La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Lacio Drom 30,Maggio,2008

 

Meno uno lordo.
Stasera si salutano gli amici.
E domattina si parte.

La casa del vicolo sembra un enorme stenditoio.
Abbiamo aspettato fino all’ultimo, perchè qui piove e piove, piove dall’inizio della primavera. E, alla fine, ci siamo decisi a stendere magliette, calzini e mutande ovunque, sulle spalliere delle sedie, sui caloriferi spenti, sugli scaffali, sui bastoni delle tende.
Aperti come se volessero prendere il sole, poverini.

Partiremo, come al solito, con i vestiti umidi. Partiremo come al solito (il mio solito, a dire il vero, perchè Lui, sarebbe stato anche uno preciso, lui), partiremo come al solito di corsa, che si perde il treno, con la sensazione di aver lasciato qualcosa, cibo del cane, cibo del gatto, lettiera pulita, casa che, invece, non si può guardare. La casa è zozza, ma vabbè. L’importante è prendere il treno e lasciarsi tutto alle spalle, le melanzane nel frigo, i moscerini che abitano il lavello, gli esami, gli allievi, gli sconosciuti compagni d’autobus che si chiederanno dove sono finita. In ferie signor Kusturica, in ferie, signor papà dei Griffin, Uomo con la sigaretta. Per una settimana intera viaggerete senza di me.

Oggi pomeriggio l’ultima lezione con l’Orchetto.

L’ultimo post.

Ciao, amichetti di internet.

Ritorniamo tra voi il 9 di Giugno.

 

Un libro pre la mia vacanza. 29,Maggio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 12:48 pm
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Meno uno.
Due lordi se contiamo anche il pezzettino che rimane di oggi.

Ieri ho tatticamente finito il mio libro, così in vacanza ne porterò uno nuovo.

Ma voi che passate di qui.
Voi quale libro mi consigliate?

 

Il mattino cià loro in bocca 28,Maggio,2008

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 10:21 am

Meno tre giorni lordi alla partenza.

Il mondo mi si rivolta contro.

Ieri sera io e il Chimico eravamo a letto da cinque minuti, chiacchiere e brindisi con un bicchiere di Surpradyn, tanto per dare un’idea.

A un certo punto manca la luce e il Chimico scende dal soppalco e comincia a cercare le chiavi per uscire e mettere a posto il contatore.

E io gli dico Chimico, non andare. Ne ho sentito mille di storie che ti staccano il contatore per farti uscire e poi ti danno una botta in testa, e poi ti uccidono e uccidono me. Lasceremo la cana orfana.

E lui: “C’è qualcosa che mi devi dire?”

E io sì, effettivamente il movente è importante per ipotizzare che qualcuno voglia ucciderti, vabbè, vai.

Ma a quel punto lui si è portato dietro la cana per precauzione.

Non era il contatore. Era il salvavita (quello dentro casa).

Una spina che fa cortocircuito?
Non ci fa paura, lui è un maschio, io sono una femmina figlia di elettricisti. Cominciamo a provare tutte le spine, quale sarà quella rotta?

Quella dietro il frigorifero, naturalmente.

E si fa l’una di notte spostando il frigo e scoprendo che la presa, pulita dai peli del cane e dalla polvere ricomincia a funzionare.

Stamattina non volevo alzarmi.
Prima ho sentito il Chimico per la sveglia telefonica.
Poi la radio, il buongiorno, l’oroscopo, l’intervista, alla fine delle nìus sono stata costretta a buttarmi giù dal letto e prepararmi alla velocità della luce.

Nel frattempo ho realizzato che sia ieri sera che stamattina ho dato da mangiare alla cana allergica hamburger di tacchino.
Me l’ero svanita, come direbbe l’Orchetto.

Quindi era colpa mia se si stava grattando come una tossica e se sparpagliava per la casa nuvole e nuvole e nuvole e nuvole di pelo.

Uscita di casa ho visto l’autobus che arrivava, ho corso come una disperata ma non c’è stato niente da fare.

Così ho pensato: prendo dieci sacchi al bancomat e faccio colazione.

Il bancomat non me li dà.

Riprovo.
Niente, figlio di puttana.

Ma ho la quota per pagare la palestra, dietro.

