La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Cheddomeeeeenicabbestiaaaaleeee 31,Marzo,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes, Radio Nessi — diversamentequilibrata @ 10:06 am

.
Se per caso pensate di aver passato una domenica di merda, sappiate che niente, neanche la triste storia del Compagno-Autista-Di-Pulmann che investe il Coglione-Ultrà e pure viene denunciato per omicidio colposo, può competere con la mia domenica di merda.
Neanche gli irlandesi possono competere con la mia domenica di merda. Neanche il cane schiacciato di fresco che abbiamo incontrato sotto un viadotto tra Reggio e Parma ha passato una domenica peggiore.
La peggio domenica.
Peggio di quella domenica in cui uno scrutatore mi nascondeva le schede di alleanza nazionale, perchè lui era di rifondazione, e siamo usciti dal seggio alle sette del mattino di lunedì.
Ma stessa sensazione di rabbia e claustrofobia, quando ho minacciato di tagliargli la gola con il cutter.
Il compagno scrutatore pazzo.Allora io adesso decreto la settimana di decompressione da questo incubo, che culminerà con un week-end di coccole e relax.
L’ultimo, prima della lunga maratona delle elezioni, dello spoglio ansiato, della notte dei numeri e dell’alcool.
Allora aggiungo Radionessi nelle categorie e dico anche che la dobbiamo organizzare questa maratona elettorale e che tutti si mettano in ferie martedì.

Una domenica così schifosa che anche pensare alle elezioni mi dà una disposizione d’animo positiva.

 

L’sms dell’anno 28,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:20 am
Tags: , , , , , , ,

Io: Minchia, oggi ho incontrato per mail una tua amica di zoagli che ti ha riconosciuto sulle foto del mio sito…Che mondo piccolo!

Lui, il genio: Mondo ristretto con un po’ di zucchero. Corretto grazie.

 

Ma perchè le donne scrivono le lettere e poi non schiacciano mai il bottone “invia insulti a quel lurido bastardo”? 27,Marzo,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 11:16 am

