La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Un post che doveva essere un commento…. 26,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:47 pm

Ecco, ora basta.
Qualcuno mi può dire come posso passare a un’altra piattaforma, tipo anche Splinder, portandomi dietro tutte le mie cose???
E’ insopportabile. Adesso non riesco più a rispondere ai commenti. Scrivo un commento, schiaccio il tastino per pubblicarlo e lui scompare.
E io bestemmio.
Allora lo metto qui il mio commento scomparso, sempre sulla questione Moschea.
Io lo capisco l’Ulivo. Lui ha un punto di vista come il nostro, se i cattolici insistessero per costruire una chiesa sotto casa sua, che, per altro è a Betlemme, quindi ci saranno più chiese che farmacie, ma dico così, capitemi. Se succedesse questo io direi ’si fottano’.
Basta cattolici, basta chiese. Ce n’è già troppe.
Quello che invece è importante sottolineare, per lui, è che il problema non la la Moschea in sè. Il problema è che ci sono due Italia. Una brutta, becera, intollerante. E una carina, la nostra. E queste due Italie su questa cosa si scontrano. E se lasciamo perdere ci giochiamo il paese in cui vorremmo far crescere i nostri figli.
Per l’Italia che piace a me, la costituzione è importante.
E la libertà di culto è iportante.
Importante davvero, mica importante come per la Sindaca-di-tutti che dice che la Costituzione è importante ma la Moschea non si fa.

Invece, per quello che diceva la Zaub no, qui nel ghetto gli ebrei non ci sono più, credo dal medioevo. Rimangono le case e un’architettura stranissima e affascinante.
Ma la tensione sociale di Parigi no, qui per fortuna non c’è. E spero che riusciamo a mettere a posto le cose prima che la gente cominci a bruciarsi le case una con l’altra.
Ma io credo che qui ci vorrebbe un commento arguto dell’Uomo Barbuto.

E, infine, Giuli…sei tu!!!!
Ben venuta nel virtuale.
Ma appena riesci a capire che cos’è un blog, ti aspettiamo nella colonna della comune, eh!

E, visto che mi hanno costretta a scivere un post-salotto. E io li odio. Lasciatemi almeno una nota di colore. Oggi il Chimico ha ripreso Zucconi.
Zucconi della radio, lui.
Vi chiederete su quale importantissima questione.
Bene.
Sulla consuetudine di chiamare gli allenatori di calcio ‘Mister’, che tiene le sue radici nella gloriosa storia antica del calcio, e in particolare nella gloriosa storia antica di una certa squadra cara al Chimico.
Quando si dice ‘i sacri princìpi’!

 

Ma Porcoddei è una bestemmia? 25,Settembre,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 1:20 pm


Oggi c’era un pezzo di casa mia nella cronaca cittadina.
Potete leggerlo qui.
Parla della Moschea sotto casa. Perchè qualcuno, infine, si è accorto che nel ghetto c’è una Moschea. Io speravo di no. Speravo che rimanesse un’oasi dove i miei vicini avrebbero potuto pregare in pace, senza polemiche, senza problemi, come tutti gli altri. Come i cattolici, come i protestanti, come gli ebrei.
E invece no, c’è anche il sondaggio. La volete la Moschea?
Io, al giornale, ho scritto questa lettera qui.

“Vi scrivo in merito a un articolo che mi è capitato di leggere stamattina sulla “nuova” moschea in centro storico.
Io sono italiana e ho comprato da qualche anno una casetta proprio davanti allo stabile dove ogni venerdì i miei vicini musulmani vanno a recitare la preghiera.
Vorrei smentire categoricamente, come prima cosa, le parole di Sandro Ronconi, l’amministratore dell’edificio. Non si sono mai viste centinaia di persone uscire dalla moschea. Sicuramente, adesso che siamo nel periodo del ramadan, ci sono preghiere più spesso e, forse, qualche persona in più. Ma io escluderei in maniera categorica qualsiasi problema di sicurezza dei locali che, vi assicuro, sono illuminati, areati e accoglienti. Come un circolo, tanto per dare un’idea.
L’associazione, tra l’altro, era già in quella sede, quando io ho comprato la casa, nel 2004, e la convivenza con gli altri abitanti del quartiere non è mai stata un problema. Anzi, l’idea di avere vicino a casa un centro che è frequentato anche alla sera, tra l’altro da persone religiose, è un punto di sicurezza per me. Più un posto è frequentato e meno lascia spazio allo spaccio e al degrado. Non riuscirei a immaginare il ghetto senza la moschea. Sarebbe un disastro.
Io penso che un’attività del genere qualifichi in senso assolutamente positivo il quartiere e ritengo che sia una ricchezza, specialmente per noi italiani, per conoscere, per imparare, per incontrare e capire i nostri vicini musulmani.
Quindi vorrei ringraziare il centro culturale “Khalid Ibn al-Walid” per la possibilità che dà al ghetto di essere qualcosa di diverso da una specie di pittoresco quartiere a luci rosse genovese.
E ringraziare altrettanto voi se vorrete inserire questo mio commento in uno spazio delle lettere al giornale.
Ritengo sia importante alimentare il dialogo, piuttosto che la diffidenza e dare voce anche alle buone notizie.
Grazie.”

