Il mio Duemilasette 29,Dicembre,2006
Io ho una specie di dispensa a casa. Incasinatissima.
Anche grossa, ma scomoda e se uno non sa che c’è non la vede, è mimetizzata. E allora è finita che abbiamo cominciato a chiamarla “La casa di Aldo Moro”, che se fossimo brigatisti sarebbe proprio un posto dove metterci i rapiti.
(Nota per i signori della questura: “Ma però noi non rapiamo nessuno”)
Allora il mio proponimento per quest’anno che viene è rimetterla a posto la Casa di Aldo Moro. Voglio svuotarla da tutte le cose che ho dimenticato lì dentro, voglio pulirla bene e piastrellarla, che c’è solo il cemento, per terra. Voglio metterci una luce con l’interruttore e poi farla diventare una cantina bellissima.
Perché abbiamo scoperto che ci piace fare i vasetti, a me e all’Amore. Anche se, a dire il vero, abbiamo ancora qualche problema col sottovuoto, ma miglioreremo e quegli orrendi coperchi la smetteranno di fare clac. La clac del botulino.
E poi, insieme ai vasetti proveremo a fare la birra con la macchina della birra. E imbottiglieremo il vino.
Un posto per metterci le cose che facciamo con le mani, che è la mia idea del 2007. Fare cose con le mani.
Cercare di rientrare in contatto con la mia parte non alienata dalle mille ore di lavoro. Quest’anno voglio godermi le stagioni e scandire le mie settimane sul cambio della verdura, sulle piante del mio non-balcone, sulle gite. In un susseguirsi di tempi umani.
Voglio imparare a fare il sapone. Voglio le acciughe sotto sale, a giugno, a godersi il primo sole della finestra della cucina.
Questo farò nel 2007, mi riprenderò le mie mani.
Shakespeare in love 29,Dicembre,2006

Volevamo andare al cinema.
Ma poi eravamo stanchi e abbiamo optato per una doccia al mandarino cinese, la maschera per il viso, antistress (inutile), una cenetta che si prepara da sola, divano, pigiama e videocassetta delle bancarelle cinesi.
Posto che un giorno guarderò “Sesso bugie e videotape”, per capire come mai tutti lo hanno dato via e, per ogni banchetto ce ne sono almeno tre copie, per questa volta ci siamo dati alla stucchevolezza hollyvoodiana.
Come un panino di macdonald, come la notte degli oscar, come una strada lunga larga e dritta, come la semplicità pratica della lingua inglese, come le stelle, come le strisce, come la promessa di un posto migliore, come le vitamine sintetiche, i biscotti con mille e mille gocce di cioccolato, come la torta di nonna papera, come halloween, come il tacchino. Buono, tanto e a buon mercato.
Divertente, scorrevole, a tratti anche emozionante.
Se io un giorno faccio Romeo e Giulietta sicuro lo metto Ben Affleck a fare Mercuzio perché è perfetto.
Elisabetta prima è un gran personaggio. Ma, in generale, se escludiamo i protagonisti che hanno una caratterizzazione piuttosto banale, i personaggi di contorno sono assolutamente amabili.
Divertente per chiunque abbia a che fare col teatro.
Consigliato per sceneggiatori depressi che vogliano passarsi una serata a sognare un modo di fare teatro più allegro, meno formale, fatto da gente alla mano che non sarà seppellita in terra consacrata.
Una riserva di citazioni da firma elettronica.
Voto dei dialoghi otto stellette.
Voto del soggetto tre stellette, forse anche due.
28,Dicembre,2006
Metti un cineforum.
Mettilo con i biscotti e il tè.
Mettiamo che ci siamo un po’ tutti e che F. tiri fuori una delle sue torte speciali.
Mettiamolo una domenica che non lavoro.
http://www.tempimoderni.com/db/dbfilm/film.php?id=361
Allora io dico “Il decino dell’impero americano” e “Le invasioni barbariche”.
