La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Il nostro veterinario e altri animali 31,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:16 pm

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E: Buon giorno, vorrei parlare con il dottor S.

Segretaria del dott.S: Chi parla?

E: Sono E. quella con il pastore tedesco allergico a ogni cosa.

Segretaria del dott.S: Ah…Sei Guido!

 

Zarathustra (un post che neanche un giornale dal parrucchiere, neanche oggi e gente) 31,Gennaio,2008

Archiviato in: Collettivo Mia Martini — diversamentequilibrata @ 11:22 am

A grande richiesta.
Ho chiesto alla ragazza, mentre mi torturava, perchè Zarathustra.
“Perchè anticamente era il Dio del Sole”.
Effettivamente è un’estetista con il solarium. Ci starebbe.
Avrei voluto replicare. Avrei voluto puntualizzare. Avrei voluto chiarire un paio di punti, ma ho pensato che non è il caso di fare il Puffo Quattrocchi mentre qualcuno ha in mano la tua faccia.
Ma soprattutto quando qualcuno è così carino, gentile, premuroso. 
Decisamente voto Zarathustra come mio estetista fidato.
E scusate se è poco!

 

Dio le fa e poi le accoppia 30,Gennaio,2008

Archiviato in: Collettivo Mia Martini — diversamentequilibrata @ 11:04 am

Estetica Zarathustra.

Potevo resistere?
Ho appuntamento alle quattro, pulizia del viso, sopracciglia, divertimenti sadici da femmine.
Ma perchè Zarathustra? Perchè?
C’entrerà con l’estetica di Nietzsche? C’entrerà con lo zoroastrismo? L’estetista sarà iraniana? Ti farà lo sconto se odi Wagner?
Io amo la gente che infiltra la follia nel quotidiano, con questa non-curanza.
Estetica Zarathustra.
Potrei evitare di tornarci solo se mi sfigurasse.

 

Delirando 29,Gennaio,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 10:30 am

Stamattina mi sono svegliata convinta di aver sognato la mia prossima sceneggiatura.
Convintissima che fosse un’idea grandiosa, uno spettacolo bellissimo. Una trama toccante.
Me ne sono resa conto dopo che parlava di un ergastolano che si è innamorato di una pianta di rosmarino. Di particolare questa pianta di rosmarino aveva che, apponggiando l’orecchio sul vaso, lei faceva toc toc.
Come il rumore delle conchiglie, ma toc toc. Aveva il vaso che bussava.
Allora l’ergastolano cerca sempre di andarla a trovare, nell’ora d’aria. La mette al sole, la innaffia, le spolvera le foglie. E poi la sistema sempre più vicina alla sua cella, in modo da poter stare più tempo possibile con lei.Decisamente, sto delirando….

 

Un diessino nel mio letto 25,Gennaio,2008

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 9:45 am

Anche le cose più belle finiscono.
Soprattutto le cose belle, finiscono.
Io mi ricordo, quel giorno, ai seggi, quello che mi aveva colpito, incontrandolo dinuovo, senza la sua corte dei miracoli, senza i suoi imbarazzanti amici, senza il suo ego amplificato dalla cassa della chitarra. Mi ricordo che mi ha colpito l’asimmetria del suo viso.
Adesso sono passati quasi due anni. E non ce la farei più a rimanere a fare l’amore fino alle cinque e poi scappare in ufficio. E poi la notte dopo, ancora. Ci sono i giorni che mi addormento fra le sue braccia mentre parliamo. Ci sono molte cose in più, ci sono i giorni e c’è la condivisione delle cose.
Ci sono ancora le teglie lanciate dalla finestra del vicolo, ma meno.
C’è ancora il suo ego smisurato, ma, graziaddio, spesso, non trova la chitarra. Spesso ce l’ha Paolino, il nostro Suonatore Gions. Perchè un suonatore il pubblico se lo sceglie.
E’ stato bello.
Ma le cose belle, spesso, finiscono.
Magari perchè cadono le motivazioni per cui si rimane insieme.
I motivi sono importanti.
Io e il Chimico ci eravamo ri-conosciuti ai seggi. Io ero la presidente e lui il rappresentante di lista diessino.
A-n-t-a-cia-bol, diessino.
Perchè la politica si fa anche a letto e io con quelli di destra non sono mai andata.
Io, veramente, fino a quel momento, non ero mai mai andata a destra di rifondazione.
Così è sembrato a tutti molto strano quando, a un certo punto, ci siamo innamorati.
Ed era un fioccar di scommesse, “La E. e il Diessino”, “Un diessino nel mio letto”.
Ma adesso il governo è caduto.
Abbiamo retto un giorno più di Prodi…
Le ho vinte tutte le scommesse.
‘Mo vado a casa e lo lascio!