Ecco, l’ho incollata, così qualcuno la legge, perchè non credo che la pubblicheranno mai. La convivenza pacifica non fa notizia.
Il Porco Day è meglio.
Ma se potete, se un po’ gli volete bene al mio vicolo, di cui sempre parlo, votate il sondaggio e inculiamo quelli che hanno deciso che i Musulmani un posto per pregare e per incontrarsi non lo devono avere.

E si ricordi, chiunque abbia la bella pensata di venire a molestare i miei vicini, di farlo in orario d’ufficio, perchè se sono a casa scendo, e se scendo lo faccio con il mattarello, che sono cintura nera (la mia bis-nonna l’ha convinto così a restare a casa, suo marito che stava partendo per la marcia su Roma). E se mi fate scendere con il mattarello una rotula, sicuro, riesco a farvela fuori. E, se avete avuto l’arguzia di portarvi il maiale, beh, io me lo mangio!

 

Senza titolo, senza foto e senza particolari speranze. 25,Settembre,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 12:49 pm

(Ovvero il post che ieri katacosa non mi lasciava pubblicare…) 

E che, alla fine, ho dovuto censurare.
…Quando un post nasce male!

 

Genovesitudine 21,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:45 am

“Ma lo sai quanti fiancheggiatori se le BR invece dei carabinieri sparavano ai vigili???”

(Il Collega Fascio, prima dell’apertura)

 

Autosussistenza tricologica (siamo arrivati…) 20,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:19 pm


E, visto il successo che le mie tragedie tricologiche hanno riscosso, e visti i messaggi di solidarietà che mi sono giunti da ogni parte del paese, vi racconto com’è finita.

E’ finita che ieri mi guardavo e mi riguardavo e non mi andava proprio questa pettinatura Goldrake, Riù-ragazzo-delle-caverne, Goku, se siete giovani e avete bisogno di icone più recenti.
Così sono tornata a casa e, armata di forbice maffa dell’ikea, e specchietto tenuto con amore dal Chimico, ho tagliato ogni asimmetria.
Adesso ho i capelli cortissimi.
Più Betty-Boop che Mimì Aiuara, finalmente.

E poi ho pensato che era ora di scoprire cosa c’era veramente sotto la mia tinta rossa e squillante.
Voglio cominciare a familiarizzare con i miei capelli veri.

Forse il Puntoggì penserà che tutto questo ha a che fare con i miei reni.

 

La comune-ty (un post aperto) 20,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:49 am


Tanto tanto tempo fa, mi è stato chiesto da Giuli che cosa sia la comune-ty.
Io mi sono presa un sacco di tempo per rispondere. Non è facile dire che cos’è la comune.
Poi, oggi, leggendo il blog della Zaub, ho avuto una folgorazione, questa:

“Saremo dei vecchi bellissimi. Vecchi che la sera bevono bourbon con i piedi sul tavolo. Vecchi ingrassati dalla vita, dai pasticcini che non ci saremo vergognati di mangiare, vecchi di edonismo etico. I nostri nipotini verranno da noi con l’amore alle prime armi. E noi insegneremo loro che i sentimenti sono liberi dai clichet, che i sentimenti sono desideri e non stili di desiderio (…)”