.
Non lo so perchè.
Io, sicuramente, perchè sento le emozioni come un’onda lunga. Perchè ho bisogno di parlarne anche otto anni dopo.
Me ne accorgo adesso, tra le altre cose, che tu mi mandi una mail in cui dici che vendi la macchina, che ti compri un furgone per le vacanze, oggi, ventisette marzo. Otto anni dopo il tuo imbarazzo in ospedale, le tue strategiche ritirate. Le tue accuse assurde no, quelle verranno dopo. Spinte dai sensi di colpa.
Del resto sei sempre stato un po’ troppo borghese, un po’ troppo ragazzino educato per fare le cose quando andavano fatte. Meglio comprensivo e ipocrita, prima. E crudele dopo.
Così adesso non posso scrivere che mi hai lasciata sola.
La prima coincidenza è il giorno.
La seconda coincidenza è che ieri parlavo di te con la mia analista.
Veramente non parlavo proprio di te.
Parlavo del giorno in cui ho sentito che il dolore era passato.
Avevo fatto l’amore tutta una mattina con un uomo che ho desiderato per anni. E parlavamo in cucina, politica, libri, lui nudo, io avevo addosso la sua camicia. Bevevamo thè al gelsomino, mangiavo un panino con pomodoro, origano e mozzarella.
Mi sono guardata intorno oltre i vetri della finestra, oltre l’aria della casa, oltre l’odore di sesso e di origano sulle mani.
E mi sarei messa a piangere dalla felicità. E gli ho voluto bene per sempre a quell’uomo che ha diviso quel momento con me. Come il rumore del picciolo della mela che si stacca dopo che ci hai giocato. E’ stato uno strappo gentile.
E ho pensato, mi sono detta, avrei sempre dovuto vivere così.
Domanda oziosa, qual’è stata la malattia peggiore? Tu o la bulimia?
Mi trascino dietro i segni di entrambi. Siete stati punizioni che mi sono inflitta.
Le donne scrivono lettere che non spediscono perchè poi, il ricevente conta poco. Ti sei voluto immischiare nella mia vita tutta storta, nella mia testa stanca, già a diciott’anni. Ti sei intrufolato a forza nel mio cuore, te lo curo io, te lo curo io. E l’unica cosa che posso rimproverarti, mio perbenissimo amore, è stato di non aver mantenuto una promesa da ragazzino.
Se non mi fossi fatta così male con te chissà chi ci sarebbe stato. E chissà quanto tempo ci avrei messo ad arrivare a quella radiosa mattina in cucina.
Ma però.
E’ il ventisette marzo. Come fai a non ricordarti? Sono passati solo otto anni.
E io leggo la tua mail e mi viene in mente la ragazzina in camicia da notte bianca che ho lasciato in quel corridoio di ospedale. E avrei voglia di distruggertelo a mazzate quel furgone di merda, una volta che lo avrai trovato.
Credo di essere quel tipo di persona che cova rancore. Credo che sia uno dei miei difetti, sì.
Ma almeno io non sono così superficiale da pensare che chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto e va bene così, le pietre sopra.
Io, se mi fossi comportata come te, avrei un po’ di pudore.
Non basta telefonarmi a sorpresa qualche anno dopo, stavo friggendo involtini primavera per dieci persone. Io sono sempre gentile con chi mi chiama a sorpresa. Perchè prevale la curiosità sul rancore.
Scusami non basta.
Quando due persone hanno condiviso quello che abbiamo condiviso noi non basta far finta di niente. Mandarmi le mail come a una vecchia amica.
E’ un comportamento superficiale.
Del resto io me la immagino questa tua vita di ferie in furgone, a far finta di avere vent’anni. La tua vita d’avvocato con la scriminatura a lato di giorno e la sera frichettone, e dentro figlio di papà. Figlio maschio viziato e coccolato, gonfiato e nutrito e adulato. Sempre con un brillante avvenire davanti.
Non ti hanno insegnato il rispetto.
E, conciata com’ero, certo, non avrei potuto insegnartelo io.
Mi perdonerò per non averlo fatto?
Forse sì. O forse non mi passerà mai la voglia di manomettere ogni mezzo di trasporto su cui appoggi il culo.
Un giorno chiuderò i conti.
Ne ho già chiusi parecchi, sai?
E un giorno li chiuderò anche con te e con quel mio passato angosciante, asfittico.
Chiuderò in bellezza, come chiudo io le cose. Chiuderò con un bel finale, sipario, applausi.
Chiuderò con la musica e gli spettatori che escono, con mio fratello che sorride a Guido, con Guido che mi guarda con i soliti occhi allucinati da debutto. Chiuderò per mano al mio uomo, non per darmi coraggio, ma perchè amo camminare per mano con lui.
E penserò a te, alla nostra coppia borghese, a quegli anni da studentessa perbene che vuol farsi voler bene a tutti i costi, come una tournèe finita. Uno spettacolo messo in scena e passato.
Un giorno sarò capace, senza fretta, di scrivergli un finale. Magari sarà l’ultima mail di insulti, che, finalmente, ti spedirò, perchè saranno tutti tuoi e non più miei.
Nel frattempo ti auguro di trascorrere una pessima vacanza, peggio di quella nostra, nel novantotto, a sud.
Sempre che si possa immaginare una vacanza peggiore.Chiudo.
Spero di non replicare la Nessi, quella volta che il suo ex fidanzato leggeva il suo blog.
O forse spero di replicarla per togliermi l’impiccio della timidezza che ti prende nello schioccare a uno come te, dopo tanto tempo, il sonoro vaffanculo che si è sempre meritato.

 

