La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

bìoi paralleloi 30,Novembre,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 11:56 am

E’ bellissimo, sembra una roba da Dylan Dog…Allora… esiste un mondo parallelo in cui la Nessi è venuta su fascista, a questo mondo si accede solo dalla porta sul retro del negozietto di antichità che si chiama Safarà (in via Canneto il lungo, se volete provare l’ebbrezza).Quel mondo è splendido (niente totalbuio come sulla terra2 dilandoghiana), i popoli si amano e non si sfruttano, la svizzera fa i voli low cost per i ghanesi che vogliono andare a sciare sulle sue innevatissime piste da sci, la guerra non esiste e l’olio di ricino non sanno nemmeno cos’è.In quel mondo si alza, sola e inascoltata, la voce di nessie2, a cercare di movimentare la questione istigando alla xenofofobia e alla guerra santa.

Ovviamente (come in DD) 1 euro vale più o meno quanto 1.000.000 di euro da noi. Ci guadagneremmo un sacco nel cambio. Non so voi come la vedete, ma potremmo trasferirci in massa…

Giuli
PS: mi spiace per coloro che non colgono la citazione dylaniata…

La Giuli ha scritto una cosa bellissima, che pensavo anche io.
Sebbene, porcazza, la mia Anima Nera viva a Genova, abbia due cognomi, canti in un coro gospel e sia, in serie:
- fascista-forzaitaliota
- cattolica
- un medico (porco schifo).
Ma questo è l’inizio di un’altra storia. O di mille altre storie, se ognuno di noi scrivesse chi è e cosa fa la sua Animanera.

Per chi non fosse frequentante il blog vero della Nessi, dico brevemente che abbiamo scoperto una sua omonima, in rete.
Un’omonima fascia, evabbè, anche io ce l’ho un collega fascio, ma fascia becera, fascia ignorante, fascia di cattivo gusto, fascia xenofoba sul genere ripugnante-Calderoli, fascia che tira fuori il peggio di me, come la non-compianta-Fallaci, fascia che fine hanno fatto i compagni gambizzanti, tanto per farvi un’idea del peggio di me.
Naturalmente, non posterò qui il suo link.
E’ una lettura perniciosa.
Proprio tipo Fallaci, per intenderci, l’ignoranza mascherata e truccata da revisionismo. Il razzismo senza errori di ortografia.
Uno sproloquio che nasce dall’inadeguatezza nei confronti della realtà, dalla paura, dalla fragilità.

Allora io, sostanzialmente vorrei dire due cose:
La prima è grazie a voi che mi leggete perchè non sono costretta a mettere le frasi importanti in grassetto.
Veramente, è bello avere una platea di lettori con un QI medio alto.

La seconda, e ne parlavamo col Chimico, non si capisce come mai, allo stadio gli striscioni razzisti non sono permessi e, anzi, sono puniti, e quel posto possa essere ancora pubblico.
Così, pensiamoci un po’.
Se si potesse denunciare io lo faccio.
Abbiamo fatto la resistenza per questo, per costruire uno stato in cui possiamo denunciarli, invece che aspettarli dietro un angolo e menarli.

Buon Week-end a tutti…

 

Intermezzo 29,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:26 am

Stavo scrivendo il post sulla Svizzera.
Ma poi mi è capitata questa cosa qui, che arriva un tipo tutto sporco d’edilizia.
E io penso “Edile in nero”.
Poi si siede e mi dice:

“Io lavoro, faccio il carpentiere in ferro, il saldatore e guadagno bene. Non ho bisogno di lavoro. Io ho bisogno di un corso di cultura generale perchè la mia fidanzata è laureata e io non so neanche dov’è la Basilicata”.

E io sono ancora tutto un brodo di giuggiole.

 

La Svizzera (Ovvero perchè penso che quella pubblicità sia stupida e inutile, ma soprattutto stupida, ma anche inutile) 29,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:50 am
 

La svizzera 28,Novembre,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 8:00 am

La questione è che io volevo scrivere una cosa sui problemi del Manifesto, sulla carta stampata al tempo di internet, sulle vecchie e sulle nuove generazioni della sinistra italiana.
Poi non ero ispirata.E allora ho ripiegato sulla Svizzera, che dare addosso alla Svizzera è elegante e non impegna.
Il discorso era: ma qual’è il più scemo dei paesi, che si butta merda addosso da solo, pur di tenere gli stranieri lontani?