E questo è un punto di partenza, una dichiarazione d’intenti, questa è una descrizione romantica, gucciniana, direi. I miei amici veri.
La comune, quindi, è un gruppo di persone.
I miei amici.
La Chiara Matematica dice che la comune è un film di Ozpetek.
Ma io dico non deltutto, meno buono di Ozpetek, meno sognato.
Per me la comune è un libro di Pennac, realismo magico, ma meno caldo e meno umido di Marquez.
La comune nasce da Stavros a suonare la chitarra. Stavros è la radice reale, toccabile, bevibile e cantabile di una comunità che comunica soprattutto su internet. O forse sono io che comunico soprattutto su internet.
E’ più facile scrivermi una mail che telefonarmi. Ma questa è un’altra storia.
La comune-ty è un gruppo di persone, al centro c’è un locale e, intorno, c’è una storia che stiamo scrivendo. Ci sono i nostri blog, chi giorno per giorno, chi settimana per settimana, chi non si sa, sparito. Ci sono le nostre chiacchierate, ci sono le discussioni, le mille e mille discussioni politiche.
Ecco, la comune è un gruppo di persone, al centro c’è un locale, vero. E poi c’è una specie di piazza virtuale, un bar con i tavolini fuori, dove discutiamo, raccontiamo, ci teniamo in contatto, ci organizziamo.
Organizziamo uno stile di vita che sia nostro, ma nostro sul serio, pensato e non imposto. Ci sosteniamo nei nostri percorsi, nello sport comunardo che è “lo sciolgo dei nodi”. Lo “sciolgo dei nodi” prevede una serie di specialità quali la corsa dall’analista, il salto delle sfighe, il lancio di idee bislacche e il sollevamento della pinta.
E produciamo un flusso continuo di vicende, di idee, di libri e di consigli sui libri, di ricette e esperimenti, progetti, avventure, spettacoli, embrioni di spettacoli, aborti di spettacoli, spettacoli pensati e poi mai provati, cene, merende, thè delle cinque, brunch, focaccia e Manifesto, il cinema, i film mongoli, compresi quelli degli altipiani, i consigli, i tutti che si preoccupano per tutti, ma come sta veramente?, il mostro marino sul molo e l’U.A.B.PP, naturalmente.
Per me è questo.
Ma, magari, qualcuno vuole aggiungere qualcosa di suo…

 

Tempi shakespeariani 18,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:24 pm

E poi, invece, si sono tolti le parrucche. Niente avvlenamenti, niente fili di spade, niente fantasmi vendicatori.
Io, invece, nel frattempo, ero ostaggio di Aldo Busi, in versione parrucchiere.
“Ti faccio uno sciampo per capelli mal-trattati?”
Io gli avevo chiesto un taglio che riuscisse a domare le masse che mi si stavano arricciolando sulla testa come un giardino abbandonato a sè stesso. Avevo detto taglia più che puoi, che vorrei che i residui di tinta nera che ho sulle punte se ne vadano via. E gli avevo detto non troppo classico, che con il classico finisce che sembro Orietta Berti.
Il risultato è qualcosa tipo una ragazzina giapponese. La figlia di una ragazzina giapponese e, comunque, di Orietta Berti.
Aldo Busi ha detto asimmetrico.
Io dico un bel taglio da manicomio. Come se mi fossi divincolata, intanto che tagliava e, a un certo punto fossi scappata.
La via della saggezza è lastricata di tagli di capelli sbagliati.
Comincerò a farli crescere dinuovo. Il capello corto nasconde troppe insidie, per me.
Se vuoi i capelli corti devi avere un parrucchiere fidatissimo.

Ieri sera il papà del Chimico è tornato a casa.
Si torna alla vita di sempre, ai week-end in vespa sui monti. Si torna alle serate con gli amici, che mi sono mancate tantissimo. Finalmente avrò modo di conoscere la Visiting Angel del Puntoggì.

