La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Blood diamond 26,Febbraio,2007

Archiviato in: Strampalate recensioni — diversamentequilibrata @ 11:17 am

Il prezzo del biglietto è totalmente ripagato dalla notizia che ad aprile uscirà 300, il film tratto dal fumetto di Miller sulle Termopili, che io non sono mai riuscita a leggere, perché classicista. Ma che andrò a vedere col Puntoggì, che è stato avvisato in tempo reale, infrangendo l’ultimo tabù: il telefonino al cinema.

Lo voglio vedere alla fiumara.

E lo voglio vedere con la pancia piena di pesce crudo.

Siete avvisati.

Tornando al film posso dire che è un polpettone ollivudiano che ha il pregio di avere una finalità sociale. La morale è: non comprate diamanti, che de Beers è uno stronzo. A me un po’ dispiace di essere andata a vederlo, che avrei voluto dimenticarmelo e avere un anello di fidanzamento come tutte le altre ragazze che non siano sinistrorse rompicoglioni.

Notevolissimo Di Caprio, che sta invecchiando in maniera splendida e, quasi, le rughette d’espressione offuscano l’addominale, sempre lucido, sempre in primo piano, come del resto quello, scultoreo e poco credibile, dell’altro protagonista.

Forse avrebbe dovuto finire dieci minuti prima, togliendo un po’ di significato alla trama, ma facendoci uscire dal cinema con le stesse lacrime di Titanic.

Cast: mille stellette, il casting.L’ha tantissimo fatto una donna.

Personaggi: troppo pretenziosi per due ore di film d’azione. E, devo dire, assurdi i ribelli che sembrano sempre un gruppo di punkabbestia infoiati e drogati a un rave.

Trama: andava sviluppata meglio. Le scelte obbligate dei personaggi non sono sempre così chiare.

Soggetto: bello

In definitiva: direi sei stellette su dieci. Anzi, sette, c’è un prepotente e apprezzabile ritorno della sigaretta in scena che neanche Bogart.

Consigliato per single femmine, in una serata solitaria e senza pretese, di pizza e divano.

 

La vera ricetta delle Lasagne e i pensieri intrusi 23,Febbraio,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 11:55 am

Oggi ripiego nel privato.

Perché mi sento come quell’adolescente che ha strappato ai genitori il permesso di rientrare a mezzanotte e che adesso è segregata in casa, perché suo fratello stronzo, con la scusa, è arrivato alle quattro.

E, quindi, ho deciso di prendermi una vacanza da questo quadro politico disastroso, dal naufragio delle nostre speranze che, comunque, avevamo già lasciato a terra per tre quarti e, finalmente, rivelare la vera ricetta delle lasagne, ricetta della nonna, da scambiare con quella napoletana, salame, uova e ricotta.

Quindi.

Tempo di preparazione: due giorni.

Difficoltà: non tanti pentolini.

Gli ingredienti li dico nel frattempo.

Come prima cosa bisogna preparare il ragù nella pentola del ragù, rigorosamente di coccio.

Si soffriggono cipolle varie, erba cipollina, aglii, ma anche carote, sedano, se è stagione, peperoni a pezzetti. Quando è tutto bello dorato si aggiunge la carne. Macinato di manzo, macinato di maiale e salsiccia, decidete voi le percentuali. Perché io, in questi giorni mi sono intristita abbastanza a calcolare numeri e percentuali. Perché, se andiamo a vedere il cuore del problema, è la maggioranza risicata. E allora io comincio a pensare che la gente lo vuole questo brutto governo paternalista. Hanno votato al centro più di quanto abbiano votato a sinistra. E questa qui si chiama democrazia. Allora io penso che il grosso del lavoro, per noi di sinistra, non sta più in parlamento. Forse non ci stava neanche prima. Sta nelle scuole, sta nel parlare, nel divulgare, nello scrivere, nel far pensare ed educare la gente alla libertà di giudizio, al coraggio delle proprie idee.

Al macinato io, di solito, aggiungo pepe, qualche pallina di ginepro e un po’ di dado in polvere, al posto del sale. E si mescola e si mescola finché non si cuoce un po’. Poi si stempera col vino rosso.

Quando anche il vino è evaporato e la carne è cotta senza grumi, in una consistenza di ghiaia, allora si aggiunge il pomodoro.

E si cuoce a fuoco lento.

Perché questo paese ha l’autoritarismo nel dna. Perché, in qualche modo non possiamo fare a meno di qualcuno che ci dica dodici punti, condivisibili, ma i diritti civili no.

Una bolla ogni tanto.

Lento.

Perché il fatto che due persone omosessuali non possano sposarsi (e visto che i dico non si fanno più io ricomincerò a parlare di matrimonio, perché in questo momento non chiedo niente di meno), è un problema di diritti civili. Come gli afro-americani.

La mia bisnonna lo lasciava semplicemente sulla stufa due giorni, aggiungendo ogni tanto brodo, ogni tanto vino, ogni tanto acqua e mescolando queltantochè, il sugo, dico.

Io, in genere lo preparo alla sera e poi lo lascio nella pentola a riposare tutta la notte, ri-accendendolo al mattino, mentre preparo gli altri ingredienti.