E’ dai tempi di Marlon Brando che non organizziamo un cineforum…
Il Capodanno della Comune-ty 27,Dicembre,2006
Io c’è.
Il Chimico Adorato di riferimento c’è.
G. c’è.
E comincia a sembrarmi proprio una bella idea.
Il menù è qua:
http://np-salesman.net/andrea/
E speriamo che Lamicavù non guarisce, così c’è anche lei con l’Insospettabile Valsusino.
E se non c’è lei tanto c’è un treno, il giorno dopo, che ci aspetta per portarci là, a menoquattrogradi.
Proprio un bel modo di ricominciare…
A volte ritornano 27,Dicembre,2006
Io non penso che questo blog crei dipendenza.
Fortunatamente sono abbastanza equilibrata da non cedere in maniera così spudorata ai miei deliri di onnipotenza, che pur ci sono e se ne vanno a braccetto con la mia malcelata vanità.
Io penso che questo blog sia piacevole da leggere perché parla della mia vita, delle cose e delle persone della mia vita, che sono belle da vivere. Del mio clan, dei nostri splendidi progetti, dell’Amore, dei suoi deliri quotidiani e del mio vicolo e dei cieli, dei cieli che mi mozzano il fiato a guardarli.
Questo blog non dà dipendenza ma ci sono un sacco di belle cose dentro. E è gratis e non c’è neanche l’odioso Sciainistat per controllare “chi”, “come” e “quando”, che è perfettamente inutile, perché nessuno Sciainistat del mondo è capace di dirti “perché”.
E allora ritornano, a volte.
E, a volte, non possono fare a meno di farmelo sapere.
Forse perché, spesso, anche nella vita di chi va piano per darsi un contegno di gonna e tacchi e eleganza padana di meches c’è bisogno di un sussulto di fantasia e colori e pozzanghere. Perché c’è sempre uno scalino sporco da rimpiangere, un castello di sabbia che unghie laccate non potranno costruire, ci sono divertimenti che sono preclusi a chi si è creato un’immagine di sé un po’ troppo stretta come un tubino, o una longhèt con lo spacco.
Perché si sa “La fantasia è un posto dove ci piove dentro”.
E quella sì, quella dà dipendenza.
Un Chimico (Con nuove, emozionanti crisi di identità) 21,Dicembre,2006
Non c’e’ niente di piu’ impressionante al mondo di un ingegnere innamorato.
Deliri di Natale 20,Dicembre,2006
Autobus affollato.
Traffico di Natale.
Freddo, biglietto assolutamente non in regola. Sto andando a un appuntamento con mia madre. Sono in ritardo, tra due minuti riceverò una telefonata che mi bucherà i timpani, dove sei?, è possibile che quando c’è un orario non arrivi mai, adesso vado a casa.
A un metro da me c’è un vecchio, accento genovese, voce alta di chi, parlandosi addosso, continuerà ad alzarla. I giovani non hanno valori, sono maleducati. Bisognerebbe andare in televisione a spiegare che va tutto male, che è una strada sbagliata senza ritorno, le nuove generazioni e i politici. Questa finanziaria ci rovinerà. E i politici non pagano mai niente. E litigano sempre, l’altro giorno hanno litigato per un emendamento. Si può litigare per un emendamento? Lo sapete che cos’è un emendamento?
Si alza un altro signore, ottant’anni, sciarpa, cappello di lana.
“Io lo so cos’è un emendamento, e lei?”
“E’ una legge”.
“No”.
“E’ una cosa del parlamento”.
“Se non le dispiace, abbassi la voce, che ne abbiamo abbastanza”.
Dopo le elezioni sono entrata in coma… 20,Dicembre,2006
E: Amore, ma, poi, com’è finita la storia dei tassisti?
F: Mmmmh…Non so.
E: E la storia dei farmacisti? Io non ne ho visti di farmacisti alla coop…
F: Ci vuole il suo tempo.
E: E i dentisti? Adesso ce la faranno la ricevuta?
F: Mmmmh.
