La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Eh…no! 28,Agosto,2007

Archiviato in: Scienze delle merendine — diversamentequilibrata @ 12:48 pm

Ed ecco il mio post di risposta alla Strega, che dice che la filosofia del no, nell’educazione dei figli, non le piace no, no.
Io, invece, concordo in modo appiccicoso con Michele Serra. I genitori devono saper dire di no. E devono essere capaci di essere antipatici ai figli, non essere popolari, mamma sei una stronza e quando avrò diciott’anni andrò a vivere in una comune hippy, così impari e non mi vedrai più, mai più (Sbatte la porta, parte una musica hard rock fastidiosissima a tutto volume).
E adesso vi racconto perché.
Dire di no aiuta i figli a farsi una personalità propria e a staccarsi dai genitori, li aiuta a sperimentarsi da soli, anche nelle trasgressioni.
Perchè.
Io penso che una cosa è fare dei figli e una cosa è farsi la clonazione.
Io, di mio, preferirei la clonazione, così sono sicura che mia figlia Luisa verrebbe su carina e simpatica, potrei darle mille consigli, le eviterei gli errori che ho fatto io, le darei le occasioni che io non ho avuto eccetera eccetera.
Ma lei sarà mia figlia, non il mio clone.
E sarà una persona che avrà il diritto di poter scegliere che persona essere. In quali valori credere e cosa farne del mondo che le avrò lasciato.
Quindi mi rendo conto che la piccola Luisa si farà le meches bionde e il french manicure. Sarà anoressica e leggerà solo donna moderna. Ma si iscriverà a giurisprudenza per trovarsi un buon marito. Camminerà solo sui tacchi e sarà arrogante, invidiosa, sarà affascinata dalle cose che luccicano. E io avrò voglia di ucciderla, maccòme, ti ho chiamata come la mamma delle piccole donne e mi diventi un barboncino da salotto.
E voi mi farete leggere questo post “te l’avevo detto io…”.
Ma io lo penso sul serio che lei debba avere abbastanza spazio per crearsi una vita sua. E credo che i miei valori dovrà sceglierli, scegliere se saranno anche i suoi.
Allora il mio piano è questo.
Io le farò fare mille belle cose e le insegnerò tutto quello che posso. Le farò assaggiare tutto l’assaggiabile, viaggiare il viaggiabile, sentire il sentibile. Cercherò, finché è una bambina, di aprirle il cuore la testa le orecchie e gli occhi. E parlerò con lei, ma dire di no a un bambino è moltissimo più facile. Con un bambino si fanno i compromessi e le trattative. Se ne esce sempre, in qualche modo, perché non mettono mai veramente in discussione l’autorità, i bambini.
E poi, un disgraziato giorno, la piccola Luisa diventerà un’adolescente.
E lì saranno cazzi.
Perché la piccola Luisa partirà alla ricerca di sé stessa. E allora il mio compito, credo, sarà evitare che si faccia troppo male, darle l’idea che qualsiasi grosso casino succeda, comunque, può sempre venire a parlarne con me, e aspettare con le dita incrociate.
Perché io penso che se non ha mai pregato con la nonna, non può diventare atea sul serio. Se non si è mai drogata almeno un po’, non si può dire che si terrà bene sul serio, quando sarà grande. Come farà a costruire una relazione sensata, se non ha scopato almeno un po’ in giro, se nessuno l’ha mai mollata, che ancora si stava rimettendo le mutande, se non ha mai perso la testa per un tizio che io investirei con la macchina?
La piccola Luisa, una volta diventata grande condividerà alcuni valori con me e altri no. E non posso decidere io quali. Io li posso infiocchettare i miei valori e li posso insegnare bene, con l’esempio, con le storie, con la mia vita, che se è bella parla già per sé. E se è stata bene quando viveva con me, magari le viene voglia di rifarlo un po’ simile.
Ma non posso nasconderle quello che non mi piace. E non posso non accettare le sue decisioni. E la capacità di dire di no rientra in questo discorso di emancipazione di un figlio. E’ un gioco delle parti essere il genitore di un’adolescente. Perché io lo so che se si fa una canna non muore nessuno, anzi. Ma devo lasciare anche a lei le panchine dei giardinetti, la decisione di farlo anche se è vietato. Le devo lasciare la decisione sul bene e sul male.
Come la storia della mela.
Ma Dio non era un buon padre che li castiga, stronza hai mangiato la mela, buttana, ti caccio fuori di casa, sveggognata.
Siamo noi la loro voce critica e bisogna riuscire a fare gli equilibristi fa imporre e capire, fra parlare e contenere. Se no finisce che non hanno più nessuno a cui chiedere, nessuno da cui farsi consigliare.
Se gli permettiamo tutto, se capiamo tutto ci mettiamo al loro livello dove vanno quando sono nei guai? Dove vanno quando hanno bisogno di un adulto? Essere i loro adulti, quelli che si occupano di loro è proteggere i figli. Io penso che ci sia differenza tra proteggerli e schermarli, proteggerli e parargli i colpi, proteggerli e nasconderli.
Il pàpa esiste, purtroppo. E’ inutile minacciare di morte la mamma del Chimico se accende la televisione, o se dice alla bambina che Natale è il compleanno di gesù. E se vuole andare in campeggio con i lupetti laudato sissignore mio, che vada.
Ma deve sapere che quando il confessore le allungherà le mani sotto la gonna può venire da me. Perché non è sola e avrà sperimentato la mia autorità, la mia fermezza di adulta quando andava in tre in motorino e io gli ho sequestrato il motorino, quando è tornata tardi rispetto all’ora che avevamo deciso, quando c’era odore di maria in casa e col cavolo che faccio finta di niente.
Questo è il mio piano.
Perché sono una relativista dura.
Sono relativista anche quando al mio relativo ci tengo. Non voglio che nella mia vita dei miei bambini entrino I VALORI (miei)  e LE COSE VERAMENTE IMPORTANTI (mie) e, tantomeno, dio, la patria e la famigghia.
Decideranno loro. 