Per la besciamella bisogna regolare bene il burro e il latte. Per un litro di latte ci vanno cento grammi di burro e cento di farina.

Si mescolano insieme il burro e la farina, sul fuoco. Si forma una crema. Alla crema si aggiunge mescolando bene, il latte tiepido.

A questo punto, a mia nonna, mescolando, non si formavano più i grumi. Io, invece, uso il frullatore a immersione. Aspettando che cominci a bollire aggiungo pepe oppure coriandolo perché la noce moscata non mi piace.

Ma se è una battaglia per i diritti civili allora non bisogna solamente giocarla in parlamento ma nelle strade. Perché, a un certo punto, ci diano i numeri per cambiare le cose. Non si fa nessuna riforma se la società non è pronta.

Quando è bella densa. E la besciamella è importante che sia proprio densa, allora si spegne e si lascia raffreddare, sempre mescolando ogni tanto, se no vengono di nuovo i grumi e tocca violentala di nuovo con il frullatore a immersione. Quando è tiepida si aggiungono due rossi d’uovo.

Ho dimenticato di dire che ci va il sale, ma voi mettetelo.

Perché è la gente che vota un partito, non è il partito che cerca di capire cosa vuole la gente e in base a quello fa il programma. Ci vorrebbe la coerenza di dire: “Io voglio la dittatura del proletariato, se la volete anche voi allora votatemi”.

Mentre il sugo brontola nella pentola e la besciamella si fredda si prepara la pasta, che tradizione vuole si fatta non con le uova di gallina ma con quelle d’oca.

Io uso un uovo di gallina per ogni etto di farina. Salo un po’, impasto e faccio le strisce con la Pasta Imperia, che è il nome con cui chiamo la macchina con la rotella che fa la lasagna.

Quando è tutto pronto cuocio le lasagne dentro l’acqua.

E metto nel tegame, strato dopo strato, uno di ragù, uno di besciamella e formaggio, alte quanto volete.

Formaggio si può prendere fontina a fette o qualsiasi altra cosa che non sia piccante o troppo gustosa.

E poi parmigiano e parmigiano, e qualche ricciolo di burro a guarnire.

Scrivere le lasagne, abbiamo appurato, non è un’attività zen.

 

Timido suggerimento 22,Febbraio,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 3:00 pm

Gentile Presidente Napolitano,
Ritengo sia giunto il momento di tirare fuori dalla manica i suoi cinque senatori a vita.

 

Carne da piccone 22,Febbraio,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 11:17 am

C’è stato un momento, prima delle elezioni che hanno partorito questo governo bruttino in cui ho fatto il mio famoso esame di coscienza per stabilire il prezzo del mio sostegno all’Unione. E, mentre ero lì che pensavo quanto mi sarebbe costato in termini di coerenza sostenere un governo gomito a gomito con la margherita, mentre pensavo ai pacs, alle riforme sociali vere, mentre speravo Zapatero e Vladimir Luxuria, quantomeno alle pari opportunità, c’è stato il primo strappo.

Ferrando ha parlato senza mezzi termini e in maniera, a mio parere, assolutamente condivisibile della strage di Nassiriya.

«Noi siamo per la rivendicazione del diritto alla sollevazione popolare irachena contro le nostre truppe. Tutti gli episodi in cui ci sono stati nostri caduti, rientrano in tutto e per tutto nelle responsabilità d’una missione militare al servizio dell’Eni ».

E ricordo una replica di D’Alema che, sostanzialmente, diceva che si poteva fare a meno dei voti della minoranza trotzkista qualora non avesse condiviso il programma.

D’Alema è un personaggio che mi fa antipatia di pelle, quindi, complice questo e il fatto che io, sempre e comunque, penso che le minoranze vadano tutelate e che debbano avere voce nelle decisioni che riguardano tutti, anche loro, avevo deciso di non dare il mio sostegno all’Ulivo. E me ne andavo in giro torva, rimuginando anche il discorso di Dinamiteblà, l’uomo degli anni settanta, che, bonario e paternalista come tutti gli uomini degli anni settanta, mi raccontava di quando faceva politica con Ferrando. Sintetizzando in due parole: un cretino.

Alla fine ho deciso di votare. Ho deciso che il prezzo del mio voto era nel programma dell’Unione, ho votato per i pacs, ho votato per il ritiro dall’irak, ho votato per una riforma seria del mercato del lavoro. E per queste cose ne ho dovuto lasciar perdere altre.

Ora il governo è caduto, perdendo clamorosamente la scommessa che lo voleva più duraturo dell’amore tra me e il Chimico, nato fra le schede delle politiche.

Caduto anche per mano trotzkista.

Trotzkista come il panettiere che, leggenda vuole, dovrebbe essere il mio uomo ideale.