Femminismo e ecologia 26,Marzo,2008

.
Ieri pomeriggio, in pausapranzo, sgranocchiavo costosissimi pomodorini fior fiore coop.
Deliziosi.
Sanno di pomodoro.
E leggevo il manifesto.
A un certo punto mi sono imbattuta su questo articolo: l’alfabeto dell’ecologista.
Premetto che io sono cintura marrone di come “approfittare della crisi per una riconversione verde (ecologica) e rossa (equa) dell’economia”. Io bevevo acqua del rubinetto anche nella casa vecchia, con la cisterna sul tetto. Riduttori di flusso: célo. Mangio le bucce, investo i miei surplus di capitale in verdure bio, quando ci sono surplussi (proposito, ma il bio-contadino dov’è finito???).
Mangio verdura di stagione anche nella stagione dei cavoli quando la minestra sa di cavolo, il cous-cous sa di cavolo, la pasta coi broccoli, verza saltata. Ho arredato due case con avanzi di navi da crociera in disarmo. Termos célo, tupper col pranzo célo, la bicicletta del Chimico, célo.
Ho comprato tre borse trasparenti-coop per evitare i sacchetti e il Chimico non sa più con cosa tirare su la cacca del cane. Le sciarpe me le metto. Il riscaldamento non lo accendo mai perchè arrivo a casa troppo tardi e lo scaldabagno elettrico è una follia.
Non ho la macchina, ho tentato il car sharing ma è un furto, costa tantissimo, e così ho eliminato anche quello. Facciamo il car-sharing della macchina dei genitori del Chimico. Mi ammalo con l’aria condizionata, odio anche il ventilatore. Se ho caldo sudo.
Lamapadine a basso consumo célo, non guardo la pubblicità perchè non ho la tivvù, i miei regali standard sono vasi di conserve, olii aromatizzati, saponi e cose idratanti fatte in casa. Riparo ogni cosa, ho un telefonino del 1922 e invito sempre persone a cena.
Fumo tabacco, così fumo meno, riciclo i vestiti finchè posso e non ho neanche il telefono fisso.
E, nonostante tutto, più andavo avanti nell’alfabeto e più sentivo crescere un senso di disagio, e poi di fastidio e poi di consapevolezza che, sicuro, tutto questo dev’essere opera di un uomo.
Perchè dice ehi, non usate elettrodomestici che vanno a elettricità, perchè poi vi viene l’anidride carbonica. Ehi, non usate i detersivi, usate il sapone di marsiglia. E poi dice ehi, non usate i pannolini usa e getta, perchè inquinano.
Ma poi, chi è che rimane a casa a lavare i pannolini a mano col sapone di marsiglia?
In Svezia non so.
In Italia, mi sembra chiaro, che siamo sempre, ancora, irrimediabilmente noi.
E qui il mondo femminile si divide tra chi ha provato a vivere con un uomo italiano e chi non ci ha provato (oh felice) e crede ancora che non sia possibile dividersi i compiti sul serio. Perchè nella realtà i lavori di casa si dividono, a patto di continue discussioni.
Stessa cosa vale per la verdura, chi sta a casa a lavare l’insalata?
Io non vorrei che questa cosa della vita ecosostenibile diventasse ecoinsostenibile, per noi donne, nel giro di tre generazioni.
Io sono ancora in grado di dividermi la cacca dei pannolini, mia figlia, magari vacillerà. Sua figlia riuscirà a non portarsi sulle spalle tutto questo ritorno alla natura? Ce la farà mia nipote a non vivere come la mia bisnonna, che impastava pane per dodici figli?
E se impasti, quanto tempo ti rimane per fare politica? Quanto per la cura di te stessa? Quanto per la tua carriera, i tuoi studi, le tue letture?
Quanto tempo rimane per scrivere, se ti lavi i vestiti a mano?
Guardate che questo non è un argomento trascurabile. Siamo sicure che tutto questo integralismo ecologista, proprio tutto, sia un bene per noi?
Io dico che non ci può essere un ragionamento ecologista senza una sana rispolverata di femminismo. Senza un vero radicamento del femminismo nella testa di tutti, uomini e donne.
Va messo per iscritto prima.
Va sempre e comunque premesso che noi raccoglieremo soltanto metà degli asparagi.
Attenzione alla decantata e compianta mentalità contadina, prendiamola con le dovute riserve, per favore.

.

(Potete ritrovare questo post e tanti altri a tema nel nostro meraviglioso sito femminista)

 

25,Marzo,2008

Archiviato in: Ricreazioni — diversamentequilibrata @ 3:12 pm

l36.jpg

.

Una primavera così ce la faccio appena a rimanere seduta dietro la scrivania, invece di appiccicare la fronte al vetro e contare i minuti fino all’uscita.

