La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

L’occhio della madre 29,Febbraio,2008

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Oggi, su repubblichit, c’era l’elenco dei film, patrimonio culturale da custodire e salvare. Allora, tanto che ho da far passare la mattinata, ho deciso di leggermi le trame e tirare giù un elenco di quelli, per me, cineforumabili, per i pomeriggi di pioggia.
Le locandine e le recensioni sono nel sito dei cinemi.

I pugni in tasca
Bellocchio, 1965

In un’agiata casa borghese di Bobbio (PC) una madre cieca vive di ricordi con 4 figli, uno dei quali, epilettico ed esaltato, la elimina e uccide anche un fratello deficiente. Colpito da una crisi è lasciato morire dalla sorella. Dopo Ossessione di Visconti non c’era mai stato nel cinema italiano un esordio così clamoroso e autorevole. Non c’è più stato nemmeno nei 20 anni seguenti. Bellocchio sfida il grottesco senza cadervi. Duro, crudele, angoscioso.

Novecento
Bertolucci 1976
  L’abbiamo visto tutti. Ma non mi sentivo di escluderlo.
Atto I: in una fattoria dell’Emilia crescono insieme Olmo, figlio di contadini, e Alfredo, erede del padrone, nati nello stesso giorno del 1900. Dopo i primi scioperi nei campi e la guerra 1915-18, il fascismo agrario dà una mano ai padroni. I due giovani si sposano. Atto II: negli anni ‘30 le strade di Olmo e Alfredo si separano. Il primo, vedovo, fa il norcino e continua la lotta; il secondo si rinchiude nel privato. Il 25 aprile 1945 si processano i padroni, e i due si ricongiungono. Fondato sulla dialettica dei contrari: è un film sulla lotta di classe in chiave antipadronale finanziato con dollari americani; cerca di fondere il cinema classico americano con il realismo socialista sovietico (più un risvolto finale da film-balletto cinese); è un melodramma politico in bilico tra Marx e Freud che attinge a Verdi, al romanzo dell’Ottocento, al mélo hollywoodiano degli anni ‘50. Senza evitare i rischi della ridondanza, Bertolucci gioca le sue carte sui due versanti del racconto.

Arrangiatevi!
Bolognini,1959
Callista con famiglia numerosa a carico, per sfuggire a un’insopportabile coabitazione, vince l’indigenza e l’indecenza e decide di portare la famiglia in una casa che costa meno perché è un ex casino, appena chiuso dalla legge Merlin. Una delle più divertenti e importanti commedie degli anni ‘50: fertilità d’invenzioni, dialogo sagace, ritmo scorrevole e persino data l’epoca coraggioso impegno sociale. E un film di Peppino più che di Totò.

Tutti a casa
Comencini, 1960
Dopo l’8 settembre 1943 un sottotenente ligio ai superiori, non vedendo arrivare ordini, scioglie le fila del suo reparto mandando tutti a casa. La traversata da nord a sud dell’Italia, flagellata dalla guerra e in preda all’anarchia, lo fa maturare. Fusione ben temperata di comico, grottesco, drammatico e patetico: una storia corale con A. Sordi meno mattatore del solito. “… sotto le mentite spoglie di una commedia, il film è sostanzialmente un racconto a tesi … quello della scelta che ciascuno è chiamato a fare almeno una volta nella sua vita” (G. Gosetti). E forse il miglior film di L. Comencini (1916), una delle rare mediazioni felici tra neorealismo e commedia italiana, grazie all’apporto di Age & Scarpelli (più Scarpelli (più Marcello Fondato) in sceneggiatura. Il ministro Giulio Andreotti rifiutò di mettere a disposizione 2 carri armati (furono costruiti in compensato). Prodotto da Dino De Laurentiis. Grande successo: più di 1 miliardo di incasso del 1960.
Lo scopone scientifico
Comencini, 1972


Uno straccivendolo romano e la moglie si battono ogni anno a scopone con una vecchia e dispotica miliardaria americana in coppia con il suo segretario. In un primo tempo la posta in palio è fittizia, ma poi si fa sul serio: si giocano tutti i risparmi della borgata. La vecchiaccia vince. Scritta da Rodolfo Sonego, è una vetta della commedia italiana, basata sulla dialettica denaro-potere. E la morale è amara: a giocare con i ricchi (con chi tiene il banco o con chi lo rappresenta) si perde sempre. Non c’è divisione tra buoni (poveri) e cattivi (ricchi): la linea di separazione è segnata dalla classe sociale e dall’obbligata scelta di campo. Film appassionante, interpretabile a vari livelli e recitato da attori infallibili.

Riso Amaro
De Santis, 1949

Braccata dalla polizia, la complice di un ladro si unisce a un gruppo di mondine in partenza per le risaie del Vercellese dove viene raggiunta dall’amante che, aiutato da Silvana, una delle mondine, progetta di impossessarsi con alcuni amici del raccolto di riso. Epilogo sanguinoso. Nella bizzarra mistura dei suoi ingredienti (storia da fotoromanzo, torrido erotismo, affresco sociologico, scrittura registica di alto prestigio tecnico e formale) questo melodramma con ambizioni di romanzo nazional-popolare ebbe un grande successo anche all’estero e, grazie al sessappiglio di S. Mangano, è un capitolo importante nella storia del divismo italiano. 1a colonna musicale di Goffredo Petrassi.

Diario di un maestro
De Seta, 1952
(In 4 puntate) In una scuola del Tiburtino la maggior parte degli allievi diserta le lezioni; un maestro decide di andare a cercarli e di sperimentare con loro un nuovo modo di fare scuola. Girato in 16 mm e realizzato dalla RAI che lo mandò in onda tra il febbraio e il marzo 1973, è il film sulla scuola più credibile, onesto e appassionato che sia mai stato realizzato in Italia; ispirato a un libro di Albino Bernardini, è anche l’unico che abbia messo a frutto la lezione di Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani, pubblicato cinque anni prima. Il merito è del rigore, della lucidità, della pazienza, dell’intelligenza amorosa di De Seta che ha avuto nell’operatore Luciano Tovoli un sensibilissimo collaboratore e in Cirino un interprete ammirevole: la sua è qualcosa di più di una prestazione attoriale. Né film-inchiesta né film di finzione, è un’originale applicazione delle teorie del cinema diretto. Esiste anche un’edizione ridotta a 135 minuti destinata alle sale cinematografiche.Sciuscià
De Sica, 1946


Due giovanissimi sciuscià (da “shoe-shine”, lustrare scarpe) napoletani sognano di comperare un cavallo bianco tutto per loro e, per averlo, s’invischiano in un “lavoretto” per adulti che li porta in un carcere minorile. Uno dei film del neorealismo italiano più conosciuti all’estero (Oscar speciale 1947 per “la qualità superlativa raggiunta in circostanze avverse”): la sua polemica sociale non parte da un dato ideologico, ma da un motivo umano. In chiave di elegia populista Zavattini e De Sica tornano al mondo dell’infanzia che avevano già esplorato con I bambini ci guardano (1943). Costato meno di un milione di lire, fu venduto per quattromila lire al distributore americano Ilya Lopert che ci guadagnò un milione di dollari.