E poi, gironzolando in rete leggo che Ferrando diceva:

«Prodi dovrà fronteggiare una forte opposizione sociale di sinistra, di cui saremo il referente politico. E si troverà davanti una serie di scogli, su cui Rifondazione non potrà transigere. Non possiamo mandare all’estero un solo soldato, anzi dobbiamo farli rientrare tutti, non solo dall’Iraq ma anche dall’ Afghanistan e dai Balcani. Il programma di Prodi è la negazione di ciò per cui siamo nati: dovremo smontarlo pezzo per pezzo. No alla continuità con la riforma Dini delle pensioni, contro la quale facemmo ostruzionismo in Parlamento; no allo spirito di Maastricht, il cui rifiuto fu alla base della nascita di Rifondazione. Sì all’uscita dalla Nato, nostra antica battaglia, e all’abolizione totale della legge 30 sulla precarietà del lavoro. No all’aumento delle spese militari. No a tagli alla spesa sociale. No agli aiuti alle imprese, neppure per la ricerca e le nuove tecnologie, perché il conto lo pagherebbero i proletari».

Sacrosanto, lo penso anche io.

Ma io non penso che bisogna entrare a tutti i costi in parlamento (leggo che si chiama entrismo, che una volta si faceva col PC) per cercare in modo rocambolesco di condizionare decisioni già prese.

Se il ritiro dall’ Afghanistan era condizione imprescindibile per sostenere la coalizione, bisognava metterlo in chiaro prima. Oppure, e avrei apprezzato anche questo, ammettere che, per un problema di coscienza, non si poteva restare in parlamento. Eleggetevi un altro senatore.

Si possono dare le dimissioni da senatore?

Io nel novantacinque ero una frillina del liceo. E me la ricordo la Marida Bolognesi che piangeva. E’ stato un momento importante della mia formazione politica. Ho capito che si poteva averle a cuore le decisioni che si è costretti a prendere.

Ma questi due: Rossi e Turigliatto.

Io dubito che per loro sia stato così doloroso.

E lo ammetto, aveva ragione Dinamiteblà, come al solito. Sono imbecilli che sostengono ragioni sacrosante.

E di trotzkista, per ora, mi tengo solo il panettiere.

 

Ho adottato questo porcello viertuale… 21,Febbraio,2007

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 12:59 pm

Ma ora non so come metterlo nella banda a lato…
iuto!

 

Due considerazioni 21,Febbraio,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:53 am

La prima è che la psicoanalisi salverà il mondo.
La seconda è che, ciononostante, in rete non ho trovato una foto di Freud che sorride.

 

La Nessi ha sempre ragione 20,Febbraio,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 1:02 pm

Cliccate qui sotto e andate nella colonna di sinistra a vedere qual’è il libro di culto dei "ragazzi di destra" che nel frattempo hanno imparato a leggere…

http://casadelleliberta.blog.kataweb.it/about.html

(Vi do un aiutino)

 

Post-politica (Ovvero le cose che vengono dopo la filosofia politica) 20,Febbraio,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 12:27 pm

C’è un momento preciso, nella vita di un commediografo, in cui hai quello che vuoi scrivere chiaro in testa. Sei seduto da qualche parte a farti gli affari tuoi, e, a un certo punto, arriva l’illuminazione.

Poi vai a casa, cominci a scrivere e scopri che quelli che avevi chiari erano i punti salienti, i pezzi importanti, quelli che poi gli spettatori si ricordano. E che la scrittura è un lavoro da artigiani, è cucire e tagliare.

Ma se sei un commediografo devi portare tutto sul palcoscenico. E, non solo se non lo conosci, ma anche se tu sei il regista, tutto viene deformato. Si accartoccia tutto all’impatto con la realtà.

Io penso che la vita di noi che facciamo politica sia un po’ questa del commediografo. E, se mi è permesso, immagino che sia un po’ la vita delle piccole produzioni. Tu hai mille idee bellissime e poi il regista rompe le palle, gli attori pretendono cose e mai che ci sono i finanziamenti e mai che ci sono i tempi giusti, mai che tutti arrivino in orario alle prove.

Sostanzialmente io penso che siamo in un periodo buio. E bisogna ammetterlo che è un periodo buio.

Se c’è la gente che si ammazza allo stadio, se ci sono quelli che hanno le alzate d’ingegno di rifare le bierre, se Ruini esiste e se l’Udicì ci affligge con i cartelli sulla vera Famigghia vuol dire che ci sono tensioni sociali tali e tante.

Io penso di avere il privilegio di un punto di vista strategico che è l’Ufficio di Collocamento. E l’idea che mi sono fatta da qui è che la situazione effettiva del mercato del lavoro e quindi di tutto il resto della repubblica sia peggiore della coscienza comune che si ha, magari leggendo i giornali o guardando il tiggì.

Certamente i dati sull’occupazione sono falsati dal punto di vista da cui li si guarda. Per esempio, io sono sicura che se l’azienda dei trasporti smettesse di regalare la tessera dell’autobus ai disoccupati ci accorgeremmo che la metà degli iscritti, di fatto, non sta cercando lavoro né risulta disponibile. In compenso la metà che sta cercando ha una frequentazione recidiva. Vivono (viviamo, io mica sono una statale, eh) nell’incertezza e non sono tutelati.

Io sulla questione della flessibilità non ho antipatie a priori. Teoricamente non mi dispiacerebbe cambiare lavoro ogni due o tre anni. Il problema è che deve essere un lavoro con la mutua, le ferie e il sussidio di disoccupazione che sono le tre condizioni essenziali perché un lavoratore sia indipendente e non sfruttabile.