 

6 Responses to “Eh…no!”

  1. gufo Says:

    ecco, lo sapevo che non si capiva niente, a imbarcarsi in questi discorsi qui. Tanto più se una parte parla in teoria futuribile e un’altra in quasi passato fatichevole. Chè ovviamente nessuno li vuole, i cloni, e se poi si crea questo problema è – credo – più un problema di personalità (di incrocio di personalità, quella dei figli e quella dei genitori, e non è una giustifica ma sposta il problema) che di scelte. E, altrettanto ovviamente, ci sono “no” che devono essere no comunque, e che lo sono. Ma credo sia più intelligente far sì che un figlio abbia tutti i dati, obiettivi e personali, sullo spinello piuttosto che regalargli il brivido della panchina, credo che solo così sia in condizioni di scegliere. E nessuno mai fa “finta di niente”: se e quando non si parla lo si fa per scelta e tutti lo sanno, che per tutti ci sono momenti sbagliati per affrontare i problemi. Ma si aspetta il momento giusto, non si lascia perdere. E di genitori che, convinti di “lasciar scegliere” i figli li hanno lasciati a esaltarsi sulla furbizia del cavbanana o a inseguire solo l’ultimo status symbol, ne ho visti troppi per pensare che i valori (miei) non si debbano trasmettere. Chè far finta che se li lasciamo liberi noi gli altri faranno altrettanto, far finta che il senso critico si sviluppi da sè, e poi rifugiarsi dietro i “no” così i ruoli sono belli puliti, con tanta ipocrisia da una parte e dall’altra, il “si fa ma non si dice”… mah, il modellino è un po’ troppo anni ‘50 per i mei gusti.

  2. sara Says:

    sì, sono d’accordo. ma sono curiosa. hai già figli o era un’ipotesi? ma chi sei tu delle foto dei fotografi ufficiali?

  3. sara Says:

    cmq Michele Serra ha SEMPRE ragione. Non osso stare senza la sua AMACA

  4. Rob Says:

    Concordo appieno con Michele Serra e con quello che hai scritto. Che però ha il limite di essere una teoria, e come tale soggetta ad essere continuamente rivista al momento di metterla in pratica. In particolare: non credere che un bambino sia tanto più plasmabile di un adolescente, e che dire NO sia molto più facile, eh…

  5. zauberei Says:

    Ma non è solo per la questione dell’identità che i no servono. Che poi noi a sta questione dell’identità ci teniamo un sacco, poi se vai a vede riguarda solo l’uno per cento der nostro dna (dice domenica quiz eh…) La questione dei no è anche l’importante questione del contenere gli stati emotivi.
    Una bambina dice : vogliooooooooooooooo icsipsilonne ezetaaaaaaaaaaaaa
    e la sua voglia è infinita, sconfinata le mangia il limite le mangia il confine, la può sovrastare.
    e se la mamma si sdraia su questo desiderio infinito dimostra di non saper tollerare la sua possibile frustrazione. Non la contiene. Eppure la mamma è una specie di io più grande per i piccoli, una specie di io di servizio, se lei ci conteneva ieri – noi lo sappiamo fare oggi. La capacità di sopportarsi, per imparare a costruire quello che si vuole.

    scusate la deriva pissicanalitica dissimulata – me dovrei essere fermata in tempo eh

  6. elisewin Says:

    I no sono MOLTO importanti, sono fondamentali. I miei parents sono stati un gran casino su questo e ne pago ancora le conseguenze: ed è vero, è difficile essere Patri e Matri, e mi piace il rapporto di complicità con la mia mamy..ma ce l’ho ora, quand’ero piccola è stata una specie di educatrice tetesca, ya. Poi non bastano i no, la questione del taglio del cordone omblicale è una cosa da straziare una vita.., da ammalarsi.
    Su una cosa non concordo (o forse non ho capito bene la frase): penso sia più difficile dire un no che un sì a un bambino, nel senso che spesso molti sì si dicono per menefreghismo, per noia, perchè in quel momento è più facile dire un sì e continuare a fare quello che si sta facendo piuttosto che un no con annesse spiegazioni e controdeduzioni.. Chissà se sono stata chiara..
    E poi Serra è un guru, sempre leggerlo e pensarci su!


Leave a Reply