 

Il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me. 24,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 3:16 pm

Il pomeriggio è troppo azzurro e lungo.
Con un ditino sul maus apro la finestra dei compiti che ho da fare per l’associazione, l’enpals, le mail di organizzazione, il sito da aggiornare.
Con l’altro ditino l’altra finestra, la diretta di repubblikit. Sta succedendo di tutto, come aveva previsto il Chimico.
Ma mi piace quel signore: “Scelgo in solitudine, con la mia libertà, con la mia coerenza, senza prigionie politiche, ma con la prigionia delle mie idee”.
Per me non è un pezzo di merda, e neanche un frocio, un cesso nè una troia.
Certo che parlano colorito questi politici cattolici, cazzarola se ne sanno di parolacce.
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Nel frattempo io e il Chimico abbiamo deciso che scappiamo in montagna con la cana, questo week-end.
Ce n’è di bisogno.

 

23,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:44 am

L’ha già detto il Puntoggì.
E oggi ve lo dico anche io che, per promuovere il nostro prossimo spettacolo,

sabato 2 febbraio, alle sei

nella meravigliosissima libreria di Via Prè, abbiamo organizzato un aperitivo con letture teatrali.
Quindi io, adesso, vado a fare i compiti dell’associazione.

Ma voi, se siete in zona, veniteci a trovare!

 

I polli del Pastore Tedesco 22,Gennaio,2008

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 12:36 pm

Jurgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa “forma ragionevole” egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un “processo di argomentazione sensibile alla verità” (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). E’ detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico “processo di argomentazione” sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme.Ma quante ne sa Benedettosedici? Ma quanto li conosce i suoi polli?

 

Il fascino discreto del collocamento 21,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:08 am


La giornata comincia con un giro turistico della città, nell’aria frizzante del mattino.
La colazione è servita dalle 7.30 alle 8.30. Si può gustare un caffè dell’esclusiva miscela Arnaldo Merendero e mezzo panino bianco selezionato personalmente dal Chimico e impastato a mano dal nostro Panettiere Cani.
La giornata continua all’insegna della socialità con la lettura collettiva del giornale, in compagnia dei colleghi e del direttore. Saranno commentati anche i programmi tivù della sera e la scorsa domenica calcistica.
Alle 8.30 è prevista l’entrata degli utenti nel centro. Ogni utente è dotato:
a) di una domanda assolutamente incomprensibile
b) di una diffidenza tipica delle specie
c) di un bambino e/o cane e/o telefonino
Ogni utente vi allieterà per un periodo che varia da un saluto a un quarto d’ora di lamentele. Le visite saranno, quindi, intervallate da sani esercizi di attività fisica ispirati ad antiche arti marziali. Potete scegliere tra:
- il cambio della carta nella macchina dei numeri, che favorisce la concentrazione e la manualità minuta.
l’inceppamento della fotocopiatrice, per allenare l’intuito e sciogliere la schiena.
- la consegna della posta al piano superiore, per rassodare i glutei e  tonificare l’apparato cardiocircolatorio
- la pratica avvelenata, un gioco di squadra dove un animatore designato gira con una pratica complicata in mano e i concorrenti devono consegnarsela l’un l’altro, facendo attenzione a non farla cadere e a passarla alla squadra avversaria per una ragione inoppugnabile. Vince chi riesce a timbrare il cartellino senza la pratica sulla scrivania.
Tutti gli esercizi saranno accompagnati con vocalizzazioni che aiutano lo scambio di energie positive tra il corpo e l’ambiente. In particolare verranno ripetuti mantra come:
“Ha bisogno?”
“Prema il numero uno” e
“La porta bianca e sale al piano di sopra”.
La leggendaria cortesia dei colleghi, l’eleganza negli arredi, l’alta tecnologia della strumentazione informatica fanno di ogni mattinata di lavoro un’esperienza di straordinario relax e un’occasione di crescita professionale continua…Per affrontare la vita con una marcia in più!
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(Post dedicato al resto dei Mirri, che devono affrontare questo triste lunedì mattina…Coraggio ragazzi!)