Allora mi infilo in un bar e mi gusto un cremosissimo e consolatorio cappuccino.
Al momento di pagare il barista non vuole cinquanta euro.
Ho solo questi.
Vada dal tabacchino e se li faccia cambiare.
Ma io ho fretta, perdo l’autobus.
Ma non può pagare un cappuccino con cinquanta euro.
Ma perchè no?
Perchè costa un euro.
Ma che cavolo vuol dire???

Poi respiro.
Lo guardo e gli dico “E’ un problema suo”
E esco, impettita…Senza pagare il cappuccino.

Il buongiorno si vede dal mattino.

 

E’ un posto d’oltremare che è lontano solo prima di arrivare… 27,Maggio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:00 am
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Fra quattro giorni, lordi, io e il Chimico saremo sull’aereo per la Romania.
E con la testa sono già là.
E con la voglia sono già là.
E sarà la nostra prima vacanza seria. Che fino adesso io e il Chimico abbiamo sempre fato fatica.
Ci siamo fatti un mazzo senza precedenti, a girare le nostre vite come calzini. A farle combaciare tra loro. E tra incidenti e litigi e l’università da finire e il lavoro da trovare e l’appalto e le trasferte degli ospedali, tra angoli e spigoli. Abbiamo solo lavorato. Abbiamo solo costruito.
Adesso è la stagione delle cicale. E’ la stagione delle maniche corte e delle carezze, è la stagione dei treni e dei giochi belli, che durano poco. E’ la nostra estate dell’ozio.
L’estate del nostro contento (l’aveva scritto la Strega da qualche parte che non trovo).
Una settimana solo per noi.

E la colonna sonora me l’ha regalata la Chiara Matematica.

Here comes the sun, here comes the sun
And I say it’s all right

Little darling, it’s been a long cold lonely winter
Little darling, it feels like years since it’s been here
Here comes the sun, here comes the sun
And I say it’s all right

Little darling, the smiles returning to the faces
Little darling, it seems like years since it’s been here
Here comes the sun, here comes the sun
And I say it’s all right

Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes
Sun, sun, sun, here it comes

Little darling, I feel that ice is slowly melting
Little darling, it seems like years since it’s been clear
Here comes the sun, here comes the sun
And I say it’s all right

Here comes the sun, here comes the sun
It’s all right, it’s all right

 

26,Maggio,2008

Archiviato in: Stralci d'autobus — diversamentequilibrata @ 10:12 am

(Ore 7.02. Trentaquattro.
Seduta nei posti infondo, schiacciata come un companatico tra un signore che sembra uscito da un film di Kusturica e che stamattina si è fatto la doccia nelle Gocce di Napoleon e questo vecchietto, bianco e magro che sembra un torroncino succhiato. Improvvisamente si gira, mi stritola una spalla e dice…)

“Signorina, guardi che bei fiori in quell’aiuola. Bianchi e rossi.
Ma sono rose! Ma guardi che belle, come risaltano col colore del prato.
Peccato per il monumento, però. Guardi se ci dobbiamo tenere ancora  le statue dei Savoia.
Io lo toglierei di lì.
E lei???”

 

Sorprese sul molo 23,Maggio,2008

Ieri, uscita da scuola, al posto del mio molo ho trovato un maxischermo che faceva vedere un concerto di Vasco a una folla, sì, proprio una folla di trentenni con cani e bambini.
Tutti a saltare e cantare.
Io che dicevo sempre che Vasco è morto e non lo sa. Alla fine mi sono fermata a guardare il suo faccione che, non so com’è, somiglia sempre di più a quello di Maradona, che cantava Sally, Stupendo, C’è chi dice no.
Tutta roba della mia adolescenza.
E, a parte le considerazioni, e i rigurgiti di ricordi, io e la mia amica Laura che suonavamo il libro di greco come una chitarra elettrica. Io e la mia amica Laura che immaginavamo il futuro

E ora che del mio domani
non ho più la nostalgia
ci vuole sempre qualche cosa da bere
ci vuole sempre vicino un bicchiere.

E a parte il post che scriverò su Guccini e la qualità di vita degli artisti. Però oggi  no.
A parte tutto io e il Chimico abbiamo finito per cantare abbracciucchiati come il tempo delle mele.
Ipnotizzati…

MA VASCO LEADER DELLA SINISTRA RADICALE?
Si può fare?

