La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

The Cesco Witch Project 29,Settembre,2006

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 11:47 am

Questo è un gioco per la comunidad.

E anche per chiunque si voglia inserire.

Perché adesso la routine è veramente iniziata. E allora, per non rischiare di essere inghiottiti e ingrigire. Per non arrivare all’inverno con la muffa nell’ombelico e il muschio tra le dita dei piedi ho pensato al gioco dell’autunno.

A qualcuno ne ho già parlato.

Però questo è tutto il progetto intero.

Si chiama “Cesco Witch Project” perché è un’idea che è venuta a mio fratello.

L’idea è che facciamo un documentario.

Ci serve un week-end libero.

Una telecamera.

Un compiùtero con qualcuno che abbia un’infarinatura di grafica.

Scarpe per camminare.

Esiste, su per i monti vicino a Pannesi, persa nel bosco, una casa.

Apparentemente non c’è nessuna strada che ci arrivi. Su quel lato del monte c’è solo bosco e quella casa lì.

Io ho fantasticato un sacco perché i boschi mi fanno tanta paura come a Biancaneve e sempre mi sono chiesta chi è che si può costruire una casa così in mezzo al nulla, alle foglie e agli animali selvaggi.

Quindi la mia idea di documentario è che noi ci inventiamo un fatto di cronaca, ma bello, avvincente. Lo scriviamo splatter, anche con risvolti misteriosi.

Poi con il compiùtero lo impaginiamo come fossero vecchie pagine del secolo. Decidiamo noi di quale periodo.

Naturalmente cerchiamo di recuperare una telecamera e filmiamo tutto, tipo la cena in cui pensiamo al racconto, la preparazione dei giornali e noi che partiamo con lo zainetto.

Poi ci prendiamo un week-end libero.

Il sabato giriamo per Pannesi, mostriamo i finti articoli e facciamo le interviste per vedere se qualcuno del paese si ricorda quel particolare fatto di cronaca e sa arrivare alla casa.

Segue cena in ristorante locale montano. Di quelli che si chiamano “Ai cacciatori” oppure “Al camoscio d’oro”.

Domenica mattina si parte con gli scarponi e tutto e se non c’ammazza i bricchi, i bricchi ed i crepacci, che i crucchi non ci sono più, lì, poi non ci tornano neanche in vacanza, andiamo a cercare la casa.

E poi montiamo il film.

E poi lo vediamo.

Chi ci sta metta il dito qui sotto!

 

Un Chimico (Catullo in stile Nerd) 29,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:54 am

Ora scappo.
Però prima ti bacio. E ti ri-bacio. E ti tri-bacio, tetrabacio e penta e esa e eptabacio.
Ti eicosabacio. Al cubo.
E poi ricomincio.

 

Per la rubrica del sorriso… 29,Settembre,2006

Archiviato in: La rubrica del sorriso minimalista — diversamentequilibrata @ 8:51 am
 

Poteva anche essere un solo post ma mi vengono in mente le cose a pezzetti, stamattina. 28,Settembre,2006

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 12:06 pm

Ma è tornato con un tempismo schiacciante.

Dopo una discussione allucinante con F.

Quelle discussioni in cui metti tutto in discussione. Perché la gente, quando dici discussione pensa che sia un litigio adagio. Invece no. Adagio  è una parola che, in tutta questa mia storia d’amore con F. non credo di aver usato mai.

Ma neanche l’ho pensata.

E adesso con F. va tutto male perché gli innamorati non risolvono i problemi.

Li dissolvono.

Perché mentre parliamo lo guardo e mi sale una tenerezza, una "dolcezza inquieta", quando mi spiega, con gli occhi rotondi, col sorriso a metà.

Io lo guardo e i problemi si dissolvono e mi sembra che non siano importanti. Che l’importante è svegliarsi al mattino, dopo che si è dormito stretti stretti. L’importante è continuare a respirare il suo respiro. L’importante è che lui ci sia perché quando si trova l’esatta, precisa altra metà allora poi ci si accorge della propria mezzamelitudine. Una mezzamelitudine bella, colorata, una mezzamelitudine che il mondo ci invidia, una mezzamelitudine gaia.

