a cena e capire se può funzionare, capirlo con la testa e sentirlo con la pancia, se può funzionare.
Allora, in tutto questo, io ho elaborato una teoria e cioè che è inutile avere paura, perchè c’è qualcosa che non va nella storia della Rateta e quello che non va è che tutti gli uomini hanno la voce dolce, se ti piacciono, e non puoi sapere prima se sono gatti oppure che razza di animale sono. Così il problema non è accorgersene prima, ma saper mollare la presa subito, quando si è in tempo. Non abituarsi a sopportare, sapere di avere il coraggio e il cuore per essere capaci di dire: l’uomo giusto non si comporta male con me. Perchè è vero che gli uomini tendono a non avere competenze relazionali sorprendenti, ma è anche vero che hanno il senso del minimo sindacale. E se un uomo non ha il senso del minimo sindacale noi non lo vogliamo. Non ci capiterà mai più di avere la presunzione di essere capaci di educarli.
E’ una specie di rivoluzione copernicana, si sposta l’asse della fiducia dagli altri a sè stessi. Io non devo avere fiducia nella persona che mi sta vicino, devo piuttosto avere fiducia in me, e quel rispetto di me che mi fa arrivare solo fino a un certo punto, il punto della valigia sul letto, come la grande storia della musica ci insegna.