 

Goooooogle! 22,Maggio,2008

Trama in inglese shakespeare in love

Shakespeare in Love is the history of the Shakespeare young person that is trying to write a comedy because the Biondofratello has felt the theatre that it must send the brochure on press and nothing is still ready and lacks, type, a month, and still must write it, those damned script.
Or something of the sort.
Therefore, while it raves in order to put on this comedy, it is fallen in love of a blond girl, without breast, a sure Gwyneth Paltrow that, for being able to recite, ago feint of being a man. 
It is a comedy of the misunderstandings, much funny one. But at all is nothing inerent with the history of the English theatre.
To keep in mind who was not guilt of William, the delay of the scenario, but of the Biondofratello and of the other members of the company that are obstinate not to read the book from which it would be draft.
Ah. .no, then at the end does not marry.
(E’ sempre bello essere utile ai ragazzini che fanno i compiti!)
 

Una giornata da farsi il segno della croce coi gomiti 21,Maggio,2008

 

La rabbia e l’orgoglio (improbabili scenette sull’autobus) 20,Maggio,2008

Archiviato in: Stralci d'autobus — diversamentequilibrata @ 9:39 am
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Salgo sul trentanove.
C’è una signora sulla sessantina un po’ sciupata, un po’ gattara, che sta litigando con un cinquantenne fascinoso un po’ Gad Lerner.
Lui molto composto. Lei rabbiosa e compressa sul suo sedile.
Immagino una succosa discussione politica.
E invece litigano perchè la signora ha ripreso un ragazzino che è salito dalla porta in mezzo, tradizionalmente riservata a chi scende dall’autobus.
Il signore cerca di spiegarle che nelle altre città di tutta europa la distinzione delle porte è ormai superata, che, per come sono fatti gli autobus oggi, risulta scomoda e obsoleta.
E lei no.
E’ un fatto di educazione.
E’ un fatto di civiltà.
Non si entra dall’uscita.
Il signore fascinoso getta la spugna e scende.
Il ragazzino, coraggiosamente:
“Mi spiace, signora, ma pensavo di fare prima…”
“Ci voleva tanto a fare due metri?”
“Abbia pazienza, ero stanco!”
La signora accompagna un gesto di stizza con un ringhio. E il ragazzino sbotta:
“Mica come lei che non farà un cazzo dalla mattina alla sera!!!”
La signora, improvvisamente più calma. Improvvisamente più Crudelia Demon - “Perchè, tu cosa fai?”
“Studio!”
“Maddai? Che scuola fai?”
“Matematica”
“All’Università, addirittura? E che liceo hai fatto, classico o scientifico?”
“Il liceo scientifico!”. Orgoglioso….
“Ecco, si capisce tutto!!!!!”

E scattava una standing ovation di due fermate per la signora.

 

19,Maggio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:07 am

Io oggi sono spenta.
C’ho il neurone ingrippato.
Allora lascio qui solo un post del mio nuovo Guru…Invidiandone la compostezza e la capacità di argomentazione (anche quando riporta, a sua volta, articoli d’altri).

E anche vi dico che l’apprezzo un sacco il dibattito che si sta creando qui.

 

I tempi del fascismo 16,Maggio,2008

 

“Quando vivevamo ai tempi del fascismo non sapevamo che vivevamo ai tempi del fascismo”

Chissà dove l’ho letta. Non mi ricordo più.
Però me la ricordo, la frase. Mi aveva colpito, perchè è vero.
Perchè se c’è un colpo di stato, come in Cile, porcazzozza, i tempi del fascismo ti buttano giù la porta.
Ma se i tempi del fascismo vengono piano, bussando, un sì dopo l’altro, come il convento per la Monaca di Monza. Quando vengono giorno dopo giorno, un passo avanti, un, due, tre, stella, una rimozione dopo l’altra, girando la testa, non vedendo, una volta, e poi l’altra e poi l’altra. Una volta perchè non tocca a noi, una volta perchè non è chiaro, una volta perchè è troppo brutto da guardare.
Giorno dopo giorno il fascismo viene.
E quando saremo ai tempi del fascismo, non sapremo che siamo ai tempi del fascismo.

I tempi del fascismo stanno venendo.
Vengono negli omicidi, politici.