Ma così, con lui che sorride nel mio letto è, indubbiamente più bello.

E l’intero.

Almeno finché non cerca di trasformarti in sua madre. Almeno finché non pensa che con me può comportarsi come con la sua fidanzatina storica che sopportava e sopportava.

Io sono un altro tipo di donna.

E allora bisogna vedere se dal mio tipo di donna è semplicemente affascinato oppure se è anche capace di viverci insieme, al mio tipo di donna, e rinunciare ai suoi stereotipi maschilisti.

E, con gli stereotipi maschilisti di F. in testa ho aperto la posta e l’unica cosa che mi è venuta in mente sono le braccia al collo, sono ciao, dov’eri, che bello, solo stringimi, solo non mi lasciare più sola con l’Amore, che è un pasticcio, rimani con me.

Io tu e l’autismo.

 

Geniale, assolutamente geniale… 28,Settembre,2006

Archiviato in: La rubrica del sorriso minimalista — diversamentequilibrata @ 10:10 am

Aprile

Maggio

Giugno

Luglio

Agosto

Settembre, ventotto settembre.

Mail: “Sono tornato…”

(Lui mi ha insegnato che queste cose nei romanzi non si fanno, che le coincidenze, troppo coincidenze puzzano e anche che il tempismo troppo tempismo è finto. Così io in un romanzo non lo scrivo, ma stamattina mi sono strozzata dal ridere e anche mi sono ricordata perché, per anni, sono stata perdutamente innamorata della sua irrimediabile faccia da culo).

 

La rubrica del sorriso minimalista… 28,Settembre,2006

Archiviato in: La rubrica del sorriso minimalista — diversamentequilibrata @ 9:29 am

Con una foto di Fossati che, eh!, Fossati, Mhmmm, quella foto di Fossati, che io la metto nelle dieci ragioni per cui vale la pena avere il senso della vista, l’amicaV. lancia l’idea di una nuova rubrica

Fossati

“La rubrica del sorriso minimalista”, che è proprio un titolo da Nessi, che io l’avrei chiamata qualcosa tipo “Hi!Hi!Hi! Medaglia”, come il cane dei cartoni.

Mutteley a parte, è una bella idea che faccio mia.

Tanto mi sa che oggi è il giorno giusto…

 

Post su commissione. 27,Settembre,2006

Archiviato in: Ricreazioni — diversamentequilibrata @ 9:34 am

La strega Nocciola scrive

”E una volta c’era un’angosciosa poesia femminista che si intitolava appunto "Aspettare", e faceva l’elenco di quante cose nella sua vita una donna deve star lì ad aspettare, per forza o per amore. Se le mie lettore ne hanno voglia, potremmo provare a rifarla: anche senza poesia, basta l’elenco. Da ghigni o da deprescion, come volete. Per esempio, io sto aspettando l’idraulico.”

Ma io ieri ero troppo triste e solo aspettavo di uscire dall’ufficio. Invece oggi…“Mi sogno i sognatori che aspettano la primavera, o qualche altra primavera da aspettare ancora”

Aspetto qualcuno che vada a recuperarmi un caffè.

Aspetto di compiere trent’anni.

Aspetto un infinito radioso futuro.

Aspetto il giorno che mi chiuderò in casa a scrivere un romanzo.

Aspetto Natale, quest’anno.

Aspetto sempre i miracoli.

Aspetto un’eredità di qualche milioni di euri da un mio defunto zio africano.

Aspetto l’eredità per aggiustare lo sciacquone in bagno, che sono due anni che funziona solo perché c’è dentro un bigodino.

Aspetto che finiscano di fare i lavori nelle scale.

Aspetto che la zucca ornamentale che mi hanno regalato a Mantova diventi secca e suoni.

Aspetto di imparare a guidare la vespa.

Aspetto tantissimo l’ultimo libro di Harry Potter.

Aspetto di abitare con un maiale per chiamarlo Matamà.

Aspetto il giorno in cui la mia communidad colonizzerà un paese nell’entroterra e saremo tutti vicini di casa.

Aspetto la laurea di F.

Aspetto un altro anno come il duemilauno, però che rimetta tutto a posto.