Oggi, qui, è l’ennesima giornata da forca, e i tempi shakespeariani stanno venendo sul serio. I provinciali parlano di trasferimenti e deportazioni. Io, invece, sento l’appalto che si avvicina. Si sente vibrare nei bicchieri dell’acqua, come il tirannosauro di Jurassic Park.
E, tanto per darvi un’idea, di cos’è veramente la sfiga, sappiate che non ho avuto nemmeno il coraggio di verificare.
Ma l’omino che si occupa dell’appalto sembra sia stato sostituito da uno più giovane e aitante.
L’omino giovane e aitante in questione è niente-po-poddi-meno-chè il convivente della mia ex-migliore amica.
Ce l’avete presente quel clichè che hanno tutte, ma proprio tutte, dell’amica del liceo che poi diventa inseparabile, ci diciamo i segreti, facciamo i viaggi insieme, tutto insieme, lo sciopping insieme, da grandi andiamo a vivere insieme e poi di punto in bianco non ci si sopporta più?
Ecco, quella.
E lui era quel fidanzato che la migliore amica della fidanzata non gli va giù no. Quella stronza della tua migliore amica.
Quella stronza ero io.
E lui l’omino dell’appalto.

 

17,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:56 pm

Oggi pomeriggio io sarò dal parrucchiere.
Nel frattempo qui ci sarà una riunione shakespeariana.

 

14,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 6:09 pm

Pomeriggio di cazzeggio internettaro con il compiùtero Caterina quasi sul davanzale, per prendere meglio la connessione volante nel vicolo.
Aspetto che torni il Chimico, stasera partiamo per Brescia, forse per l’ultima volta. Presto suo papà uscirà dall’ospedale.
Mi accendo una bella sigaretta, rossa e chimica, perchè oggi ho finito anche il tabacco. Dovrò uscire a comprarlo, in una via del campo trasformata dal primo venerdì di ramadan.
Oggi la moschea era in fermento e tutti giravano per il ghetto vestiti a festa. Sono ricomparsi i dolcetti al miele sui banconi dei negozi e l’aria sa di festa.
Ceri pomeriggi, azzurri e arancioni, basta pochissimo per essere felici.

 

13,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 4:24 pm


Ma l’avete vista la pagina principale di kataweb?
Questa.

“la redazione di Kataweb resta sintonizzata sulle vostre onde elettroniche.”?

Avranno cominciato a drogarsi, quelli della redazione?
Ma che cosa sta diventando questa piattaforma?
Amici di sera?
Santoro dei poveri?
E quale sarà il prossimo passo? Un meeting dei bloggher? L’elezione di miss kataweb? I sondaggi?

Sono seriamente preoccupata…

 

“Senza la mia paura mi fido poco…” 12,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:55 pm


La questa mattinata di delirio, lo sciazzu nuovo, stamattina mi sono miracolosamente svegliata riposata, ho fame, è mercoledì, devo andare all’ikea. Da sola, che mi piace.
Magari recluterò qualcuno per la merenda.
La voglia della sigaretta, le cartine al cocco della rizla, devo chiudere i cancelli. Ho mille post-politici da scrivere e nessuna voglia di farlo. Ripiego nel privato, dicono nelle antologie. Ho mille cose per la testa, ma leggere.
Il titolo è l’illuminazione dello sciazzu morbido, che mi regala notti di sogni ma colorati e belli a vedersi.
L’ultimo utente non se ne va via. Niente sigaretta.
La Streganocciola mi ha regalato un pacchetto di cilindri da fumare, senza tabacco e senza nicotina che sanno dei miei nove anni in montagna. Le gite al buco, i semi di chiummel, chissà che cos’era. Il fuoco, i frutti di bosco, i prati e le api. Alessandro e Paolo, il cane Irosci, i pantaloni corti e il the fatto con le foglie di menta fresche. Gli schilift oltraggiati dall’erba alta.
Devo farmi dire dove le ha comprate.
Ecco, l’utente se n’è andato.

 

E. agony aunt 11,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 4:39 pm

Io credo che questa cosa dell’incontrollabile razionalità non sei Ugo Foscolo e neanche Giacomo Leopardi.
Io credo che questo mito del sentimento incontrollabile e irrazionale forse è il caso chesi esca dal romanticismo inteso come periodo storico, proprio, e si cominci a ragionare come un uomo di questo secolo.
Perché se io dico che la terra è piatta tu mi schifi.
Ma tu, invece stai dicendo che la terra è piatta e pretendi che io non ti dica niente.
Bene, te lo dico, visto che hai insistito.
La terra non è piatta.
E sarebbe ora che tu la smettessi di nasconderti dietro al dito del mi dispiace e soffro e le pene d’amor perduto e cominciassi a chiederti perché stai così male.

