La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

30,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:59 pm

Nonostante i sensi di colpa,
E la consapevolezza che non vincerò il premio Stakanov, questo duemilasette.
Ho deciso di staccare qualche giorno.
Domani è il primomaggio.
Mercoledì e giovedì, invece, sarò a Roma.
Venerdì, finalmente, riabbraccerò Radek.
E a sorpresa anche sabato e anche domenica non c’è il turno nel Palazzo Deserto.

Baci a tutti!!!!

 

30,Aprile,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 11:50 am

Leggo la storia triste della Ragazza della metropolitana di Roma.

Nessuno spiega cosa sia successo prima dell’incidente dell’ombrello. Ne ho sentite mille di storie così, scatti d’ira finiti male. Qualcuno spinto che batte la testa.

Il ministro Amato dice, dopo aver arrestato le due ragazze, che "Lo dovevamo alla memoria di Vanessa Russo, ai suoi familiari e alla città di Roma".

*

Ministro Amato,

Non è un lavoro difficile, eroico e impegnativo arrestare due ragazzine spaventate, se avevate anche le foto belle e pronte da far vedere. E arrestarle non è stato che il vostro lavoro.

Leggo l’articolo di repubblica. Un articoletto smilzo, dove la parola “Romena” compare numero sette volte.

Ministro Amato,

Com’è questa faccenda che è così importante che fossero Romene?

Perché quando io ho sentito parlare di loro sono rimasta colpita ma dal fatto che fossero così giovani e lavorassero nei night, che una avesse diciassette anni e si prostituisse.

Beh, se io a diciassette anni, ventun’anni, avessi fatto una vita così, sarei stata abbastanza incazzata da fare questo ed altro nelle stazioni del metrò.

E allora io penso, Ministro, che quello che lei e le forze dell’ordine e i tribunali e gli assistenti sociali dovete alla Memoria, alla Famiglia e alle Città, sia evitare che le ragazzine finiscano sul marciapiede. Che non raccolgano rabbia, violenza, che non raccolgano prevaricazione e cattiverie e razzismo e botte, tante da diventare pericolose.

Però io oggi uso il metodo Nessi delle lettere che non riceverà mai per dirle che finché anche lei finisce per fare demagogia sulle brutte storie, questo paese non va da nessuna parte.

E non va da nessuna parte finché giornali che hanno fama di essere un po’ più a sinistra coprono la tristezza di una situazione di cui qualcuno avrebbe dovuto occuparsi, con uno stigma semplice: Romena.

Ministro Amato,

La prego di cambiare strategia, se non vuole farlo per il futuro di questo paese, lo faccia per me.

Perché tutte le volte che apro il giornale, io, in questo periodo, devo ingoiare una magnesia.

 

27,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:02 am

Nessi prepara le mollette del bucato.
I pennarelli
I foglietti
Gli elastici.

Prepara la frutta e le verdurine da mangiare, tanto che siamo lì.
I termos di caffè.
I fazzoletti di carta
E la borsa grossa per metterci il manifesto.

Cerca una calcolatrice
E togli la suoneria dal telefono.

Vogliamo farci denunciare dinuovo?

 

27,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:08 am
 

26,Aprile,2007

Archiviato in: Ricreazioni — diversamentequilibrata @ 3:17 pm

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il SubComandante 24,Aprile,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 12:21 pm

Elleka1

IlSubComandante è un uomo di partito.

Probabilmente era  un uomo di partito, in stile millenovecentoquarantasei, compassato, elegante e in bianco e nero anche a sei anni. Probabilmente ha cominciato a fumare questo suo inseparabile, puzzolente mezzo toscano alle scuole medie. Quando noi giocavamo al gioco della bottiglia il SubComandante leggeva l’Unità.

Io l’ho conosciuto facendo la barista in un circolo arci. Lui era ‘il segretario del partito’.

Dove abita lui c’è un partito solo: ‘il partito’.