Aspetto di conoscere i miei allievi nuovi, stasera.

Aspetto di trovarla su internet la poesia femminista.

“Aspetto che sia troppo tardi”

Aspetto, bell’

Aspetto, sala d’

Aspetto e spero.

 

Guastalefeste 26,Settembre,2006

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 3:38 pm

Io all’università ero brava.

Prendevo sempre trenta. Trenta e lode mai, che la lode è per gli stacanovisti, ma trenta quasi sempre.

Non è che facessi questa facoltà impegnativa, a dire la verità.

Però ho lavorato, tanto, ho fatto teatro, ho viaggiato e ho tirato su una generazione di sovversivi, pagata dal comune.

E intanto facevo l’università.

E avevo un’amica che studiava con me. Lavorava, viaggiava, e faceva anche teatro, con me. Facevamo un laboratorio che poi è stato l’embrione della nostra compagnia.

Ma lei agli esami prendeva ventisei, ventisette, massimo ventotto,di psicologia.

E io non riuscivo mai a essere contenta dei miei voti che lei mi metteva su il muso e cominciava con la tiritera perché tu trenta e io ventotto, che abbiamo studiato insieme.

Allora quando questa amica, finalmente, si è decisa a odiarmi e a non rivolgermi più la parola a me un po’ è dispiaciuto.

Però poi ho dato un esame, ho preso trenta e ho potuto essere contenta in pace.

Dev’essere il mio karma, perché adesso mi succede di nuovo. Che io ho quest’amica artista, attrice che abbiamo festeggiato sempre i suoi successi, sempre insieme, sempre brindiamo, sempre brava, sempre sei la mia attrice preferita. E adesso che succede qualcosa di bello a me, in cui lei c’entra relativamente, allora mi tiene il muso. E mi rovina la festa.

Stronza.

Perché se lei fa il muso io non ci riesco a essere contenta. Mi rode sempre.

Perché io sapevo che gli amici sono contenti insieme. Che se succede qualcosa di bello alle persone a cui voglio bene sono felice. Mica mi rabbuio. E se succede qualcosa di brutto beviamo il the, facciamole chiacchiere e siamo tutti nella stessa squadra.

Perché è importante avere chi ti consola.

Ma non c’è confronto quando si brinda tutti insieme…

 

Piccoli meteoropatici crescono. 25,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 1:19 pm

Come quando è lunedì.

E piove.

E’ umido.

E hai l’umidità che ti ristagna nell’umore.

Come quando fuori piove.

Come quando esci e hai la sensazione di aver dimenticato qualcosa.

Come quando, effettivamente, hai dimenticato qualcosa.

Come quando non hai voglia di alzarti, ma tanto non stai dormendo bene.

Come quando non hai niente di carino da metterti.

Come quando vorresti lavarti i capelli, fare le lavatrici, lavare i vetri, ma piove.

Come quando vuoi costruire qualcosa ma ti mancano sempre gli attrezzi. L’avvitatore ha la pila scarica, le punte del trapano non vanno d’accordo con i tasselli.

Come quando hai voglia di cioccolato.

Come quando usciresti ma hai sonno. E poi ti dispiace di aver perso una mattinata di sole.

Come l’avviso di raccomandata che dorme sul mio tavolo da qualche giorno.

Come la signora BovaRì al vero bivio.

Come il mio collega Andrea che da quando la fidanzata lo ha lasciato non ha più caramelle sulla scrivania.

Come il mio allievo (L’Emilio) che il primo giorno di lezione è già malato.

Come la mia famazza delle trediciezerotrè.

Come l’amicaS che prende in mano la sua vita, così, di punto in bianco, in mezzo a una chiacchierata su msn.

Come F., quando litighiamo e ci tiriamo le cose.

Come la mia testa con i buchi e le gallerie dei tarli.

Come la voglia di andare dal parrucchiere a fare un bel taglio.

Come la voglia, dopo un bel taglio, di un rosso acceso, clamoroso, luccicante, improbabile.

Come la marmellata di castagne, che non mi piace. Ma ho voglia di prepararla.

Come la mail tremenda che mi è appena arrivata.