 

Una risposta a Benedettosedici 17,Gennaio,2008

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 3:32 pm

Poiché i soldi che avete speso per farmi studiare non sono soldi buttati alle ortiche, oggi io avrei potuto passare la mattinata a fare le linguacce all’odioso Mastella, avrei potuto anche fare tutto un discorso sulla classe politica, magari raccontare qualche aneddoto succoso.
Ma invece mi sono messa di buzzo buono e, tra un utente e l’altro ho letto il discorso che Papa Ratzinger avrebbe dovuto fare all’Università.
La lectio magistralis, famosa.
Repubblikit pubblica il testo integrale, senza che, vergognosamente, nessuno si sia preso il disturbo di leggerlo. Nessuno di Repubblikit, dico.
Se siete autolesionisti cliccate qui e leggete.

Il titolo è: “Non vogliamo imporre la fede”.
Sperando, evidentemente, che la stragrande maggioranza delle persone si fermasse lì, colta dalla noia di un discorso pseudo-logico, in cui si vuole sostenere l’insostenibile.
Allora io volevo controllare se era vero che Benedettosedicesimo-l’inquisitore aveva veramente rinunciato a impormi la fede.
E allora ho una notizia da darvi: repubblikit mente.
Benedetto l’inquisitore è sempre lui.
Adesso avete due alternative, fermarvi qui e fidarvi di me, oppure leggere questo post lungo e noioso, dove vi racconto perché, se un discorso del genere l’avesse fatto Tom Cruise, come inviato speciale di Scientology, l’avrebbero preso a sputi tutti, rettore compreso.
Il discorso comincia con una tipica captatio benevolentiae, quant’è bella l’università di roma, come è antica, come è importante, come ci abbiamo lavorato bene insieme, al giubileo delle Università. Cita anche, poco felicemente, il discorso all’università di Ratisbona. Vi ricordate?
Quella figura vergognosa che fece con i cugini Musulmani citando questa frase di un qualche imperatore bizantino:
« Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava »
Non so voi. Io avrei evitato.
Ma a Ratisbona parlava come professore, a Roma, promette, parlerà come vescovo.
Come Papa dice solo questo:
Certo, la “Sapienza” era un tempo l’università del Papa, ma oggi è un’università laica con quell’autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all’autorità della verità.
L’Università deve essere autonoma, legata solamente all’autorità della verità.
Corigetemi se mi sbaglio, ma però dov’è l’autorità della verità per i cattolici? Eh? Dove? Dove?
Qualcuno sa rispondere, perché, se no, ve lo dico io.
L’autorità della verità è Dio in persona, con l’aureola a triangolo, il figlio, lo spirito santo e tutto.
Ma chi è la voce di Dio sulla terra? Il rettore? Gli studenti? I fisici che puzzano ancora di bruciato?
No.
Il Papa.
Vado avanti.
Io ci metto le battute così chi ha deciso di fare l’eroe e seguirmi fin qui non si addormenta.
Ma l’argomento è serio.
Pensava di fregarci. Pensava che leggevamo solo il titolo.
Quindi si passa a una discussione sulla natura del papato e sulla missione dell’Università.
Il Papa è vescovo di Roma, come abbiamo già detto, e quindi:
La parola “vescovo” – episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a “sorvegliante”, già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all’insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme.
Qualcuno che ha un punto di osservazione sopraelevato, e sa qual è il giusto cammino.
Ora, tutti sono convinti di avere la verità in tasca, di avere sempre ragione e di aver capito tutto. Ma è una forma di rispetto verso le idee degli altri esseri umani stemperare un po’ la cosa, indicando la strada e dicendo: “Quello che PER ME è il giustocammino”.
Se fosse venuto Tom Cruise a dire che ci insegnava il giusto cammino, dagli sputi saremmo passati agli ortaggi.
Benedetto Sedici –Tom Cruise : due a zero.
Ma è come se facciamo una partita Impiegati del Collocamento contro Juventus. Lasciamo stare.
E continua in modo democratico, veramente, non sto facendo ironia, dicendo che il Pastore deve prendersi cura della comunità anche in favore dell’intera umanità, perché la comunità vive nel mondo e le sue buone condizioni morali si ripercuotono su di esso.
Mi piace, non scherzo.
Ma cade quasi subito, perché gli scappa:
Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa – le sue crisi e i suoi rinnovamenti – agiscano sull’insieme dell’umanità. Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell’umanità.
E allora io, se fossi stata all’università gli avrei chiesto perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Perché? Eh? Perché?
E invece non avrei potuto perché la Lectio Magistralis è un tipo di lezione che non ammette repliche, domande, dispute né, come abbiamo visto, tantomeno contestazioni.
Ma lui lo sapeva troppo che io non ero d’accordo.
Quindi continua:
Qui, però, emerge subito l’obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede.
Ammetto che l’ho pensato…
Ma non mi risponde subito.
Fa un excursus, prima. Ma mica di Santa Gostino. E neanche di Santo Maso, bensì di
John Rawls,(che) pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione “pubblica”, vede tuttavia nella loro ragione “non pubblica” almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono.
Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l’altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l’esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell’umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato.
Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza delle grandi tradizioni religiose – è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee.