Come dire che io potrei avere qualche corteggiatore molesto, capita a tutte di avere qualche corteggiatore molesto.
Allora sul blog, nel mio profilo scrivo: sembro carina ma ho la gonorrea, e poi ho la cellulite, anche se non la vedete sotto i jeans. E mi cascano le tette, cosa credete, che non sia un push-up, quello che spunta dalla maglietta? E il mio ex-fidanzato si è suicidato, perchè, tra l’altro, sono una rompiballe senza rivali.
E, naturalmente, l’oracolo dice cazzate, quando faccio i pompini uso i denti.
Così, sicuro, li tengo lontani i corteggiatori molesti.
Metodo Svizzero.

Ma la Streganocciola, che adora i miei vespai, prende la questione sotto un altro punto di vista.
E ce n’è da dire, da quel punto di vista.

Ma io oggi esco alle novemmezzo. Devo andare a chiudere la causa con il mio datore di lavoro del 2002 che mi deve quarantacinquemila euri.
(Non è che me li deve per davvero. Io esco alle novemmezza per andarmene a prendere cinquemila, di euri. Se no ci tocca fare un’altra causa e se ne parla nel duemiladieci)

E quindi rimando la discussione al resto della comune.
E prometto che dirò cose domani.
 

 

27,Novembre,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 2:17 pm

Leggo su repubblikit e non posso fare a meno di compiacermi.
Ormai non siamo più solo io e il Puntoggì a ritenere che la Svizzera sia un posto di merda. Ormai lo ammettono anche i suoi abitanti, il governo e le caprette che fanno ciao.
AmicaNessi, il dibattito, è concluso.
Goditi il video…

 

Sciaining stat 27,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:34 am

Conosci te stesso.

C’era scritto sulla porta dell’Oracolo di Delfi.

Un giorno, un tipo che si chiamava Cherofonte, aveva chiesto alla Pizia, che era la sacerdotessa di Apollo, chi fosse l’uomo più sapiente.
Che, voglio dire, di tutte le cose che puoi chiedere a un oracolo, una domanda così…
Comunque la Pizia aveva risposto che era Socrate, tra l’altro, un suo amico.

Ieri, qualcuno ha chiesto a google:
“La più brava donna a fare pompini”.
E google l’ha portato qui.

Non ci sono più gli oracoli di una volta.

 

26,Novembre,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 11:08 am

Ieri sera, uscendo dal Palazzo Deserto, mi sembrava che le stelle brillassero più sguaiate e che i palazzi cercassero di scrollarsi l’umidità di quattro girni di pioggia.
Torna il sereno e nel vicolo c’è chi ha approfittato del sabato di pioggia per pulire tutta la cucina, i quattro metri quadri più unti della storia.
Adesso è uno splendore. Ti fa venire voglia di averci una nonna che ci spignatta dentro.
Ma le stelle brillavano, all’uscita, soprattutto della luce della sicurezza che sì, compagni, la rivoluzione la facciamo. E sì, che un mondo diverso è possibile. Ma possibile sul serio. Anzi, guardate, un mondo diverso è probabile. Altamente probabile.
Questo perchè siamo molti ma molti di più di quelli che ci si potrebbe aspettare. E alcuni sono insospettabili.
Vi racconto.
Ieri arriva a darmi il cambio la bionda-guardiaggiurata con cane, di cui parlai in quanto mangiatrice di merendine zoofila.
Mi racconta che il collega-ex-eroinomane è arrabbiato con me. Ma non solo con me, con tutti i pidocchiosi no-global, che dovrebbero andarci con l’idra-aante-mìa.
Infatti, il giorno della manifestazione, aveva ritardato la bellezza di sette minuti. Bastardi teppisti comunisti.
“Ma non ti preoccupare, loro hanno fatto arrivare tardi te. E io, adesso arrivo tardi alla manifestazione. Vedi? E’ un circolo vizioso.”
Volevo essere gentile.
Invece lui è una settimana che, ogni cambio turno, setteminuti-bastardi-teppisti-comunisti-e-lei-è-una-di-loro-idranti-per-tutti.
E la bonda collega sorride.
E io penso “E te sei del cicciddì”.
E invece tira fuori dal portafoglio la foto del suo cane.
Me la mette davanti al naso,
la gira e la vedo:
Il più sexy dei ritratti del Che Guevara.
Mi esplode un sorriso sulla faccia, mentre mi dice:
Siamo compagne io e te!