Come la quasi sicurezza che saranno i miei sensi di colpa a farmi finire alla Giudecca.

Come le matasse da sbrogliare.

Come le parole giuste da dire.

Come le cose giuste da fare.

Come la sensazione che nessuno si metta mai nei miei panni.

Come F. che adesso mi viene a prendere. Pranzo. Telefonate, mille.

Come la scimmia di nicotina.

Basta così.

 

22,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:31 pm

E anche quest’anno ci tocca miss Italia.

Che cosa ci fa una ragazza carina come me in un paese che fa le fiere del bestiame con le donne, in tivvù? Un paese che vota le cosce e le tette? Eh? Cosa ci faccio io qui?

Maschilisti.

E poi parlano dell’Islam.

Un paese che manda le sue figlie ragazzine a farsi guardare il culo in tivvù.

Io, cosa ci faccio?

Non ditemi che c’è anche “Il più bello d’Italia”, perché non è una consolazione.

E c’è anche su repubblica.

C’è una pagina con un sacco di fototessere.

E sotto il nome.

E sotto il bottoncino per votarle.

E io ci sono andata. E ce n’è una sfigatissima che la foto non si apre. Poverina. Tutte hanno la foto sul giornale e lei no.

Che poi è la classica cosa che succederebbe a me se partecipassi a miss Italia, con tutti gli amici che ti prendono in giro perché tutte hanno la foto e io no.

Allora io l’ho votata sulla fiducia.

E sulla solidarietà nella sfiga.

 

Laboratorio delle colombe e del fiore… 21,Settembre,2006

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 1:00 pm

Io e il suonatore Jones è un periodo che ci facciamo le chiacchiere su messenger.

E questo giro ci è venuta un’idea bislacca, degna delle migliori serate con l’amicaV.

Ve la dico a tutti.

Laboratorio delle colombe e del fiore.

(Dieci incontri per single e coppie)

Lezione 1: Dio ha creato il piacere. Approfittiamone.

(Ovvero: scoprire che il tuo corpo è un Loona Park senza sensi di colpa)

Lezione 2: Mica devi amare per poterla dare

(Il sesso migliore si fa con le amiche, l’amore sublima ma complica di brutto)

Lezione 3: L’importanza dei preliminari

(Con esercizi pratici di auto-scoperta e scoperta reciproca del piacere)

Lezione 4: Se sbavi sei un boxer

(Ovvero come usare la lingua prima, dopo e durante)

Lezione 5: Non c’e’ due senza tre

(Travail de groupe)

Lezione 6: La fellatio non si fa coi denti

(Perché “pompino” non si scrive in cartellone, non sta bene.)

Lezione 7: La patata non si assaggia, si mangia tutta

(Laboratorio erotico-gastronomico)

Lezione 8: Semiotica della trombata

(Questa lezione sarà tenuta personalmente dal Suonatore)

Lezione 9: Riconosci un orgasmo. E poi quando l’hai riconosciuto lascialo fare

Lezione 10: Esami pratici, valutazione, diplomi. Festa finale con conclusione ovvia, come il ballo dei telefilm americani

Sono aperte le iscrizioni.

La partecipazione si paga in natura….

 

20,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:18 am

Riprendo dal blog dell’amica V.

Che mi ha dato una notizia bruttissima.

E, visto che mi sono strozzata col caffè, ho deciso anch’io di rovinare la giornata a tutti quelli che leggono. Che in questi giorni sono cattiva, caustica, acida e ho anche tutti i capelli secchi che sembrano una saggina.

Allora, tanto andate a leggere qui.

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Settembre-2006/art49.html

E’ l’inizio di un’inchiesta del manifesto che racconta come fa la Lidl a costare così poco. Che poi non è mica così poco, diciamo come fa la Lidl a costare così ragionevole.

Costa poco perché, naturalmente, schiavizzano i lavoratori, li insultano e sono anche maschilisti, fra le altre cose.

E allora ci toccherà boicottare anche la Lidl.

Niente più “Spesa al tedesco”.

Peccato, perché hanno l’anticalcare per i sanitari più efficace del mondo. E hanno le farine già pronte per la macchina del pane. Poi, giustamente citato dall’amica V., saremo orfane del patè di fegato di maiale su pane di segale.

