La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

I miei trent’anni, allora… 7,Luglio,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:43 am

venerdì 7 luglio 2006 La perturbazione transita sulla nostra regione mantenendo condizioni perturbate con possibilità di temporali anche forti in particolare a Levante. E’ atteso un graduale miglioramento a partire dal Ponente, in graduale estensione verso il Centro-Levante.

Umidità: su valori alti.

Pressione: in diminuzione.

Venti: meridionali in rotazione da Nord-Est a Ponente, da Est a Levante.

Temperature: stazionarie o in locale diminuzione.

Mare: poco mosso o localmente mosso.

E’ finita che vent’anni io li ho compiuti in un paesino del New Jersey che si chiama Providence.

Case monofamiliari.

Bianche, per la maggior parte. Front garden, back garden e garage.

C’era un cartello, all’inizio della strada dove abitavamo: “In questa strada gli abitanti si guardano l’un l’altro”. E poi un occhio. Uno, come l’occhio di Dio.

Voleva dire che non ci potevi rubare, nella nostra via.

Che i vicini ti sgamano.

Adesso ho trent’anni. Quasi.

E vivo in un vicolo bellissimo.

Il mio portone è il numero tredici e non ce ne sono altri, né prima, né dopo.

Un solo portone, il mio.

Il tredici.

Misteri del catasto e della lotteria dei numeri civici genovesi 5A rosso.

Vai un po’ a spiegarlo a Torino “Cinque ah, rosso!”

Sotto casa mia lavora la Genni.

I primi tempi dopo il trasloco non riuscivo a guardarla.

Quando mi parlava mi contorcevo come un’anguilla, lavora con una parrucca bionda. Radici stirate e punte spettinate. Identica alla mia prof di latino e greco del ginnasio.

Le potresti confondere, da lontano.

Non fosse per i bicipiti della Genni, i polpacci da calciatore e questa sua propensione a guardarsi la partita a gambe larghe e a commentare col vocione.

Perché, poi, io abito al primo piano (non credevi che il paradiso fosse solo qui al primo piano…) e i primipiani, qui da noi, sono tutt’uno con la strada. Affetto verdure in cucina e scambio battute con la Genni, che, magari, sta parlando con la vicina affacciata, che, ai suoi tempi, la vita l’ha fatta. “Genni, non chiacchierare che poi i clienti se ne vanno”.

Si spaventano come i pesci.

Io e i miei vicini e le mie vicine sempre ce lo buttiamo un occhio, uno con l’altro. Anche se non lo scriviamo sui cartelli.

Una volta mi sono svegliata nel cuore della notte.

C’era un tipo che urlava.

“Bastardo figlio di puttana!”

E la vicina.

“Cu è?”

“Figlio di puttana, Marocchino di merda. Mi ha dato una coltellata!”

E allora io decido di scendere dal soppalco.

Mi stacco dal piumone, scavalco la gatta.

“Pezzo di merda, mi ha dato una coltellata!”

“Ti chiamo un’ambulanza?”

“Ma vaffanculo, fatti i cazzi tuoi!”

Ma io il mio dovere di custode della strada, d’inquilina del primo piano di voci, di gente, di passi e di spazzini. Io il mio dovere l’ho fatto.

E poi c’è lei.

Lola.

In realtà non si chiama Lola. Io non lo so come si chiama.

Lola sta bene al suo metro e ottanta, al suo caschetto scuro, sintetico. Al suo rossetto eclatante.

Lola è bellissima. Bella Almodovar, per intenderci.

Bella dark-lady.

E cammina su e giù per la piazzetta con queste gambe lunghe lunghe, affusolate e questo tacco a spillo, scarpe rosse di vernice. Impermeabile, calze con la riga.

Un passo splendido.

Quando morirò voglio che la morte abbia le sue gambe. Che mi si avvicini ancheggiando leggermente come ancheggia lei. Mi passi un’unghia laccata sotto il mento e mi dica, boccata di sigaretta, filtro macchiato di rossetto, “Andiamo, cara?”.

Influenze bukowskiane.

Prima di innamorarmi del mio vicolo vivevo in una mansarda.

Era bellissima. Si vedeva il mare, il porto e un affollamento di tetti e antenne e piccioni, nuvole e un cielo vicino che certi giorni lo potevi leccare.

Era bello.

E c’era sole.

Ma dalla finestra non si sentiva niente.

E potevo girare nuda per casa.

E potevo ascoltare un sacco di musica fino alle tre del mattino.

E non è il mio genere.

Il venerdì, nel mio vicolo ci sono le strade di Marrakech. La preghiera di mezzogiorno.