 

Stelline 23,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:42 am

Mi sono portata a casa questa immagine:

E’ il particolare di una foto appesa nel palazzo dove c’era il convegno delle aziende del Chimico.
La didascalia diceva 1941. Fine di un corso professionale.
Tutte le altre ragazze sono in posa, sorridono.
Loro due si abbracciano. E’ appena iniziata la guerra.
Sono orfane.
Quel palazzo del convegno era un orfanotrofio, fino a tempi abbastanza recenti.
Sono cresciute insieme. Stessa camerata grigia, stesse suore arcigne. E’ un palazzo di soffitti alti e cortili, quello. Un palazzo di corridoi.
Hanno appena finito la scuola. Non so se potranno rimanere ancora lì.
Io penso che questo è l’esatto momento in cui finisce tutto il prima, i grembiuli, i banchi, le confidenze sulle panchine. E inizia il dopo.
Strette strette a sostenersi, ancora quattro anni di guerra.
E’ la foto di un tuffatore, ancora sul trampolino.
E’ tutto ancora da immaginare

 

Gelida lombarda trasferta 21,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:58 am

Domani io e il Chimico ce ne andiamo a Milano.
Lui perchè deve fare delle cose che c’entrano con l’idea di trovarsi un lavoro vero, e io in meritata, gelida, trasferta.
Lui con le mappe, gli orari stampati, i percorsi e il programma.
Io vedrò.
Basta prendere il treno.

 

20,Novembre,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 11:41 am

Scusate se lo chiedo qui sul blog.
Lo so che sta male. Che Una queste cose non dovrebbe chiederle. Dovrebbero succedergli e basta.
Ma io oggi ho proprio voglia di fantasticare. Io oggi dovevo avere compagnia per pranzo. E invece me ne sto in ufficio.
Io e la mia pasta integrale, con i frutti di mare e la rucola. Un po’ piccante.
Per chi ne volesse, avanza una porzione, abbondante.
Noi donne trascurate abbiamo sempre una porzione che avanza.
Perchè io ve lo devo confessare, che il Chimico mi trascura. Perchè è cattivo dentro.
Tanto per cominciare non mi chiede mai scusa per più di tre volte di seguito. Quando litighiamo non rimane appallottolato sullo zerbino finchè non mi decido ad aprire la porta, alza la voce. Anche in mia presenza.
Una volta mi ha detto che sono stronza. Proprio così, stronza.
Allora oggi abbiamo un po’ litigato.
Ma io non lo troverò appallottolato, non mi manderà i messaggi teneri e scusanti, non supplicherà, non bacerà i miei teneri piedi e nemmeno piangerà forte se non mi sente.
Quantomeno non abbastanza forte.
Ma c’è un limite alle mancanze che può farci patire un uomo.
E allora io ho deciso che così non si può più continuare, mi sento una principessa tutta ammaccata.
C’è bisogno di qualcuno. C’è qualcuno che ha voglia di votarsi alla mia felicità per un periodo di, diciamo, due mesi?
Non chiedo molto, se non fiori tutti i giorni. Vorrei messaggi in rima, cuore, amore. Vorrei che riuscisse a capire quali sono i cioccolatini che mi piacciono. E vorrei capirlo anche io. Lo assaggio, se non mi piace lo dò a lui. Lo vorrei bello, se no non c’è gusto, e lo vorrei di una bellezza speciale che da ogni lato che si guarda è diverso, perchè tutte le mie amiche mi dicano, che gran culo, che hai.
Lo voglio chef, perchè ho fame. E voglio che inventi per me la focaccia con tre calorie al metro quadro.
Vorrei che stesse sveglio quando dormo, vorrei la colazione a letto, tutti i giorni. Vorrei che mi portasse fuori il cane, mi lavasse i vetri (ma sarà un archetipo, questo qui dei vetri?), che mi spazzolasse i maglioni. Basta pallini nei maglioni!
Vorrei che mi preparasse un pic-nic a sorpresa, che mi portasse in vacanza, scommetto che non sei mai stata a Isola del Cantone.
Vorrei che sapesse mille canzoni cretine, e che fosse stonato come me. Tanto per poter cantare da qui a Isola del Cantone senza che nessuno rida, mi insegni, mi faccia sentire, non è possibile, maccome, non lo senti. Senza.
E poi vorrei che odiasse il Chimico e sempre mi dicesse quel cretino del Chimico di qua, quel cretino del Chimico di là, non ti merita.
Che cosa ci fa una ragazza carina come te con un energumeno che neanche ti manda i messaggi in rima.
Poi il Chimico me lo tengo. Lo voglio lui, e me lo tengo.
Ma per continuare a sopportarlo io ho bisogno di un innamorato così.
C’è qualcuno che vuole farsi avanti?
C’è nessuuuuuuuuno????