Ladri di bicicletta
De Sica 1948

Derubato della bicicletta, indispensabile per il lavoro appena trovato, disoccupato va col figlioletto alla ricerca del ladro attraverso la Roma del dopoguerra, incontrando solidarietà, indifferenza, aperta ostilità. Tratto dal romanzo omonimo di Luigi Bartolini (1945), è con Umberto D (1952) il risultato più alto del sodalizio De Sica-Zavattini e uno dei capolavori del neorealismo, quello che con Roma, città aperta (1945) fu più conosciuto all’estero. L’amore per i personaggi diventa vera pietà, la poesia del quotidiano non nasconde la realtà sociale. Oscar speciale 1949. Sergio Leone giovane compare vestito da seminarista.

L’oro di Napoli
De Sica, 1954

5 episodi (erano 6, ma il bellissimo “Il funeralino” fu eliminato) che rievocano il pittoresco mondo dei “bassi” napoletani come mirabilmente l’aveva descritto nei suoi racconti il napoletano Giuseppe Marotta. Famoso “Pizze a credito” con la fulgida Loren pizzaiola, ma i più felici sono “I giocatori” con De Sica e “Il guappo” con Totò.

La Strada
Fellini, 1954

L’ingenua e infantile Gelsomina è venduta a Zampanò, rozzo girovago che si esibisce nei paesini con giochi di forza e che la usa e ne abusa. Quando incontrano il Matto, equilibrista filosofo, Zampanò lo uccide. Gelsomina lo abbandona. E il film che diede rinomanza internazionale a F. Fellini: Leone d’argento a Venezia, Oscar 1956 per il film straniero. La voce di Zampanò è di Arnoldo Foà. Parabola cristiana sul peccato, apologo sulla condizione umana in generale e della donna in particolare, è anche una picaresca escursione attraverso i paesaggi dell’Appennino centrale. Maschere più che personaggi veri di questa favola on the road, lo Zampanò di A. Quinn e la Gelsomina di G. Masina (faccia da clown, miscela di Harpo Marx, Chaplin e una bambola) divennero simboli. Scritto con E. Flaiano e T. Pinelli, dato quell’anno per la 1a volta.

Le notti di Cabiria
Fellini, 1957

Piccola battona romana è derubata e quasi ammazzata da un rispettabile impiegato cui ha affidato tutti i suoi risparmi nella speranza di farsi sposare e rifarsi una vita. Nonostante la struttura rapsodica, l’arco narrativo è rigoroso e armonico, paragonabile a una sinfonia in cui i diversi tempi s’allacciano per convergere alla definizione della protagonista e del suo destino. Episodi memorabili: la villa di A. Nazzari, il pellegrinaggio al santuario del Divino Amore, l’ipnotizzatore nel cinema di periferia. Oscar per il miglior film straniero. Fornì la base alla commedia musicale Sweet Charity e al film (1969) omonimo di Bob Fosse con Shirley MacLaine.

Amarcord
Fellini, 1974

Rivisitazione tutta ricostruita e mai così vera della Rimini dei primi anni ‘30 col fascismo trionfante, l’apparizione notturna del transatlantico Rex, il passaggio delle Mille Miglia, la visita allo zio matto e la bella Gradisca. Vent’anni dopo I vitelloni F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. Oscar per il miglior film straniero.

La donna scimmia
Ferreri 1963

Scoperta in un monastero, Maria, donna interamente ricoperta di peli, il trafficone Antonio Focaccia la sposa e la espone come un fenomeno da fiera. Tra i due nasce l’amore, e poi un bambino. Maria muore di parto e il figlio non le sopravvive, ma il marito continua a girare le fiere esponendo i corpi imbalsamati. Per intervento del produttore Carlo Ponti quest’ultima parte fu eliminata. Il film si chiude con la morte della donna barbuta. E un grottesco che continua con sgradevole genialità il discorso sull’anormalità familiare e sulla dimensione mostruosamente economica della convivenza sociale avviato con L’ape regina (1962).

Il cielo sulla palude
Genina, 1949

Storia di Maria Goretti (1890-1902), contadinella marchigiana uccisa da un giovane che l’aveva insidiata e ne era stato respinto. Proclamata santa (festa: 6 luglio). Neorealismo in chiave cattolica. Il film conta soprattutto per il bianconero del grande G.R. Aldo, la coerenza pittorica delle inquadrature, l’atmosfera delle paludi pontine, il clima affocato che precede lo stupro.

Divorzio all’italiana
Germi, 1961

Stanco della moglie e invaghito di una cugina sedicenne, barone siculo induce la consorte al tradimento e poi la uccide. E condannato a una pena minima per “delitto d’onore” e può sposare la cugina. Si può fare una commedia intelligente, lesta, graffiante anche illustrando un articolo (il 587) del Codice Penale. Se c’è un’arte che nasce dall’indignazione, questo film le appartiene. Moralista risentito, Germi carica qui i suoi livori di un umor nero, di una amara e invelenita buffoneria che trova negli interpreti, soprattutto in Mastroianni, il suo sfogo. Oscar per la sceneggiatura a Ennio De Concini, Alfredo Giannetti e Germi e il premio della migliore commedia a Cannes.

Gli sbandati
Maselli, 1955

1943, dopo l’8 settembre: nella campagna milanese un gruppo di giovani borghesi sfollati trascorre il suo tempo nell’indecisione: entrare nella resistenza contro i tedeschi? Rifugiarsi in Svizzera? Almeno uno di loro, il nobile Andrea (J.-P. Mocky) s’impegna grazie anche all’esempio di un’operaia (L. Bosé) e di alcuni partigiani. 1 film di F. Maselli (1930) su sceneggiatura scritta con Aggeo Savioli ed Eriprando Visconti. C’è qualche squilibrio tra il versante intimistico della storia e le ambizioni di rispecchiamento storico e sociale, ma nella seconda parte il racconto prende quota e culmina in una bella e commossa sequenza. Sostenuto dalla suggestiva fotografia di Gianni Di Venanzo e dalle musiche di Giovanni Fusco, ha in Bosé, I. Miranda, Mocky gli interpreti più convincenti. Si riconoscono, tra gli altri, Mario Girotti (il futuro Terence Hill), la piccola Dori Ghezzi e il futuro regista Giuliano Montaldo.

Guardie e ladri
Monicelli, 1951

Totò è un ladruncolo napoletano che una bonaria guardia romana (A. Fabrizi) deve catturare, pena la perdita del posto. Dopo inseguimenti vari, i due fanno amicizia, scoprendo di avere molti problemi in comune. Uno dei rari film di Totò che fu elogiato quasi all’unanimità dalla critica dell’epoca (ebbe anche un Nastro d’argento e la Palma d’oro a Cannes) anche perché s’innestava nel filone neorealistico. “Ho favorito il passaggio di Totò al neorealismo, limitando le sue caratteristiche di comicità surreale che lo aveva caratterizzato in precedenza. Sarà poi Pasolini a orientarlo più sul misterioso o sul magico, forse lo ha capito meglio di me” (M. Monicelli). Ebbe anche il premio della sceneggiatura (M. Monicelli, Vitaliano Brancati, Ennio Flaiano, Rino Maccari, A. Fabrizi).

I soliti ignoti
Monicelli, 1958

Scombinato quartetto di ladri di mezza tacca tenta un furto a un Monte di Pegni periferico. Il colpo va buco, ma si fanno una mangiata. Uno dei pilastri della nascente commedia italiana: la sua eccezionale riuscita nasce da una scelta azzeccata degli interpreti (con la scoperta di V. Gassman comico, gli esordi di C. Cardinale e T. Murgia, un mirabile intervento di Totò) e una sceneggiatura perfetta (Age, Scarpelli, Suso Cecchi d’Amico), senza contare il bianconero di G. Di Venanzo e le musiche di P. Umiliani. E il 1 film comico italiano dove compare la morte, con personaggi invece di macchiette, una comicità venata di dramma e il tema dell’amicizia virile, raro nella cultura e nello spettacolo italiano. Vela d’oro al Festival di Locarno, 2 Nastri d’argento (sceneggiatura, Gassman), nomination all’Oscar, grande successo di pubblico. Seguito da Audace colpo dei soliti ignoti.

