Quindici e dodici.
Devastata dalla noia di un pomeriggio senza utenti, cercando una ricetta per fare il pesto di valeriana, sull’orlo dell’esaurimento nervoso, ho dato un’occhiata alla posta di aruba, quella che uso per il teatro e ho trovato questa:
Poco ti dica il mio nome,…ancor meno la mia voce sentita una sola volta al telefono, quando tra l’altro eri forse + presa a rincorrere il tuo cane per le stradine della tua città…anche l’indirizzo di posta ti dirà poco, e forse in passato non era nemmeno questo,…molto ti dirà invece, e ti porterà fino a me nei ricordi, questo mio modo dislessico e contorto di scrivere,…immagino già le smorfie della tua faccia che ho visto in internet questa mattina,…sei esattamente la E** che immaginavo,…nei meandri della mia mante, eri così come ti ho vista,….che ridere, ho ancora i nostri scritti di qualche anno fa, legati ai treni, a quei nostri viaggi vituali, agli operai a Genova a Milano,…In questi giorni mi sto spostando per lavoro spesso a Genova,e forse ci sarà un trasferimento da quelle parti,…lo scorso Mercoledì sera tardi, prima di prendere il treno, osservavo quei vicoli scuri e mi sei ritornata in mente,….e mi sono detto: Cavolo magari lei è qui intorno e io potrei scrutarla….
Sono le 08,38, buon giornata E**,
Davide
Io non ho la più pallida di chi sia.
Ma sono queste scemenze che risollevano l’umore di una ragazza…
Che gli rispondiamo?