 

19,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:40 am

Se non si alza la temperatura io muoio di freddo, sicuro.
Piove acqua gelida.
Oggi ho alzato la testa dal cuscino, ho guardato la finestra, buio.
Ma sei sicuro, amore, che è mattina?

 

Sono momenti difficili…. 16,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:11 pm


Dodici e dieci.
Fra diciassette minuti chiudo la porta dell’ufficio. E, con un po’ di buona fortuna, mi lascerò indietro, senza danni, la prima metà di questa giornata lavorativa.
Oggi un’utente mi ha trattata molto male.
Era bionda e molto cattiva.
E, naturalmente, neanche a dirlo, andava dalla mia collega antipatica.
Così la collega antipatica è andata dal clintoniano capo.
Ci sono problemi tra lei e la capa del mio piano.
Sembra i dinosauri che si prendono a morsi in Jurassik Park, questi scontri tra dipendenti pubblici.
E, non contenta, si sta lamantando ad altissima voce.
Di me.
E io avrei voglia:
a. Bi-bi-di-bo-bi-di-bù, di scomaparire
b. Di andare di là e fare una scena tipo Haldo, Giovanni e Giacomo, miiiiiii, mi hai rotto i cogghiooooniiii….
c. Ripiegare su un atteggiamento Divina Garbo, passare e, con nonchalance, dirle: “Deciditi cara, o cominci a mangiare oppure cominci a scopare, così non puoi andare avanti…”.

Sono questi, i momenti, nella vita di una donna, in cui preferiresti essere stretta nella manona di King-Kong, porcazza.

 

Cosa facciamo sabato pomeriggio? 15,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:29 am

Quello che facciamo tutte le sere, Mignolo, piani per conquistare il mondo…

Posto che, per quanto mi riguarda, le 25 persone a Genova e le 13 a Cosenza, che rischiano millemila anni di carcere, per reati anacronistici come devastazione e saccheggio, io in carcere ce le lascerei, a marcire per tutti i millemila anni, senza nessuno sconto.
Posto che non ho cambiato opinione, adesso, come allora, io trovo che l’area dei centri sociali sia miope, francamente poco intelligente, e con un modo di far politica vecchio, interessante come la vernice che si asciuga sui muri.
Posto che il problema di Genova, sicuro non è stato che hanno arrestato queste teste di cazzo, ma che hanno provato a menare anche noi.
Posto che non trovo che sia una cosa così sconvolgente, comunque, se cercano di menare anche noi. Visto che noi stiamo facendo i piani per un mondo che cambierà il loro mondo. E, a loro, il loro mondo dove comandano, piace.
Scusate, ma noi, se facciamo la rivoluzione, e poi vienne fuori un grosso grosso problema come la Vandea, tipo. Noi cosa facciamo?
Io, personalemnte, mi sa che faccio uguale alla Vandea. Io li faccio fuori.
Qualcuno deve pur difenderla la rivoluzione.
Loro stavano difendendo sè stessi, i loro privilegi e il loro vecchio mondo.
E’ la storia.
Quindi dobbiamo essere incazzati, non dico. Ma fingere di essere sorpresi, non credo.
Io, dopo che avevano provato a menarmi a Tebìo, io lo sapevo che ci provavano al G8, ci sono andata lostesso e non ho rimpianti.
E, vi dirò di più, se ci tocca rifarlo in Sardegna, il G8, ci prendiamo il traghetto e ci andiamo dinuovo.
Ma attenzione, che io a Genova ho imparato delle cose.
Dovremmo più o meno avere tutti imparato che se qualcuno ci rovina una manifestazione sfasciando e devastando, noi non dovremmo più guardare straniti, come abbiamo fatto sei anni fa.
Se qualcuno devasta cose, ci vuole un servizio d’ordine che devasta lui.
Tanto sono così incazzata, in questo periodo, ho talmente tanta rabbia che mi gira tra fegato e vescicola biliare, che ci spero quasi.
Posto che la commissione parlamentare d’inchiesta ci doveva essere.
E, per questo, sarebbe giusto manifestare.
Senonchè
Ma proprio lo stesso giorno degli imbecilli dei saccheggi e delle devastazioni, dobbiamo manifestare?
Io vorrei manifestare un altro giorno, che la gente, spesso, non è capace di distinguere.
Ma chi è che ha deciso di manifestare tutti insieme?
No, ditemelo.
Perchè per la questione della commissione di inchiesta, io verrei a manifestare anche sulle mani, anche con le stampelle, anche se piove.
Ma, porca zozza, con i centri sociali. Ma proprio sempre gomito a gomito con questa gente qui dobbiamo stare? Ce li siamo già trascinati dietro nel 2001.
E vi ricordo che è finita a schifìo.
Io manifesterei un altro giorno.