La grande guerra
Monicelli, 1959

In divisa da fanti il romano Oreste Jacovacci e il lombardo Giovanni Busacca vivono da opportunisti un po’ fifoni il conflitto 1914-18. Catturati dagli austriaci, sanno morire con dignità. Due grandi istrioni e alcune sequenze memorabili in un affresco di complessa, cordiale, furbesca coralità. Sagace equilibrio tra epica e macchiettismo, antiretorica e buoni sentimenti. Leone d’oro a Venezia ex aequo con Il generale Della Rovere di Roberto Rossellini. Cinemascope. 2 Nastri d’argento: a A. Sordi e a Mario Garbuglia per le scenografie. Scritto con Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli. Alla lontana ispirato al racconto Due amici di Guy de Maupassant.

Un borghese piccolo piccolo
Monicelli 1977

Il figlio di un impiegato ministeriale romano è ucciso per caso durante una rapina. Il brav’uomo comincia a preparare ed esegue una lenta, bieca, allucinata vendetta. Dal romanzo (1976) di Vincenzo Cerami, storia di vittime che sono anche mostri, un film omogeneo, sapiente nella mescolanza di toni (commedia, grottesco) e nella progressione drammatica, con un Sordi all’apice della sua carriera d’attore inserito in un contesto sociale efficacemente descritto. Efebo d’oro 1979 di Agrigento.

L’albero degli zoccoli
Olmi, 1978

1897-98 nelle campagne della Bassa bergamasca: la vicenda corale di alcune famiglie contadine che lavorano la terra a mezzadria tra duri sacrifici, fatica e dolori, ma con grande dignità. Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di Bach che l’accompagnano, il 9 di Olmi è con Novecento (1976) di B. Bertolucci che è il suo opposto il più grande film italiano degli anni ‘70, e l’unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi virgiliani: labor, pietas, fatum. Gli sono stati rimproverati, come limiti, una rappresentazione idealizzata, perché troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. E indubbio che al versante in ombra (grettezza, avidità, violenza, odi feroci) del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest’occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua pietas. Girato con attori non professionisti. Palma d’oro a Cannes.

Indagine su un cittadino al di spra di ogni sospetto
Petri, 1970

Il capo della Squadra Omicidi di Roma ammazza l’invereconda amante e semina volutamente tracce e indizi per dimostrare che, come garante della Legge e rappresentante del Potere, è al di sopra di ogni sospetto. Uscito indenne dalle indagini, si autoaccusa. Invenzione alla Borges per il primo film italiano sulla polizia con uno straordinario G.M. Volonté. Calibrata costruzione all’americana del racconto in cui si fondono le due anime, realistica ed espressionistica, di E. Petri. Sceneggiato con Ugo Pirro, musiche di Ennio Morricone. Oscar 1970 per il film straniero e Nastro d’argento a G.M. Volonté.

Salvatore Giuliano
Rosi, 1962

Più che sul bandito Giuliano (1922-50), è, come diceva il titolo di lavorazione, un film sulla Sicilia 1943-50. Messo ai margini il personaggio, parla dei rapporti tra mafia, banditismo, potere politico, potere economico. L’azione procede a salti nel tempo: comincia sul cadavere del bandito nel cortile di Castelvetrano (luglio 1950) e poi si sposta avanti e indietro: gli sbalzi della narrazione risultano giustificati dall’inchiesta e dalle sue associazioni. Anche perciò Rosi ha chiesto a Gianni Di Venanzo, direttore della fotografia, 3 diversi toni di bianconero: lirico-tragico a forti contrasti chiaroscurali per le fasi rievocative; tono sovresposto da servizio fotografico per la morte di Giuliano; grana spoglia e grigio di tipo televisivo per il processo di Viterbo. In 2 ore indica, con la sintesi dell’autentico narratore e la capacità di comunicazione del grande giornalista, i problemi, le piaghe, le cancrene dell’isola. E il film di Rosi più ambizioso e potente, con pagine non indegne di un Ejzenstejn, come la sequenza della strage dei contadini di Portella della Ginestra (1 maggio 1947) e il pianto della madre di Giuliano al cimitero. La cronaca viene innalzata a storia e si trasforma in tragedia sociale. Scritto con Suso Cecchi d’Amico, Enzo Provenzale, Franco Solinas. Musica di Piero Piccioni. Uscì con il divieto ai minori di 16 anni, tipico esempio di censura politica: si voleva vietare la storia. 3 Nastri d’argento: film (ex aequo con Le quattro giornate di Napoli), fotografia, musica. Titolo di lavorazione: Sicilia 1943-60. Restaurato nel 1999.

Roma città aperta
Rossellini 1945

Nella Roma del 1943-44, occupata dai nazifascisti, la lotta, le sofferenze, i sacrifici della gente sono raccontati attraverso le vicende di una popolana, di un sacerdote e di un ingegnere comunista: la prima è abbattuta da una raffica di mitra; il terzo muore sotto le torture; il secondo viene fucilato all’alba alla periferia di Roma, salutato dai ragazzini della sua parrocchia. Girato tra difficoltà economiche e organizzative di ogni genere, il film impose in tutto il mondo una visione e rappresentazione delle cose vera e nuova, cui la critica avrebbe dato poco più tardi il nome di neorealismo. Specchio di una realtà come colta nel suo farsi, appare oggi come un’opera ibrida in cui il nuovo convive col vecchio, i grandi lampi di verità con momenti di maniera romanzesca, in bilico tra lirismo epico e retorica populista. La stessa lotta antifascista è raccontata ponendo l’accento sul piano morale più che su quello politico, il che non gli impedì di essere il film giusto al momento giusto e di indicare attraverso le figure del comunista e del prete di borgata il tema politico centrale dell’Italia nel dopoguerra. Nastri d’argento per il miglior film e A. Magnani. Grande successo internazionale, molti premi all’estero e una nomination all’Oscar della sceneggiatura firmata da R. Rossellini, Sergio Amidei e Federico Fellini. Titolo inglese: Open City.

Paisà
Rossellini, 1946

6 episodi della seconda guerra mondiale in Italia, seguendo l’avanzata degli Alleati anglo-americani dallo sbarco in Sicilia sino alla lotta partigiana sul delta del Po, passando per Napoli, Roma, Firenze e un convento dell’Emilia. Uno dei vertici del neorealismo italiano che porta a un grado di incandescenza espressiva e di autenticità tragica la materia della cronaca. E un potente affresco collettivo che ha le sue punte alte nell’episodio fiorentino e soprattutto in quello finale. Girato con attori non professionisti.

Stromboli, terra di Dio
Rossellini, 1949

Per rimanere in Italia, profuga lituana sposa un marinaio di Stromboli (isole Eolie), ma dura è la vita di straniera sull’isola. Disperata, durante un’eruzione del vulcano, tenta di andarsene. Si smarrisce, invoca Dio e ritorna, sconfitta e vittoriosa nello stesso tempo. 1 dei 5 film della coppia Rossellini-Bergman e della cosiddetta trilogia della solitudine (Europa ‘51, Viaggio in Italia). Ostacolato da polemiche e scandali, incompreso dalla critica e ignorato dal pubblico, è un dramma di forte tensione psicologica, ricco di splendide aperture documentarie sull’isola. Nella parte di Karin I. Bergman dà una delle sue migliori interpretazioni.