Invece la nostra generazione in particolare, ma i lavoratori meno tutelati in generale, sono stati travolti dalla liberalizzazione del mercato del lavoro senza tutele, senza coscienza, senza l’occhio lungo per capire che tutto questo avrebbe avuto gravi ripercussioni sociali, per tutti, mica solo per le classi deboli.

Adesso io non vorrei dare l’impressione di nutrire eccessivi rancori e risentimenti verso questa classe politica che c’è al governo, ma ve lo ricordate che il Ministro Treu non era di Forza Italia, era della Margherita? E quella riforma del lavoro ce la siamo votata sì, fino all’ultimo parlamentare che serviva per dire sì alle agenzie interinali e sì ai contratti di collaborazione.

L’amica Nessi stamattina mi ha ricordato che quando ci hanno provato in Francia non ci sono riusciti.

Allora io mi chiedo se ci avesse provato il GovernoNano a rifilarci una Legge Treu, ci sarebbe riuscito?

Perché a guardarla bene la legge Biagi è migliore. Quantomeno ha dato una regolamentazione precisa alle collaborazioni, e non è poco.

E’ un esempio, è il mio esempio.

E ce ne sono molti altri. Perché, mi rendo conto che qui non si discute sulle idee. Dall’impasto politico del pane, ai massimi sistemi dell’economia mondiale qui siamo tutti d’accordo.

La sceneggiatura si può scrivere con tutte le mani della comune-ty.

E’ la messa in scena che è problematica.

Si dice che bisogna votare sempre e comunque a sinistra. E siamo fortunati a vivere in Italia, perché se fossimo inglesi a votare sempre e comunque a sinistra voteremmo Tony Blair. E, con tutta probabilità, ci toccherebbe riconoscere che è meglio lui di un governo conservatore.

Primo dato.

Visti gli ultimi sviluppi, visto l’esempio della Legge Treu per dirne una vecchia, ma visto il tav e la base di Vicenza per dirne due nuove, allora io dico che dovremmo scrivere una carta per riconoscere un partito o un governo di sinistra. Metterci d’accordo sui punti tutti insieme, così che un giorno non arrivi un altro Nano Malefico e ci dica ehi farò una grande coalizione di centro sinistra alla Tonibler.

Una cosa tipo le tre leggi della robotica.

Una carta che ci serva a dare limiti precisi al realismo. A quella cosa che mi fa venire i brividi che è la realpolitik, che quando uno dice quella parola lì già lo sai che sta cercando di venderti qualcosa che non ti piacerà.

Sapere che ci sono cose che vogliamo e rivendichiamo e non accettiamo un passo in meno e non voteremo un passo in meno o un passo indietro.

E non dico le fantaproposte del socialismo reale. Punti realisti, come un regolamento di condominio in formato più grande.

E questo è il lavoro che sto cercando di fare con la Candidata. Sto cercando di pensare un mio regolamento entro cui trovo scandaloso darle il mio consenso.

Perché mi sa che il problema del terzo valico è il problema della città che sogniamo. Ho detto, per chiudere come una battuta che sogno Amsterdam, ma era proprio una battuta. Io i quartieri a luci rosse non li voglio no.

Però non sono sicura che se il passato di Genova è stato un passato portuale e industriale debba necessariamente continuare ad esserlo. Dico che prima del porto lungo bisognerebbe pensare a tutte le soluzioni possibili, con buona pace degli imprenditori che guadagnerebbero niente ad ammodernare la ferrovia che c’è invece di devastare un appennino già devastato. E’ un po’ come una che va dal parrucchiere pasticcione che gli fa un taglio tutto storto e una tinta che sembra un cane di peluches e quando lei, giustamente, si lamenta il parrucchiere: “Ma ti sei vista la faccia che hai?”.

Dico che, a volte, ci vuole un po’ di fantasia. Dico che bisognerebbe prendere in considerazione la possibilità di inventarsi altri scenari possibili. Poi, dopo aver immaginato e pensato e fatto i conti, magari ci viene in mente che l’unica cosa è il terzo valico e allora lo facciamo.

Ma prima di piegarci al compromesso, come in tutti i mercati e i mercanteggiamenti che si rispettino, dobbiamo decidere quanto possiamo pagare, quant’è l’ultima offerta.

 

Eugenio: Un Cocco-Virus? 20,Febbraio,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:36 am

La novità di oggi è che il figlio del mio compagno di banco (quello che, per inciso, divide il telefono con me) ha la scarlattina.

Rabbrividiamo.

 

19,Febbraio,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 1:14 pm

Dalip

 

16,Febbraio,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 12:47 pm

79879958_3e485b3bb4_1 Con questo sole, con questo venerdì che corre veloce.

Con lo zaino che aspetta.

Con la Caña in vacanza in montagna.

Con le mie solite scarpe, i soliti panini fasciati nella carta stagnola.