E l’ho visto sacrificare tutto il suo tempo, le energie, le notti in bianco, quando passavo sotto la sezione, chiarore di schermo di computer e luce da scrivania. L’ho visto raccogliere firme, presenziare a convegni, tenere il banchetto della lotteria alla festa dell’Unità.

E poi gli sono stata vicina nei momenti delle decisioni difficili, delle decisioni non popolari. Anche quando non ero d’accordo, che erano la maggior parte delle volte. Anche quando si discuteva per giorni, che io diessina non sono e non sono mai stata. Io faccio fatica a riconoscere lo stato, figuriamoci obbedire al partito. Io sono la sua coscienza esterna.

Perché lui pensa di sapere qual è il bene di tutti. E pensa che sia facile fare politica con gli striscioni e i sorrisi e i colori, che sia bello con le canzoni che tutti sappiamo, i nostri eroi, i martiri e il baffone che ha da venire. Ma che il mondo si cambia dai palazzi e nei palazzi c’è da obbedire, da mediare, c’è da tapparsi il naso.

La necessità procura strani compagni di letto.

Il SubComandante mi ha affidato la sua umanità in custodia, per non dover finire come certi signori baffuti, e non parlo di Stalin. Una sinistra di governo, la chiama lui.

Solo un modo meno definitivo, meno problematico di fare la rivoluzione.

Credo che in cuor suo, pensi questo pensi che ci vuole qualcuno che si possa sacrificare, che possa avere il pelo sullo stomaco di governare e fare schifezze, di lasciar morire innocenti, di dare le medicine ai bambini, per tutelare noi che ci mettiamo più tempo a fare la rivoluzione. Noi che stiamo cercando di educare, di parlare, di far riflettere. Io penso che, in cuor suo, abbia deciso di fare la sinistra di governo perché noi possiamo lavorare a lungo termine senza avere paura dell’uomo nero che ci prende e ci porta via.

Questo c’è dentro il mio amico SubComandante.

E non lo condivido. E mi puzza di paternalismo.

Poi ci incontriamo, mi racconta le sue giornate, il suo mal di schiena. Mangiamo giapponese, di solito.

Con le bacchette, nel tempo, è diventato bravissimo. E i suoi occhi buoni e le sue motivazioni e le spalle incassate, da uno che lo sta soffrendo il peso del mondo, senza disinvoltura, mi inteneriscono.

L’altro giorno ci siamo sentiti, come va? Le candidature delle elezioni, sarà bello vederci, una sera di queste, così mi racconti. Non mi hai ancora vista bruna.

Ma io lo sapevo che era una telefonata per essere sicuro che anche nel bel mezzo dell’ultimo congresso degli ultimi diesse. Mentre preparava allo specchio un bel sorriso cattolico, per non urtare gli alleati. Mentre si cerca la posizione per stare comodi col culo al centro e i piedi e la testa a sinistra, lui abbia voluto la conferma che io me la tengo sempre con me,la sua umanità.

E che può tornare a trovarla quando vuole.

 

Annunciaziò Annunciaziò 24,Aprile,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 9:40 am

  Comunicato1_2

                  

                     

Il Comitato UABPP – Un’altra breccia a Porta Pia / another break in pia’s door

RIVENDICA
la paternità dello striscione esposto ai macelli di soziglia
durante la fiaccolata a sostegno di Mons. Bagnasco
recante scritta

SE DIO ESISTE, PIOVE.
BAGNASCO VERGOGNA

strappato e sottratto da vile mano integralista e clericale
che cristianamente asseriva:
"Con questo ci puliamo il culo".

RESISTEVA
a perentorio ordine delle Forze di Pubblica Sicurezza
che minacciavano al grido di

TOGLIETELO, O SALIAMO NOI.
APRITE IL PORTONE.
CHE INTERNO SIETE?

ESTENDEVA
il fronte di resistenza all’avanzata delle forze reazionarie
trovando insperato sostegno nei dirimpettai ecuadoriani.

SI COMPATTAVA
al grido di
REAZIONARI, RAZZISTI, FASCISTI,
FONDAMENTALISTI, INTOLLERANTI, ALBARINI.

ASPETTAVA
un’oretta prima di azzardarsi ad uscire dal portone.