E adesso vengono con il popolo italiano uber alles.
Ieri VQ diceva di aver sentito alla radio il Prefetto di Napoli che parlava della camorra, dietro i pogrom di Napoli.
Io ho cercato su internet e ho trovato solo questo articolo del sole ventiquattrore. Il titolo c’è. Ma l’articolo, provate a leggerlo, è una supercazzola.
E mi chiedo dove sia repubblica, che, invece, pubblica il sondaggio dove viene fuori il peggio del peggio di quelli che si sarebbero detti di sinistra. E dove sia l’espresso, le sue improbabili inchieste.
Dove sono, mentre questo paese degenera?
Sul carro dei degeneratori.
Pensa se uno, un titolo così se lo deve andare a cercare sul sole ventiquattrore.

E anche city stupisce (dice il Chimico, lettore di quotidiani gratuiti da treno) perchè pubblica un quadratino di Sergio Bontempelli che, ho scoperto, avere un bellissimo blog su WordPress, pio benedica internet.
E spiega, spiega benissimo questa storia che puzzava come una balena al sole.

Adesso sarebbe il caso di chiedersi cosa possiamo fare noi, gatti di casa, davanti al fascismo che arriva.
Possiamo parlare con la sinistra xenofoba.
Dio, come mi piace quando le parole-grosse calzano a pennello.
Si-ni-stra-xe-no-fo-ba.
Ma dobbiamo anche scendere dal divano e portare le nostre chiappe pigre in strada.
Qui, a Genova, ci sono le ronde leghiste.
Qui, a Genova, ci sono i cittadini che protestano contro i campi.

Allora possiamo scegliere se rimanere indifferenti, come gli italiani nel trentotto.
Oppure possiamo uscire di casa con la stella gialla.

Da dove cominciamo?

 

Mi fa pena questo paese 15,Maggio,2008

Wikipedia:

Azioni violente contro la proprietà e la vita di appartenenti a minoranze politiche, etniche o religiose.

Incendi dolosi?
Tensione?

No, sei lettere.

Giustizia fai-da-te?
(Cazzo vuol dire, poi. E’ giusto bruciare e saccheggiare?)

Non è neanche “Prima la legalità e poi la solidarietà”.

Le azioni violente contro la proprietà e la vita di appartenenti a minoranze politiche, etniche o religiose si chiamano

POGROM

E non pensavo di dover vedere una cosa del genere.
Non nel civilissimo duemilaotto.
Non in Italia.
Non a Napoli che è una città meravigliosa, e con tutti i problemi che ha. Con tutta che i napoletani lo sanno che cosa vuol dire essere napoletano, come luogo comune.

E la stampa non lo dice.
Non ci sono i titoli “Pogrom a Napoli”.

E’ passato un mese dalle elezioni e abbiamo già dovuto assistere a un assassinio, politico.

Adesso questo.

Ma i democratici dicevano che è un buon governo, che sicuro non succederà niente di strano, niente di sinistro, niente di catastrofico, in questi mesi.

E, mentre il Piddì, per quattro volte, quattro contate, applaude a scena aperta l’insediamento del governo, a Napoli cominciano a bruciare le minoranze, partendo dalla più debole.

“È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi”

Oggi quei poveretti dei miei colleghi, plagiati dalla televisione, ammazzati dalla pancia piena, annoiati dalla vita di gatti domestici del pubblico impiego. I miei colleghi oggi parlavano dei nomadi.
Anche Alemanno lo sa che ci sono nomadi di tutte le nazioni. In Italia anche un sacco di italiani nomadi.
Loro invece non lo sanno.
Loro invece dicono Rumeni, dicono mandarli a casa e parlano di Napoli, e sorridono e legalità, pulizia e sicurezza.
E non lo sanno che gli zingari non rubano i bambini più di quanto gli ebrei non usino sangue umano per i loro culti.
Ma certo, c’era stata una pausa pranzo in cui parlavano dei Protocolli dei Savi di Sion, un’altra dedicata alle strisce velenose degli aerei, un’altra al cibo cinese.
La loro ignoranza mi fa paura.
Hanno come delle zone d’ombra nel cervello. Non sono critici, credono a tutto.
Gli zingari che rubano i bambini.
E’ ridicolo.
Come i coccodrilli nelle fogne, mio cuggino topocane.