E: Ma poi, alla fine, questo decreto Bersani?
F: Non lo so com’è finito.
E: E la storia della vivisezione?
F: No.
E: E i Pacs? Li facciamo i pacs?
F: Devi capire che c’è un motivo per cui un governo dura cinque anni, non si può fare tutto subito…
E: Ma il lavoro? La facciamo la riforma del lavoro? E la scuola?
F: (illuminandosi) La riforma Moratti è stata bloccata.
19,Dicembre,2006
“Prenda il numero dal PULSANTE UNO e attenda che la chiamino allo sportello”
- Uno qualsiasi?
- Ma pulsante uno, quale?
- Pulsante rosso?
- Sopra o sotto?
- Pulsante tre?
- Ci vuole il numero per forza?
- Quale sportello?
E oggi la migliore:
- E la macchina del caffè dov’è?
Progetti virtuosi anzichenò 19,Dicembre,2006
Mattinata annoiata.
Pochi utenti ma rognosi.
Sonno, poco, sempre troppo poco.
Voglia di un buondì al cioccolato vinta solo dalla pigrizia di arrivare alla macchina per cambiare gli spiccioli, nell’ufficio vicino.
*
Leggo su repubblica che c’è questo gruppo di persone che ha deciso di smettere di comprare, se non il necessario. Io, da quello che ho capito, e dal mio pregiudizio sul manicheismo americano, credo che questa gente abbia smesso di comprare quasi tutto. Yankee, sono, del resto.
Però potrebbe essere una bella idea vedere com’è che funziona un anno senza inutilità. Senza sprechi, scambiandosi le cose, barattando, prestando, usufruendo, aggiustando e costruendo.
Sarebbe da provare. Effettivamente siamo sommersi di cose inutili che si portano dietro un corredo di imballaggi inutili e nocivi.
Dall’inizio dell’anno si potrebbe provare, per vedere come si sta. Per vedere se sono veramente dipendente dallo shopping.
Però bisogna riconoscere le lusinghe del capitalismo e capire che cos’è, veramente indispensabile.
Il cibo.
La spesa, quella, bisogna farla.
Io, già, compro frutta e verdura solo di stagione. Quello che potrei fare è dare un’occhiata agli avanzi dei mercati. Si buttano via una quantità di prodotti ancora mangiabili.
Ma mi vergogno. E poi ho visto gente che lo fa già.
Allora la frutta e la verdura si comprano. E anche la carne bisogna comprarla e il pesce e la pasta. Il pane posso farlo io, comprando la farina, il lievito e tutto.
Potrei evitare i dolci, mangiare solo quelli fatti in casa. Sano e corretto.
I vestiti. Quelli sono talmente abituata a inventarmeli, di anno in anno, che non ci sarà problema. Mi dispiace un po’ per quei maglioni scollatini che ho visto in giro. Ma si può sopravvivere. Si può sopravvivere senza tornare a casa con un completino di pizzo nuovo. Si può stare senza quella gonna che metterò a una festa e poi più.
Si può vivere senza il mio profumo. Ma la crema idratante, quella bisogna comprarla. Una per il viso e una per il corpo. E il rimmel? E’ un delitto mandarmi in giro senza. Potrei rinunciare ai rossetti. Tanto c’è il mio rosso di chanel, che sempre mi guarda sotto lo specchio e mai lo metto. Ma le matite per gli occhi? Ringraziate che non uso fondotinta e né il phard.
I libri possiamo farceli prestare. Così ci saranno altri scrittori che muoiono di fame, come al solito gli scrittori. Vita da Boheme, dovrebbero ringraziarci, fa bene all’arte. Un divuddì ce lo passiamo già in venti. Ma scaricarlo dalla rete è peccato?
E le medicine? Quelle che curano sì, quelle che sono solo sintomatici no.
La pappa del cane? Si alla carne, no alla scatoletta.
Il giornale? Le vacanze? I detersivi sì, ma tutti i detersivi?