 

23,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:35 pm

Le sette del mattino di sabato sono uno spettacolo desolante.

Io di sette del mattino me ne intendo ma quelle di sabato mi intristiscono. Mi fanno male.

Varcata la soglia del Palazzo Deserto, che deserto, di sabato mattina, non è, la simpatica guardia giurata mi ha subito fatto notare che alle settezerouno pensava che il cambio non arrivasse più.

Una mattina di parole crociate crittografate, un numero vecchio di Cronaca Vera, lasciato dalla collega, caffè della macchinetta e, come unica ancora di salvezza, il libro prestato dal Puntoggì. Una sensazione di deja vu, spesso. L’avrò già letto?

Non mi stupisce quando mi succede, spesso, con gli uomini. Ma con i libri, comincia a essere grave.

Sarà la malattia del sonno. Succederà che non mi ricorderò più niente e riempirò il vuoto dei miei neuroni con mille grandi classici, come nuovi.

E facevo il conto delle ore che passavano – non ti addormentare- ancora dueoremmezza – ce la puoi fare, che mi aspetta la mia cuginetta emiliana che ha sbagliato il treno e è finita a Torino, benedetta genetica.

Quando sono arrivata a casa avevo la faccia di un coniglio bianco lavato in lavatrice. Mi è sembrato inutile anche truccarmi. La pancia si contorceva nel languore del suo pre-mestruo, una tunica simil-indiana che provava a farmi sentire a mio agio. Povera tunica simil-indiana. Condannata a essere abbigliamento pre-mestruo e a fasciare i miei malumori, per poi essere abbandonata appena i malumori passano.

Mi sono data un’occhiata allo specchio e ho ringraziato che mia nonna non fosse viva per potermi vedere. E se pensate che sia un pensiero mostruoso è solo perché non siamo parenti e non avete nelle vene il sangue di una donna che a ottantacinque anni metteva il fondotinta per ricevere il dottore.

Alle sette ho accompagnato mia cugina al metrò, sono tornata a casa e sono morta, in un sonno gonfio e agitato fino al mattino. Saranno stati i nervosismi del Chimico che si sentiva casalingua. Oppure quelli della caña alla quale avevo promesso una passeggiata che non ho mantenuto. Oppure l’eco dei modena city ramblers che mi suonava nelle orecchie. Cisco, perdonami, sono collassata.

Cisco non c’è più. E’ solo una proiezione della tua adolescenza.

E poi viene mattina.

Cisco, i sensi di colpa e le tristezze svaniscono sotto la doccia e decidiamo di lasciare la caña al suo papà e scappare al mare. E, dal mare, finiamo a fare centomila chilometri nelle campagne di ulivi e orti, di alberi in fiore. Le siepi di pitosfori davanti alle case mandano un odore che è odore d’estate, senza possibilità di ritorno. Mandano un odore di cambio degli armadi e piante nuove sul davanzale, di pomeriggi liberi a dormire sui prati.

Fine dell’inverno del nostro collasso, contento Cisco?

E il sole mi colora un pochino la faccia, che sembro sempre uscita dal sanatorio, ma da più tempo. E la provvidenza stracciona, a Uscio, ci offre anche la possibilità di una cena, carne, sangue e vino rosso. E chiacchiere.

E ce n’era bisogno, per me e il Chimico, che diventare grandi insieme consuma un sacco di energie. E ho scoperto che sta leggendo Virginia Woolf e ho scoperto che do troppe cose per scontate. Che c’è ancora qualcuno che non è cresciuto a pane e rispetto, pane e discussioni sul femminismo.

C’è Lui che scopre la teoria, al di là delle chiacchiere delle amiche, di sua spontanea volontà. Non chiede, legge. Parliamo di quello che legge.