Detto questo.
Non credo di poter cambiare la data.
Ci sono decisioni che si prendono dall’alto anche nella politica dal basso.
E se volevo potevo partecipare a mille forum e riunioni noiose per dire la mia.
Invece quel giorno io preferivo andare al cinema, correre dietro ai miei cazzi, leggere e cucinare la marmellata di castagne. (Drogarmi e rincorrere piccioni).
E quindi non posso, non ho il diritto di lamentarmi troppo.
Solo un pochino.
Questo pochino.
E allora il mio piano per questa manifestazione è sentire la Nessi e la Giuli, che sono mille anni che non ci vediamo neanche un po’. Quindi farci questa benedetta passeggiata e poi un bel the caldo, due chiacchiere, una sigaretta. Un pomeriggio d’inverno.
E magari anche due chiacchiere con i misteriosi lettori di Padova.
Nient’altro che deboli, sbiadite motivazioni, ecco.

 

Non sono mica un cuore di pietra, io… 14,Novembre,2007

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 11:32 am


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E non posso sopportare di vedere la Streganocciola tutta da sola in mezzo ai scienziati che ci spiegano che il nucleare è il futuro dell’umanità, e non tenderle almeno una manina. Almeno distrarli un po’, che possa riprendere fiato.
Almeno reggere lo striscione con lei.
Nucleare? No, grazie.
Paolino ci sta spiegando come funziona, nel modo bellissimo con cui spiega le cose, lui. Nel modo bellissimo in cui si capiscono.
E allora abbiamo capito che non ci sono i mostri nei reattori. Ci sono delle cose che hanno delle regole. E, se uno segue le regole, gli atomi non è che barano e scoppiano. Se uno segue le regole non succede niente di brutto.
Detto questo, in Italia, scusatemi, ma io il nucleare non lo voglio.  E vi spiego perché.
Se voi sapeste che nel casino di casa mia c’è un bicchiere di nutella, quelli col tappo di plastica, che, invece che la nutella, dentro ha la casetta di Ebola, voi, vi fidereste a farmelo tenere in casa, con la cana, con la gatta, con il Chimico maldestro, con me che finisco per tirare le stoviglie al Chimico maldestro, con il casino che regna sovrano e polvere e kipple da tutte le parti?
No, mi direste che facciamo una colletta, magari spendiamo un po’ di più, però la casetta di Ebola (dal quale, per altro, siamo sicuri che Ebola non può uscire) la mettiamo in un bel laboratorio in Svizzera.
Lo so che voi mi volete bene così. E che non vorreste mai che la mia casa nel Vicolo somigliasse alla Svizzera.
Ma io e il bicchiere di Nutella con Ebola dentro, non siamo compatibili. Menomale che c’è la Svizzera.
Allora è facile capire quello che penso.
Penso che il nucleare, perchè non esploda, bisogna starci attenti. E penso che in Italia facciamo fatica a smaltire le scorie normali, senza che ci entri, quantomeno la camorra, figurati le scorie nucleari.
L’Italia non è un paese serio, è un paese che non lo sai chi vince l’appalto per costruire la centrale, e poi, quando la centrale è costruita, non sai se ci finiscono a lavorare dentro ragazzini con i contratti a progetto.
In Italia secchiamo quattro lavoratori al giorno, perchè nessuno rispetta le regole.
Figuriamoci se possiamo tenerci il nucleare.
Scusate, io preferisco spendere qualcosa in più e comprare l’elettricità dalla Svizzera.
Non ne so tanto di nucleare, ma ne so a valanghe, su questo paese.
E allora io sono aperta alla discussione:
E’ giusto che la Svizzera abbia l’energia nucleare?
Sicuro, quello è un dibattito pieno di senso.
Ma chiedersi se si può ri-aprire le centrali in Italia, io dico che no.
Possiamo fare un sacco di altre cose interessanti, possiamo fare ricerca, possiamo sperimentare le fonti alternative per fare l’energia, possiamo controllare che i figli di puttana svizzeri non buttino le scorie radiattive in Africa.
Ma produrla.
No, io dico di no.