 

Cripticopost venerdino 21,Marzo,2008

Archiviato in: Politiche 2008 — diversamentequilibrata @ 11:21 am

E si riaprono le danze del 276

.

 

20,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:13 am
 

Gooooooogle! 19,Marzo,2008

Archiviato in: Goooooooooooogle! — diversamentequilibrata @ 10:02 am
Tags: , , ,

Di grazia, anonimo cercatore della rete. Illuminami su questa chiave di ricerca, erudiscimi, spiegami che cosa pensavi di trovare quando digitavi su google:

Squalo tette

.

 

Il mattino ha l’oro in bocca 18,Marzo,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 2:40 pm

.
Ieri mattina avevo sonno.
Ma mi sono dovuta alzare.
Mi sono pesata e, dopo il week-end bolognese, è uscito il genio della bilancia a chiedermi se avevo dimenticato il ferro da stiro in tasca.
Sono uscita con la cana che ha pensato bene di andare a rompere le palle, rumorosamente e minacciosamente, al solito cane, del solito signore che, ogni volta si incazza come se gli avesse sbranato il bambino.
E io ogni volta non lo riconosco e non riesco a fermarla in tempo.
E ogni volta sono urli e parolacce mentre noi scappiamo come ladre.
Tutto questo prima delle sette.
E allora io dovevo saperlo. Dovevo darmi malata e restare a casa.Stolta è la donna che ignora i segni.

Nel pomeriggio, a scuola, ho trovato un coltello a serramanico lungo come una sciabola turca nella cartella dell’Orchetto.

Non mi crederete, ma la prima cosa che ho pensato, mentre lo prendevo in mano, è stata la barzelletta del rabbino che trova un signore infelice che sta cercando di buttarsi dal ponte.

Non ve la racconto.
Raccontatela voi…
 

 

Sii saggia com’io son contento qui in Via paolofabbri, quarantatrè 17,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:58 am

La mamma del Chimico si è sistemata in un albergo piccino, attaccato all’ospedale.
Fuori posta San Vitale.
All’angolo di Via Paolo Fabbri.

E per tre giorni noi abitanti di Via del Campo, abbiamo cambiato canzone.

Il papà del Chimico sta bene. Gli hanno attaccato l’aorta bionica, liscio liscio.
E noi abbiamo potuto camminare per chilometri di portici e studenti e piazze e teatri e salumerie e ricordi d’infanzia e canzoni dimenticate, che tornano acquattate negli angoli ad aspettarci. Il portico dei servi, via petroni.

Anche se la mia Paolofabbri si chiamava Via Gramsci, è possibile andare ancora un po’ più indietro con la memoria, alla mia prima notte bolognese. Pioveva e il mio amico Gianf non sapeva più come consolarmi.
C’è un pezzo di Persepolis in cui la protagonista dice “Sono sopravvissuta a una guerra e una rivoluzione e mi sono fatta buttare a terra da una storia d’amore”.
Dipende da quanta guerra e quanta rivoluzione hai messo sulla storia d’amore, adesso io lo so.
E dipende anche da quello che ci si è detti, quando era ormai tutto perduto.
Io sono arrivata a casa di Gianf così addolorata che non riuscivo a parlare.
E allora lui mi ha portato a Bologna e mi ha chiesto “Dove vuoi andare?”.
Via Paolo Fabbri 43
E pioveva fitto fitto, una pioggia d’agosto, morbida e sottile. Seduti sul marciapiede bagnato, fumando zitti.

Bologna ritorna periodicamente nella mia vita. E ogni volta mi sembra una delle mie zie che mi dice “veh, come sei cresiuta!“. L’Emilia dei cieli immensi, l’Emilia che ti sembra, da Piacenza, di poter andare a piedi ovunque. L’Emilia che anche quando non ti ricordi vai a istinto. Il menù della mamma nei ristoranti, le tagliatelle, i tortellini, i passatelli. L’Emilia dei miei fianchi nel loro ambiente naturale.

L’Emilia delle mie ninnananne.

 

13,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 2:55 pm


.
“Pronto, pronto! Sono Cenerentola…Mi passi la Fata?”