Come tutta la sapienza popolare, come mia nonna quando pretendeva di farmi passare la tosse con uno stucchevole decotto di mele e zucchero.
Ma mia nonna non sarebbe mai andata a fare una Lectio Magistralis all’inaugurazione della Facoltà di Medicina a dire che la tachipirina, senza l’Autorità del Decotto di Mele e Zucchero diventa priva di significato.
Peccato, perché è con questo argomento che si aggancia la questione della ragione etica…Guardate:
Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica.
Fine del pezzo sul Vescovo.
Cominciamo con il pezzo sull’Università.
Che cos’è l’Università? Qual è il suo compito?
Se state pensando al raccordo tra la scuola e le politiche del lavoro siete fuori strada.
Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità
Sì, tra le altre cose, io, se dovessi scegliere, mi cerco la Verità con la Vù maiuscola da sola, e all’università preferirei avere un sapere spendibile professionalmente, la garanzia di un’istruzione che mi metta sul mercato del lavoro senza farmi massacrare dalle aziende, tirocini sensati.
Anche la verità mi piace, non dico.
Ma si vede che i Papi non fanno i colloqui di lavoro.
Perché lui parte con un excursus sulla storia della scuola che vi riassumo brevemente, a uso e consumo di chi non gli è mai toccato di studiare catto-pedagogia:
- I Greci hanno inventato la filosofia perché avevano tali e tante domande su loro stessi e sul mondo
- Quando i Cattolici hanno scoperto tutto allora non è che la filosofia è diventata inutile, è servita per capire meglio Dio e come funziona. E così hanno fondato le università.
Leggete qui:
Per questo, l’interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell’essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell’essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l’interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell’ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l’università.
E poi c’è l’immancabile citazione da Sant’Agostino. Poteva mancare?
il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto – chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene.
(poi c’è un pezzo su Socrate che ho tagliato, e la chiusa) è questo l’ottimismo che vive nella fede cristiana, perchè ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell’incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.
Quindi si va all’Università per cercare Dio, dice quello che non voleva convertirci.
Ma sto  facendo il riassunto.
E devo saltare delle parti, perché tanto valeva farvelo leggere integrale, se no.
Va avanti spiegando che nell’Università medievale c’erano quattro facoltà, e riesce anche a buttarci dentro una bestialità sulla vita democratica, lui che è a capo di una monarchia teocratica. Guardate:
Jurgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa “forma ragionevole” egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un “processo di argomentazione sensibile alla verità” (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). E’ detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico “processo di argomentazione” sono – lo sappiamo – prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all’insieme.
Ha una storia con Beppe Grillo, quest’uomo??? E i partiti di formazione Cattolica, quindi, se ne fottono della maggioranza e del governo del paese e fanno l’opposizione placidi, duri e puri?
I Partiti Cattolici pensano veramente al benessere dell’insieme della comunità? Sì, a patto che la comunità sia interamente Cattolica, credo.
Ma eravamo arrivati alle quattro facoltà: medicina e giurisprudenza, chissenefrega.
Quello che a noi interessa sono Filosofia e Teologiaa cui era affidata la ricerca sull’essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l’uomo sia distolto dalla ricerca della verità.
(taglio taglio taglio) Ma qual è il rapporto tra filosofia e teologia?
filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro “senza confusione e senza separazione”.
Lasciatemi ammirare quest’uomo.
“Senza confusione” vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità.
La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al “senza confusione” vige anche il “senza separazione”: la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all’umanità come indicazione del cammino.