E intanto c’è una ragazzina che ormai ha qualcosa più di vent’anni. Viene qui al collocamento da quando io ci lavoro. Ha una qualifica da segretaria, stage in azienda. Parla italiano e serbo-croato. Non ha figli, non è sposata.
Manda il curriculum, fa i colloqui, si candida alle offerte. E’ sempre disponibile.
E non ha mai lavorato. Neanche in nero.
Non la vogliono. Vive in un campo.
Ma se ruba s’incazzano.
Ma se vende le rose s’incazzano.
Ma se chiede l’elemosina s’incazzano.
E anche se le danno una casa s’incazzano.
Rimane la prostituzione. Lì non s’incazzano. Tollerano.
Ma c’è anche la sfiga che è proprio bruttina.

A me questo paese fa pena.
Mi fa pena la gente lobotomizzata, mi fa pena quando abboccano come i cefali in porto, mi fa pena la stampa che scrive, scrive, per la maggior parte cazzate (oggi sul secolo c’è la foto del papa: benvenuto!). Mi fanno pena i miei vicini travestiti che dicono, sempre al secolo XIX, che votano tutti lega nord. Mi fa pena la gente che poi lo legge il secolo XIX, e anche quelli che leggono libero, quelli che leggono repubblica-ceti-e-pettegolezzi-per-radical-chic, e mi facciamo pena anche noi, lettori del manifesto che cominciamo a non poterne più neanche del grigio, del vecchio manifesto. Ma non c’è alternative. Mi fa pena il governo ombra, che poi il Nano Malefico farà l’opposizione ombra con tutti i suoi non eletti. Mi fanno pena i ragazzini e mi sento in colpa. Guarda in che mondo ti sto facendo crescere.

I pogrom ci tocca vedere, nel duemilaotto.
In Italia.

 

Occhei, vado in Romania…Ma, a questo punto, farò finta di essere Ucraina. 15,Maggio,2008

Oggi voglio scrivere d’altro.
Ma però c’è la notizia che la Transilvania è confermata.
La cooperativa mi aveva dimenticata.
Giustificazione?
“Abbi pazienza, ti confondo sempre con un’altra…”
E’ quello che ogni donna vorrebbe sentirsi dire, ogni mattina della sua vita…
Adesso bisogna solo che il laboratorio del Chimico ci dia l’occhei definitivo e si parte.
In Romania.
Proprio in questo periodo.
Se ci sbattono fuori dagli alberghi vedendo la carta d’identità italiana, hanno ragione.

(Un giorno dovrei raccontare di quella volta che in un posto aperto di notte, nei sobborghi di Londra, ho uncontrato un ragazzo che mi dice ehi, ma sei italiana, e io maddai, massì, anche tu. E lui fa una pausa un po’ stranita e mi dice che no, è somalo, che ha fatto la scuola italiana. E, in effetti, era nero, potevo anche pensarci. Ma il peggio è che in quel periodo erano arrivate in Italia le notizie sulle violenze dei soldati italiani della folgore durante la sedicente missione di pace nel suo paese. Vergogna. Mi sono vergognata da morire.)

 

 

L’avvelenata 14,Maggio,2008

Ho comprato lo yogurth muller mora e violetta. E ho fatto un gravissimo errore. E’ troppo dolce e è pieno di semini di mora che ti si infilano nei molari e danno fastidio come le unghie sulla lavagna.
Mi irritano i semi dei frutti di bosco. Non li posso sopportare.
Ma c’è anche la crema per l’herpes che mi bagna il labbro inferiore e mi dà la sensazione continua di dovermi asciugare con il fazzoletto.
Questo si somma al fatto che oggi sono usciti i calendari delle ferie.
Io ho chiamato la cooperativa, ma l’Orso che risponde al telefono non sa, non mi ha trovata, ti richiamo. E io volevo urlargli ma sei scemo? Io l’ultima volta che ho staccato per una settimana era settembre del duemilasei, porco schifo. Ma lui non sa, ti richiamo.
Ma qui è sempre occupato.
E io sono irritata. Perchè ho minchiamila cose da tenere in considerazione, lezioni da cambiare, cani da affidare. E questi non lo sanno, non ci sono, mi richiamano. E invece non richiamano.
E penso che avrei voglia di chiamare l’uomo-ferie e fare una scenata tipo Aldo Giovanni e Giacomo

Mi hai rotto i coglioni eeeh… e mi ha proprio rotto i coglioni eh?? Perche’ non sono un automa sono una persona e a un certo punto te lo devo proprio dire: vaffanculo, vaffanculo. Vi – a – effe- effe- nguuulo…tu, il tuo negozio, la tua villa di medda, mi fai schifo: SCTROOOOONZO!