E le sigarette?
Le sigarette.
No.
Il mio pranzo di Natale e altre storie… 18,Dicembre,2006
L’Amica Pocaontas è già un anno e più che ha trovato l’uomo della sua vita.
E’, come sua consuetudine, innamorata di uno sbirro, ma, in questo caso, è uno sbirro dentro, inside. E, visto che è uno sbirro dentro fa un lavoro da sbirro che sbirro non è.
Ma a lei piace così. Piace il capello corto, piace l’ordine e la pulizia e, se avesse una figlia, Dio-Ci-Scampi, la chiamerebbe Italia Marina, o qualcosa del genere.
Del resto mi ricordo che quando aspettavamo il suo adorabile bambino diceva di volerlo chiamare Afrodisio.
Ma lo sbirro dell’Amica Pocaontas, per sfiga, è sposato con un’altra donna. Una signora col french manicure. Noi abbiamo subito decretato il french manicure nemico del popolo, ma tant’è, in barba alla rivoluzione, lui passerà un altro natale con la sua signora.
Sono storie che capitano.
E allora abbiamo inventato il Natale delle Amanti, che è il Natale di quelle che hanno ricevuto regali alla vigilia, con la scusa di un panforte dimenticato, da regalare alla Zia Mariuccia, vado e torno. Ti penserò in continuazione. Un giorno sarà diverso.
Quest’anno il Natale delle Amanti adotta il mio fidanzato. Perché, a volte, nella vita, capita che i tempi ci azzecchino. Che, per culo, sicuramente, è solo una questione di culo, l’uomo giusto ha l’età giusta e è libero.
Quest’anno, allora, cucino io. Anche se l’amica Pocaontas ha studiato da cuoca.
Forse dovrei seguire la tradizione.
Nella mia famiglia a natale si mangiano gli anolini. Sono una pasta ripiena, rotonda, che si fa nel brodo di gallina. In realtà è un piatto ciclico, nel senso che la gallina che serve per fare il brodo e serve anche come secondo piatto, rigorosamente accompagnato dalla mostarda, è ripiena del ripieno degli anolini. E la formula del ripieno è segreta. La pasta si fa tutti insieme, bambini compresi. Ma il contenuto, quello, si fa di notte, lo fanno le donne che sanno la ricetta e se la tramandano la sera prima del matrimonio.
Me li porterà mia mamma, a Santostefano.
Io opto per un menù un po’ più leggero, un po’ più verdura. Io li odio i pranzi che poi fai fatica a digerire.
Comincerò con un antipasto di burro e acciughe, pane caldo fatto da me, datteri ripieni, insalata di arance, pomodori ripieni di frutta. Continuerò con un genovesissimi ravioli al sugo di tocco. E poi vedrò di inventarmi qualche assaggio di torta di verdura, ripieni, polpettoni e sformatini, lasciando all’amica Pocaontas i pezzi difficili: il dolce e il vino.
Con tutto quello che abbiamo speso per farla studiare!
Lunedì mattina. 18,Dicembre,2006
- Come sei….
- Cosa?
- Sei…
- Eh…
- Oggi sei…
- Cosa sono oggi?
- Oggi sei canadese…
- ?
Chi non ha mai posseduto un cane, non può sapere che cosa significhi essere amato. 15,Dicembre,2006
- Schopenhauer -
Il Kggb ha deciso di inserire un cane nella sua vita e io ho fatto un rapido giro per la rete, per salvarla da orrendi pezzi d’allevamento che hanno nomi come Xavier, perché è una cucciolata con la Ics, hanno il pedigree e millantano una “linea di sangue della mezzaluna e dei falchi bianchi”, qualsiasi cosa voglia dire.