Con i guanti, la sciarpa e gli occhi che ridono. Con un po’ d’inquietudine, ma già meno di quando siamo state a Torino, per esempio. Con il termos del caffè-corretto-crema-whisky, con il grande ritorno del Puntoggì, che non manifestava dai tempi dei tre milioni a Roma. Col Chimico, per la prima volta nella parte giusta della parte giusta. Con gli altri che ci vediamo là. Con la sorpresa che sto pensando. Con le arance che fanno bene, che tanto i limoni li porta laNessi. Con la macchina fotografica, non ce n’è come le bandiere rosse sotto il sole. Con la gatta che ci aspetta a casa. Con un’altra città da sbirciare, mentre sei dentro il corteo. Con l’aria di chi sta facendo la cosa giusta. Con una nuova spilletta (laNessi da aggiungere alla sua collezione, io da perdere nei successivi dieci giorni).

Con le nostre canzoni, con i nostri striscioni e i nostri buffi cappelli.

Proprio così.

 

15,Febbraio,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 3:56 pm

http://ilblogdellanessie.blogspot.com/

Egregio Signor Ministro dell’Interno,
Mi associo all’appello che le ha rivolto la mia amica Nessi.
Perchè io sono una di quelle che mangerà la pasta del ritorno.
Ma soprattutto perchè io sono una di quelle che in questo governo stanno perdendo fiducia, giorno dopo giorno, pasticcio dopo pasticcio, compromesso dopo compromesso e più del dolore delle manganellate sarebbe la delusione.
E.

 

Un post politico preliminare.Ovvero della Candidata, del Corridoio Ventiquattro e del futuro del Porto 15,Febbraio,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 12:07 pm

(Chi guarda Genova sappia che Genova/si vede solo dal mare/quindi non stia lì ad aspettare/di vedere qualcosa di meglio, qualcosa di più./di quei gerani che la gioventù/fa ancora crescere nelle strade.)

Ormai da qualche settimana il programma della Candidata alberga sulla mia mensola-comodino.

La sera il Chimico ha preso a leggere romanzi e, in un’alternanza in cui solo l’Amore, e nel quotidiano, io sottolineo parole come siderurgia, logistica e container. E si disquisisce amabilmente, sotto il piumone, bisogna liberare il ponente dalle merci in stoccaggio.

La Candidata dice che c’è un infinito radioso futuro pensato proprio per noi dalla Comunità Europea. Che di noi si fida e ci finanzia. Noi dobbiamo fare parte di una cosa che si chiama il Corridoio-Ventiquattro.

Perché nei piani della Comunità Europea ci sono una serie di corridoi dove far passare le merci che devono arrivare veloci e fresche da una parte all’altra.

Quindi le merci sbarcano in porto.

Ma adesso succede che se ne stanno ad aspettare per un sacco di tempo a Ponente nei loro container che i tir li vengano a prendere. I tir che fanno le nostre autostrade pericolose e intasate. E inquinano.

Quindi lei dice facciamo il porto lungo, facciamo che le merci sbarcano in porto e vengono caricate sui treni per Ovada, dove facciamo lo stoccaggio e l’eventuale lavorazione. Niente più tir, niente più container a Ponente.

E noi ritorniamo a essere un grande porto europeo, come Rotterdam.

Detto così sembra una grande idea.

Ma io ho un sacco di dubbi.

E ho chiesto al Chimico. E non lo sa.

E ho chiesto al Segretario della Sezione Cachemire. E non lo sa.

E ho chiesto alla Panettiera attivista dei centri sociali. E non lo sa.

E ho chiesto anche a mia madre, che spesso ha soluzioni che non sospetto. Non lo sa.

Allora comincio a raccontarvi i miei dubbi, sperando che, fra i lettori che passano di qui, ci sia qualcuno che può rispondermi. Accetto tutto, suggerimenti, link, letture.

Ho intenzione di venirne a capo.

Allora io, come prima cosa, mi chiedo: Ma noi non eravamo contrari alla globalizzazione nel senso di circolazione sfrenata e nociva? Non eravamo quelli che dicevano che non si devono magiare a Praga biscotti cucinati a Madrid perché sono le ricette che devono viaggiare e non le merci? E adesso perché votiamo qualcuno con il corridoio-ventiquattro nel programma?

Poi: qualcuno ha chiesto alla gente di Ovada, alle comunità dell’Appennino e al basso Piemonte, in generale, se sono d’accordo a fare “lo stomaco del porto”?

Quale impatto ambientale avrà, sull’Appennino, tutto ciò?

Abbiamo studi di fattibilità sul terzo valico? Non è che poi finisce come IL tav che c’è l’amianto?

E ancora: è giusto che lo costruisca una società tutta e solo privata?

Poi sono finita su questo sito:

http://iovoto.ilsecoloxix.it/page_13.htm

Dove ho trovato questa tabella che dice cose che sappiamo già tutti.

DEMOGRAFIA
Residenti totali a Genova: 605.084
Cittadini da 0 a 19 anni: 14%
Cittadini da 19 a 65 anni: 60%
Cittadini da 65 anni in su: 26%
Cittadini sopra i 75 anni: 13%

Sostanzialmente che viviamo in una città di anziani. E che, comunque, saremo destinati a diventare una piccola città. E allora quanto vale la pena di investire sulle industrie, sul porto più grande del mediterraneo?