Bellissima
Visconti, 1951

Il regista Alessandro Blasetti cerca una bambina per un suo film. Per fare in modo che la figlioletta sia scelta, un’infermiera proletaria fa tutti i sacrifici possibili finché si rende conto che non ne vale la pena. Impietosamente satirico sul mondo del cinema come “fabbrica dei sogni”, ma anche critico sui metodi del neorealismo, oggi appare soprattutto come un ritratto di donna, la Maddalena Cecconi di una splendida, veemente Magnani. La sua scena sul fiume con Chiari è da antologia. Partito da un soggetto di C. Zavattini, Visconti racconta la realtà popolare piena di contraddizioni con occhi sempre lucidi, talvolta impietosi senza sentimentalismi e idealizzazioni. Nella colonna musicale “L’elisir d’amore” di Donizetti.

Rocco e i suoi fratelli
Visconti 1960

Ispirato ai racconti di Testori. Una famiglia di contadini lucani si trasferisce a Milano negli anni del boom economico e si disgrega, nonostante gli sforzi della vecchia madre per tenerla unita. Nelle cadenze di un romanzo di ampio respiro narrativo con ambizioni tragiche e risvolti decadentistici, è il più generoso dei film di L. Visconti, quello in cui, con qualche schematismo, passioni antiche e problemi moderni sono condotti a unità. La congerie delle numerose e talvolta contraddittorie fonti letterarie trova ancora una volta il suo punto di fusione nel melodramma, nella predilezione per i contrasti assoluti. Quella dell’Idroscalo è una delle più tipiche scene madri di Visconti. Osteggiato dai politici e bersagliato dalla censura, è il solo film di Visconti che incassò nelle sale di seconda e terza visione più che in quelle di prima, in provincia più che nelle grandi città. Premio speciale della giuria alla mostra di Venezia. La vicenda giudiziaria continutò fino al 1966 quando Visconti fu assolto in modo definitivo. Nel 1969 la censura ribadì il divieto ai minori di 18 anni e nel 1979 fu allestita una nuova edizione per il passaggio in TV con altri tagli e taglietti.

L’onorevole Angelina
Zampa 1947

Moglie di un vicebrigadiere (N. Bruno) e madre di cinque figli, Angelina (A. Magnani) guida le donne della borgata romana di Pietralata all’assalto dei magazzini di pasta di un borsanerista e, dopo l’alluvione, a occupare gli alloggi vuoti di uno speculatore edilizio. Diventata famosa, è tentata dalla politica, ma, ribellatasi alla forza pubblica, è arrestata. Esce dal carcere vittoriosa, ma decide di tornare a fare la casalinga. Scritta con Piero Tellini e Suso Cecchi d’Amico, è una commedia sagace nel mescolare la gravità dei temi e la comicità del trattamento cronaca e spettacolo pur con scivolate nella retorica del patetico e una sottesa ideologia della riconciliazione delle classi all’insegna dei valori familiari e dei buoni sentimenti. Magnani strepitosa nelle “baccagliate”, premiata con il Nastro d’argento della migliore attrice del 1947-48. 4 incasso tra i film italiani della stagione e successo internazionale.

 

Oggi è il mio compleanno! 28,Febbraio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:13 am

Non so voi, ma io oggi compio trentunanni.
E, probabilmente, ne compirò trentadue prima di aver finito di scrivere questo post. Pagina bianca, un utente che arriva ogni tanto. Sempre a metà di una frase che, naturalmente, perderò.
I miei colleghi hanno scoperto un ristorante dove si ordina via fax, il pranzo arriva direttamente in ufficio e costa sei euro. Primo, secondo, contorno. E prendono anche i buoni pasto.
Discutono e passeggiano col menù sotto il naso chiedendosi com’è possibile. Saranno porzioni lillipuziane?
Io mi sono portata il risotto con gli spinaci e la crema di ceci. Sono giorni faticosi per il mio apparato digerente.
Domenica sera sono invitata a cena fuori dai miei, col Chimico. Ma il mio stomaco ha smesso di collaborare già martedì.
Possiamo fare a meno di lui.
Il fatto è che in questo periodo non ho la parola molto facile. Ho voglia di stare zitta, scrivere, leggere e guardare film.
E sono contenta.
Mi ci ha fatto pensare la Compagna Amber, con tutto quel citare Guccini, con tutti quegli anni teneri. Mi fa pensare alla ragazzina che ero.
E sono contenta. Perchè io ho vissuto una vita piena. Anche molto più piena di quello che mi piace raccontare.
E ci sono state un sacco di ombre e buchi neri. E anni neri. E compleanni in cui mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo. E mi chiedevo dove sono finita. E ci sono stati mesi così brutti che sembravano la sceneggiatura di un film di Muccino. Ma ci sono stati anche dei momenti luminosi da far male agli occhi. Ci sono state le porte aperte e non sempre chiuse. Ci sono state le sorprese. I compagni di viaggio.
Io, se dovessi raccontare tutto. Sarebbe bello raccontare tutto.
E se avessi potuto vedermi qui che scrivo, se avessi avuto il cannocchiale del tempo a diciassette anni, nel riflesso del the del ristorante cinese, con la mia amica del cuore, che adesso è di forza italia. Se avessi potuto vedermi a vent’anni, nel caffè americano, se avessi potuto fami delle domande, anche solo nel duemila. Su quale strada, su come sarei stata, su come mi sarei sentita. Su quanto ancora avrei dovuto camminare, anche quando mi fa male la milza.
Io ho fatto la scelta giusta. Tutte quante.
Anche quando facevano schifo, anche quando erano sbagliate, anche quando devo, per forza, grufolare sul fondo del barile, prima di risalire.
Anche così.
(Guido, SubComandante, Alessia, voi lo sapevate anche a quei tempi.)
Anche così.
Io sono contenta.

 

La scimmia dei test 28,Febbraio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:00 am

Stamattina, nell’ora di chillout, tra le settemmezzo e le ottemmezzo, ho fatto il test per l’età mentale.
Il risultato è questo:

La tua età mentale è di 35 anni

Hai una mente abbastanza giovanile, anche se non più adolescenziale. Sei sulla buona strada per diventare un adulto maturo e responsabile! Scrivici se hai apprezzato questo test.
P.S:

  • Davvero non guardi mai la tv? Questo potrebbe essere un grandissimo vantaggio per la salute della tua psiche!
  • Davvero non ami lo sport? Questo non è un modo di pensare salutare… riflettici su!
  • Sei davvero sicuro di possedere almeno 8 veri amici? Sei così è puoi ritenerti veramente fortunato…

Fortuna che ho trovato anche un test per l’età fisica meno salutista di quello avuto dall’amica Chiara Matematica, che mi dava trentaquattro anni, solo perchè bevo la coca-zero, sono ciccetta e sfumazzo, anzichè no.

 

Rosica Ruini 27,Febbraio,2008

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 11:49 am

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C’è sempre una buona notizia dietro l’angolo.
Se fossimo un po’ più avanti con i meravigliosi progetti femministi, sicuramente ne avremmo già scritto.
Io, però, ci metterei un segnalibro. Perchè questo è un altro passo delle donne lontano dalla voce di dio che ci dice che dobbiamo sempre stare male. Sempre soffrire, fisicamente.
E’ un passo un po’ più lontano dal divaricatore, un passo lontano dagli aspiratori. Un passo lontano dalla sala operatoria.
Non è poco
.
E poi cercavo una foto.
E invece della foto ho trovato questo.
Un doppio malvagio collettivo che vive vicino a noi.
Un visconte dimezzato di gruppo.
Mr Hyde formato famiglia.