E succede che passa anche l’inverno…

 

La citazione 23,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:57 am

Silvio Orlando, recuperata la voce, si chiude in un’aula. Lo raggiunge Mussié Ighezu e cominciano a parlare della situazione disperata in cui si trovano (hanno occupato un seggio elettorale e rapito la tipa che ci hanno trovato dentro per caso, che poi si scopre essere la gnocchissima figlia del politico maneggione locale, Cannavacciuolo). La questione è che le speranze di uscirne vivi, sia arrendendosi che aspettando barricati dentro, sono molto poche.
Silvio Orlando: Non so cosa fare…
Mussié Ighezu: E’ una decisione molto difficile da prendere, ti lascio solo…
Silvio Orlando: E’ una decisione molto difficile e mi lasci solo??? E che è? Saggezza araba…?

 

Ritalin 20,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:15 am

Scrive la Nessi, sulla scuola, un post che tutti devono leggere.
Leggete e diffondete, perchè questa idea degli psicofarmaci ai bambini iperattivi io trovo sia mostruosa. E perchè, sicuro, a me l’avrebbero dato il ritalin, da piccola, quando ero ostaggio delle scuole delle suore.

http://ilblogdellanessie.blogspot.com/2007/04/no-ritalin-chiedo-scusa-ma-ho-unoretta.html

Il link che non si apre è questo:

http://www.psichiatriademocratica.com/farmaci-def.htm

 

“Saggezza Araba”* 19,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:04 pm

C’è un ragazzo Tunisino che viene sempre a cercare lavoro da noi.

Deve firmare all’entrata e all’uscita perché è in libertà vigilata, o qualcosa del genere.

Perché lui, da quello che si sa, era un piccolo pusher. E, quello che si sta cercando di fare è trovargli un lavoro prima che esca definitivamente dal carcere.

Oggi qui ho visto uno dei più disgustosi, raccapriccianti, stupidi, beceri e ingiusti episodi di razzismo che siano mai capitati qui.

Esco a fumare una sigaretta perché avevo le lacrime agli occhi dalla rabbia. E perché non ero più sicura di sapermi controllare.

Fuori che fumava c’era questo ragazzo galeotto tunisino che mi ha dato una mano a risolvere le cose. A cose risolte, ha aspettato che io mi sciogliessi in due minuti di insulti e fumo compulsivo e, alla fine, mi ha detto:

“Devi pensare che le persone che si comportano in questa maniera sono più infelici, più problematiche di noi. Il problema del razzismo non è di noi che lo subiamo. Il razzismo è un problema dei razzisti”.

 

Cronache del collocamento 19,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:36 am

Ore 11.15
Utente, un signore sul genere panza, sulla cinquantina, sulla maglietta tutta logora:

"Io sono grassa…
Tu sei brutta…
Io posso dimagrire!"

 

19,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:01 am

Foto274 Io e Radek siamo amici da mille anni.

Da quando era un bambino polacco e la sua parrocchia faceva gli scambi dei bambini per l’estate. Potevamo avere undici anni, quando abbiamo cominciato a scriverci le lettere con la carta e il francobollo. Ce li ho ancora tutti i biglietti che mi mandava “Auguri di tuo amico Polaccho”.

Radek parla italiano molto bene. Salvo quando gli scappa una parola, un doppio-senso involontario esilarante. “Io non voglio finire nella terra, mangiato dai vermi. Io, quando sarò morto, voglio fare la cremeria”.

Poi siamo diventati grandi e abbiamo cominciato a scriverci le e-mail. E così ci siamo conosciuti meglio, una lettera al giorno, prima di venire a trovarmi in Italia, fondere la sua sveglia dentro il forno a micro-onde e scoprire di essere gay.

L’amica Radek.

L’ultima volta che ci siamo visti sono andata a trovarlo a Londra.

Nel frattempo si è trasferito, che la Polonia non è più un paese civile, purtroppo. E sono stati giorni di chiacchiere, mille risate, mille confidenze. Poi lui, crescendo, è sempre più polacco e rubizzo, con la testa rotonda che, quasi quasi ti viene da chiamarlo Carol.

E l’altra sera ci siamo incontrati sul messenger, quello del Puntoggì, con la telecamera.