Non sarebbe il caso, forse, di accettare che La Grande Genova delle industrie, del bum economico, Genova del Triangolo Industriale è il passato della città e cominciare a costruire un futuro a misura di un’ altra città vivibile per i pochi abitanti che avrà tra vent’anni?

Magari pensare a qualcosa di diverso.

Scherzavo col Chimico, in una delle chiacchierate sotto il piumone.

E se guardassimo a Amsterdam invece che a Rotterdam?

 

COMUNICATO 14,Febbraio,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 12:28 pm

BuonGiorno a tutti.
Mi chiamo Eugenio.
E sono il Virus Influenzale che ha preso possesso di E.
Mi ha chiesto di salutarvi e augurarvi buona giornata, avendo lei il cervello in gelatina, il daso tabbato e lo sbocchino, ed essendo impossibilitata a farlo di persona.
Mi tratterrei più a lungo con voi ma devo portarla a casa in fretta per farmi dire dove sono i libri della scuola e cominciare a studiare la riforma protestante che dovrò speigare stasera.

Cordialmente

Eugenio

 

Prevenire è meglio che finire torturati da un maniaco (Ovvero una cosa che mi è venuta in mente sul cane misterioso di sassari) 13,Febbraio,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 11:27 am

Ho visto la foto del cane di Sassari, quella che è girata per tutti i telegiornali.

E, sul mio sito dei cani abbandonati, quello dove cerco sempre di piazzarne uno agli amici, ho letto tutta la storia per intero. Perché, com’ebbi già a dire, questa gente un po’ di gusto del macabro ce l’ha.

E mi sono venute in mente cose.

Io penso che in Italia, sicuro, ci sia una cultura diffusa di scarso rispetto per gli animali. C’è un filone di abbandoni, quelli del cane “giocattolo”, che viene comprato ai bambini perché va di moda, perché è uscito il tale film, e io, quelli non li sopporto. Perché un animale non è un prodotto di consumo. Non è un regalo e non si cambia con un altro, se non piace. E’ vivo.

E poi c’è quello legato alla cultura contadina del nostro paese, dei cani da caccia, cani da catena, da guardia, da pastore.

Mia nonna mi aveva raccontato che, una volta, era in vacanza a Cremadasca. Il cane della sua vicina, che ci viveva tutto l’anno lì, sui monti sopra Parma, continuava a andare nel pollaio a fare strage di pulcini. Un giorno lei lo ha trascinato fuori, colto in flagrante, gli ha messo la testa su un ceppo e gliel’ha tagliata. Senza rabbia, senza pietà, senza raccapriccio.

Nello stesso modo si racconta che la mia amica Giada, figlia di cacciatori, un giorno stesse andando con il suo fidanzato a trovare i genitori a Gavi. Dicono che lo abbia fatto accostare al marciapiede perché aveva visto una volpe investita. Voleva tagliarle la coda e portarsela a casa.

Ma questa storia di questo cane misterioso, scaricato davanti a un canile.

Per me questo c’entra poco con i maltrattamenti sugli animali, il wwf, la lav e greenpeace.

Questo cane misterioso è stato tenuto in un buco dove qualcuno ogni tanto arrivava, evidentemente lo nutriva il giusto perché rimanesse vivo e gli tagliava via un pezzo, le orecchie, la coda. E questa è una cosa che mi spaventa perché è crudele, ma crudele malata. Perché chiunque sia stato è un sadico pericoloso.

E forse no.

Ma forse un giorno potrebbe passare dai cani alle persone.

Adesso, magari l’hanno già detto alla tivvù. Ma io penso che chiunque conosca qualcuno capace di fare una cosa del genere. Mica di pesarla, che io ai miei utenti, tutte le mattine sogno di tagliargli le orecchie, ma a morsi. Ma di farla. Io penso che dovrebbe sapere che quella persona va aiutata. E, magari, bloccata un attimo, così, giusto il tempo che non mi faccia fare la stessa fine del cane.

Perché il problema va oltre il fatto, comunque grave, di un animale ridotto così.

E, visto che io ci credo alla teoria dei sei gradi di conoscenza, se, magari, ne parlate un po’ tra voi è capace che ci ritroviamo con un potenziale assassino in meno, in giro.

Grazie, eh…

 

Mostri marini e Capodogli 13,Febbraio,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:46 am

Io lo dicevo per scherzo, che l’Uomo Invisibile studia i neutrini che vivono nelle profondità abissali con i calamari giganti e altri mostri.
E, invece, guardate qui….

http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/capodogli-stretto/capodogli-stretto/capodogli-stretto.html

E’ tutto vero.

 

Ogni promessa è debito (Ovvero: E. astrofisica per un giorno) 12,Febbraio,2007

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 11:35 am

Ieri promisi di pubblicare per l’Insospettabile Rivoluzionario, con cui si dissertava della teoria della relatività, l’ultimo incredibile cimento scientifico della Comune (e non solo).

La domandona:

"Che cosa si vede dall’oblò di un’astronave che viaggia alla velocità della luce?"