Occhei, adesso alzatevi e andatevi a prendere il caffè, che arriva la stoccata finale.
Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono.
Ci sta chiedendo scusa?
No, attenti, si sta caricando come una molla, perché continua:
Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell’umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile.
Leggi: se non riesci a credere è un problema tuo, ma almeno riconosci che in campo etico comandiamo noi che abbiamo creato dal fango la cultura occidentale.
Ma non è tutto, tenetevi forte alle sedie, che si balla:
Ma il cammino dell’uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale – per parlare solo di questo – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo.
La carta dell’utilitarismo, elegante e non impegna, va bene sempre.
Uomini spaesati d’ogni dove, se è dal novecento che non sapete più cosa è giusto, se non sapete più dove andare, che cos’è sbagliato, che cos’è bello e buono, se non sapete dove sbattere la testa, venite qui. Non pretendiamo che crediate. Giammai.
Ci basta che vi facciate portare sulla retta via, vi salviamo noi.
Meglio la Verità di qualcun altro che nessuna verità.
E’ una scommessa, ma tremendamente più meschina di quella di Pascal.
Eccolo che arriva, leggete:
Detto dal punto di vista della struttura dell’università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione – sollecita della sua presunta purezza – diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita.
La vedete la bugia del titolo?
Non vogliamo imporre la fede. Ma se tagliate la religione cristiana, la filosofia cristiana, inaridirete e morirete tutti e poi andrete all’inferno.
Siamo alla frase finale, gente.
La frase col botto, la cosa che rimarrà nella testa di tutti quelli che hanno sonnecchiato sulle poltroncine, subito dopo i saluti:
Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale è suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro. 
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Ho finito.
Tanto di lavoro non faccio l’editorialista di Repubblica. Mi basta averlo detto a tutti che ci stanno raccontando bugie tanto grosse che sono un insulto.
Mi basta poterlo dire SAPPIAMO ANCORA LEGGERE.
Mi sono rimasti gli occhi per leggere.
Credo che sia il post più lungo della storia di questo blog.
E grazie a quelli che sono arrivati alla fine.
E se conoscete qualcuno che vorrebbe dissentire invitatelo, sarà bello avere una voce-papa-boy fuori dal coro di noi atei, miscredenti.

 

Ritirata Strategica 16,Gennaio,2008

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 8:40 am

“No veramente non…non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo…no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo?. Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Michele vieni di là con noi, dai” ed io “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.”
 

E pur si muove! 15,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 1:49 pm

Le valorose azioni del glorioso comitato Uabpp fanno scuola!!!

 

15,Gennaio,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 9:17 am

Certamente, il mio umore è idrosolubile.

 

Giornataccia 14,Gennaio,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 11:07 am

Come la vespa del Puntoggì, quando gli hanno rubato il fanale.
Come il quinto giorno di pioggia di seguito.
Come chi sbaglia sempre la fila in banca, usa un filo troppo corto, come chi non ha il senso della distanza e della misura.
Ho bisogno di qualcosa di caldo, qualcosa di asciutto, qualcosa di morbido, qualcosa di profumato. Della Fata Madrina, di latte e miele, di un po’ di sole.
Voglio una cervicale nuova, anche in saldo.
Voglio un termometro, che forse ho la febbre.
E voglio licenza di ridere.
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Io: data di nascita?
Utente: ce l’ho, ho tutto!

 

11,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:57 am

Ecco, è cominciato il delirio.
Fra un mese si va in scena

 

Domande pericolose 10,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 2:58 pm


Interlocutore misterioso: Ma cosa gli regaliamo al Chimico per la festa di laurea?
Genio Senza Scrupoli: boh, non so…
Interlocutore misterioso: dai, aiutami, ci sarà qualcosa…
Genio Senza Scrupoli: non so…forse una fotocamera digitale, sai gli servirebbe un sacco per aggiornare il sito
Interlocutore misterioso: mmmhh, non sono convinto, qualcos’altro?
Genio Senza Scrupoli: non so, i guanti per la vespa gli servivano, ma ci ha già pensato il Biondofratello…Ma magari potreste fare una colletta…
Interlocutore misterioso: qualcos’altro?
Genio Senza Scrupoli: un week-end per due da qualche parte?
Interlocutore misterioso: sgrunt…
Genio Senza Scrupoli: un paio di stivali col tacco?????