Ho visitato una rassegna di siti che si occupano di adozioni di cuccioli o di randagi adulti. E, devo dire, non mi sono piaciuti molto. Non mi piace l’attenzione, Posso dire morbosa?, con cui si racconta la storia dei cani. Non mi piace leggere che qualcuno ha spaccato la testa a badilate a un cane. Non basta dire che ha subito una serie di traumi, e, mettere in chiaro che ha problemi neurologici? E poi la storia la racconti, sì, ma al telefono, a chi decide di ascoltarla. Ma così. Così truce, così Mel Gibson. Così non mi piace. Non mi piace chi indugia sulle atrocità. Come chi fa volontariato e parla, al bar, delle sfighe degli altri.
Le sfighe e le violenze sugli animali e le storie brutte, quelle proprio brutte brutte io preferisco saperle solo se chiedo di saperle.
E’ per questo che io non metterò un banner a nessun sito di adozioni finché non ne troverò uno in cui si usi, soprattutto delicatezza e in cui la pietà non sia usata come strategia di marketing.
Somiglianze inquietanti… 14,Dicembre,2006
"E’ di vitale importanza comunicare il messaggio che la fedeltà nel matrimonio e l’astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l’infezione e per fermare la diffusione dell’Aids".
(Benedetto XVI)
"Morte alla pillola atea e nociva! Per l’ aspirina si gridi evviva!Che poi fa lo stesso effetto: non bisogna prenderla prima o dopo, bisogna prenderla… "invece"! E passano anche quei noiosi mal di testa…come disse Maria Antonietta…"
(Francesco Guccini)
Firmelettroniche 14,Dicembre,2006
Vi hanno tenuto compagnia, nelle mie mail, nell’ultimo anno e mezzo.
Adesso le ho raccolte tutte…
*
"Vorrei sapere chi è il mandante di tutte le stronzate che faccio."
(Altan)
*
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti…"
(Paolo Conte, "Boogie", 1990)
*
"Sto uscendo… se vedo qualcuno lo ammazzo, se qualcuno si azzarda a spararmi addosso non uccido solo lui…Gli ammazzo anche la moglie… E tutti i suoi amici… E gli brucio anche la casa…!"
(Clint Eastwood, "Gli Spietati" 1992)
*
"Non mi fido dei cammelli, come di chiunque possa stare un’intera settimana senza bere".
(Joe E. Brown)
*
"Capitolo quindicesimo
Nel quale anche i rimpianti appartengono alla felicità"
(Jean-Claude Izzo, "Churmo")
*
"Non scampa, fra chi veste da parata, chi veste una risata…"
(Guccini "Canzone di notte n°2")
*
"Non si risolvono i problemi con la forza. Soprattutto quando se ne ha poca."
(Leo Ortolani "Ratman" Tuttoratman n°20).
*
"Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca".
(De Andrè "Recitativo", 1968)
*
"La maggioranza si conquista il diritto di governare all’interno delle regole. Non di avere ragione."
(Moni Ovadia al festival della letteratura di Mantova 2005)
*
"Estaremo a vèdere…"
(Bianca Pitzorno,"Tornatràs")
*
"Forse per il fatto che ho aspettato tanto a lungo, io cerco qualcosa di assolutamente perfetto. Perciò non è facile".
"Un amore perfetto?"
"No, nemmeno io aspiro a tanto. Mi basterebbe poter fare i capricci. Questa perfetta libertà".
(Haruki Murakami "Tokyo Blues, Norwegian wood")
*
"Brindo ora alle presenze e assenze della vita con bicchieri di yogurt."
(Nei vagabondaggi per la rete)
*
"Conta come il due di picche quando la briscola è liquori"
(2 novembre 2005, autobus n°18)
*
"Ogni scarpa una camminata, ogni camminata una diversa concezione del mondo."
(Nanni Moretti "Bianca")
*
"Molti desiderano ammazzarmi. Molti desiderano fare un’oretta di chiacchiere con me. Dai primi mi difende la legge."
(Karl Kraus)
*
"Attenta all’uomo che ama cucinare; ti riempirà la cucina di pentole unte."