Un ulteriore passo avanti tecnologico, nel nostro rapporto. Mille chicchiere

“Ema, quanto fumi, non sarà mica grass, quella? Com’è che si dice…”

E all’inizio del mese viene in Italia, col suo fidanzato americano nuovo di zecca, uguale uguale a Ben Affleck.

Saranno a Genova il tre di maggio. E non vedo l’ora di fargli conoscere tutta la comune-ty.

Se la Nessi fosse così carina da appaltare il suo terrazzo per un barbecue sarebbe una bella festa di inizio estate…Nessi?

Nessi…?

 

Per te. 18,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:33 am

Senza parole.

 

La prima niùs 17,Aprile,2007

Archiviato in: Acciacchi, bue, bacini e ipocondrie — diversamentequilibrata @ 10:46 am

Quindi, alla fine, ci sono stata dal nuovo medico.

L’omeopata della mutua.

E’ un signore sulla cinquantina passata. Appesantito, puzza di fumo rancido.

Non ha l’aria di chi vuol piacere, né fare colpo. Non è ieratico e ogni tanto dice “cazzo”.

Sono entrata nel suo studio, abbiamo fumato una sigaretta insieme. Gli ho spiegato che cosa voglio da lui, nel modo ruvido in cui io riesco a spiegare le cose, quando parlo. O meglio, nel modo ruvido in cui non riesco a spiegarle.

Ho pensato di partire con qualcosa di semplice: Carla, la mia verruca sotto il piede.

Ho valutato fosse presto per confessargli che si chiama Carla, mi sono tenuta sul vago. Gli ho spiegato che l’ho criogenata e che lei è tornata e che mi sembra una cosa scema criogenarla tre volte l’anno. Perché il Puntoggì, che ha fatto un seminario di riflessologia plantare, ma anche Walter, l’ex guru del Puntoggì, l’hanno guardata, Carla, e hanno detto che sta su un punto di intestino. E questioni inerenti al mio intestino e alla sua vita interiore sono state dibattute spesso e volentieri insieme all’Adoratanalista. Alla luce di questo o mi criogeno l’inconscio oppure mi tengo Carla, che male non fa. Anzi, mi tiene compagnia e rimane lì a ricordarmi che c’è da lavorare.

Così gli ho detto.

E lui: “Se l’è portata dietro questa verruca?”

E io: “Ma certo, ho portato tutto il piede”.

Allora lui si alza, circumnaviga la scrivania e io noto che è scalzo.

E capisco, senza ombra di dubbio che è lui.

*

*

*

*

*

Il post finisce qui, mi ci piaceva questa chiusura ad effetto, ma vorrei aggiungere, nel caso qualcuno avesse ancora il dubbio che quell’uomo è il medico perfetto per me, che mi ha consigliato di bruschettarmi il piede con l’aglio fresco.

 

Bocciata 16,Aprile,2007

Archiviato in: Acciacchi, bue, bacini e ipocondrie — diversamentequilibrata @ 12:12 pm

Bocciata.

Per essere promossi bisogna fare 12.5 e io ho totalizzato solo un misero, triste e annacquato 11.1

Si faccia una cura di ferro, che poi la richiamiamo.

A caval donato…

E invece no, a caval donato bisogna guardarci il ferro, se no tanto vale che ai trasfusi gli trasfondiamo la gazzosa.

Per quello che ci hai nelle vene tu!

E io ci sono rimasta male perché lo so che sono sempre stata un po’ anemica e sempre ho cercato di correggere con la dieta, il fegato, la carne rossa.

Io mangio più carne rossa delle mie amiche, ecco.

Ma la vedevo, eh, la vedevo la faccia da coniglio bianco che avevo in questo periodo.

E la stanchezza. E’ un po’ stanca?

Eh, sì, ero un po’ stanca. Ma pensavo alla primavera.

Che fretta c’era?

E parte il tango del consiglio: fegato, fegato e carne di cavallo, ma cruda, eh. E gli spinaci. Ma non è vero. Funziona il placebo. Una mela con i chiodi dentro. Non prendere le fiale che alla lunga ti fanno male.