 

Millecose 12,Novembre,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 12:03 pm

E’ stato il week-end più lungo della storia.
Venerdì annusavo l’aria d’autunno e mi sentivo felice. Ho passeggiato, ho ritirato macchine del caffè da libraie impazzite, ho fatto chiacchiere estemporanee. Il più e il meno dei marciapiedi quasi invernali, vetrine quasi natalizie, mentre viene quasi il buio, sempre, sempre troppo presto.
E poi la sera ho cucinato le orecchiette con le cime di rapa, mangiate in due sulla poltrona, perchè l’altra sempre deve arrivare. E abbiamo guardato ‘Il sesto senso’, perchè il Chimico non l’aveva mai visto. Io sì.
E mi era piaciuto, sì.
Niente di che.
Venerdì sera, invece, l’ho guardato e mi si è spezzato il cuore. Mi sono vista da fuori, che è la storia di un bambino che vede i fantasmi eccetera eccetera, i colpi di scena, i bù dietro gli angoli e la suspance.
Ma quello che mi ha sbattuta come una frittata è il pezzo in cui si capisce che lui vede cose che gli fanno paura continuamente, continuamente cose che non vorrebbe vedere, a cui crede, oppure non crede, di cui, comunque, non può parlare. E passa il suo tempo a scappare dai fantasmi, tutte le sue energie a nascondere che scappa dai fantasmi, che non sa mai se aperta una porta c’è una tipa con un’accetta piantata in testa.
E allora quel gran gnocco di Bruce Willis, che è il suo psicologo, e che per tutto il film fa delle cose che la mia Nalista, mai farebbe. Comunque, quel Gran Gnocco, gli dice che i fantasmi non se ne andranno.
Attenzione.
E, se sono lì, è perchè vogliono dirci qualcosa.
Allora non dobbiamo scappare.
Dobbiamo ascoltarli.
Solo che io sono ancora alla fase accetta sulla testa, sono ancora alla fase che mi fanno bù da dietro le porte.
Io ho paura. Ho paura tutti i giorni.
E mi sento male tutti i giorni, anche quando c’è il sole, anche quando faccio le gite, anche quando rido. Io, nella pancia, infondo infondo, io ho sempre paura.
E non so di cosa, precisamente. Perchè se ci penso non mi viene in mente niente che non sarei capace di mettere a posto, con pazienza e con fatica.
Ma vaglielo a spiegare ai coccodrilli nella mia pancia.
Ai coccodrilli gli devi parlare.
E poi sono andata a dormire. E poi mi sono svegliata, tranquilla.
Ma,
Al primo angolo, alla prima svolta, uscita di casa.
Al primo posto in cui poteva nascondersi un dolore, io sono crollata e sono rimasta crollata tutto il giorno.
E in quei casi io vorrei rassicurazioni, vorrei coccole, vorrei carezze e vorrei anche piangere un po’, magari, se mi dovesse riuscire.
E invece finisce sempre che mi incazzo.
E finisce sempre con un Chimico, col senso del dramma, che fa le valige, e urla al telefono, e così non si può andare avanti. E finisce che no. Perchè in una discussione dove uno non è capace e quella che dovrebbe essere capace è momentaneamente matta, l’unica cosa è un amico che ci metta una pezza. La sua fidanzata-in-senso-ligure che ci metta una chiacchiera, un viaggio, una ricetta e il cuore ricomincia a battermi piano piano. E mi si scongelano le dita. E respiro, che prima non respiravo più.
E ricomincio sistematicamente a guardarmi dagli angoli.
Domenica un vile attentato fascista mette a repentaglio il pranzo autunnale che avevamo preparato, da portare a casa dei genitori del Chimico.