 

Espiazione 12,Marzo,2008

Archiviato in: Collettivo Mia Martini, Strampalate recensioni — diversamentequilibrata @ 10:44 am

“Tu vai al coro, stasera?”
“Si, perchè, tu non esci?”
“No, mi sono presa un film da femmine, pigiama, poltrona, copertina…”
“Ah, è la serata scoreggia-libera!”

In realtà la serata scoreggia-libera (com’è stata romanticamente battezzata dal mio Amore canterino) è solo un ripiego perchè le mie crudeli amiche mi avevano promesso che mi avrebbero portata al cinema, a vedere Persepolis. Erano tre settimane che promettevano e promettevano, me l’avevano promesso ancora prima che uscisse. Così io ieri mi ero organizzata per avere la serata libera, nonostante i mille preparativi che dovevo fare, perchè voi non lo sapete ancora, ma giovedì sera partiamo per Bologna, per accompagnare il Papà del Chimico che si fa mettere l’aorta bionica.
E bisogna pensare a un sacco di cose quando si parte così, bisogna prenotare l’albergo più economico di Bologna, con il bagno nel corridoio. Bisogna telefonare per prendere ferie, organizzare le punture del cane, spostarmi la lezione del serale, comprare il cibo degli animali, fare la lavatrice dei neri che non ho più neanche una mutanda (scocca la fatidica ora del tanga). Bisogna scacciare i mostri della palude che sono cresciuti nei piatti sporchi, posteggiati nel lavello da giorni e giorni. Fare una pila dei volantini e dei programmi che non leggeremo mai e poi mai. Scrivere biglietti per i custodi della casa. “Mamma, ricordati che la cana è allergica a tutto, anche fuori pasto”.
Di corsa. Perchè stasera c’è il cinema. 
E invece, poi, ho chiamato e le mie amiche mi hanno detto che era tutto rimandato. E che se ne riparlava giovedì.
Ma io giovedì sono a Bologna.
E, comunque, se non fossi stata a Bologna, avrei avuto la scuola.
Non è una cosa tremenda, un destino crudele, una storia strappalacrime, di sentimenti orrendamente calpestati?
Lo penso anche io.
E allora ho affittato un film da femmine, copertina, pigiama.
Espiazione, appunto.
Peccato per il finale. Pasticciato.
D’altronde le belle storie d’amore non sai mai come farle finire. Sono scontate se finiscono bene e anche se finiscono male.
Una colonna sonora notevole. E lo sguardo del regista riempie gli occhi anche alle femmine sconsolate, arenate sul divano.
Il protagonista maschile piuttosto gnocco, la versione gnocca del Piccolo Muccino.
E io mi lagno languida, come una diva d’altri tempi. Mano sulla fronte, Oihmè. Peccato non avere un triclinio, orsù.

E adesso avete ancora il coraggio di andare a vedere persepolis, giovedì senza di me????

 

Sebben che siamo donne… 11,Marzo,2008

Archiviato in: Il fiore del partigiano — diversamentequilibrata @ 3:29 pm

1856556_55627aab95_m.jpg


.
La galassia della comune-ty, già ricca di stelle e pianeti e di tutte quelle cose che ci stanno nelle galassie, si è arricchita di un nuovo, splendido sistema solare.
E siamo in cerca di compagni di giochi…

 

Mattina, ore 7.16 10,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:51 am

Scendo Scendo dall’autobus.
Piove.
E’ lunedì, e penso: cominciamo bene.
Mi calo il cappuccio sugli occhi come il monaco albino pazzo del codice d vinci e comincio a fare il computo delle mie possibilità di sopravvivenza a un clima simile.
Dopo il terzo giorno di pioggia non molte.
Dò un ultimo sguardo al fiume, è presto. Non mi va di regalare un quardo d’ora della mia vita al lavoro, neanche se l’alternativa è cazzeggiare sotto la pioggia.
E poi mi sento osservata.
Mi giro e noto quello che vedete qui sotto.

fagiano.jpg
.
Fermo sul parapetto, dietro la fermata dell’autobus, mi guardava piegando la testa, come le galline.
E mi ha fatta avvicinare tantissimo, prima di salutarmi e continuare la sua camminata dondolante.