Le splendide risposte pervenute:

LAURA

“La luce”

La mia collega:

“Delle lunghissime e infinite stringhe di luce (sono le stelle,che con la velocità  eliminano le distanze e si vede una lucce continua).”

KGgb

“La luce?”

FABRIZIA

“Te lo dico io che cosa non vedo! Non vedo l’ora che passino sti primi tre mesi di m…da di gravidanza perche’ finalmente non avro’ piu’ voglia di vomitare!!!”

RICCARDA

“Girata la tua mail ad un esperto..ecco la risposta Ti Bacio.

Secondo Massimo ci sono buone probabilità che

alla velocità della luce fuori dall’oblo lo spazio

diventi puntiforme.”

GIANF

UN PUNTO

L’adorato Regista

“Bella domanda. Analizziamola in maniera scientifica. Per una velocità ch si muove alla velocità della lluce le cose che ha intorno, che possiamo considerare ferme rispetto ad un sistema di riferimento inerziale, si muovono con velocità di modulo uguale ma verso opposto (in pratica è come quando tu sei un autobus e hai la sensazione che il tuo appena ex ragazzo che è rimasto alla fermata si allontana dalla vostra storia alla stessa velocità, ma di verso opposto, dell’autobus che si allontana dalla fermata). Ora visto che la velocità è quella della luce e noi non possiamo vedere la luce che si muove, ma ne percepiamo solo il passaggio “vedendoci" io credo che non si veda nulla, quindi o una gande luce accecante, oppure, cosa che mi paice di più, il nulla. In fondo muoversi alla velocirà della luce deve puer avere qualche lato negativo, non credi???”

GEIPì

“Dipende da cosa hai fumato.

Salut

Mene&Jp”

ROSSELLA (L’ex collega cantante lirica)

“Qualsiasi cosa si veda dev’eseere uno chock! anche se si vedessero i propri sogni correre nello spazio…sarebbe cmq uno chock :)

BRUSA

Tanti enormi gelati alla crema e cioccolato?Oppure infinite Mary Poppins dall’espressione leggermente perplessa?Potrebbe essere?

CESCO (il Biondofratello)

Secondo me vedresti le particelle di luce che ti affiancano nel momento in cui raggingi quella velocità…tipo i fotoni…praticamente ti sembrerebbe di nuotare nei fotoni…ma se riuscissi a vedere qualcosa al di la dei fotoni allora vedresti scorrere tutto ciò che è universo come dal finestrino di una macchina velocissima….quindi strisce di colore………….FORSE

LENUCCIA

Buondì.

Ti ho giusto pensato.

Sabato sera su GAIA parlavano dello stesso argomento…..Ero quasi in grado di darti una risposta,….ma mi sono addormentata…per cui se aspetti risposta da parte mia, devi anche aspettare una replica della puntata di Gaia..

LaStreganocciola

“sempre la stessa cosa? noi stessi riflessi nel vetro dell’oblò? la  luce? niente? l’autostoppista galattico? l’asciugamano  dell’autostoppista galattico?”

MARCORTELLI

Disse un fisico dei quanti (coi guanti, per via del freddo), che "tendenzialmente", quando la velocità aumenta, il tempo si riduce, e gli oggetti si contraggono… quindi…

LAILA

LE STELLE DI CORSA…OPPURE TUTTO NERO CON QUALCHE NUVOLA DISTRATTA…E QUALCHE PIANETUNCOLO QUA E LA….E BELLO DARE RISPOSTE SCENTIFICHE AGLI AMICI QUANDO SI Pùò

E la mia conclusione (Degna di quanto precede)

Io di Gianf mi fido ciecamente. E quindi ti avrei risposto “Un punto”, senza sapere perché e senza discutere. Poi è arrivata la risposta di Marcortelli e mi si è chiarito tutto, perché c’entra con la storia delle arance appoggiate su palloncini. Ma io continuo a non capire che senso ha. Cioè, se lo spazio diventa un punto l’astronave che va alla velocità della luce non va da nessuna parte.

E allora ti giro la domanda. Posto che la velocità c’entra in qualche modo che non mi ricordo con lo spazio e con il tempo. Se alla velocità della luce lo spazio diventa un punto e il tempo non so cosa gli succeda. Posto questo, allora che senso ha un’astronave? Non è che ti puoi spostare da un punto all’altro di un punto. Allora, magari, quando rallenti lo spazio si scioglie e magari ti trovi sempre nello stesso posto.

Ma allora perché la luce va alla velocità della luce e gira per l’universo tranquilla? Lo spazio si accartoccia in un punto solamente per lei, mentre noi lo percepiamo sempre allo stesso modo? E se si accartoccia in un punto allora vuol dire che si può andare da un punto all’altro di un punto?

Sono molto perplessa riguardo questa faccenda.

 

Un Chimico* 12,Febbraio,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:14 am

"…e adesso ho addosso la sensazione dolce del tuo amore e quella asprigna della mia mosticiattolitudine."

(*Il giorno dopo la nostra lite all’ikea. E’ la cosa più dissacrante che io abbia fatto nella mia lunga vita d’anarchica impenitente. Circondati di famiglie e coppie decisamente meno problematiche di noi, passeggini e bambini nientemaimenochè ariani.Sigh!)

