E poi vengono quei giorni dipioggia in cui ti tocca provare a salvare un’amicizia a colpi di centosessanta caratteri.
Se io avevo una sorella minore eri tu. Perchè sei una lurida, complicata, bacata testa di cazzo. Neanche tanto diversa da quella luridabacatacomplicata testa di cazzo del mio Biondo Fratello.
Se c’è qualcuno qui che se ne capisce di astrologia, me lo può dire perchè c’è sempre uno scorpione da qualche parte, quando io mi sento triste?
E c’è che sono cresciuta in mezzo agli scorpioni muti e scontrosi. E adesso che sono grande non mi piace più fare finta di niente, se sento che c’è astio. Se sento che in un rapporto ci sono dei non detti, se sento tensione.
L’altra notte ho sognato che prendevi cinquanta centesimi dal barattolo dei miei spiccini del caffè. Speriamo che l’iper-comune-ty, quella dei nostri ‘nalisti, se la stia cavando meglio di noi, nelle loro segrete riunioni.
Avevo bisogno di scriverlo con qualche carattere in più. E avevo bisogno di dirlo a tutti che sono un po’ triste.
Perchè credo che si veda che sono un po’ triste. E poi chissà la gente cosa pensa.
E centosessanta caratteri, dopo centosessanta siamo arrivate a un accordo. A una chiarezza che, per ora, mi basta.
Ma sappi che non ci sono solo io. Che io sono quella che ha imparato a parlare molto chiaro, e sono quella che sta imparando a dipanare i sentimenti tra il bene che ti voglio e la tentazione di spaccarti il naso a ginocchiate.
E va bene così, a che cacchio mi serve avere quasi trentun’anni, se no.
Diciassette e dieci.
Vado a recuperare Caterina, se tutto va bene.