Anche la Genni spegne lo stereo. Dalla moschea escono i tappeti.

E poi, tappeti a parte, è uguale alle litanie del rosario, quando ero piccola e mi ci portavano le suore. “Mater Christi, Ora Pro Nobis.Mater divinae gratiae, Ora Pro Nobis.Mater purissima, Ora Pro Nobis. Mater castissima, Ora Pro Nobis. Mater inviolata, Ora Pro Nobis. Mater intemerata, Ora Pro Nobis. Mater amabilis, Ora Pro Nobis. Mater admirabilis, Ora Pro Nobis. Mater boni consilii, Ora Pro Nobis. Mater Creatoris, Ora Pro Nobis. Mater Salvatoris, Ora Pro Nobis. Virgo prudentissima, Ora Pro Nobis. Virgo veneranda, Ora Pro Nobis. Virgo praedicanda, Ora Pro Nobis. Virgo potens, Ora Pro Nobis. Virgo clemens, Ora Pro Nobis. Virgo fidelis, Ora Pro Nobis.”. Solo un po’ più aspirate e un po’ più Clemente e Misericordioso.

Questa è la casa dei miei trent’anni.

Dieci anni dopo il mio viaggio in America.

Che fa anche un po’ Guccini, le cose che mi vengono in mente. “Ma in certi miei momenti forse oziosi mi chiedo dove sei e che cosa fai e come passi i tuoi giorni noiosi”.

E lo so che l’immaginario vorrebbe De Andrè.

Ma per De Andrè dovete tagliare in Via del Campo e aggiungervi in fila, da bravi, agli altri turisti.

 

Dalle braccia di un amore 6,Luglio,2006

Archiviato in: Ricreazioni — diversamentequilibrata @ 1:20 pm

dalle braccia di un amore
nelle braccia di un altro

m’ha salvato dal morire sulla croce
una signora che fuma marijuana
e scrive canzoni e storie,
ed è molto più gentile dell’ ultima,
molto molto più gentile,
e a letto è altrettanto brava o addirittura migliore.

non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,
è molto più piacevole dimenticare un amore che
non funziona
come ogni amore
alla fine
non funziona…

è molto più piacevole far l’amore
davanti alla spiaggia di Del Mar
nella camera 42, e dopo
stare a letto, seduti,
e bere del buon vino, chiacchierare e toccarsi
fumare

ascoltare il rumore delle onde…

sono morto troppe volte
credendo e aspettando, aspettando
in una stanza
fissando il soffitto scalcinato
aspettando il telefono, una lettera, un colpo all’uscio, un squillo…
impazzendo
mentre lei ballava con sconosciuti nei locali notturni…

dalle braccia di un amore
nelle braccia di un altro

non è piacevole morire sulla croce
è molto più piacevole sentire il tuo nome sussurrato
nel buio.

-Charles Bukowski

 

Minestrone 5,Luglio,2006

Archiviato in: Per la gola e per il naso — diversamentequilibrata @ 10:23 am

mercoledì 5 luglio 2006 Il Mediterraneo occidentale continua ad essere protetto dalla campana anticiclonica di origine nord-africana. Cielo generalmente sereno.

Umidità: su valori medi.

Pressione: stazionaria.

Venti: al mattino fino a moderati da nord-est a Ponente, da Est a Levante, al pomeriggio deboli in regime di brezza.

Temperature: stazionarie.

Mare: poco mosso a Levante, da poco mosso a mosso a Ponente

Stasera c’è la mia amica Ki, a cena.

La mia adorata amica matematica.

Le cucino il minestrone genovese.

Freddo.

Io, in genere, lo faccio così.

Prendo una serie di cipolle e spero che ci sia qualcuno in casa con me, così, con gli occhioni pieni di lacrime mi girerò e chiederò: “Me le affetti tu-uuu?”.

E poi soffriggo.

Soffriggo nella mia adorata pentola di cotto che è un pezzo assolutamente necessario della vita di una donna, insieme al suo gatto (dietro una grande donna c’è sempre un grande gatto), alla crema idratante per il viso e a un lavoro (come Virginia insegna).

La pentola giusta è tutto. Il cotto lo devi educare, devi lasciare che prenda il sapore delle tue minestre, dei tuoi sughi. Che è il sapore delle tue mani ed è assolutamente unico.

Poi aggiungo una bella busta di verdure per il minestrone. Meglio quelle della coop che hanno un sacco di prezzemolo dentro, che quelle del supermercato tedesco che, invece, dentro hanno un sacco di cavoli e broccoli.