(Erica Jong "Diciassette avvisi in cerca di una poesia femminista")
*
"A volte ho la sensazione che il mondo intero sia contro di me, ma in fondo lo so che non è vero. Alcuni dei paesi più piccoli sono neutrali."
(Robert Orben)
*
"Il 98% delle donne ha la cellulite. Combatterla è un suicidio statistico."
(Pulsatilla, "La ballata delle prugne secche")
*
«E ora chiudi gli occhi. E immagina gli Champs Elisée»
(9/07/2006)
*
Quando tutto il resto fa fiasco, leggi le istruzioni.
(Assioma di Cahn)
*
"Io non mi lavo i denti con la pasta d’acciughe…Perché devi portarti il TUO dentifricio???"
(G. 1/05/2005)
*
"Quella che per me è 4-idrossi-3-metossi-benzaldeide, per te è profumo di vaniglia."
(F.)
*
«Ma Emporio Armani è il fratello di Giorgio Armani?»
(G., 28 giugno 2006, Cineplex)
*
«Ma tu è diverso. Tu saresti innamorato di me anche se fossi la Cucinotta.»
(28/06/2006 All’una e trentacinque circa.)
*
"…E poi abbiamo casse di maalox per pettinarci lo stomaco."
(Vagabondaggi per la rete…)
*
«Mi piaceva quel Pci perché aveva un progetto di un Paese diverso: ora mi dicono che il massimo dell’aspirazione sarebbe un Paese normale.»
(Mariangela Melato)
*
«Hanno arrestato il re. Decapitiamolo.»
(20/06/2006 Colla per sms)
*
«Io per esempio ho un amico scrittore, che una volta andò in aereo sino a Pechino, nel Catai, come dicevano gli antichi. Eppure, siccome è uno scrittore serio, tornando non si è mica messo a parlare dei cinesi! Al contrario, ha continuato a parlare dei cecinesi, e fa bene, perché quelli li conosce davvero.»
(Luciano Bianciardi, La vita agra)
*
"Se Parigi teniv ‘u mare, iev ‘na piccola Bari"
Se Parigi avesse il mare, sarebbe una piccola Bari.
(Meraviglioso detto barese, citato da G.)
*
"Primavera non bussa lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano."
(De Andrè "Un chimico")
*
"Ce la posso fare, ho un cugino nei boy scout!"
(John Belushi in "Chiamami aquila")
*
"Si sa che la gente dà buoni consigli
se non può più dare cattivo esempio."
(De Andrè, "Bocca di rosa")
*
"E’ dal 25 aprile 1945 che non tocco una castagna."
(1/04/2006 intervista al Partigiano Bastiàn)
*
"Tremaglia santo subito"
(Giuliana)
*
"Io trovo dappertutto la poesia
anche nell’atrio a casa mia
tra odor di chiuso e di brioches "
(Vinicio Capossela,"L’affondamento del Cinastic" )
*
"C’è un tempo bellissimo tutto sudato"
(Ivano Fossati, "C’è tempo")
*
Seconda legge di Hartley
Non andate mai a letto con gente più strana di voi.
*
Ho mal di testa e di universo
(Pessoa)
*
"Ci vuole giorno molto piovoso per affogare papera"
(G., citando Charlie Chan)
*
"Io quando sento parlare d’amore, personalmente, mi tocco gli attributi".
(Moni Ovadia 2/02/2006)
*
"Il padrone ha la tuba allungata ed ha baffi
arditi e in fondo già sa che restiamo alla frusta
qui uguali felici e incapaci di esser normali…"
(Capossela, "I pagliacci" da Canzoni a manovella, 2000)
*
"E chi era che stava inginocchiata a terra a macinare i cereali tra le due pietre? Chi ci stava, eh, chi ci stava?"
(Carmen Covito, "La rossa e il nero")
*
Legge di Howe
Ognuno di noi ha un piano che non funzionerà.