E gli utenti mi tormentano come tafani, con i loro pungiglioni di domande inutili. E il telefono è sempre occupato.
E io non so, non so se sarò su quell’aereo.
E mi è rimasto un seme di mora incastrato nel molare sinistro, in basso, proprio in fondo.
Fastidiosissimo.

 

 

Comincia la lunga, deserta estate in ufficio… 13,Maggio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:09 am
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Splinder è un po’ stronzo.
Stavo aprendo un blog bellino, avevo trovato anche il template giusto.
Ma mica un blog da scrivere, però. Un blog di servizio dove possiamo entrare solo io e il Chimico, per farci i conti di casa.
Perchè io word-verde, con tutte quelle caselle e le colonne e i calcoli che si fanno da soli ma gli devi spiegare come. Io non so usarlo.
Invece qui, in ufficio, sul piccì, ho tempo di annotare tutto.
Solo che Splinder è in manutenzione e stamattina, proprio stamattina non funziona.
Così mi devo spendere la mattinata in qualche altro modo.
Le chiavi di ricerca.
Che vanno bene per ogni giornata annoiata che prelude al solito pomeriggio, troppo azzurro e lungo.
La più curiosa: lucarelli strozzarlo blog.
La più disincantata: c’è gente di merda e pericolosa in giro.
Quella preoccupante: ascolto solo mia martini.
E poi: autista necrofilo a genova.
Di cultura medica: virus cocco.
Religiosa: la storia mater boni consilii.
Tenera e disarmante: capita di avere qualche corteggiatori.
Quella vecchia canzone: robin hood pirulero, urca urca trullallero.
Sei volte in sei giorni: tette.
E, ve l’ho tenuto per ultimo, come il botto finale, il dolce e il liquorizio dello Gnomo del Balcone…Attenzione:
Foto tra donna sessuale e cavallo duro

Inimitabile, signore e signori!!!

 

12,Maggio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:58 am

 

Surreali avventure a due ruote 10,Maggio,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 7:28 pm

Campagna.
Dopo Pontedecimo, dopo Mignanego.
La Vespa produce il solito rantolo.
Come profetizzò il Biondofratello:
Ha sbiellato (ve l’avevo detto io…).

Due individui vestiti a festa (invitati a una COMUNIONE, per l’esattezza) fanno l’autostop a bordo strada.
Sole a picco.
Insetti.
Asfalto.
Non si ferma nessuno.

Poi, a un certo punto, dal nulla, si materializza un taxi.
VUOTO.

Abbiamo esaurito la nostra scorta-culo per il resto della vita.

 

8,Maggio,2008

Archiviato in: Mirabili cronache del collocamento — diversamentequilibrata @ 12:39 pm
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“E’ bellissima la foto sul suo desktop”
“E’ la Torre di Babele”
“Ma è a Genova? Si può visitare?”

 

Quello che gli herpes dicono 7,Maggio,2008

 

Bollettino medico: (Partiamo dai piedi) Carla gode di ottima, dolorosa, salute. Zoppico, in sostanza. Il mio apparato digerente è stato reso inutilizzabile per due giorni dal passaggio di una pizza alla ‘nduja, incautamente mangiata domenica sera. Mi è venuto l’herpes peggiore della mia vita. E stamattina ho fatto colazione, cappuccino e optalidon.

Mi sembra evidente che c’è qualcosa che non va.

Non l’ho presa bene questa faccenda dell’aggressione fascista a Verona.
E la Nalista mi chiederebbe: “Come mai non l’ha presa bene?”
E io le risponderei: “Beh, faccia lei. Lasciando stare l’incazzatura politica c’ho anche scritto in fronte prendetemiaginocchiatesonounabarbonacomunistadelcazzo. E non sono neanche comunista. Sono anarchica. Ma perderò tutti i denti prima di essere riuscita a specificarlo.”
E lei “Possibile, ma secondo me c’è di più”.