Perché c’hai le sfighe d’amore, vabbè.Ma com’è che certe sfighe d’amore sono più dolorose e altre meno?
Com’è che certe sfighe d’amore non te le levi mai dalla testa?Sarà una cosa della sfiga d’amore in sé, o sarà che cosa ci metti dentro tu, a questa sfiga?
Magari speri che una storia ti cambi la vita, ti faccia uscire da un tunnel dove ti sei cacciato.Vedi nell’altro le qualità che tu vorresti avere.
Io sono stata innamorata per un sacco di tempo di un uomo.
E sempre allacciavamo e slacciavamo questa storia e sempre io l’amavo. Era un fisico, sai? Ti sei mai chiesto com’è che so tutte queste cose di voi scienziati?
E giù romanticherie del filo che ci lega e dei vent’anni che ci separano e non abbiamo futuro, e la moglie, ma quanto quanto lo amo!
E poi nella generale pulizia della mia vita, poi ho dovuto un po’ ripulire anche lui, un po’ pensarci su.
E capire com’è che lui schioccava le dita e io sempre correvo, e pure ringraziando.
Adesso dalle mie pulizie sono uscite molte cose.
E ho il Chimico, che ti giuro, non c’è confronto.
E lo trovo sempre un uomo molto affascinante, questo mio amante brizzolato. E sempre so che bisogna starci attenta a non andargli vicino per non sentire l’odore, che ti frega.
Mi è simpatico e sono contenta del tempo che abbiamo passato insieme.Ma capire tutte queste cose ha fatto anche di me una persona affascinante. Affascinante del suo uguale fascino, che io tanto gli invidiavo, tanto da trovarlo irresistibile. 

 

10,Settembre,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 12:49 pm

Ci sono due autostrade che dalla pianura portano al mare.Una è vecchia, è stretta, è piena di curve. E tutti la odiano.Finisci appiccicato ai camion, a fare le curve nella corsia di sorpasso. Quella strada io l’ho guidata abbastanza spesso, ma me la ricordo soprattutto al ritorno dall’eclissi del novantanove e in un altro ritorno, l’anno dopo. Ero scappata dalla fine sanguinosa di un amore e avevo vagato sola per l’Italia, circondata dai papa-boy, che sciamavano per il giubileo. E tornavo per la Camionale, era tardi, avevo sonno e guidavo una macchina che non era mia. E avevo addosso una camicia che non era mia. La città si avvicinava e sapevo che quello sarebbe stato l’autunno del mio cambiamento. L’autunno dei miei denti stretti, dei miei progetti e del passato troppo vicino per non incontrarlo, degli angoli di strada traditori, degli occhiali dentro la borsa, per essere capace di camminare avanti senza guardarmi intorno.
L’altra strada è più recente, più larga ma anche più lunga. Un trentina di chilometri in più.Non sembra, ma è una strada in salita. Forse lo sente solo chi guida, il motore che fa solo un po’ più di rumore. Si arrampica sul Turchino in curve ampie, gallerie illuminate.E’ la strada che ‘dietro una curva, improvvisamente, il mare”. E non sale più in quota della Serravalle, e non sono monti più aspri. Solo sale con calma. E non ti accorgi che sei così in alto fin quando non cominci a scendere. Guardi indietro e ti stupisci che fosse salita.Il Chimico me l’ha spiegato, sabato notte in autostrada. Io guardavo il mare che si mostrava nero, curva dopo curva e pensavo.Pensavo.Ma è proprio indispensabile che la mia vita debba sempre somigliare al Pordoi?

 

Ufficiale 7,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:47 pm

La rete è arrivata anche nel vicolo!

Per accedere bisogna affacciarsi alla finestra e gridare la password:
“Geeeenni…accendi il modem!!!”

 

6,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:08 pm

“Ho visto ignoranti cui è stato corretto anche il caffè…”
(Il collega Fascio particolarmente ispirato dall’aria frizzante di quest’autunno improvviso)

 

Tramontana e questa stagione che viene a darci fiato… 5,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:55 pm

Stamattina faceva freddo.

Ho messo la felpa, per arrivare in ufficio. Mi sono svegliata riposata, tuttosommato, dopo una notte popolata dalla Sindaca-di-tutti che veniva a far visita al Palazzo Deserto, così c’erano tutte le guardie in fibrillazione. Ma lei voleva controllare che il Palazzo fosse sicuro e allora veniva con me in incognito. C’era anche il mio amico Dadino, in mezzo alle guardie.