Fate un bel respiro, guardate il sito e siate felici di quello che siete, che ce n’è un sacco di ragioni…

 

27,Febbraio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:50 am
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Questa è la primavera nel Bisagno.
Non è che il Bisagno sia un gran paesaggio, già, così, di per sè.
Ma stamattina era di un verde intenso. L’acqua era limpida, le paperelle facevano il bagno. Piovicchiava, ma non c’era freddo.
Così mi sono fermata sul ponte.
Erano le sette e sedici minuti.
E ho scattato questa foto.
Brutta.
Non rende. Non c’è dentro la bellezza che ho visto io sul ponte, in barba ai proverbi cinesi sui pesci felici. E, mentre studiamo, in adorabili riunioni, come dotarli di biciclette, di cui avrebbe bisogno, invece, il Chimico, gli amori si scrollano l’inverno di dosso.
E io, e il mio telefonino, continuiamo a andare a caccia di anticipazioni di primavera.
 

Primavera non bussa. Rimane sulla porta e guarda dentro. 26,Febbraio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 2:32 pm

Pomeriggio umido e lattiginoso.
Cielo bianco in Valbisagno.
Sbadiglio.
Aggiorno la posta.
Scambio una chiacchiera col mio compagno di banco.
Apro repubblikit che oggi dà il peggio del peggio di sè.
Sembra la copia cinese di un romanzo di Ammaniti.
Cerco su google come si scive Ammaniti.
Tanto non lo imparo.
E già che ci sono controllo se Cavina ha scritto qualcosa di nuovo.
C’è!
E’ un’ottima notizia.
Avevo bisogno di un romanzo bello per inaugurare questa primavera. Ho Lansdale nella borsa, ma finisce subito.
La foto di questo post è il pruno davanti alla porta del mio ufficio. Oggi mi ha fatto una sorpresa. Nella notte ha buttato fuori una marea di fiorellini rosa.
Ma il tempo non lo aiuta, povero pruno.
Sbadiglio.
Quindicieventinove.

 

25,Febbraio,2008

Archiviato in: Radio Nessi — diversamentequilibrata @ 12:22 pm

Riprendo il post della Nessi per ricordarvi che

Stasera, in vico dolcezza, riunione politica in difesa della 194, alla maniera della Comune-ty.
Un solo urlo: il cus cus è mio e me lo gestisco io.
Sono benvenute le idee, le birre, le prese di posizione e la creatività.
 

Il mio femminismo 25,Febbraio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:02 pm

Oggi ho la Talpite.
Che è una malattia che non fa diventare ciechi. Ma che ha una sacco di sintomi fastidiosi, tra i quali:
- sensi di colpa immotivati
- egocentrismo
- mania del puntiglio
- logorrea.
Così stamattina ho mandato alla Streganocciola un commento forse un po’ acido (primo sintomo).
Perchè mi sembra che diciamo femminismo. Ma non intendiamo proprio le stesse cose.
Quando parliamo di difesa della centonovantaquattro non si vede. Perchè, per fortuna, remiamo tutte dalla stessa parte. Siamo brave.
Ma quando scendiamo nei particolari del come, del quando, del perchè, del con chi, quando scendiamo nei complementi, allora dimostriamo di essere veramente di sinistra, dieci persone, dieci opinioni, dieci linguaggi, dieci diversi modi di voler fare le cose.
Allora io vorrei chiarire il mio modo (egocentrismo).
Prima di tutto io sono femminista perchè nella nostra società c’è un problema. Il problema è che per minchiamila anni si è vissuto in una società patriarcale dove noi donne eravamo umani di serie b. Adesso le cose sono cambiate, noi siamo umane come tutti gli altri, andiamo a scuola, votiamo, lavoriamo, paghiamo le tasse, ma c’è rimasto qualcuno che non si è convinto.
Ecco. Se queste persone non convinte non ci fossero, io non mi considererei una persona di classe A++, semplicemente perchè perdo sangue per cinque giorni di seguito ma poi non muoio (è bellissima, non è mia).
Io mi godrei la vita e non ci penserei.
Ma, sta di fatto, che c’è gente, in massima parte maschi, ma anche un sacco di femmine, che sono convinte che io debba stare a casa a fare il bucato e obbedire.
E allora no.
Ma io penso anche che questo è un problema sociale. Col cavolo che è un problema mio. Se un uomo becero e cattivo, faccio un esempio, Ruini, mi perseguita e mi dice che non decido io per il mio corpo e che brucerò nelle fiamme dell’inferno e che dovrei votare Binetti, io mi aspetto che tutta la società civile, al di là del genere, mi difenda.
E’ per questo che è giusto e lecito che anche gli uomini siano femministi e ci affianchino e ci aiutino e vengano a fare i volantini con noi.
Perchè se mi intimidiscono è un problema di tutti. Anche un problema loro.
Dicevo nel commento (mania del puntiglio) che noi parliamo in continuazione di razzismo. Siamo dalla parte del manico del razzismo, mi sembra. Ma lo consideriamo un problema nostro.
Allora come la prenderemmo se un giorno i senegalesi si facesero le riunioni antirazziste per i cavoli loro, voi siete bianchi e state fuori?
Io mi incazzerei.
Secondo punto.
Basta vittimismo. Basta donne scavate col cucchiaio, basta avvelenamenti col prezzemolo, basta emorragie e piccole storie ignobili. Perchè scendiamo solo al loro livello, quello dei feti smembrati.
Basta grand guignol.
Ci sono stati quei tempi. E noi non ce li dimentichiamo, col cavolo.
Ma io penso che dovremmo evitare di buttarli in faccia agli antiabortisti, di usarli come argomento.
L’unico argomento è che la legge sull’aborto c’è, che l’abbiamo approvata tutti insieme e che noi continuiamo a volerla.
Basta con questa mentalità da vittime. Ci vuole uno cambio di mentalità da parte nostra.
E’ assurdo porci in questo modo davanti a persone per principio prepotenti.
Facciamogli vedere quanto siamo dure. Non chiediamo pietà.
(E a questo punto wordpress maschilista, clericale e paternalista si è mangiato l’altra metà del post. E io non mi sento in piena comunione con l’universo, no.)
Terzo punto.
E sugli altri possiamo non essere d’accordo ma su questo è obbligatorio.
Lo scopo di tutto deve essere la nostra tutela e la tutela dei nostri figli. La nostra salute, garantita e gratuita. La scuola. L’esercizio dei nostri diritti, che ci sono e non si devono toccare. La formazione di una coscienza, se per caso c’è qualcuno che ancora non ce l’ha. (Logorrea).
E concludo dicendo che abbiamo la fortuna di essere nate in questo ventunesimo secolo, dove se vogliamo possiamo parlare con le donne di reggio Calabria, di Dakar, di ogni altro paese. Che possiamo discutere e scambiarci le idee. Possiamo decidere azioni comuni.
Anche perchè c’è internet.
E, se non portasse sfiga, citerei anche Seattle.
Quindi io continuerò a fare politica e farla anche con i modi della mia generazione, che in questo momento mi permettono di essere più efficace che in piedi su una cassetta della frutta, con un megafono.
E questo non implica che firmerò i volantini “Coniglietta77″.