*
"DISGUSTORAMA"
(E. esiliata dalla rete…)
*
"Io se volete saperlo penso che la letteratura deve starsene lontana dagli strizzacervelli, perchè questi invece di rilassarsi e godersi la poesia che alcuni scoppiati hanno saputo spremere fuori dalla vita cosa fanno, cercano di prendere uno scrittore, allungarlo sul loro lettino e ficcargli in culo qualche complesso edipico. Così hanno risolto tutto."
(Rossana Campo "Duro come l’amore")
*
E: "Perchè poi, a questi punti, bisognerebbe capire chi è compagno di chi…"
Lamicavù: "Beh, io sono compagna di te!"
E: "Anch’io sono compagna di te…Che cosa ci hai messo nel caffè?"
Lamicavù: "Crema al whisky"
E: "Ah!"
(17 dicembre 2005, devastate dal freddo)
*
"Natale c’ha i cazzi suoi".
(Mery per sempre", 1989)
*
"Il mio cuore è un ristorante africano. Il tuo amore un ispettore sanitario di Zurigo."
(Tom Robbins)
*
"La speranza è l’ultima a essere grattata sui tagliolini al burro"
(2.01.2006 Zucconi su Radio Capital)
*
"Lui è alto e tu no, capita. Lui ha i capelli come seta e tu no, succede. Lui ha i boccoli e tu no, vabbè. Lui è sul magro e tu sei sul ciotto, può accadere. Lui balla bene e tu no, proprio per un cazzo. Lui sa parlare e tu no. Lui è ganzo e tu no. Lui è ricco e tu no. E lui sta scopando la tua ragazza su un divanetto e tu no. Insomma, lui è lui, e tu no. – Allora cosa devo fare? – Allora tu vai fuori e gli bruci la macchina."
(Andrea Pazienza)
*
"Se solo l’avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio"
( Albert Einstein )
*
"L’ostinazione è una virtù"
(Domenica pomeriggio al Balcone con l’Amicavù)
*
"Lasciamo le donne belle agli uomini senza immaginazione"
(Marcel Proust)
La mia vita negli anni ottanta (Capitolodue) 13,Dicembre,2006
Il papà della mia amica Mara era un signore alto, magro, curvo. Aveva sempre le occhiaie, come suo padre e come suo figlio Marcello. In quella famiglia tutte le donne erano basse, tondette e rubiconde e gli uomini così, un po’ gancio da macellaio, un po’ lampione.
Vivevano in un appartamento piccino, su due piani, insieme ai nonni. Si entrava direttamente in una cucina con il soffitto basso e una credenza di compensato lucido che ospitava una serie di santini, vasetti di fiori finti, statuine di pagliacci tristi e i regalini fatti di mollette di legno che fabbricavamo a scuola, ogni festa. La trovata più bella di sua mamma, che, in generale, non è mai stata un personaggio particolarmente interessante, era che lasciava sempre un bicchierino di impasto della torta per noi. Tutte le altre mamme del mondo lasciano il cucchiaio e, quando si sentono particolarmente buone, la zuppiera sporca da pulire col dito. Lei no, lei aveva istituzionalizzato il sommo piacere, non più assaggio accidentale ma pizzicorio di lievito vanigliato, carezza di burro, abbraccio di zucchero e uova.
Noi facevamo i compiti, o meglio, io facevo i compiti e trovavo il modo di infilare una qualche nozione nella testa di Mara, che aveva un senso pratico impressionante, per la sua età, ma non riusciva a distinguere il sussidiario dal quaderno di brutta.
Finiti i compiti potevamo uscire dalla porta sul retro e tuffarci nelle avventure della nostra personalissima isolachenoncè.
Perché questa casa di tappezzerie marroncine era incastonata in un enorme palazzo antico che accoglieva, a quei tempi, un ospizio per anziani.