 

Lottomarzotuttolanno 10,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 7:15 am

Linco questa genialata trovata sul blog della compagna Rosella

 

la mattina del Venerdì 7,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:27 am

La punizione per quelli che non hanno la televisione è che poi finiscono a lavorare in un ufficio che sembra un reality.

La puntata che sta andando in onda da tre giorni é: “La faida dell’orologio”, dove tutti combattono contro tutti, senza esclusione di colpi, attacchi isterici, parolacce, facendo e disfando alleanze, parlando male tutti di tutti, senza la minima decenza.

Il Direttore si vede poco, ma ha l’aria di quello che, se non fosse un geniluomo, risolverebbe a cazzotti, anche con le donne.

Il Collega Rumoroso è alla tredicesima pausa caffè.

Il Disintegrato dell’Ilva mi racconta di quando i suoi colleghi burloni buttavano i petardi dentro le stanze insonorizzate.

Per la Mediatrice è tutta colpa del razzismo.

La Collega Sandoriana, senza una spalla adeguata, si è chiusa in una specie di operosità silenziosa.

Io mi sforzo di tenere un contegno zen e capire, se arriva, da dove arriva.
E sono triste, perchè la barba-legge delle dimissioni sembra si sia dimenticata che non esistono solo le dimissioni. Esiste la risoluzione consensuale del rapporto. E quella, dicono, è rimasta uguale.
Ma io spero di informarmi meglio, e scoprire che non è vero.

E mi ripeto, come un mantra “Ma oggi è Venerdì”.

 

Intimisticopost 6,Marzo,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes, Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:32 am

Sono giorni pieni, questi.
Giorni senza un buco d’ozio.
Giorni che bisogna programmare anche i minuti.
Adesso scrivo e sto già pensando che devo prepararmi gli appunti della scuola, perchè oggi pomeriggio non posso, vado a fare gira-la-moda-femminista dalla Nessi, in vico dolcezza. E poi un kebab volante e poi la classe. Bisogna organizzare il ripasso di quelli che fanno l’idoneità alla quinta al diplomificio di Como. E poi devo finire di spiegare il Positivismo a quelli che, invece, fanno la maturità.
Io Comte lo odio.
Spencer e Gabelli ancora ancora. Ma Comte, ogni anno, è una tortura.
E domani esco all’una, poi c’è l’Orchetto, fino alle quattro. Sarebbe le cinque, ma ho dovuto, a malincuore cedere un’ora a Economia Domestica. Quindi devo recuperare qualcosa da cucinare agli amici del Chimico, ex-sinistri-giovinotti-pentiti, che vengono a cena.
In tutto questo non ho ancora capito quando abbiamo deciso di mettere in atto le notturne azioni femministe.
Mentre io vorrei solo una serata trapunta, divano, magari una pizza nel cartone e le ultime due puntate del dottora House, che il Puntoggì ci ha registrato.
E’ un post di piccole cose. Se non di pessimo gusto, almeno di gusto dubbio.
E’ il post di una donna che si è vista levare la primavera, come a rubamazzetto.
Fa freddo.
Ho voglia di cioccolato.
E sono confusa.
E ho fretta.
La mia vita ristagna nella frenesia delle cose da fare.
Ma ristagna, è questa la verità.
Fra due settimane ci sarà dinuovo la riunione di teatro. Devo parlare con il Biondofratello. Devo capire con che piede parte la nuova sceneggiatura.
E’ importante per me, questa nuova sceneggiatura. Per questo non l’ho ancora scritta. E’ una storia a cui tengo.
Per ragioni politiche e per un sacco di ragioni sentimentali.
Ma non voglio dispiacermi. Non voglio stravolgimenti.
Voglio che la legga e che decida se rappresentarla o meno. Ma così com’è.
Voglio ua dichiarazione di intenti.
Il fatto è che parlare di queste cose con mio fratello è come aprire una scatoletta di tonno senza mani. C’è tutta una gamma di conseguenze che vanno dall’insalata al prontosoccorso.
Non sai mai cosa aspettarti.
E così rincorro le ore di sonno mancanti. Se è vero che nella fase rem si aggiusta l’aggiustabile, nella testa e da tutte le altre parti. E cerco di cavarmela, e mi tiro su quando inciampo. E non salto una seduta dalla nalista. E scrivo e leggo e faccio politica, e lavoro, e scopo, anche, ogni tanto, e faccio il vaccino al cane, vado a piedi, non stedo, non stiro ma, qualche volta, carico una lavatrice. E chiudo i numeri quando c’è troppa gente, e bevo latte, e  faccio i castelli in aria, e fumo, e cerco di fertilizzare bene l’Orchetto, e non dico sempre tutto quello che mi passa per la testa. E mi taglio i capelli da sola, e mi domando quale sia lo shampoo giusto.
E mi domano quale sia la strada giusta, l’idea sensata, la svolta, la luce alla fine di questo tunnel che tunnel non è.