Il pranzo consisteva in:
Lasagne di farina di castagne al pesto, con la bescaimella più densa e burrosa dell’occidente industrializzato.
Semibrasato al sapore d’autunno
Contorno arancione.
Perchè quando io sono triste l’unica cosa che mi tranquillizza è usare le mani. Quando cucino uso le mani, uso gli occhi, uso le orecchie e il naso. E nella mia cucina non ci sono zone buie. Non c’è niente che può nascondersi nella mia cucina.
Solo che poi bisogna trovare qualcuno che mangi.
Allora partiamo da casa con la teglia delle lasagne. Sopra la teglia delle lasagne la teglia del contorno arancione.
Le porta il Chimico.
Io tengo un sacchetto di carta.
Dentro il sacchetto di carta una pentola a pressione, prestito della mamma del Chimico, ma restituitemela, mi raccomando.
La pentola è rovente, appena tolta dal fuoco.
Mi volto verso il Chimico, ormai sulla soglia, fai presto, che non so per quanto regge.
Tre passi,
uno sullo zerbino.
uno davanti alla porta dei vicini.
uno sul ciglio delle scale.
E poi il sacchetto si apre e la pentola comuncia a rotolare, ogni scalino un pezzo che salta via,
un manico,
l’altro manico,
Signore, ti prego, fa che non si apra,
la valvola,
una capriola,
salta due gradini,
si apre.
sugo.
sugo.
sugo.
Si ferma.
E gli ultimi tre gradini prima della porta se li fa l’arrosto tutto nudo.
Facendo un verso orribile.
A quel punto la scala è cosparsa di vino, castagne e maiale.
Io attonita.
Il Chimico mi guarda, freddissimo e dice solo:
“Lo recuperiamo”
Corro a prendere una teglia. Salvo il poco sugo ancora nella pentola e tiro su l’arrosto.
Libero il cane a leccarsi il più gosso, prima della segatura pietosa, della scopa e del mocio.
Poi, con non-scialàns, saliamo in vespa.
Ecco, che l’arrosto, i gradini. Ecco, questo i genitori del Chimico, non gliel’abbiamo detto.
Solo che la pentola è caduta.
E ho glissato sulla distruzione.
Ma era buono, l’arrosto di Paolino. E’ uno dei miei arrosti migliori.
E poi abbiamo digerito camminando per una strada sui monti, dove mi ricordavo che abitava mio cugino, quando eravamo piccoli e vivevamo a Macondo.
E’ una casa in cima a una strada sterrata. Si parte dal manicomio e si arriva a una cava.
Lui abitava appena prima della cava.
Non mi ricordavo quasi niente. E quando siamo arrivati lassù era praticamente buio. E le finestre e le porte erano state murate. C’era l’edicola di Santa Barbara dove l’altro mio cugino, da piccolo, è riuscito ad appendersi per una narice al cancello. Ma Santa Barbara è scappata. Non c’era più. Rimanevano dei resti di veranda dove sua mamma leggeva il futuro nelle carte. La veranda dove ha vaticinato l’arrivo di mio fratello, contro ogni probabilità. Dove diceva sempre che le carte non bisognerebbe farsele da sole, perchè ci vedi dentro cose brutte.
Non usava i tarocchi, usava le carte da briscola, quelle che usavano anche per i tornei che andavano avanti pomeriggi interi.
Non so neanche quanti anni aveva, quando è morta. Capace che avesse la mia età adesso.
Ma mi ricordo mio cugino che cambiava casa e che faceva un falò con le sue cose. Mi ricordo, nel falò, una sua scarpa col tacco alto. Le stringhe.
Ho rivisto anche il pollaio della mia bis-nonna.
Ma oggi è lunedì, indubbiamente.
E non c’è dubbio che questa vita è un’altra vita.
Ma c’è che si nascondono dietro gli angoli.