Ho sentito dire che qualcuno compra la verdura dal fruttivendolo e poi la sbuccia e poi la taglia. Alieni.

Se mi sento particolarmente ispirata aggiungo una patata o due, che diventa più cremoso.

Oppure, specie se è inverno, aggiungo legumi.

Comunque mescolo tutto bene che si mischi alle cipolle.

Poi, se è un periodo che mi è preso il trip domestico, sicuro, aggiungo il brodo, perché avrò fatto il bollito.

Se no aggiungo acqua e dado.

Se, invece, a cena c’è la mia amica R. che è vegetariana, allora uso il dado vegetale.

Ma con il brodo vero è tutta un’altra cosa.

E poi metto a posto la casa.

Guardo un film.

Dormo sul divano, con i piedi infilati sotto la pancia della caña.

Studio.

Scrivo.

Mi preparo una lezione succulenta.

Stendo le lenzuola nel vicolo, che la Genni tiri su il naso. Ammorbidente che sa di margherite su vicolo, piscio, spazzatura, mare e il suo profumo, una manata su un pianoforte.

Fumo un tot di sigarette seduta sul davanzale della cucina.

Ascolto la radio.

Poi chiudo il gas.

Aggiungo il pesto.

Metto il coperchio alla pentola.

Esco.

Quando torno è tiepido.

Se il minestrone genovese è buono allora le verdure formano una crema e l’unica cosa intatta sono i fagioli. Te ne accorgi dai fagioli se un minestrone è un pacco. Se non ci sono vuol dire che l’hanno passato con il frullatore a immersione.

Bestemmia.

Sacrilegio.

Stupro.

Come il ragù con la pentola a pressione, per intenderci.

Allora, se è buono, è denso di verdure che si sono lasciate andare spontaneamente e il cucchiaio.

Il cucchiaio lo metti nel piatto e rimane piantato, lì.

Verticale.

 

Un Chimico 5,Luglio,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:26 am

"Non è vero…"
"Perchè?"
"Perchè il tuo non-verbale dice il contrario…"
"E che cosa sono, un NONcarabiniere che faccio il NONverbale?!?"

 

Ed è subito sera. 4,Luglio,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:17 pm

http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/writer/dettaglio.asp?id_blog=6906&id_blogrub=22654#1077530

Boh.
Io, in realtà, sono un po’ confusa.

Non si capisce bene com’è che io ti dico "Ehi!Va tutto bene, non ce l’ho mica con te!" e tu.
Boh.
Tu ti incazzi.

E la storia che ti ho detto Barbie non è vero. E’ scritto qui sotto.
E poi Barbie luce di stelle ce l’avevo anch’io.

Solo mi sono trovata nella situazionein cui F. mi è stato presentato da una mia amica. Sua ex.
E spesso facciamo anche gli aperitivi dove il mio ex convivente c’è. E vanno d’amore e d’accordo.
(Tra l’altro lui è qui vicino  a me, ora. F, invece è quello che guarda la partita).
Tra me e lui potremmo farci le squadre di calcio con gli ex.
E non c’è mai stato alcun problema, anche con la R..y, lavoriamoo insieme e sempre facciamo le chiacchiere e qualche volta c’è anche lui.

Io pensavo semplicemente che chiarendo la mia posizione sarebbe andato a posto tutto anche con te.
Mi sa che quest’anno c’ho la nomination per il premio biancaneve.

In realtà non ho capito metà delle cose che hai scritto, tipo che non ti voglio vedere e Locri e altre cose che non trovo, ma ho fretta. Alle novemmezza ho un appuntamento (la mamma di una ex di F., quella che, ti dicevo, ha fatto da tramite tra noi).

Pensa quello che vuoi, la mia era una mano tesa, che lo so che ti rodi da un mese ed ero dispiaciuta.

Se vuoi prenderla bene. Se no pace.

Il mare è a 250 chilometri da te.

Un abbraccio. Assolutamente non rancoroso.

E.

 

Lettera 4,Luglio,2006

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 11:24 am

"Erri direbbe Non ora, non qui. O forse direbbe Alzata col pugno ma tanto per dire una cosa così. Anzi no: Non ora, non qui.
Decisamente.
"Non ora, non qui: è una scelta. E’ una scelta cogliere una parte della realtà perché è il tuo occhio che è curioso di guardare ed è una scelta – mia e ponderata – non voler più scrivere ora qui parole troppo mie, troppo intime, troppo scalfibili, troppo soggette al giudizio, troppo esecrabili, troppo. Troppo che alcuni uomini (poco vivi) s’invaghiscono e troppo che alcune donne (molto fragili) mi detestano. E io non ne ho più voglia, l’ho già detto.
Così oggi al posto di andare a fondo e parlare di un ieri grandissimo con Legolas e la Tartaruga, descrivo un altro pezzo di realtà.
E’ una scelta ed è la mia. E non la discuto con chiunque."