 

9,Gennaio,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 10:58 am

Cielo bianco in Valbisagno.
La mia nuova, spelendida agenda dice che bisognerebbe fare l’esercizio zen di vivere l’inverno senza pensare continuamente alla primavera.
Io vorrei che fosse giugno.
Vorrei che fosse già l’una.
Vorrei mangiare in un posto carino e virtuoso.
Vorrei trovare, in giro per saldi un bel paio di stivali con il tacco basso.
Vorrei i saldi dell’intimo alla rinascente.
Vorrei una lunch-box carina, perchè ho deciso che devo curare meglio i miei pranzi.
Vorrei una macchina fotografica digitale, anche non bellissima, ma per fare Scongelare stanca, che è lì che languisce.
Vorrei uno zaino della east-pack, che il mio l’ha portato via Il Ladro.
Ma lo vorrei rosa come il casco splendido che mi ha regalato il Biondo Fratello.
Vorrei andare al mare.
Vorrei un’estetista tutta mia.
Vorrei la macchina bollente quando è posteggiata al sole.
Vorrei i prati.
Vorrei le gite.
Vorrei le grigliate d’estate.Non sono per niente zen, oggi.

 

Le quote rosa di Harry Potter 8,Gennaio,2008

Archiviato in: Strampalate recensioni — diversamentequilibrata @ 11:47 am

Leggo il post della Streganocciola sul femminile in Harry Potter e, non ci crederete mai, ma non sono d’accordo.
Naturalmente tutto sarebbe più semplice se il Gìpunto adesso non dovesse smettere di leggere, pena rovinarsi tutto il grandioso finale, no?
Dai, al mio tre chiudi questa pagina…
Uno
Due

E

Tre.
Adesso che ci siamo liberati dei lettori ritardatari posso continuare.
Io penso che, innanzi tutto, la saga sia un racconto corale, senza protagonisti.
Infatti, quello che il protagonista dovrebbe essere, è un ragazzino odioso, rabbioso, superficiale, direi. Compie una serie di gesti eroici perchè sono nel suo karma, perchè gli eventi gli scivolano addosso, perchè gli è toccato essere quello che è. Non è Siddatha, non è Pinocchio, non è Giovanna d’Arco. Infatti una delle ultime battute del libro è “Ho vissuto abbastanza avventure per il resto della mia vita”. Più Renzo Tramaglino che Ulisse, ecco.Il protagonista è il gruppo, in cui ogni personaggio femminile ha un suo maschile di riferimento che non mi sembra sia più luminoso, nè più eroico, nè più visibile.
Tonks non è certo meno coraggiosa di Lupin, anzi. E muoiono combattendo fianco a fianco.
La meravigliosa McGrannit non mi è sembrata proprio la magamagò dei banchi.
Io l’ho vista guidare la resistenza di Hagwarts al posto di Silente, l’ho vista organizzare gli altri professori, arringare la folla, dare coraggio. L’ho vista sul palco, con tutte le sue luci, l’ho vista scarmigliata, ferita e con quel suo contegno inglese intatto. Una figura splendida. Anche con il vocione di Voldemort sopra la testa, anche quando i Serpeverde se ne sono andati in massa.
Ho visto Sibilla Cooman combattere a fianco degli altri (magari lei sapeva già come sarebbe finita). Le ragazze dell’esercito di Silente non mancavano, l’odiosa Cho compresa, Lavanda Brown compresa.
E, nei personaggi maggiori, non è Hermione tremendamente al centro dell’attenzione più di Ron, sempre? L’evoluzione del personaggio, poi, è molto più evidente in lei che in Harry, oppure nello stesso Ron.
Ginny, invece, è una ragazzina, non è ancora maggiorenne, alla fine del libro. Non potrebbe esporsi troppo. Ma fa il suo, combatte, non obbedisce.
E quando Harry la lascia, cerca di riprenderselo. Non se ne sta di fare quella Lasciata Dal Salvatore Del Mondo. E non dimentichiamoci che lei è brava come lui a giocare a quidditch