Ho scritto troppo?
Vi ho offeso?
Nessi, si vede che ti ho provocata, in qualche punto?
Ma mi volete ancora bene?
E ora scusate, c’ho una riunione della TAV.

 

O troppo fortunata contadina 22,Febbraio,2008

Archiviato in: Progetti bislacchi — diversamentequilibrata @ 10:33 am

Oggi è venerdì.
Il cielo è azzurro azzurrissimo.
C’è il sole.
E io non ho voglia di andare a scuola. Prego che l’Orchetto sia malato, ma a quest’ora lo saprei. C’è solo da sperare che lo investa una macchina in pausa pranzo.
Perchè gli studenti non hanno l’esclusiva sui pensieri malvagi.
Solo non lo sanno.

E io dico che la primavera è iniziata.
Si vede benissimo che è iniziata, c’è l’erbetta tenera che cresce nel letto del Bisagno, ci sono le paperelle, c’è la mimosa, ovunque. E io ho voglia di spogliarmi, di prendere il sole, di sdraiarmi sui prati, mangiare i pomodori.

Allora questo week-end ricominciano le gite a raccogliere le erbe selvatiche, ricominciano i vasetti. Ma, soprattutto, ho deciso che quest’anno faccio l’orto, vicino alla casa di campagna di mia madre.
Ho trovato questo geniale articolo su internet.
E’ così che lo voglio fare, sicuro.
E sarà tutto incasinato di ortaggi e erbe aromatiche, di insalatine, di basilico, di zucchine con il fiore da friggere. Ci saranno i pomodori, tantissimi, per farci dentro la passata per l’inverno, e ci saranno le melanzane. Coltiverò i peperoncini, anche quelli tondi. E due piante di fagiolini, ma non di più, perchè non mi piacciono tanto. E poi un rosmarino, un alloro e tantissima maggiorana. L’ho già detto il basilico? Perchè ce ne sarà un prato. Così tanto e così profumato che si sentirà anche dalla strada passando in macchina.

E mi comprerò uno stupido cappello di paglia.
Soprattutto lo stupido cappello è un’ottima idea.
Ma anche la magica pianta di fagioli, anche quella, sì.

 

Uffaaaaaaa!!!!! 22,Febbraio,2008

Archiviato in: Collettivo Mia Martini — diversamentequilibrata @ 7:16 am

Ma perchè tutte le mie amiche hanno il banner per firmare la 194 e io non riesco a metterlooooo-o-o-p-oooo!!!!!

 

Una splendida notizia 21,Febbraio,2008

Oggi è arrivata una bella mail di conferma, che ha gettato in panico l’ufficio. E forse ha un po’ ragione anche l’ufficio.
Ma io stappo le bottiglie e faccio prrrrr con le lingue di melelicche perchè sulla Gazzetta Ufficiale c’è scritto che d’ora in poi le dimissioni si potranno dare solo attraverso un modulo informatico.
Questo vuol dire che in Italia, da oggi, nessun datore di lavoro potrà più costringere un lavoratore a firmare il classico foglio di dimissioni senza data.
E’ un passo importante.
Se il governo fosse stato ancora vivo, sicuro questa era da mettere nella rubrica “qualcosa di rosa”.
E, sicuramente, questo è uno dei motivi per votare anche solo un pochino a sinistra.

 

“Tutto quello che cerchi è dentro di te, il resto è in frigo” 20,Febbraio,2008

Archiviato in: Il fiore del partigiano, Politiche 2008, Stralci d'autobus, Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:41 am

.

L’ho letto, tempo fa, su un blog di cucina.
E mi è sembrato che ci fosse molta saggezza in questo.Oggi ho dormito cinque ore.
Premettendo che, per una notte di passione, cinque ore sono anche troppe. Confesserò subito che sono state cinque ore, dovute all’ennesima litigata, che si è trasformata nell’ennesima scenata, che si è consumata fuori da un cinema, dopo un film troppo lungo, figlio di una sceneggiatura confusa, ma con una colonna sonora spettacolare.
Quelle sceneggiate che l’amica, di fidanzato recente, mi cammina a fianco, mentre urlo e spunto nel telefono, che non ne posso più più più, ha la faccia da domande. Si finisce sempre così? Come un film di Muccino?
No, solo quando prendi male le misure.
E la coppia dietro di noi si tiene la mano.
Loro non sono così.
E io li invidio perchè riescono a non prendersi a testate in pubblico. Perchè tutti litigano. Ma è la teatralità che ci frega, a noi.

E poi tutto si è aggiustato.
Ma rimanevano solo cinque ore.

Così sono confusa.
Come quando devi cucinare una cena e hai mille cose nel frigo. Ma sempre troppo poche in quantità, un cucchiaio di grana, un uovo, tre foglie di insalata, una fetta di pan carrè.

C’è in corso una discussione su un’azione politica da fare l’otto marzo.
Mimose, volantini.
Ma le mimose e i volantini quanto servono a convincere gli altri e quanto, invece, a metterci la coscienza in pace e poter dire ehi, io ho fatto qualcosa? Io non sono sopita. Io mi indigno e mi impegno.
Ci sto.
Io adoro sentirmi indignata e impegnata.
Ma, se volessimo andare a fondo, forse dovremmo metterci qualcosa di nostro, in tutto questo. Dovremmo inventare la nostra manifestazione, inventare la nostra festa delle donne.
Come quel signore che riempie la fontana di trevi di palline, come Christiania, come la fantasia, strumento della rivoluzione.
Io propongo di vederci alla manifestazione di sabato.
Poi ce ne andiamo in un posto carino, al caldo, e facciamo i progetti ottomarzolini. Belli, in stile Uabpp, per intenderci.

E chiudo con una buona notizia.
Oggi ero sull’autobus. C’erano due ragazzini, facce da scuola professionale, sedici, diciassette anni. Discutevano della loro vita sentimantale con un vocabolario di settantacinque parole.
Trilla il telefono di quello più tronfio. Sms della fidanzata:
“Oh, la Simo che è imparanoiata…”
“…”
“Con la mia ex l’abbiamo fatto cinque volte al giorno per due anni e non è mai successo un cazzo, e lei si imparanoia per mezza volta…”
“…”
“E abbiamo usato il preservativo…”
“Eh…”
“E poi succede che se si imparanoia lei, poi mi imparanoio anch’io…Oh, è una cosa importante, io sono il padre…!”

Ai miei tempi la risposta standard era: “Cazzi tuoi”

 

le pretese 19,Febbraio,2008

Archiviato in: Mirabili cronache del collocamento — diversamentequilibrata @ 8:54 am

Io me lo prenderei anche questo ragazzo in carrozzeria, da impararci…Ma l’apprendistato non è più come una volta, non è più come quando l’ho fatto io…
Adesso a questi ragazzi devi anche darci dei soldi, starci dietro in officina…

 

Ciao ciao neurone 18,Febbraio,2008

Archiviato in: Strampalate recensioni, Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:58 am

Stamattina è passata.
E’ passata davanti al piccì del mio ufficio mentre pasticciavo con l’html.
Il risultato è quello che vedete sullo schermo.
Nulla. E dodiciecinquantatrè scritto sull’orologio.

Adesso spengo tutto e esco, con il cervello intonso.
Ogni tanto è utile spegnerlo.

