
Oggi c’ho il buon umore.
C’è il sole.
Ho mangiato lo yogurt al mirtillo.
Il Chimico per pranzo mi ha preparato il risotto.
E l’Orchetto dice che c’è sciopero degli autobus e non viene a scuola.
Un poker.
Ho cambiato il template del blog. Un’altra volta.
La regina dell’inquietudine.
Adesso, credo, si legga meglio. Dava poco spazio alle parole quello lì bellissimo, col prato.
Ci sono grossi cambiamenti previsti nel Vicolo. Il negozio di qualsiasi cosa, all’angolo con Via del Campo, chiude. Il negozio con i sacchi di riso e legumi, con le spezie, col the e i detersivi. Chiude.
E io non sono d’accordo perchè adesso non saprò più dove comprare il perborato per lavare in lavatrice. Era un sacco di tempo che pensavano di venderlo, quel negozio. Ma mai nessuno se lo comprava, così com’è.
Alla fine l’hanno venduto vuoto.
L’ha comperato un cheebabbaro. Marocchino, hanno detto.
Io spero che sia Hamed, che ha deciso di espandersi. Perchè il cous-cous che fa Rachida, la domenica, potrebbe consolarmi anche della perdita dei fagioli secchi.
Spero che sia un Chebabbaro marocchino che faccia anche piatti marocchini, e anche polli arrosto e che sia gentile da tirarmene via uno un po’ prima, dallo spiedo, perchè a me il pollo arrosto piace al sangue. Spero che sia capace a cucinare le tajine di agnello con le prugne e che possiamo andare a prendere il the alla menta, con gli stucchevoli dolci fritti nel miele, anche di pomeriggio.
Spero che lo arredi con mattonelle marocchine e che ascolti musica araba lamentosa tutto il giorno.
Sembra la fine di uno dei libri di Malaussene, non ricordo quale. Raccontava che a Bellville le botteghe degli arabi cominciavano a fare posto ai negozi dei cinesi, con le anatre appese, laccate di rosso.
Viviamo in un porto, è perfettamente normale.
E sicuramente ci sarà un altro negozio di legumi secchi e the e spezie e perborato in polvere, da qualche parte, nel centro storico.
Almeno spero.
Ma finchè non lo troviamo mi sa che ci conviene andare a fare una bella spesa di sopravvivenza.