E quindi, in pausa pranzo, oggi dall’omeopata della mutua ci vado. (il mio chirurgo estetico di prontosoccorso preferitooo…)

Specie da quando mia madre al telefono mi ha detto:

“Perché sei come papà, che quando gli hanno fatto il ginocchio aveva i globuli rossi strani”.

E non è mia madre che si droga. E’ mio padre che è tornato a casa con questa spiegazione e non ha voluto parlarne più. Come quando spergiuravo alla dietista che nessuno, eh, mai nessuno nella mia famiglia ha mai avuto problemi di tiroide e poi si è scoperto che metà dell’eutirox lo producono per noi.

Ma scusate.

Per stamattina ho troppo scritto e sono stanca…

“La notte tutto in bianco non posso fare perchè
sono anemico! Olè!”

 

Comunicazione di servizio 13,Aprile,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:25 am

Amici,
Come sapete il CED (azzazzino e ciucciamentine) ultimamente ha offuscato il msn e qualsiasi altro tipo di chat.
Bene, oggi mi prendo una piccola rivincita aggiungendo la bacheca che vedete a lato.
Ci si può scrivere quello che si vuole e si possono fare le chiacchierine in tempo reale.
La privacy ne risente un po’.
Però, per quello, rimangono sempre le mail.

 

Supereroi 13,Aprile,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 8:27 am

Ma adesso ormai è iniziata una rivoluzione
che sfreccia per le strade senza l’assicurazione
e che fara’ gonfiare le vene del mio collo
gridando "tutti in vespa senza il bollo!"

Supereroi contro la Municipale
Supereroi contro le forze del male
senza di noi non ci sara’ piu’ futuro
non ci sara’ piu’ futuro

è sempre piu’ potente questa organizzazione
con gli ausiliari al fianco è un’ altra situazione
per posteggiare in centro ci sono i Supereroi!

 

Un po’ di chiarezza (tre) 12,Aprile,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 12:24 pm

Isabelle Allende ha scritto un romanzo che si chiama “Il piano infinito”, che parla della vita di suo marito che, naturalmente, non era Allende Lui, metti che a qualcuno venisse il dubbio, e non era un rivoluzionario ucciso, non ha cambiato la storia. E’ un signore americano, interessante solo se lo si guarda da vicino.

E lei ha fatto così, ci ha raccontato ciò che di magico e bello e strano e sorprendente ha visto al microscopio.

*

Tempo fa parlavo con la Strega Nocciola. Si parlava della gelosia di un noto membro della Comune-ty.

Gelosia che io trovavo quasi tenera e che lei ha descritto con una serie di aggettivi che non riporto per il fatto che ognuno, in questo momento, sta facendo un esame di coscienza e sono sicura che tutti, forse escludendo il Puntoggì, sono sicuri di essere stati l’oggetto della discussione.

Dico tutti, tranne il Puntoggì perché io e lui abbiamo vissuto insieme per tre anni e mai ha alzato un sopracciglio per questioni di possesso. Ma è l’unico maschio al mondo.

*

Il mio fidanzato, al microscopio, ha vissuto una vita che io faccio fatica a capire.

L’altra invece sì, la capisco.

Era un bravo ragazzino cattolico, a casa. Tutto fidanzata, mamma, parrocchia.

E poi aveva i suoi divertimenti segreti. Era un Dongiovanni-seriale.

Naturalmente la vita che faccio fatica a capire è quella del bravo ragazzino cattolico. Non capisco come si possa vivere per dieci anni mentendo, imbrogliando, promettendo e non mantenendo.

*

Io ho un passato, come ogni donna della mia età.

E avrei storie bellissime da raccontare qui. Mi piacerebbe dare uno spazio agli uomini che mi hanno accarezzata, che mi hanno accompagnata qualche passo. A quelli che non erano l’Amore ma che mi hanno sopportata, a quelli che mi hanno sorpreso, nel bene e nel male.

Quelli importanti, quelli stupidi, quelli che non mi ricordo se ci sono stata a letto oppure no. Vorrei parlare dei personaggi meravigliosi che hanno abitato le mie giornate. Le mie partite di scacchi, i miei desideri della sera, quando tornavo a casa con la pizza del take-away-pachistano (che, per la cronaca si chiama Mazzini) e il divuddì.