Sarà dura.

Ma nella vita ci vuole un po’ di coerenza.

Ho boicottato per anni la Esselunga, dopo un articolo sul manifesto, senza che a Genova ci fosse una sola filiale. Ora che ho la possibilità boicottare un supermercato che esiste non posso tirarmi indietro.

Questo è un gran bel cambio di abitudini per l’anno nuovo.

 

19,Settembre,2006

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 12:39 pm

Come una bambina annoiata.

Oggi faccio i capricci.

E non ho voglia di fare niente, solo annoiarmi e lamentarmi.

E fare l’isterica rompicoglioni.

 

L’anno che verrà. 18,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:55 am

Primo gennaio.

Onlain.

Oggi per me è il primo giorno dell’anno.

Come tutti gli anni, anche il duemilasette comincia a settembre del duemilasei.

E ho mille progetti e mille e mille voglie e proponimenti e sarò una brava bambina e andrò a letto presto, avrò cura di me, altroché, e berrò poco e non lascerò che la mia faccia sembri lavata nella lavatrice a sessantagradi con le lenzuola. No, no.

Oggi pomeriggio metterò a posto il cimitero degli appunti della scuola, li separerò dagli appunti del lavoro dei partigiani, dalle bollette che non ho mai pagato, dagli scontrini, dalle stampe delle ricette. Non dico che laverò le tende perché ne ho una sola e non è il genere di tenda che si lava, nella misura in cui i miei pantaloni non sono il genere di pantaloni che piegano, le mie camicie non sono il genere che si stirano e i miei capelli non sono il genere che gli uccelli non finiscano per farci il nido dentro. Ci sono disordini irrecuperabili.

Ma la perfezione è di Allah e io mi accontento dell’ordine della carta.

E poi metto a posto la borsa della piscina, perché le buone intenzioni alimentari non bastano a farmi sentire una donna veramente virtuosa. Poi, in tema di strade per l’inferno lastricate di insalate e yogurt e pesce al vapore, voglio impastare il pane, mangiare la frutta, che sempre mi dimentico che esiste. Voglio cucinare, tutte le sere. Adesso che viene la stagione delle zuppe voglio la pelle bellissima della verdurovora e della legumovora.

Poi ci sono le lezioni di tango argentino, che come ogni coppia del mondo, una sera, io e F. abbiamo deciso di imparare a ballare il tango, immaginando milonghe fumose di periferie malinconiche. Più Stradella che Buenos Aires.

Mille idee, come quando riapri il letargo dei vestiti pesanti e fai questosì-questonò. Questo sì, un bel corso da sommelier, per le gite d’inverno. Questo sì, rimettere a posto lo sgabuzzino per avere un sacco di spazio in più, nei miei venticinquemetriquadri. Questo sì, lo spettacolo a novembre. Questo no, la noiosa gestione delle mie finanze per capire quanti lavori devo fare, questo giro, questo nì, non mi piace ma lo tengo. Questo sì telefonare al dentista o decisamente prima o decisamente dopo lo spettacolo. No, sicuro, dieci giorni, anche quindici e persino venti senza cambiare la cassetta della gatta, che passo da casa solo per dormire. E le cene delle amiche e anche i the e i pomeriggi-cinema, che abbiamo sospeso per l’estate. Questo sì.

Mille cose, come quando avevi la cartella nuova e tutti i quaderni da iniziare e le matite da temperare e i pennarelli che scrivono ancora tutti.

Primo giorno in ufficio.

Vado a impiccarmi nel bagno.

 

“Ma Feltrinelli è anche una casa editrice?” (Diario Mantovano capitolosette) 12,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 4:03 pm

"Ehi! Hai trovato subito il gazebo della Illy, ma lo sai che hai un gran senso dell’umorismo?"

"Orientamento?"

 

“Ma Feltrinelli è anche una casa editrice?” (Diario Mantovano capitolosei) 12,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 4:02 pm

L’amica S. è stata a Mantova ventiquattrore.

Abbastanza per schivare per un pelo il più grande fisico teorico del mondo, sulle strisce.

Stavamo per arrestare il progresso scientifico dell’umanità.

