Cassetto dei ricordi belli della mia infanzia.
Mio padre che disegna sul mio album la rosa dei venti. Mio padre "uno squalo è diventato,
giorno per giorno, pesce di fiume…". Mio padre che raccontava il canale di Panama, New Orleans e Algeri e gli Iceberg e quel capodanno, mare a forza otto, senza poter entrare in porto, attaccato alla radio. Lui, marconista, e due marinai a tenergli ferma la sedia.
E mi insegnava il nome dei venti.
Il nome dello "spiro salino che straripa dai moli e fa l’oscura primavera di Sottoripa".
Qui a genova il mezzogiorno non soffia mai.
In compenso abbiamo uno scirocco languido, umido. Io le giornate di scirocco le vedo al mattino nello specchio, nei capelli che si arricciolano e, in ufficio, nelle battute dei colleghi, "hai fatto l’amore, ieri notte". "Macaia" si dice a genova l’umidità che ti appiccica i vestiti alla schiena. Fortunati quelli che possono chiudere le persiane all’ora della siesta e godersi la penobra umida, le ore lente, i giochi delle mosche.
Il libeccio fa piovere la sabbia del deserto e regala nostalgie agli africani.
Il ponente invece non lo sento mai, a dispetto di certi sceneggiatori.
Il levante corre verso Gibilterra.
Ma io ricordo una serata di grecale perfetta. Era settembre, avevo ventiquattro anni da copiere, una casa nuova, sul mare, un bel vestito. E tutte le volte che passo per l’expo e lo sento quel grecale che ti si insinua tra le caviglie io penso a quella sera perfetta.
E il mistral che fa impazzire.
E la tramontana.
In assoluto la mia preferita. Anche quando mi fa morire di freddo. Anche nelle passeggiate notturne con il cane, quando ti schiaffeggia la faccia.
Ci sono sempre due, massimo tre, giornate di tramontana, ogni anno, prima che venga priavera. Il cielo pulito e l’aria gelata. Arrivano insieme al mio compleanno.
Di tutti i venti io amo la tramontana che fa la pelle bella, che gioca con i capelli insieme al sole. Che porta l’odore di Righi fino nei vicoli. Apri la finestra e gelsomino e pitosforo, d’estate, glicine in primavera, e umido e terra d’autunno e odore di gelo d’inverno e piscio e bidoni della spazzatura, in tutte le stagioni.
E questo qui è l’azzurro commovente del mio personale pezzo di cielo spazzato da una tramontana perfetta.


sei brava scrivere…….
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è sempre piaciuta anche a me la tramontana, con i suoi cieli di cristallo e le cose con un contorno così netto che sembrano stiano per scollarsi da un momento all’altro.
quello che scrivi mi emoziona… forse perchè per me Genova ha un significato particolare…
Mi piace il vento. Sentirlo addosso, caldo. Farmi tagliare la faccia, annusarlo e pensare che tra poco pioverà…
É una delle sensazioni più belle al mondo…
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Finalmente, qualcuno che ama il vento…
Io non sono di mare, ma di un lago del nord, incastrato tra montagne severe. Qua due venti dominano, ogni giorno, al mattino, ed al pomeriggio, breva e tivano, ma son venti docili, che portano profumo d’acqua dolce, o aria di brianza. Ma quando arriva il phoen, allora è uno splendore, cielo di alabastro, gelo di ghiaccio che spezza le nostre moribide pelli. Ma sopratutto il vento ha in sè lo spirito della lontananza e di rotte infinite. A me mette la voglia di partire, di seguirlo, e tornare solo quando deciderà di ripercorrere la medesima strada.
Ve lo ricordare il vento Matteo, de “il segreto del bosco vecchio”, ecco quella per me è la personificazione del vento.
Cerco anche di insegnarlo a mia figlia, ma la moglie, con i lunghi capelli, non apprezza tanto il vento che irrompe dal Nord!
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Neanche io sono di mare…è che una delle cose che adoro di più al mondo è sdraiarmi in un campo a guardare le nuvole che corrono…
É perchè sono un irrequieto. E come scriveva Conrad, anche se parlava del mare: “Il mare non è mai stato amico dell’uomo. Tutt’al più complice della sua irrequietezza.”
http://istericotuareg.blogspot.com
in molti amiamo il vento…
io dentro ci ho sempre sentito scorrere la vita…
amo particolarmente il vento di “tramontana”…
il tuo scritto è fantastico, come la citazione dal brano “Van Loon” di Guccini…
l’alieno
Bello! Bello! Bello!
Mi piace il modo come scrivi, poetico ed emozionante.
Che bello. Un post arioso e leggero. Poetico. Sono nata col libeccio e anche mio padre andava per mare.
si.
tramontana genovese.
si
E’ trascorso poco più di un mese da quando mi sono trasferito a milano per lavoro, dopo una vita (31 anni circa) passata a genova, nella mia meravigliosa e amata genova. E leggere quanto scrivi, in modo intelligente ed emozionato, mi ha fatto sussultare. Anche io come te, come molti altri amici o sconosciuti, ho sempre amato vagare per genova, i suoi caruggi dalle pietre sconnesse e sporche, attraversati con l’aria e la luce nei miei pensieri; o restare senza fiato sopra i tetti visti da Spianata, quando i fiori di valeriana e le bocche di leone buttano fuori colori dalle crepe dei muri.
o sdraiarsi contro un gozzo a boccadasse, a pranzo in primavera, quando dentro di te sorridi verso ragazzi e ragazze che mangiano la focaccia indigeribile della “pestun-a”, i libri posati sui ciotoli a fianco a loro … eppoi genova è una corsa in vespa sull’aurelia, con i profumi che hai ben descritto che ti entrano nel naso a ondate, di giorno col sole che sparge sul mare una “manciata di zecchini”, o la notte sotto la luce della luna che piove dalla Ruta di Camogli.
Genova, per gente come noi, è l’essenza, la vita, la prima patria, la prima casa – profumi, luci e canti.
Grazie, “E”.
paolo.
il vento riporta anche qui da me, a milano, i profumi e soprattutto le voci della mia genova.
voci quasi assenti dal tuo post.
apri quella finestra e ascoltale.
Interessante… ma visto che scrivi bene, scrivi anche corretto.
Il titolo per esempio, si scrive: “Meteoropatie”.
Grazie.
Un “mugugno” interessante, quello di Paolo. Peccato che, in italiano, “scrivere corretto” sia sbagliato …
“Scrivi corretto” significa “Scrivi (in italiano) corretto”.
Meglio tacere e dare l’impressione di essere scemi piuttosto che aprir bocca e togliere ogni dubbio (Anonimo)