Oggi ripiego nel privato.
Perché mi sento come quell’adolescente che ha strappato ai genitori il permesso di rientrare a mezzanotte e che adesso è segregata in casa, perché suo fratello stronzo, con la scusa, è arrivato alle quattro.
E, quindi, ho deciso di prendermi una vacanza da questo quadro politico disastroso, dal naufragio delle nostre speranze che, comunque, avevamo già lasciato a terra per tre quarti e, finalmente, rivelare la vera ricetta delle lasagne, ricetta della nonna, da scambiare con quella napoletana, salame, uova e ricotta.
Quindi.
Tempo di preparazione: due giorni.
Difficoltà: non tanti pentolini.
Gli ingredienti li dico nel frattempo.
Come prima cosa bisogna preparare il ragù nella pentola del ragù, rigorosamente di coccio.
Si soffriggono cipolle varie, erba cipollina, aglii, ma anche carote, sedano, se è stagione, peperoni a pezzetti. Quando è tutto bello dorato si aggiunge la carne. Macinato di manzo, macinato di maiale e salsiccia, decidete voi le percentuali. Perché io, in questi giorni mi sono intristita abbastanza a calcolare numeri e percentuali. Perché, se andiamo a vedere il cuore del problema, è la maggioranza risicata. E allora io comincio a pensare che la gente lo vuole questo brutto governo paternalista. Hanno votato al centro più di quanto abbiano votato a sinistra. E questa qui si chiama democrazia. Allora io penso che il grosso del lavoro, per noi di sinistra, non sta più in parlamento. Forse non ci stava neanche prima. Sta nelle scuole, sta nel parlare, nel divulgare, nello scrivere, nel far pensare ed educare la gente alla libertà di giudizio, al coraggio delle proprie idee.
Al macinato io, di solito, aggiungo pepe, qualche pallina di ginepro e un po’ di dado in polvere, al posto del sale. E si mescola e si mescola finché non si cuoce un po’. Poi si stempera col vino rosso.
Quando anche il vino è evaporato e la carne è cotta senza grumi, in una consistenza di ghiaia, allora si aggiunge il pomodoro.
E si cuoce a fuoco lento.
Perché questo paese ha l’autoritarismo nel dna. Perché, in qualche modo non possiamo fare a meno di qualcuno che ci dica dodici punti, condivisibili, ma i diritti civili no.
Una bolla ogni tanto.
Lento.
Perché il fatto che due persone omosessuali non possano sposarsi (e visto che i dico non si fanno più io ricomincerò a parlare di matrimonio, perché in questo momento non chiedo niente di meno), è un problema di diritti civili. Come gli afro-americani.
La mia bisnonna lo lasciava semplicemente sulla stufa due giorni, aggiungendo ogni tanto brodo, ogni tanto vino, ogni tanto acqua e mescolando queltantochè, il sugo, dico.
Io, in genere lo preparo alla sera e poi lo lascio nella pentola a riposare tutta la notte, ri-accendendolo al mattino, mentre preparo gli altri ingredienti.
Per la besciamella bisogna regolare bene il burro e il latte. Per un litro di latte ci vanno cento grammi di burro e cento di farina.
Si mescolano insieme il burro e la farina, sul fuoco. Si forma una crema. Alla crema si aggiunge mescolando bene, il latte tiepido.
A questo punto, a mia nonna, mescolando, non si formavano più i grumi. Io, invece, uso il frullatore a immersione. Aspettando che cominci a bollire aggiungo pepe oppure coriandolo perché la noce moscata non mi piace.
Ma se è una battaglia per i diritti civili allora non bisogna solamente giocarla in parlamento ma nelle strade. Perché, a un certo punto, ci diano i numeri per cambiare le cose. Non si fa nessuna riforma se la società non è pronta.
Quando è bella densa. E la besciamella è importante che sia proprio densa, allora si spegne e si lascia raffreddare, sempre mescolando ogni tanto, se no vengono di nuovo i grumi e tocca violentala di nuovo con il frullatore a immersione. Quando è tiepida si aggiungono due rossi d’uovo.
Ho dimenticato di dire che ci va il sale, ma voi mettetelo.
Perché è la gente che vota un partito, non è il partito che cerca di capire cosa vuole la gente e in base a quello fa il programma. Ci vorrebbe la coerenza di dire: “Io voglio la dittatura del proletariato, se la volete anche voi allora votatemi”.
Mentre il sugo brontola nella pentola e la besciamella si fredda si prepara la pasta, che tradizione vuole si fatta non con le uova di gallina ma con quelle d’oca.
Io uso un uovo di gallina per ogni etto di farina. Salo un po’, impasto e faccio le strisce con la Pasta Imperia, che è il nome con cui chiamo la macchina con la rotella che fa la lasagna.
Quando è tutto pronto cuocio le lasagne dentro l’acqua.
E metto nel tegame, strato dopo strato, uno di ragù, uno di besciamella e formaggio, alte quanto volete.
Formaggio si può prendere fontina a fette o qualsiasi altra cosa che non sia piccante o troppo gustosa.
E poi parmigiano e parmigiano, e qualche ricciolo di burro a guarnire.
Scrivere le lasagne, abbiamo appurato, non è un’attività zen.