La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

14,Luglio,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 1:16 pm

venerdì 14 luglio 2006 Prevalenti condizioni di tempo buono, con cielo generalmente poco nuvoloso. Lievi condizioni di instabilità determinano la possibilità di locali addensamenti e fenomeni temporaleschi, di debole o al più moderata intensità.

Umidità: su valori medio-alti.

Venti: deboli in regime di brezza.

Mare: poco mosso o quasi calmo.

Avvisi: Moderato disagio fisiologico per afa

"Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a

trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth. Lo. Lee. Ta.

She was Lo, plain Lo, in the morning, standing four feet ten in one sock. She was Lola in slacks. She was Dolly at school. She was Dolores on the dotted line.

But in my arms she was always Lolita."

(Vladimir Nabokov)

“Bella, non ti ho dimenticata”

14 luglio.

Potrebbe sembrare una festa nazionale.

E invece è un anniversario.

Non me lo ricordavo.

E invece è passato un anno.

E pensavo a cos’è successo. Tutti questi giorni.

E non mi sembrava molto.

E’ stato un inverno faticoso.

E ti ringrazio, un anno dopo, per avermi tenuto compagnia. Per essere stato un compagno d’armi, più che un amante. Ti ringrazio per avermi dato ancora una possibilità, che io potessi capirla questa storia tra noi. Grazie per aver capito sempre, nonostante io abbia sempre cercato di spiegarti. Per il tuo autismo che due persone simili non funzionano insieme. Grazie per tutti i cioccolatini che abbiamo mangiato a letto. Grazie per tutti i giorni che non c’eri, e non c’eri quasi tutti, perché ho potuto camminare da sola.

E grazie a me che sono stata in equilibrio anche in questo inverno difficile, che è stato la mia personalissima Stalingrado. Perché trovo il miele nel fondo dei barattoli. Perché riesco ancora a lavorare dodici ore e poi andare a teatro. E grazie alla mia amica V., che spesso insiste perché di mia spontanea volontà non lo farei.

Era partito come il brano di chiusura di un amore dismesso e poi, invece, piega così, nel bilancio di un anno, nel sentiero che mi porta a passare in rassegna i miei amici sorridenti, anche nel pieno delle nostre solite catastrofi. Dadino che mi psicanalizza sui divani del mercatone-zeta. Due spettacoli meravigliosi: “Mai morti” e “Maggio’43”. E poi l’amica S. “Sei scappata dal convento? Come sei conciata?” e ancora lei, in vacanza, “Io mi sono sempre sentita Beth. E sempre speravo di incontrare mia sorella Jo”. E le chiacchierate in chat con il mio amico Lucido Nazario da Sousa Carmencito do Nascimento, leccese. Fascio. Antiaborista. Eppure adorabile.

Ma la mia vita è piena di amici improbabili, eppure amici.

Un anno. Un pittore pazzo. Lo spazzolino della Moira.

Le prime sedute con la mia analista.

Un anno di riunioni di teatro. E a novembre si va in scena.

Un anno di mail alla mia amica matematica, che è la mia memoria storica, la mia consigliera, la mia primissima lettrice. La scoperta di M. E le misure per quando avrò cinquant’anni.

E la sera “Ho perso la rivoluzione anche per te” e l’idea del mio prossimo spettacolo.

E il nostro ultimo pomeriggio insieme, il tuo odore. Buono. Maschio pulito, senza deodorante e muschio, il mio. E lenzuola. Il nostro ultimo giovedì. E come al solito, nel mio spettacolo ci sarai tu, che è anche ridicolo avere un fisico cinquantenne come Musa Ispiratrice.

E’ un periodo che si è chiuso bruscamente, quest’anno passato. Che è sfociato, letteralmente, nel fiume in piena di una primavera clamorosa, radiosa, da sentirla battere in gola, da fermare tutto, come una banda che passa e tu sei in macchina e non lo sapevi che, girato l’angolo non si passa più, che c’è la festa, la lotteria, l’omino dello zucchero filato e, la sera, il ballo in piazza. E posteggi. Cosa prosegui a fare.

E più ci penso più ringrazio la mia buona stella, che, ogni tanto si ricorda di essere la mia buona stella e fa finire gli amori in India. Thank you India, anche quelli che non sono iniziati, ma che ti ritrovavi sempre tra i piedi, come la caña quando ha sete o vuole uscire.

Grazie al destino che ha truccato le carte. Al genio che ha votato due schede alla Camera, senza accorgersene e, quasi, mi faceva arrestare. E anche al rappresentante di Forza Italia, che quasi mi faceva arrestare, in una trama da opera lirica, dove il “basso” sai qual è anche quando sta zitto.

E grazie ai compagni della Valsusa che mi hanno dato da dormire. E a tutti quelli che mi hanno dato da mangiare e mi hanno offerto da bere.

E grazie G. che ce la siamo vista brutta, quest’anno. Ma siamo stai bravi, siamo stati i più bravi di tutti. A quale capitolo siamo arrivati? Terzo? Quarto? Non li conto più, tante volte abbiamo saputo ricominciare, inventarci di nuovo, riscoprirci e ripartire.

Mi hai tenuto compagnia fino qui. E questo va ben oltre l’impresa, se pur ardua, di far capire la teoria della relatività a una scienziata, dell’educazione.

Un anno.

Arrivederci, amico mio.

 

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