C’è che il mio allievo adorato, l’Orchetto, ha sedici anni e si dice nazista. E io sono otto mesi che ballo con le sue resistenze, aggiro ostacoli, tendo tranelli. Butto semi dove posso.
Sono una partigiana del cervello dell’Orchetto. Lavoro in clandestinità, tra i bricchi e i crepacci della sua corteccia.
E gli voglio bene, a quel bambino.
Perchè è grosso come un orso, perchè è solo, perchè da solo, comunque, sta cercando di cavarsela. Perchè cerca sempre qualcuno che lo venga a prendere a scuola. Perchè sarebbe intelligente, perchè gli piacciono i cani, perchè è il primo ragazzino che conosco disposto ad assaggiare ogni cosa. Perchè ci scambiamo le ricette. Perchè mi ha consigliato lui di vedere il dottor House, prof, sono sicuro che le piace. E mi è piaciuto.
Perchè spesso ha un umorismo terrificante, ma, ogni tanto, gli si accende un neurone e imbrocca una battuta affilata, intelligente, talmente cinica che mi ammazzo dal ridere. E lui gongola.
E’ un ragazzino speciale.
Oppure io ho una specie rara di sindrome di Stoccolma.

L’altro giorno mi chiede:
“Prof, qual’è, secondo lei, il miglior condottiero della storia?” (Domanda biforcuta, da una parte vuole perdere dieci minuti, dall’altra mi vuole provocare)
“Senza dubbio Gengis Kan”
“E chicazz’è Gengiscan????”
“Cercalo su internet, tesoro.”
“Per me, invece, era Hitler”
“Hitler ha perso”
“Sì, però ha ucciso nei campi di concentramento gli ebrei e i negri”
“Non c’erano negri nei campi di concentramento…”
“A no?”
“Eh no!”
“Però è stato un grande condottiero”
“In Russia ha perso”
“Anche Napoleone in Russia ha perso”
“Napoleone ha avuto sfiga, è stato l’anno senza estate. Hitler in Russia c’è stato in un anno normale…”
“Hitler credeva nella supremazia della razza tedesca”
“Beh? Sei tedesco tu?”
“No, ma almeno non sono negro…”
(pausa, pausa, pausa, sconcerto…)
“Facciamo che ti leggi bene il Main Kampf, studi un po’ di storia e poi ne parliamo?”

Nei film, poi, succede che l’insegnante che mi impersona, diciamo qualcuno tipo Kate Winslet, lo provoca fino al punto che lui comincia a leggere come un dannato, prima cambia idea sul nazismo, poi si innamora della filosofia e, infine, diventa il nuovo Galimberti.
L’ultima scena è lui riconoscentissimo che va a trovare la sua vecchia prof in ospizio. E le porta dei biscotti. Digestive, cioccolato al latte e caramello, glieli ha presi apposta in Inghilterra, perchè sa che lei li adora e in Italia non li vendono.
Che volete? Ognuno ci mette quello che vuole, nelle sue fantasie…

Ma non sarà così, perchè lui legge come un bambino di seconda elementare, fa una fatica tremenda che non è in grado di affrontare. Perchè se c’è una cosa che i miei allievi non sanno fare è sudare mezzo secondo su un libro.
Così continuerà a sapere la storia per sentito dire, tra l’altro sentito dire dalle persone sbagliate. Suo padre, suo fratello.
E io, partigiana del suo cervello, vorrei fare un bel colpo di stato.
Ma ci vorrebbe più tempo. E alla fine del mese ha l’esame e non sono sicura che continueremo le lezioni anche il prossimo anno.

Così mi viene la tristezza di lasciarlo solo alla sua vita complicata. Alle mille droghe che, comunque, prende. All’ambivalenza dei suoi sentimenti verso la sua famiglia. Ma, soprattutto, agli stronzi che proveranno a usarlo come hanno usato quei ragazzini di Verona.

Perchè io nelle loro foto ho visto lo stesso sguardo. Quello in cui, ogni tanto vedo qualcosa che si accende. Un minuto, prima che si ricompogna e si ricordi che a scuola recita il ruolo di quello che non è interessato a nulla.

Devo elaborare il distacco.
Perchè devo aiutare anche lui a elaborarlo.

 

Google e anche un rigurgito di rabbia 6,Maggio,2008

Come curare un cuore spezzato

Con la colla.

(Mi girano i coglioni come due trottole. Ci sono le foto di quelli che hanno ucciso quel ragazzo a Verona.
Sono bambini.
Cristosanto, i bambini mandano in giro a fare gli squadristi.
Ci credo che erano in cinque.
Vigliacchi.
E senza onore).