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Bollettino medico: (Partiamo dai piedi) Carla gode di ottima, dolorosa, salute. Zoppico, in sostanza. Il mio apparato digerente è stato reso inutilizzabile per due giorni dal passaggio di una pizza alla ‘nduja, incautamente mangiata domenica sera. Mi è venuto l’herpes peggiore della mia vita. E stamattina ho fatto colazione, cappuccino e optalidon.
Mi sembra evidente che c’è qualcosa che non va.
Non l’ho presa bene questa faccenda dell’aggressione fascista a Verona.
E la Nalista mi chiederebbe: “Come mai non l’ha presa bene?”
E io le risponderei: “Beh, faccia lei. Lasciando stare l’incazzatura politica c’ho anche scritto in fronte prendetemiaginocchiatesonounabarbonacomunistadelcazzo. E non sono neanche comunista. Sono anarchica. Ma perderò tutti i denti prima di essere riuscita a specificarlo.”
E lei “Possibile, ma secondo me c’è di più”.
C’è che il mio allievo adorato, l’Orchetto, ha sedici anni e si dice nazista. E io sono otto mesi che ballo con le sue resistenze, aggiro ostacoli, tendo tranelli. Butto semi dove posso.
Sono una partigiana del cervello dell’Orchetto. Lavoro in clandestinità, tra i bricchi e i crepacci della sua corteccia.
E gli voglio bene, a quel bambino.
Perchè è grosso come un orso, perchè è solo, perchè da solo, comunque, sta cercando di cavarsela. Perchè cerca sempre qualcuno che lo venga a prendere a scuola. Perchè sarebbe intelligente, perchè gli piacciono i cani, perchè è il primo ragazzino che conosco disposto ad assaggiare ogni cosa. Perchè ci scambiamo le ricette. Perchè mi ha consigliato lui di vedere il dottor House, prof, sono sicuro che le piace. E mi è piaciuto.
Perchè spesso ha un umorismo terrificante, ma, ogni tanto, gli si accende un neurone e imbrocca una battuta affilata, intelligente, talmente cinica che mi ammazzo dal ridere. E lui gongola.
E’ un ragazzino speciale.
Oppure io ho una specie rara di sindrome di Stoccolma.
L’altro giorno mi chiede:
“Prof, qual’è, secondo lei, il miglior condottiero della storia?” (Domanda biforcuta, da una parte vuole perdere dieci minuti, dall’altra mi vuole provocare)
“Senza dubbio Gengis Kan”
“E chicazz’è Gengiscan????”
“Cercalo su internet, tesoro.”
“Per me, invece, era Hitler”
“Hitler ha perso”
“Sì, però ha ucciso nei campi di concentramento gli ebrei e i negri”
“Non c’erano negri nei campi di concentramento…”
“A no?”
“Eh no!”
“Però è stato un grande condottiero”
“In Russia ha perso”
“Anche Napoleone in Russia ha perso”
“Napoleone ha avuto sfiga, è stato l’anno senza estate. Hitler in Russia c’è stato in un anno normale…”
“Hitler credeva nella supremazia della razza tedesca”
“Beh? Sei tedesco tu?”
“No, ma almeno non sono negro…”
(pausa, pausa, pausa, sconcerto…)
“Facciamo che ti leggi bene il Main Kampf, studi un po’ di storia e poi ne parliamo?”
Nei film, poi, succede che l’insegnante che mi impersona, diciamo qualcuno tipo Kate Winslet, lo provoca fino al punto che lui comincia a leggere come un dannato, prima cambia idea sul nazismo, poi si innamora della filosofia e, infine, diventa il nuovo Galimberti.
L’ultima scena è lui riconoscentissimo che va a trovare la sua vecchia prof in ospizio. E le porta dei biscotti. Digestive, cioccolato al latte e caramello, glieli ha presi apposta in Inghilterra, perchè sa che lei li adora e in Italia non li vendono.
Che volete? Ognuno ci mette quello che vuole, nelle sue fantasie…
Ma non sarà così, perchè lui legge come un bambino di seconda elementare, fa una fatica tremenda che non è in grado di affrontare. Perchè se c’è una cosa che i miei allievi non sanno fare è sudare mezzo secondo su un libro.
Così continuerà a sapere la storia per sentito dire, tra l’altro sentito dire dalle persone sbagliate. Suo padre, suo fratello.
E io, partigiana del suo cervello, vorrei fare un bel colpo di stato.
Ma ci vorrebbe più tempo. E alla fine del mese ha l’esame e non sono sicura che continueremo le lezioni anche il prossimo anno.
Così mi viene la tristezza di lasciarlo solo alla sua vita complicata. Alle mille droghe che, comunque, prende. All’ambivalenza dei suoi sentimenti verso la sua famiglia. Ma, soprattutto, agli stronzi che proveranno a usarlo come hanno usato quei ragazzini di Verona.
Perchè io nelle loro foto ho visto lo stesso sguardo. Quello in cui, ogni tanto vedo qualcosa che si accende. Un minuto, prima che si ricompogna e si ricordi che a scuola recita il ruolo di quello che non è interessato a nulla.
Devo elaborare il distacco.
Perchè devo aiutare anche lui a elaborarlo.