Sembrava fatto apposta per giocarci dentro: c’erano lunghi corridoi con i pavimenti di ardesia, sorvegliati da statue enormi di benefattori seri e impettiti. C’erano almeno tre cortili di cui uno ordinato, con le panchine, vicino al bar, uno pieno pieno di gatti randagi e l’ultimo, il giardino segreto, con le erbacce alte fino alle ginocchia, gli alberi non potati e una finestra dove qualcuno urlava sempre una lingua che, giuravamo, non si poteva capire. C’erano i reparti, dove avevamo fatto amicizia con qualche ricoverata. La Bianchina, al quinto piano, aveva un figlio che la andava a trovare tutti i giorni. Camminava, camminava sempre e parlava come una bambina. L’avevamo scoperta, un giorno, dalla macchina del caffè. Era scappata e si era fermata lì.
Noi avevamo sette o otto anni e a casa il caffè non lo potevamo bere, a parte la solita mamma di Mara, che gli lasciava lo zucchero in fondo alla tazza da tirare su col dito. Quando abbiamo scoperto il distributore automatico abbiamo cominciato a portarci le monetine e a fare il pieno di caffeina.
E giravamo, bambine drogate, col cuore in gola, immaginando il maniaco all’angolo del garage, la Sagoma, che era il fantasma di uno sgabuzzino buio al terzo piano, la casa abbandonata e le voci. Si sentivano mille voci nei corridoi.
La casa abbandonata era la gemella di quella di Mara, forse un po’ più grande. Era tutta piena di polvere e di oggetti dimenticati lì dalla notte dei tempi, piatti, bicchieri, casse di documenti che ci siamo presto stancate di leggere. Nessun complotto, nessuna storia interessante. Ci abbiamo messo, credo, un mese di tentativi per entrare. Mettevamo la testa dentro e scappavamo al primo rumore, al primo squittìo di topo, al primo scricchiolare sotto i piedi. Prima che esplorassimo le stanze di sopra qualcuno l’ha chiusa con un lucchetto.
Ogni tanto studiavamo a tavolino qualche missione speciale, un corridoio deserto, uno dei tanti reparti abbandonati. Allora disegnavamo la mappa, a scuola, in segreto. E poi facevamo i compiti in fretta e furia e partivamo con lo zaino. Dentro c’erano i pattini, per scappare più veloci e altre cose che potevano servirci, come la fiala puzzolente che Simona aveva rubato a suo fratello a carnevale e che, eravamo sicure, un giorno ci avrebbe salvato la vita. L’avremmo gettata come una granata e saremmo fuggite dal mostro acquattato nell’angolo. Dopotutto ci doveva essere un motivo valido come un mostro per aver abbandonato tutto un corridoio, addirittura tutto il piano. Andavamo, come prima cosa, nella cappella. Pregavamo per il buon esito della missione, come veri cavalieri medievali. Se avessimo potuto, se non avessimo avuto paura di mandare all’aria tutti i nostri splendidi piani avremmo anche chiesto la benedizione dei pattini. Ma i preti hanno questo brutto vizio di essere adulti. Meglio non rischiare.
Poi la magica pozione del distributore, il druido. E la missione.
Tornavamo a casa all’ora in cui le mamme venivano a prenderci. Ma dove state tutto il pomeriggio, che tornate sempre sudate?
In giro, mamma.
E camminavamo verso la cena, che era già buio, una decina di passi avanti, confabulando a bassa voce.
Una testa di maiale davanti al cantiere della moschea contestata di Colle 12,Dicembre,2006
COLLE VAL D’ELSA - Oriana Fallaci la voleva far saltare in aria, ieri notte vandali hanno lasciato una testa di maiale, per sfregio, davanti al cantiere. E’ la moschea di Colle Val D’Elsa, provincia di Siena, che si è attirata gli anatemi della giornalista nel libro l’Apocalisse e ancora pochi mesi prima della sua morte dalle pagine del New Yorker.
Che non era l’unica a quanto pare a non volere il compimento dei lavori. La testa mozzata del suino, animale considerato impuro dalla religione islamica, è stata ritrovata nei pressi del cancello del cantiere. Ad accorgersi dei resti dell’animale è stato il custode che, questa mattina, ha subito allertato i carabinieri.