 

“Ma Feltrinelli è anche una casa editrice?” (Diario Mantovano capitoloquattro, un sacco di altre cose) 12,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 4:01 pm

Che così, in queste qualche ore a Genova, prima di ripartire, pensavo di scrivere. E invece c’è il mio malloppo mantovano, una pila di libri bellissimi che mi guarda e che mi fa passare l’ispirazione.

Quest’anno è stata emilianissima, questa mia vacanza al festival. "Lattemmerda", diceF., passando per i campi. Odore di stalle e di mucche che mi rimescolano i geni padani nel sangue. Sarà, ma ho passato quattro giorni a nutrirmi di frutti di porco e latticini e tortelli e rosso. E sono stata da Dio. La mia pancia ha fatto tutto il suo lavoro da pancia. Che a Genova non lo fa mai.

E mi sono portata a casa una bella zucca, da fare una cena delle femmine tutta gialla e arancione. E poi sono passata dai miei cugini emiliani, nel paese di mia nonna. Mio zio non sta bene. Ha anche tutte le sue ragioni a non stare bene, è del millenovecentoundici, fatevi i calcoli, "e l’anno scorso girava ancora in bicicletta".
Mia nonna mi raccontava sempre che in paradiso non è che si può guardare la terra come e quando si vuole, che non arrivano tutte queste notizie del mondo. Così quando muore qualcuno tutti gli vanno incontro e gli chiedono le novità. Come sta uno, come sta l’altro, cosa facciamo.
E io avrei voluto stare un po’ lì con lui e dirgli che stiamo bene, molto meglio di quando lei se n’è andata. Che usciamo a cena con la mamma e facciamo un sacco di progetti. Che mio fratello va a vivere da solo, che papà è in pensione ma non si nota. Che non sarebbe contenta della mia linea, ma che mi ricordo tutto quello che mi ha insegnato in cucina e che, anch’io, adesso lo sento l’odore del sale nell’acqua della pasta. E altre cose che avrei detto solo a lei, nel buio del salotto, dove mi raccontava la storia delle tre ochette.
Poi ha vinto il pudore. E allora spero che, comunque, gli dirà che ci siamo visti. E che ci passo sempre a Pontenure, tutte le volte che posso, a salutare il campanile.

E sembra anche un po’ una canzone degli anni cinquanta, a dirla così.

Stasera parto per il Piemonte.

 

“Ma Feltinelli è anche una casa editrice?” (Diario Mantovano capitolotrè) 12,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:56 pm

Terapia di gruppo.

"La crema catalana più schifosa che ho mai mangiato me l’hanno servita in un bicchiere e poi gli hanno dato fuoco come un B52"

"A me una volta è capitato che me ne hanno portato una fetta, come una meringata, capito? Anche la crosta, affettata, che schifo…"

"A me è capitato di sbirciare in cucina e vedere il cameriere che la scaldava con la fiamma ossidrica."

"Io ho la migliore. Una volta, in Piemonte, me ne hanno portato una con un amaretto di sassello sopra."

"A me una volta mi hanno sbagliato un gin tonic…"

 

“Ma Feltrinelli è anche una casa editrice?” (Diario Mantovano, capitolodue) 12,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:54 pm

Cristiano Cavina, "Alla grande".

"Come ci tornavo a casa?
Tirai su con il naso.
Con pazienza,mi disse una voce, nel buio grigio che mi circondava."

"Ringo era uno che ci pensava alle cose.
E Fattura che sorrideva, era una bella cosa da sbirciare, anche se non l’avrei ammesso neanche di fronte alla Santa Inquisizione.
Bomba iniziò ad annuire sempre più convinto. Piter Cammello non aveva idea di cosa stessimo pensando tutti quanti e Donna si rifece sereno quando Fattura prese a ridere a bocca spalancata.
Eccola qua, la mia ciurma, pensai."

 

“Ma Feltrinelli è anche una casa editrice?” (Diario Mantovano, capitolouno) 12,Settembre,2006

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:52 pm

"Io preferisco i mezzi lenti perché la lentezza è aristocratica. E la nobiltà è obbligatoria."

(Vinicio Capossela)