C’è che ci sono capitata così. A buttarci un occhio. Dopo averne sentito parlare.
E poi c’è che mi sono fatta un’idea.
Di questo balcone su una piazza di paese, dove uno dice cose. E chi vuole capirle e chi vuole coglierle.
Io colgo questa.
Poi non ne colgo più.
Che a me piace parlare, ma dritto dritto, guardando la gente.
Sono poco radiofonica io.
A me piace scrivere. Mica comunicare.

Il fatto è che a me non piace. Non piace proprio che tu abbia questa visione delle cose “la fidanzatina gelosa”.
La fidanzatina gelosa è troppo facile e non sono io.
C’è che ho letto le cose che scrivi per darti una possibilità. Perché la Barbie con un ego smisurato era troppo facile e non è per me. Ma poi leggi e pensi “E io cosa ci metto?”.
Io ci metto questo post.
Vedi tu cosa farne.
Che è una lettera di una donna, a un’altra donna.
Che il filtro degli occhi degli uomini, non so tu. Ma a me sembra sempre di avere gli occhiali sbagliati, quando parlano gli uomini.

Senti, a me spiace per come si sono messe le cose tra te e Lui.

Volevo sapessi questo.

Volevo che sapessi che non mi sei antipatica. E che non avrei mai chiesto la tua testa.
Volevo che in questa catena di detti, non detti, in questo telefono senza fili di allusioni e spiegazioni date male, in questo mescolarsi di punti di vista a un certo punto ci fosse la mia voce.

In questa faccenda sono stata chiamata in causa un sacco di volte. Senza che nessuno chiedesse mai il mio parere.

Questo è il mio parere non richiesto.
Ci tengo a darlo.

Ci tengo a dirti che Lui è una persona adorabile ma che ha complicato una serie di rapporti che sarebbero stati semplicissimi.
Credo che li abbia chiusi, ci abbia chiuse in uno stereotipo.

E io avevo questa sensazione di disagio, che così non mi piace e non mi piace per niente.
Così penso che mi passi. Così non mi sento più quella che la gente decide per lei, parla e parla di lei e nessuno mai mi interpella.

Ti abbraccio

E. la cui prosa si complica sempre un po’ a dire cose complicate.

 

Su misura. 4,Luglio,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:41 am

http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/profumi-su-misura/profumi-su-misura/profumi-su-misura.html

Erba appena tagliata.
La pasta della torta appena prima di metterla nel tegame.
Muschio.
Santa Margherita d’estate, di caldo, pitosfori e gelsomini.
Pescherie di Sottoripa.
L’asfalto bagnato.
La terra appena bagnata.
Le arance sulla piazza del mercato di Marrakech.
I cassetti della biancheria di mia nonna.
La violetta di Parma.
L’odore di un punto preciso sulla strada per tornare dalla spiaggia dei miei sei anni.
Messina. Notturno e colline sul mare.
Benzinaio.
Tuta blu che sa di officina.
Cozze nel lavandino, ancora da pulire.
Mamme, d’inverno, all’uscita dell’asilo.
La prima mimosa che vedi.
La pesca più buona di tutta l’estate.
Moschino agrumato sulla mia capa.
Barbecue.
E camini in novembre.

Così lo pensavo.

 

Notturno 3,Luglio,2006

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 10:53 am

lunedì 3 luglio 2006 Permangono condizioni di variabilità in un contesto in prevalenza soleggiato. Ancora occasioni per sviluppo di locali rovesci o temporali sui rilievi.

Umidità: su valori medi.

Pressione: stazionaria.

Venti: deboli in regime di brezza sulla costa, tendenti a disporsi da Sud-Ovest al largo.

Temperature: stazionarie.

Mare: poco mosso.

“Fede…”

“Eh?”

“Pensi che cadrà un meteorite sulla terra, domani?”

“Mah, no, perché?”

“Ma pensi che tutte le persone a cui voglio bene moriranno?”

“…”

“Anche la caña? Anche la gatta?”

“…”

“E pensi che domani scoprirò di avere un tumore incurabile?”

“Ma che c’è????”

“E’ che io non sono abituata a stare così bene. Ho paura dell’invidia degli Dei”

“Tesoro….”

“Eh…”

“Tu sei atea!”