 

9,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:36 am

Oggi c’ho il buon umore.
C’è il sole.
Ho mangiato lo yogurt al mirtillo.
Il Chimico per pranzo mi ha preparato il risotto.
E l’Orchetto dice che c’è sciopero degli autobus e non viene a scuola.
Un poker.
Ho cambiato il template del blog. Un’altra volta.
La regina dell’inquietudine.
Adesso, credo, si legga meglio. Dava poco spazio alle parole quello lì bellissimo, col prato.
Ci sono grossi cambiamenti previsti nel Vicolo. Il negozio di qualsiasi cosa, all’angolo con Via del Campo, chiude. Il negozio con i sacchi di riso e legumi, con le spezie, col the e i detersivi. Chiude.
E io non sono d’accordo perchè adesso non saprò più dove comprare il perborato per lavare in lavatrice. Era un sacco di tempo che pensavano di venderlo, quel negozio. Ma mai nessuno se lo comprava, così com’è.
Alla fine l’hanno venduto vuoto.
L’ha comperato un cheebabbaro. Marocchino, hanno detto.
Io spero che sia Hamed, che ha deciso di espandersi. Perchè il cous-cous che fa Rachida, la domenica, potrebbe consolarmi anche della perdita dei fagioli secchi.
Spero che sia un Chebabbaro marocchino che faccia anche piatti marocchini, e anche polli arrosto e che sia gentile da tirarmene via uno un po’ prima, dallo spiedo, perchè a me il pollo arrosto piace al sangue. Spero che sia capace a cucinare le tajine di agnello con le prugne e che possiamo andare a prendere il the alla menta, con gli stucchevoli dolci fritti nel miele, anche di pomeriggio.
Spero che lo arredi con mattonelle marocchine e che ascolti musica araba lamentosa tutto il giorno.
Sembra la fine di uno dei libri di Malaussene, non ricordo quale. Raccontava che a Bellville le botteghe degli arabi cominciavano a fare posto ai negozi dei cinesi, con le anatre appese, laccate di rosso.
Viviamo in un porto, è perfettamente normale.
E sicuramente ci sarà un altro negozio di legumi secchi e the e spezie e perborato in polvere, da qualche parte, nel centro storico.
Almeno spero.
Ma finchè non lo troviamo mi sa che ci conviene andare a fare una bella spesa di sopravvivenza.

 

Continua la serie dei post dell’ultimo minuto… 8,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:30 pm

Oggi qualcuno ha trovato il mio blog con questa chiave di ricerca:

“Felici e incapaci di esser normali”

Io la metterei nella valigia delle definizioni della comune-ty.

 

Un Chimico Zen (quando è in vena) 7,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:21 am

“Quello che il baco da seta chiama fine del mondo il resto del mondo lo chiama cravatta”

 

6,Novembre,2007

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 10:43 am

Stamattina mi sono svegliata con questa frase appiccicata in testa. Piantata come un chiodo nel cervello.

S

“Le mattonelle si fanno col fango”

Dovrà pur voler dire qualcosa….

 

Altre Cronache del Palazzo Deserto 5,Novembre,2007

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:01 pm

Sabato, stranamente, mi è toccato il turno di mattina al Palazzo Deserto. Fortunatamente, sebbene fosse sabato, era un sabato di ponte, senza un’anima, solo il postino. E così ho potuto sonnecchiare sdraiata sotto la scrivania, con la giacca sotto la testa, abbracciata alla stufetta elettrica.
Bisognerebbe farci un film sull’autogestione del tempo nel Palazzo Deserto.
Cosa faranno i miei colleghi?
Pensieri truci.
Quello che fa le parole crociate e legge i libri della peggio beat generation, libri che sono sproloqui da bar, libri che ti chiedi perchè, con quale logica, questi non sono morti giovani. Perchè l’eroina ci lascia sempre i peggiori.
Poi c’è quella che sono sicura: mangia tutte le fieste ferrero che trova nelle macchinette delle merendine, sparse per i piani. E poi, ebbra di liquore si abbandona in effusioni spinte con il suo cane che, per inciso, è l’unico che ha il permesso di entrare.
C’è quella che torna dalla discoteca e dorme lì col fidanzato, e quella che mi lascia sempre le riviste degli anarchici. Io penso che si spacca di canne e non me ne lascia neanche una caccolina.
Io faccio il buc-crossing. Io mi metto sulla poltrona, con la giacca come copertina e mi leggo le loro cose. Con le gambe su una pila di vecchi elenchi telefonici, sigaretta, caffè e cronaca Vera. Oppure Chi, Gente, Vip. E i libri.
Di solito sono gialli, Agatha Christies, Nero Woolf.
La serie di Bukowski è finita, ma rimangono i cloni che scrivono libri altrettanto brutti ma meno intelligenti, e con meno senso dell’umorismo.
E poi faccio la settimana enigmistica. Faccio le cose che mi hanno lasciato gli altri, le parole crociate quelle solo con i numeri che devi capire la lettera, poi scrivo le caselle che hanno lasciato vuote, nelle parole crociate normali, e leggo tutte le barzellette.
E’ riprendere il filo dei pensieri che qualcun altro mi ha lasciato, insieme alla conca calda nella sedia.
Io lo odio il lavoro nel Palazzo Deserto, mi ruba i pomeriggi di sole, mi ruba i week-end interi e quando arrivo mi sembra di andare in prigione. E poi, però, quando la smetto di guardare fuori ci penso che non è da tutti avere un pomeriggio di stop forzato, per pensare a sè stessi, senza possibilità di fare nient’altro che cose per sè.