 

E brava Sophie! 5,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:00 pm

Dicono su repubblikit che ha rifiutato di incontrare l’odioso Le pen al telegiornale.

 

Ballando con uno sconosciuto 5,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:23 am

Ieri sera stava per piovere. E c’era l’elettricità prima della pioggia, nell’aria.
E c’era il Chimico che aveva perso il treno.
E c’ero io, a casa, a cuocere le polpette per il pranzo.
E mi sentivo Cenerentola. Senza i topini e senza la Fatina, e senza la zucca, se no ci facevo il risotto.
Così, prima della pioggia, sono uscita e sono andata a mangiare la pizza nella pizzeria vicino a casa mia.
Di solito il pizzaiolo è cinese. Ieri era un giovane indiano con gli occhi profondissimi e neri.
Così mi sono scelta un tavolo a vista forno, a vista Sandokan che, nelle mie fantasie si stava chiedendo cosa ci fa una ragazza carina come me tutta sola, in una pizzeria cinese deserta.
Ma non è finita.
Poi sono andata al ballo: seminario di danze abruzzesi.
Io pensavo che sarebbe stato lungo, faticoso e anche un po’ imbarazzante. E non avevo neanche la gonna, e non avevo neanche le scarpe giuste. E poi per ballare io non ho mai la faccia giusta, il tempo giusto.
Al balletto delle medie mi hanno fatto fare il presentatore e la prof ha ballato al posto mio. Dopo tre mesi di prove non distinguevo ancora la destra dalla sinistra.
E, benchè i problemi rimangano, tanto che, a un certo punto della quadriglia ho avuto il dubbio serio di essere un uomo, mi sono divertita moltissimo.
Sarà la compagnia. Sarà che, di solito, nei posti dove si balla si ride molto meno. Saranno i balli da contadini, che mi prendono più del tango argentino. L’uomo conduce e la donna seduce, mentre io soffoco le risate.
Avevo dei seri dubbi. Pioveva. Non ci volevo andare.
E sarebbe stato un peccato.
Oggi, qui in ufficio, il clima è da coltelli, e lame affilate e denti digrignati. Ma io ho ancora nei piedi il ricordo del saltarello. Di una serata depressa, stanca e umida, presa in mano e trasformata in una bella serata.
E domani è un altro giorno!

 

Pausapranzo 4,Marzo,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:09 pm

Sto in silenzio.
Sigaretta.
Sola, senza gli scricchioli che vengono dalle cuffie del mio compagno di banco, che ha una scheda video migliore e si guarda i film.
Ha la scarlattina il mio compagno di banco.
Forse ce l’ho anch’io.
Non mi ricordo se l’ho già avuta.
Potrei chiederlo a mia madre. Ma in questo periodo non ho tanta voglia di sentirla. Mi sento scontrosa e lei ci rimane male.
Penso che iscirò, finito il mio tupper di pasta con il curry e i fegatini di pollo.
La mia collega anoressica sta recitando il suo show.
Sogno di legarla, imbavagliarla e rimpinzarla come in quell’episodio di Don Camillo che faceva lo sciopero della fame.
Sogno una gita di pasquetta col sole.
Sogno il tramonto di stasera sul molo.
Sogno un mondo con il gradimento all’ingresso.
Prendo il mio libro brutto, così brutto che lo sto pedinando, per vedere dove va a finire.
Esco a far assaggiare alle mie chiappe l’erba fresca del letto del bisagno.