Un discorso a parte è quello su Molly e Bellatrix.
Il duello finale.
Harry Potter, per forza di cose, visto che è iniziato come letteratura per l’infanzia, è più asessuato di Giovanni Pascoli.
Nessun uomo e nessuna donna è caratterizzato sessualmente. Le donne belle sono belle come delle belle bambine.
Gli uomini desiderabili lo sono come gli amici grandi di tuo cugino, quando sono in seconda media e tu ancora a fare l’esame di quinta.
E non sono sicura che Bellatrix sia un’eccezione. Lei si rivolge, sì, a Voldemort con voce d’amante, ma il loro rapporto non è quello.
Anche se lei ne fosse schiava, in senso sadomaso, dico, lui, comunque, non fa il padrone. Lui è il suo padrone, nè più nè meno che Cesare, con i suoi soldati. Il rapporto che c’è tra loro è quello di un soldato fesso che guarda il suo generale vittorioso.
E allora lo penso così il duello tra Molly e Bellatrix, tra una donna libera e una che ha deciso di fare il soldato. Tra una donna che pensa con la sua testa e l’altra che pensa con la testa del capo.

Nei libri, in realtà, non c’è scritto niente che non ci leggiamo noi.
Allora, in conclusione, io penso che una storia è una storia. E non puoi bloccarla con le quote rosa, se non c’è una femmina bella a me non mi piace.
Le storie dovrebbero essere libere di raccontarsi da sole.
Metti che io scrivo una sceneggiatura dove le donne sono tutte cretinette, perchè quella storia è così. Non per questo sono meno femminista.
I racconti a tavolino si vedono quando c’è sempre dietro l’autore che si chiede che cosa penseranno di lui.
Ammaniti docet.

 

L’Epica dei nostri tempi 7,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:53 am

Non so, questo post dove va a finire.
Quindi, se voi non sapete ancora come finisce (il libro, non il post), leggetelo dopo. E’ meglio.

Draco dormiens numquam titillandus

C’era una volta, a Mantova, Bianca Pitzorno che, parlando dei libri della Rowling, li etichettava come una moda e giurava di non averne mai letto uno.
Io, che leggo ogni cosa, ho letto la Bianca Pitzorno, anche più di un romanzo, e ho letto la Rowling, tutti e sette i romanzi. E sono sicura che la Pitzorno mentiva, perchè nella voce, nella stizza con cui ne faceva una questione di soldi, copie vendute e mafie di case editrici si sentiva altro.
Si sentiva la frustrazione del mediocre, di quello dotato sì, ma meno, di quella bellina, ma non fatale, di quelli intelligenti e non brillanti.
La Pitzorno l’ha letto Harry Potter. Si sentiva dalla voce, solo un po’ più stridula.

Io ieri sera ho finito l’ultimo libro.

E’ stato bellissimo. Ho finito di leggere con la pancia piena.
Piena dello scontro finale, assolutamente perfetto, della resistenza di Hogwarts, nella commozione per quelli che sono morti.
Far scontrare Bellatrix con Molly Weasley è stato un colpo da maestra.
Perchè il finale è importante, e questo è bello come “Francamente me ne infischio”.

E poi ho pensato che una saga come questa è l’epica dei nostri giorni.
Ci sono dentro, trasfigurati, i nostri valori, la nostra società, così com’è. Ci siamo dentro tutti.
Alle signore benpensanti, alle maestrine petulanti, ai professori di latino imbalsamati adesso verrà un ictus. Pace all’anima loro.
Ma il successo della Rowling è quello di Omero, quello di Dante, quello di Ariosto e Tasso. La prosa non è bella, ma è la prosa dei nostri giorni, che non è bella.
La letteratura, come la lingua, bisogna prenderle così come vengono, sono la voce dei tempi.

E io penso che è per questo che ci siamo trovati a mezzanotte da Feltrinelli. Ascoltiamo le storie che un giorno parleranno ad altri di questa nostra epoca complicata.

E’ stato sempre così.

 

La lussuriosa erboristeria del Vicolo 4,Gennaio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:15 am

Ieri abbiamo preso dell’olio di mandorla dolce, rigorosamente spremuto a freddo e abbiamo aggiunto:

- tre gocce di olio essenziale di arancia amara

- due gocce di olio essenziale di cannella

Per ogni cucchiaio di olio.
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