Devo chiamare Dadino, non lo sento da un sacco di tempo.

E mi sono svegliata contenta, nonostante la nevrosi perenne del Ragionier Filini, che mi prende in autunno. E ho voglia di fare di tutto, di tutto bello.

Tra poco inizia la scuola e avrò un nuovo allievo. Un nuovo caso umano di quelli che rifilano sempre a me. Il ventiquattro la prima lezione del serale.

Chissà che classe sarà.

Sicuramente non bella come l’anno scorso. Impossibile, quelli dell’anno scorso io li adoravo. Chissà come sarà la Bionda di quest’anno, che c’è sempre una bionda, molto brava, in ogni classe. E, in ogni classe, c’è sempre la sua amica, bruna, sempre un po’ meno di tutto. C’è il ragazzino scapestrato e quello che non capisce un tubo. E poi c’è La Grande Soddisfazione. Quello bravo che ti viene voglia di andare a scuola anche solo per lui.

Chissà come sarà la Grande Soddisfazione di quest’anno.

Sarà questo cielo azzurro, stamattina, col Chimico, dicevamo che non poteva essere tramontana. Ma questo cielo azzurro.

Tramontana.

Voglia di fare mille cose.

“E il futuro che viene a darci fiato”

 

Stanche dei soliti test? 4,Settembre,2007

Archiviato in: Collettivo Mia Martini, Ricreazioni — diversamentequilibrata @ 12:19 pm

You Are Probably Not Pregnant


It seems like you’re in the clear, but you should really take a test to be sure.

Are You Pregnant?

Basta pipì sul bastoncino, basta esami del sangue…La rete ci viene incontro, ragazze!

 

Il lago e io 3,Settembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:25 am


Domenica.

Tramonto sul Palazzo Deserto dove faccio la guardia.

Sono ancora un po’ frastornata perché sono stata copiata e incollata a Brescia.

Il papà del Chimico è stato male mentre era in vacanza sul lago di Garda.

Copiata e incollata con tre ore per farmi dare il cambio al lavoro, fare le valige a tempo indeterminato e partire con la macchina di mio fratello, un’astronave blu che fa i centomila chilometri all’ora senza fare rumore come se non toccasse per terra.

Mi ha accompagnata il Puntoggì, che prepara le valige per le vacanze due settimane prima, e quindi era in fibrillazione. Le medicine le hai portate? Novalgina? Aulin? La magnesia se ti fa male lo stomaco? E alla fine mi sono dimenticata i documenti, carta d’identità e patente, tutto a casa. Ma me ne sono accorta solo ieri.

Il Biondo Fratello, però, mi ha prestato la macchina solo a patto che non guidassi io. Il Puntoggì ha la patente scaduta e quindi si è offerto di accompagnarci un suo amico dello sciazzu.

Da Genova a Piacenza ho guidato io.

Ottanta all’ora.

Piantata sulla corsia di destra, che l’amico sciazzuca voleva essere riposato al ritorno.

Il Biondo Fratello, naturalmente, non è fra i miei lettori abituali.

Ecco, se vi capita, mantenete il segreto, oppure sono morta.

Di martedì l’autostrada è ingolfata di tir.

E io li odio.

E loro lo sanno.

In un tratto di strada stretto per lavori in corso, mi si è appiccicato una specie di capodoglio di lamiera. Vincenzo, ce l’aveva anche scritto luminoso sul parabrezza.

Vincenzo.

Ricordatevi, se lo incontrate.

Magari lo vedete parcheggiato da qualche parte, fatelo per me, insultatelo, bucategli le gomme, rompetegli tutti i finestrini con le pietre.

Un tir che si chiama Vincenzo.

Mi si è appiccicato dietro, che non vedevo neanche la targa e ha cominciato a suonare il calacson, a fare gli abbaglianti.

Ho frenato, e lui dietro.

Ho accelerato più che potevo, anche a cento, sono andata.

E il tir Vincenzo ci voleva spappolare tutti, sulla strada per Brescia.

Sarà durata anche dieci, quindici minuti, mi stava incollato.

Poi ha svoltato per Piacenza, seguito dal coro delle nostre maledizioni.