E’ stata la mia vita fino all’anno scorso. E è stata bella.

A tratti difficile. Ma molto bella.

*

Ma

Il mio fidanzato tutte queste cose, lui le ha perse. Si è perso la libertà di non rendere conto a nessuno. Si è perso la luce del sole. Da bravo ragazzo cattolico ha vissuto tutte le sue avventure in un misto di senso di colpa e sotterfugio. E, sarà una mia proiezione, ma mi sembra, nei suoi racconti, di riconoscermi, ragazzina, malata di bulimia, nella mia attrazione verso il frigorifero e nelle mie ore in bagno a espiare.

*

Adesso mangio solo quello che mi piace.

E di quegli anni mi è rimasto il ricordo, nel mio apparato digerente distrutto, nel mio metabolismo assonnato, ma anche nella maniacalità dei gesti, nell’importanza del piatto, del bicchiere, della tovaglietta, del tempo giusto per masticare bene e nell’ordine sterilizzato del mio frigo.

Adesso mangio senza sensi di colpa, se mi và.

Ma so anche che non si guarisce mai del tutto. E’ come l’erpes, quando hai avuto la varicella. So che devo tenere puliti gli angoli bui, che i germi di quello che è stato non trovino terreno dove moltiplicarsi.

*

Il mio fidanzato, lui, sta lavorando su sé stesso, per capire com’è che ha vissuto due vite. Stessa indagine, stessi angoli bui.

*

Perché io ho già vissuto con un uomo che aveva un’esistenza parallela: mio padre. Mio padre che lavorava mille ore al giorno, tornava a casa e gli si velavano gli occhi. Si vedeva che non aveva nessuna voglia di tornare. E non so se si drogasse di lavoro oppure se un giorno scoprirò di avere una sorella segreta, ma qualunque cosa facesse lontano da noi, si vedeva che la preferiva. E, se non se n’è mai andato, è stato per quello che lui chiamerebbe senso del dovere.

Io so cos’è essere la famiglia a casa.

E penso che sia per questo che, in tutta una parte consistente delle mie avventure ho preferito uomini sposati. Perché per una single sono più semplici da gestire. E per vedere come si sta dall’altra parte. Che faccia ha un marito che non è dove dice di essere.

*

E ho scoperto che, a parte una radiosa eccezione, hanno la tessa faccia.

La stessa aria di qualcuno che si sente di appartenere a un altro posto.

Punto e a capo.

*

E allora io oggi penso che la gelosia, come l’amore, non esiste.

Io penso che diamo un’etichetta sola a mille sentimenti. E ognuno la chiama gelosia.

*

Il mio fidanzato è buffo. Quando mi si avvicina un uomo mi sbaciucchia, mi stringe, mi fa le carezze e io gli chiedo “Vuoi anche pisciarmi addosso?”

*

La mia gelosia, invece, ha a che fare con la mia paura di scoprirmi, un giorno, mia madre. E anche l’irrinunciabilità e l’ostentazione della mia indipendenza servono a questo: “Non hai nessuna ragione per restare, se non vuoi”.

La stessa cosa che ho detto a mio padre quando, un bel giorno, ha piantato a metà i lavori della mia casa nuova e non l’ho visto più.

La mia gelosia è nell’incertezza che un giorno il Chimico decida di tornare quello che era.

Perché anche io ogni tanto mi sono guardata in faccia, riflessa nell’acqua del cesso, e ho pensato che era bello riassumere le disgrazie della mia vita tutta storta nel calcolo semplice del cibo che entrava e di quello che doveva uscire.

*

Ecco, se siete arrivati a leggere la fine di questo post, sappiate che vi devo cinquantacinque euro.

E che spero nella ricevuta!

 

Sto lavorando dentro :-) 11,Aprile,2007

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 10:51 am

"Ciò che il resto del mondo chiama cazzeggio, la E.chiama crisalide"