Eccomi.
Sono tornata, alfine.
E mi sono trovata immersa nella più colossale, pantagruelica chiamata da bidelli che si sia mai vista. Centinaia di persone fuori dalla porta dell’ufficio. Centinaia, come in un film neo-realista, ma a colori. I nani, le ballerine, gli acrobati e un bestiario che venghino, venghino, signore e signori, provate la casa che rende pazzi, l’unico posto al mondo dove per firmare un foglio dovrete fare tre code. La Capa, quando ci si mette, a organizzare, e non ci sono io a contenerla, diventa sovietica. Secondo la sua filosofia gli utenti non devono mai stare troppo tempo raggruppati a far niente perchè si annoiano, si lamentano tra loro e poi finisce sempre che si lamentano anche con noi. Invece se sono occupati a cercare di passarsi avanti tra loro non si annoiano e tutto scorre liscio. Divide et impera.
Ieri sera io e il Chimico abbiamo festeggiato la fine della settimana dell’edile con un tete a tete etilico esilarante, che si è concluso sulle scale di casa, io che barcollavo, piegata in due dagli accessi di riso e lui che cantava ‘momenti di gloria’, dai che ci riesci a salire le scale.
Nel vicolo, indubbiamente, si stava stretti. La mia casa del Vicolo era pensata per una, io. Allora, complice il tempo della laurea, e qualche soldino in più, abbiamo deciso di fare grandi restauri, una specie di pulizia di primavera, ma in autunno.
A cominciare dal Mostro Finale.
Sono passati tre anni dal capodanno tragico in cui la fogna del palazzo si è riversata nello sgabuzzino, la Casa di Aldo Moro. Davanti allo scempio io ero stata debole. Ho chiuso la botola.
Nel frattempo, dalla finestrina è entrata tutta la polvere dei lavori delle scale.
Quando sono entrata sembrava un film horror. Con tutti i crismi, gli angoli bui, i brutti ricordi che affiorano, la claustrofobia. E l’avevo anche sognato, la sede del mio inconscio incasinato.
E’ stato un restauro con profondi significati. Sono riuscita anche a buttare via gli attrezzi che aveva lasciato mio padre. Quasi tutti.
E poi abbiamo cambiato le tende, abbiamo messo i lampadari, noi, con le nostre manine e abbiamo incorniciato la manina che il ladro ci ha lasciato sul muro. E’ strano, ma da quando ci hanno derubato, le cose nel Vicolo vanno meglio.
Non so spiegarmi il perchè. C’entrerà anche il fatto che ci hanno derubati la notte della laurea del Chimico, c’entrerà.
Ma relativamente.
Dentro il compiùtero Caterina c’erano tutte le nostre foto, quelle delle prime vacanze insieme, anche. E le nostre canzoni, quelle delle prime notti insieme. E poi il cellulare del Chimico. E la macchina fotografica, cazzarola, quella mi serviva per fotografare le ricette.
Ma le nostre prime vacanze insieme io me ne frego delle foto, le prime vacanze ce le abbiamo nella testa. E le nostre canzoni.
E così siamo stati meglio.
Con le nostre solite tensioni. Ma, non so come dire. Come se qualche molla fosse scattata nella testa di tutti e due.
Oggi ci dedicheremo al restauro della cucina.
Sono stata un’intera settimana senza rete. Niente posta, niente blog, niente giornali on-lain, niente messenger.
Eppure
Eppure mi sento tornata come se avessi passato una settimana con le mani in qualcosa di più profondo. Una settimana con le mani nella mia casa.
Centrata
Soprattutto su me stessa.
E sul mio rapporto col Chimico e sui miei rapporti, in generale.
Perchè si pensa meglio con le mani occupate.
E se sono sporche è meglio.
Adesso sono tornata. E va bene così, che preferisco il collocamento che fare l’edile.
E c’era qualcos’altro, sì, ne sono sicura.
Ma me lo sono dimenticato.
Lo scriverò domani, che è venuta l’ora di scappare da qui.

ecco, vedi? quello che a me manca ancora: uno stimolo costruttivo per combattere l’entropia e le tonnellate di kipple che ormai hanno preso pieno possesso della batcaverna…
mente sana in casa sana!
ma, mi sovviene: concordando io con la tua tesi che con le mani sporche si pensa meglio, e sapendo per certo che il tasso di entropia nella mia vita è sempre stato alto, dici che c’entra qualcosa con i miei otto traslochi otto?
Bentornasti! Me stavo a preoccupà!
Invece va tutto a gonfie vele:))
761-176 dice: “voglio i diritti d’autore per la manata”.
Come per lo scrivere, dunque, la sottrazione può rivelarsi utile a migliorare ciò che resta. Forse ho troppe copie di backup per decidermi a fare davvero pulizia.