Maledicemmo lui, sua madre, i suoi figli e le generazioni presenti, passate e future.

Da Piacenza in poi ha guidato l’amico sciazzuca.

La prima notte e quelle successive abbiamo dormito al lago.

Il lago Ombretta che affoga. Il lago Malombra.

Una distesa d’acqua dolce tutta contornata di monti.

Per noi creature d’acqua marina, nutrite a romanzi, il lago è già spaventoso di suo. Io, oltretutto, ero vicinissima a Salò. E immaginavo Brescia covo di fabbrichette leghiste, in odore di nord-est.

Io, oltretutto, non sapevo neanche in che regione fosse Brescia.

E invece abbiamo cominciato a conoscerla alla luce del sole, questa città che per me era solo la porta di quell’ospedale rotondo. L’abbiamo conosciuta nell’accento dei dottori, nei parenti dei ricoverati, in una rete di solidarietà che non immaginavo.

Nei giorni abbiamo cominciato a capire che la rianimazione è il fondo del lavello della cronaca. Una delle prima sere, uscendo dal parcheggio sotterraneo, siamo stati bloccati in coda per una mezzoretta. Incidente, macchina contro moto, abbiamo letto sul giornale.

Il giorno dopo i parenti del motociclista aspettavano l’orario di visita insieme a noi.

E si stringono amicizie, ci si tiene aggiornati.

E’ stato ricoverato un singalese. All’inizio c’erano solo due signori a chiedere notizie. Ma piano piano il reparto si è riempito di parenti, amici. L’ultimo giorno saranno stati sessanta, senza esagerare, uomini e donne, che uscendo dalla porta scorrevole ti sembrava di essere all’aeroporto di Colombo. Entravano sempre gli stessi. Ma fuori c’erano tutti.

Lui non ce l’ha fatta, ma la signora con l’ictus migliora.

E quando ce ne siamo andati lo abbiamo detto alla mamma del Chimico di tenersi informata anche sugli altri pazienti.

Sono nel Palazzo Deserto, sono le setemmezza. E mi chiedo cosa starà facendo il Signore Brizzolato, l’Anziana Donna Bruna, La nonna di Campanellino e tutta quella famiglia che si parlava stretta stretta in dialetto, con gli occhi lucidi.

Sul terrazzo dove si andava a fumare, poi, c’erano scritte da tutte le parti. Scritte dagli amici per i pazienti.

Qualcuno siamo anche riusciti a capire com’è finita dalle targhe di ringraziamento appese nella sala d’aspetto. Mirko si è svegliato.

Anche Maurizio, dopo un mese e mezzo.

Si aspettava tutti insieme di entrare a parlare con i medici.

La nostra si chiama Bertilla, di nome. Avrà quarantacinque anni, bionda. Di quel rarissimo tipo di bionda fine, bella, molto bella e per niente appariscente. Ci spiegava la situazione giorno per giorno, con calma. Facevamo pochissime domande perché si capiva bene quello che diceva, le belle notizie, le brutte notizie. Una comunicatrice eccezionale, perché riusciva a rimanere distaccata, non una cui avresti pianto sulla spalla, ma uscivi sempre con l’idea che stesse facendo di tutto, dall’umanamente possibile al miracoloso.

Adesso abbiamo lasciato la mamma del Chimico in nella casa che un’associazione mette a disposizione dei parenti dei ricoverati. Vive insieme a una famiglia di Salerno, rumorosissima, e a un gruppo di venezuelani, che però non parlano italiano.

Pensavo di essere stata incollata in una provincia tra il vetero-fascista e il leghista-filo-cattolico-perseguirelemieradicioccidentali. E, in parte, è vero. A salò ci sono le vetrine con il busto di Hitler e i vini con l’etichetta di mussolini.

Ma è anche vero che c’è la Bertilla, i singalesi che si muovono in massa, il kebab turco che profuma di casa.

E adesso che sono qui, mi sembra di aver vissuto per cinque giorni nella vita di qualcun altro.

Ventuno, circa.

Suona il campanello.

Guardia giurata vestita di giallo: “Sono venuto a dare il cambio al collega, c’è?”

Io: “No, non ho ancora visto nessuno, tra l’altro doveva dare il cambio anche a me…”

(Pausa, ci penso un po’ su…)

“Ehi, ma sono io il collega!”

Ecco, sono tornata.