 

L’Amore è un’accozzaglia di brutte canzoni che ti vengono in mente 9,Febbraio,2007

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 12:11 pm

Scarpe

Amore mio,

Io questa lettera la sto scrivendo da quando eri a Roma.

Vediamo se oggi.

O quando

Riesco a finirla.

Difficile da scrivere.

Questo week-end lo facciamo il trasloco.

Vieni a vivere da me.

Vengo a vivere con te
lo sai mi sono innamorato
e la vita è troppo corta
e non possiamo perdere tempo

(che brutta canzone, degna delle prime brutte canzoni che abbiamo ascoltato insieme “io canto al ritmo del dolce tuo respiro”)

Difficile avere in casa le tue valige, i tuoi maglioni, le tue scarpe. Il mio portabiancheria diventa il tuo portabiancheria.

Poi penso alla nostra vita insieme.

e poi dopo aver fatto il bagno
correre al cinema a vedere un film

E penso a come cambiare l’arredamento, penso che dovremmo pitturare il muro per togliere i cadaveri delle zanzare.

E nel frattempo, dal laboratorio tu scrivi:

“Che ho voglia di impastare con te, di ballare con te, di mettere a posto la stanza di Aldo Moro e piastrellarla e comprare il mobile lungo lungo e basso basso per metterci le nostre cose, e le conserve e i distillati. Che ho voglia di girare il mondo con te."

E allora mi dico sì, che forse è il caso di metterli a tacere i miei mille campanelli di allarme, le mille difese che non mi fanno dire che quando ci sei tu io dormo meglio. E che preferisco svegliarmi insieme a te.

Ho cominciato a scrivertela quando eri a Roma, questa lettera qui, nelle mille ore libere della mia vita senza di te, ingombrante. Perché ho scoperto che la pizza, la videocassetta, la caña col permesso di salire sul divano, non mi piacciono più così tanto, se non ci ei tu, con noi.

E la metto sul blog come impegno ufficiale, pubblico.

Per non cambiare idea ogni volta che farai una stupidaggine delle tue.

E imparare a ballare il tango
che nella vita serve sempre
parlare un’ora del colore
per ridipingere il soffitto
e poi nel silenzio abbassare gli occhi
cercando nuovi angoli da baciare

In definitiva vorrei che tu avessi in tasca le chiavi di casa.

E che cominciassi a chiamare casa il posto dove abito io.

Vorrei cominciare a dividerla tutta la mia vita con te.

Ecco, l’ho finita, l’ho scritta intera e brutta, come tutte le cose difficili da dire.

Adesso il dottor froid me la cancellerà prima di pubblicarla.

Ma questa è un’altra storia….

 

I miei colleghi e altri animali 9,Febbraio,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:22 am

Entra un uomo, sui quarantacinque, portati bene. Con l’aria da uno che ne sa. Quel tipo d’uomo che mi etichetta, al primo sguardo, come una rompicoglioni.

Dietro di lui, da brave, in fila indiana, tre ragazzine straniere. Dell’est, presumo.

Ballerine, dice.

E’ venuto a fare l’iscrizione per il collocamento dello spettacolo. Maggiorenni? Diciotto, Venti e Venti.

Permesso di soggiorno?

Sì.

Abitate in zona?

Sì.

Occhei, pulsante uno e passate allo sportello.

Collega, occhio porcino, che, una volta tanto, chiama subito. Niente sala d’aspetto, per le ballerine.

Man mano gli altri colleghi passano, inventano scuse per andare a dare un’occhiata.

E’ un ufficio a maggioranza maschile, dove gli uomini fanno gruppo e gli argomenti vanno dall’orto alla falegnameria, alle macchine e, oggi, queste ragazze. Che escono e non guardano nessuno.

Fanno le ballerine in un night, quello che le accompagnava è il loro manager.

Manager.

Ballerine di Lap Dance.

Lo sapete a che cosa serve il palo? Serve a non farsi trascinare giù dal palco.

Bel lavoro di merda.

E mi viene il nervoso a sentire questi miei colleghi che scherzano, oh, mi ha detto che fanno anche il numero lesbo. E chiedo. Ma tua figlia quanti anni ha?

Sguardo d’odio.

Non è la stessa cosa.

E io, invece penso che è la stessa cosa e che, sicuro, c’è qualcuno in Romania a cui non far sapere. E penso a me alla loro età. E mi fanno tenerezza.

E io non lo capisco come ci siano uomini così poco uomini da non conoscere tenerezza, così poco consistenti da non essere protettivi, così poco intelligenti da non capire che una ragazzina è una ragazzina.

Sono uomini da poco.

E penso che “studiare da patriarca”, in questo periodo sia bello e faticoso tanto come per noi, donne, confrontarci col femminismo di cui siamo figlie. Penso che ora che l’autorità maschile non è più emanazione divina si vede chi è un vero uomo e chi è, come si diceva, un Quaqquaraqquà.

Intelligente, coraggioso e appassionato.

E che sia capace di vedere in un gruppo di spogliarelliste dell’est
(come, del resto ,diceva Lei in quello splendido spettacolo)
delle bellissime bambine.