Solo una cosa, per giustificare il fatto che ho aperto questa pagina.
Ieri sono stata a vedere “lo scafandro e la farfalla”.
Andateci a vederlo anche voi.
Perchè non è vero che si piange. Più spesso si ride.
E poi è un film che ti accompagna a casa, uscita dal cinema.

 

Occlumanzia 15,Febbraio,2008

Archiviato in: Politiche 2008 — diversamentequilibrata @ 11:05 am

Se c’è qualcosa che la comune-ty sa fare è prendere i propri successi, come le proprie sconfitte con
calma
dignità e
classe.
Ma vera. Mica come quella postata dal Gìpunto.
E questa campagna elettorale è importante.
Ma molto, molto più importante è un approccio zen. Facciamo di tutto perchè vada bene. Ma ci sono cose che non possiamo prevedere e non possiamo decidere.
La Streganocciola è tormentata dai dubbi come se Emilio Fede stesse pungendo la sua bambolina con la bandierina azzurra del Molise.
E questo atteggiamento non è utile per noi perchè stressati mostriamo solamente l’ombra delle splendide ragazze che siamo. E perchè tanto è inutile. E perchè le splendide ragazze campagnelettoraleggiano meglio.
Allora io propongo questa cosa qui.
E’ inutile buttare sul blog che cosa decidiamo di fare del nostro voto.
Posto che nessuno di noi lo regalerà al Nano, preso da una maledizione imperio, possiamo fare una campagna elettorale senza esclusione di colpi ma chiuderci nella cabina e rispondere solo alla nostra coscienza.
Senza prenderci in giro, senza incazzarci per i diversi punti di vista. Con una mano sul cuore e l’altra sulla scheda.
Perchè ci sono momenti gravi in cui nessuno può sapere cos’è giusto fare.
Ci tappiamo il naso e votiamo Piddì?
Votiamo la sinistra più sgarruppata del mondo?
E la tav? E Vicenza? Loro cosa faranno? E noi? Come potremmo tutelare anche loro?
Nessuno ha la soluzione.
E allora io propongo che ognuno faccia quello che ritiene, senza essere influenzato dal gruppo, nè preso per il culo ferocemente…
“Ma se io voto Veltroni, quanto mi dirà che sono un sudicio borghese la E. che vota Ferrando fino alla morte?”
“E se voto Ferrando il Chimico mi metterà il veleno nella ribollita appena prima delle elezioni?”
Sono domande che non possiamo permetterci, ora.
A parte il fatto che, se ve lo state chiedendo no, non voterò Ferrando. Scherzavo.
Quindi, comune-ty.
Atteggiamento zen.
Parliamo di elezioni.
Non parliamo di voti.
se no, mi sa, di questo passo sbrocchiamo.

 

Ho messo via un po’ di rumore… 15,Febbraio,2008

Archiviato in: Politiche 2008 — diversamentequilibrata @ 8:10 am

Ci sono cose che si annotano sul blog perchè sono belle e basta.
E ci sono cose che si vuole far sapere.
Ci sono le campagne elettorali, la pubblica utilità, c’è che devono leggerlo tutti ma priprio tutti.
Poi c’è il diario. C’è quello che annoti, che riscopriarai tra un anno, due anni e se non lo scrivevi te l’eri già dimenticato.
Ecco. Io oggi ci metto questo, nel mio blog-scatolone in soffitta.
Per scaramanzia.
Autoaugurandomi di rileggerlo fra tre anni e averlo già dimenticato.

 

Dedicato a chi c’era… 14,Febbraio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:49 am

Noi…
che ci divertivamo giocando a ‘Lupo magia frutta’ e ‘Ruba bandiera’…Noi..
Che pensavamo che il ‘gioco della bottiglia’ fosse una cosa ‘da grandi’ e quando disgraziatamente capitavo ‘il bacio’ come penitenza ci vergognavamo a morte!

Noi..
che avevamo i pattini con 4 ruote che si allungavano quando cresceva il piede…

Noi..
che quando giocavamo coi Lego e con la PlayMobil passavamo i pomeriggi interi…

Noi…
che pensavamo che chi riusciva ad andare in bici senza mani ea il + figo di tutti…

Noi…
che quando arrivava qualcuno ke ci era antipatico e chiedeva con l’aria spocchiosa ‘posso giocare?’ noi rispondevamo ‘ehhh…la palla non è mia!’

Noi…
che suonavamo al campanello di casa del nostro amico per chiedere se scendeva in piazzetta a giocare con noi…

Noi…
Che facevamo a gara a chi riusciva a fare il pallone più grande con le big babol alla fragola…

Noi…
che portavamo a casa gatti e cani randagi che non ci hanno attaccato nessuna malattia mortale..nonostante ci fossio messi le dita in bocca dopo averli accarezzati!

Noi…
che rompevamo i termometri…e le palline di mercurio giravano x tutta casa!

Noi…
Che dopo aver finito la prima partita volevamo la rivincita…e in caso di parità…c’era la bella!!

Noi…
che ci ostinavamo a giocare a ‘indovina chi’ anke se i personaggi li conoscevamo tutti a memoria!

Noi…
che giocavamo a ‘fiori, frutta e città’…(e se capitava la D la città era sempre e solo Domodossola!)

Noi…
Che con 500 lire compravamo un arsenale di gomme e caramelle…

Noi…
che ci mancavano sempre 4 figurine per finire l’album!

Noi…
che le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte che a distanza di 15 anni ricordiamo ancora a memoria la canzone che cantava Robin Hood con Little John…

Noi…
che alle 4 dovevamo essere a casa perchè cominciava Bim Bum Bam…

Noi..
che abbiamo raccontato 5mila volte la barzelletta del fantasma Formaggino…ed ogni volta ridevamo come i matti!!

Noi…
che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato in camera nostra…

Noi…
che i messaggini li scrivevamo sui pezzetti di carta e li mandavamo durante l’ora di matematica..e l’ultima pagina del quaderno era sempre tutta strappata!

Noi…
che sbirciavamo nelle cabine per vedere se qualcuno aveva lasciato una scheda telefonica da aggiungere alla nostra collezione…

Noi…
che in gita ci portavamo la macchina fotografica usa e getta…che dopo venti foto era finita!

Noi…
che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a letto tardissimo…

Noi…
che suonavamo i campanelli delle case e poi scappavamo!

Noi…
che al mare eravamo sempre impiastricciati di crema a protezione 40… e il bagno lo potevamo fare solo dopo 3 ore che avevamo mangiato!!

Noi…
che anche sotto al vestito elegante avevamo la canottiera della salute!

Noi…
che a scuola ci andavamo con lo zaino da 2 quintali…senza le rotelle!

Noi…
che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli!

Noi…
che se la maestra ti metteva una nota sul diario…a casa era il terrore!

Noi…
che le ricerche le facevamo a casa sui mega libri ereditati dai bisnonni…mica su Google!

Noi…
che confidavamo al nostro migliore amico quello/a che ci piaceva dicendo: ‘non lo dire a nessuno però!’

CHE FORTUNA ESSERCI STATI…
.
:

Avete capito, ragazzini del cavolo che sapete solo giocare alla plei-stescion e filmare col telefonino il cadavere dei vostri coetanei?
Noi siamo troppo i migliori…Ricordatevelo, quando ci palperete e metterete il video su you-tube. Tenetelo presente quando vi distruggeremo il futuro votando ancora una volta la parte sbagliata. L’abbiamo imparato a bim-bum-bam a votare la parte sbagliata.
E quando ci ammazzeremo per un posto di lavoro, perchè noi, nel frattempo continueremo ancora a fare gli sfigati a progetto. Non sarà servito metterlo sul curriculum che siamo capaci a fare le ricerche sui libri dei nonni.
Ma magari possiamo dirlo a Don Tano che sappiamo scrivere i pizzini a mano, chissà.
Ma chi le inventa queste catene?
Io lo so chi le inventa. Ha trent’anni. E’ un maschio pelato in sovrappeso flaccido che nel computer ha diecimila emmepitrè, tutte sigle di cartoni animati. Vive con i genitori e quando non vivrà più con loro vivrà nell’appartamento accanto, comprato apposta per lui.
Ecco, allora io vorrei dire questa cosa a tutti quelli che ricevono questa tristezza per mail…
.
NON SIAMO TUTTI COSì!!!

 

Il quarto stato 14,Febbraio,2008

Archiviato in: Politiche 2008 — diversamentequilibrata @ 8:49 am

Eravamo rimasti alla scuola.
La Nessi dice che se fa schifo c’è un motivo, ovvero che a qualcuno fa comodo che la scuola italiana faccia schifo.
Adesso immaginiamo Emilio che, dopo aver fatto le elementari aspettando che i suoi compagni si ammalassero per avere una sedia e mezzo banco tutti per lui, sia stato alle medie, sia sopravvissuto al gioco della bottiglia, al deodorante ax-nuar, e al bullo che sempre lo picchiava. Poi si è iscritto, diciamo, a un istituto tecnico. Diciamo un perito elettronico.
Emilio non farà l’università. Non ne ha voglia.
A giugno farà la maturità, poi partirà per Amsterdam, vagabonderà un po’ per il nordeuropa, Londra, Berlino e, alla fine, a settembre, si troverà davanti alla mia scrivania.
“Devo fare il libretto di lavoro…”
“Il libretto di lavoro non esiste più. Uno viene qui quando sta cercando lavoro, è libero da subito e vuole usufruire dei nostri servizi per farsi dare una mano…Tu stai cercando oppure hai già trovato?”
“Io sto cercando…”
“Bene, quanti anni hai?”
“Diciannove”
“E studi?”
“No, ho finito, sono un perito elettronico”
“Abiti qui vicino?”
“Si”
“Allora prendi il numero dal pulsante uno, quando compare sul tabellonecompare anche lo sportello che ti ha chiamato”
E’ così che Emilio, finita la scuola, viene fagocitato dal mondo del lavoro.
Comincia a rispondere alle offerte, le nostre, quelle sul giornale, quelle su internet e anche quelle degli interinali.
Ma le aziende arricciano il naso.
E’ troppo giovane. E poi chi ci garantisce che sa fare qualcosa?
In fin dei conti è appena uscito dalla scuola, va formato.
Perchè si sa che a scuola non imparano niente.
Facciamogli fare un bel tirocinio di sei mesi.
Tirocinio vuol dire che il povero Emilio lavora gratis per sei mesi.
Perchè?
Perchè l’azienda fermamente convianta che la scuola non gli abbia insegnato il lavoro.
L’azienda sa solo che la scuola è un posteggio che ti tocca fino ai diciotto anni.
Ma
Se io esco dalla scuola formato per fare un lavoro, qualificato, si dice, allora è costretta a pagarmi il giusto.
Il giusto per un lavoratore qualificato.
Se invece la scuola non ti qualifica allora succede che l’azienda
prima pretende di insegnarti con un tirocinio
poi con un lungo lungo apprendistato
Poi, se sei sfortunato, cambi azienda.
E l’azienda nuova sa che se cambia qualifica può tentare l’ennesimo apprendistato.
Perchè il mondo della scuola e il mondo del lavoro parlano due lingue diverse.
E parlare una lingua diversa dalla scuola fa risparmiare un sacco di soldi alle aziende.
Mi raccontava il Chimico che una volta, l’Università aveva promosso una ricerca in cui si chiedeva alle aziende quali profili professionali prediligessero, per adesguarsi, per svecchiarsi, per orientarsi meglio al mondo del lavoro.
Peccato che, alla fine, si fossero delineati profli bassissimi.
Per orientarsi meglio al mondo del lavoro l’Università dovrebbe auto-eliminarsi.
Ecco, per oggi mi fermo qui.

 

Diagnosi differenziale 13,Febbraio,2008

Archiviato in: Acciacchi, bue, bacini e ipocondrie — diversamentequilibrata @ 11:43 am

“Femmina, trent’anni.
Febbre, lamenta dolori alla faringe, alla laringe e alla trachea (pure), fatica a parlare e a deglutire. E’ stanca, ha sonno e le fanno male tutte le giunture delle ossa, e i reni, e non riesce a piegare il collo di lato. Nonostante questo ha fame…”

“Interessante…”

“Abbiamo escluso la meningite cercando i sintomi su internet, vomiterebbe…”

“Mmmmmmh…mettetela a letto e cominciate la terapia con lo zerinol. Se non migliora buttatela nella tac-total-bodi e vediamo se le vengono le convulsioni…”

 

Quanto costano i cattolici 13,Febbraio,2008

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì), Politiche 2008 — diversamentequilibrata @ 8:35 am

Occhei, stamattina questo l’avete letto tutti.
Io l’ho saputo ieri sera dal giornale radio. Dormivo, febbricitante, e mi sono svegliata con questa pessima notizia.
Occhei.
E’ facile farsi predere dal panico.
E, infatti, io mi sono fatta prendere dal panico.
Lord Voldemort è tornato.
Ma mi è venuta un’idea.

Non so se è un’idea figlia del paracetamolo che mi scorre nelle vene anche in questo momento, perchè l’ho avuta ieri sera e mi sembra buona anche stamattina.
State a sentire.
Il Nano Malefico, l’orribile mangiamorte di Arcore si è già pronunciato a favore di una bella revisione della centonovantaquattro. Gli servono i voti dei mangiamorte cattolici oltranzisti.
Ma quanti sono?
Per me non sono tanti. Per me ce ne sono di più che nascondono qualche antenato babbano, che magari non sono mezzosangue oppure hanno amici mezzosangue.
Sono più quelli che voterebbero il quieto vivere.

Allora io ho trovato il sito del partito democratico.
Pensavo di scrivergli e dirgli questa idea che ho avuto.
La centonovantaquattro non si tocca, perchè è una bella legge e perchè gli aborti sono diminuiti bla-bla-blabla.
Ma quello che potrebbero mettere nel programma è un aiuto economico per le donne in situazione di disagio che decidono di non abortire. E poi finanziare i centri di aiuto alla vita.
E’ gente di merda, lo so anche io.
E se ci fosse un quartier generale dei centri di aiuto alla vita io ci penserei a entrarci con una cintura esplosiva (e saluto, e riverisco i signori della questura che hanno imparato, leggendo il mio blog, cos’è un’iperbole).
E il Piddì non è il mio partito.
Non lo voterò, sia chiaro.
Però non è la stessa cosa per noi, se vince Veltroni.
Se vince Veltroni saremo scontenti per cinque anni.
Se vince il Nano, beh, continuate a leggere i post della comune sul quarto stato e rabbrividite.
Allora io penso che da sempre i cattolici si comprano coi soldi. E’ un linguaggio che capiscono.
E la posta in gioco è alta.
Promettiamogli soldi per i loro giochi.
E assicuriamoci cinque anni in cui la nostra preoccupazione principale non sia finire come l’Anarchico Pinelli,e Sacco e Vanzetti e Giovanna d’Arco.

Cosa dite, glielo scrivo a Walter?