La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

30,Giugno,2008

 

Oggi pomeriggio 27,Giugno,2008

Appuntamento alle 18 davanti al Teatro Carlo Felice.
Se leggete da Genova siete i benvenutissimi, perchè mi sa che saremo pochini.
Ma questa cosa qui che segnala la Nessi non può essere lasciata passare sotto silenzio.
Il testo del volantino che distribuiremo è qui sotto. Pacato, ragionevole e onesto.

Cari cugini del PD,

siamo qui per richiedervi le scuse pubbliche per il volantino che vi alleghiamo e che consegnavate ieri in piazza Campetto.

Non per i contenuti che, in parte, condividiamo, ma per la mancanza di rispetto e di senso civico di questo esempio:

Due zingarelle rapiscono un bambino (pena fino a otto anni)
Due zingarelle rubano un pezzo di formaggio al supermercato, scappano, spingono una guardia (pena fino a vent’anni)”.

Non dovremmo essere noi a farvi notare che scrivere “zingarelle” è un po’ come scrivere “negretti”.
E che il razzismo nel linguaggio è la porta del razzismo dei gesti.

 

Ma soprattutto non vorremmo essere noi a farvi notare che gli stessi dati della polizia confermano che il fatto che i Nomadi rubino i bambini è una leggenda metropolitana.
Se volete, andate a leggere qui:
http://sergiobontempelli.wordpress.com/2008/05/21/bambinirapiti/


Fare opposizione è anche insegnare alle persone a pensare diversamente e criticamente. Non è usando lo stesso linguaggio e gli stessi stereotipi della destra che cambieremo, sul serio, questo paese.

 

Consegnare un volantino in cui due esempi su tre rimandano a stereotipi razzisti non solo porta questo paese a confermare la propria tendenza intollerante e pericolosa, ma ci consegna sempre di più nelle mani della destra, che dal razzismo attinge a piene mani per giustificare ogni sua operazione.

 

Se non ve ne accorgete neppure voi, chi se ne deve accorgere?

 

 

Gruppo Otto Marzo
http://semprelottomarzo.wordpress.com



stamp.in.prop

 

 

27,Giugno,2008

Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.
Ho visto l’assemblea dei soci della mia cooperativa.
Ho visto un documentario sul fatturato del duemilasette, con i grafici, le torte e le cartine.
E non ci ho capito una fava.
E ho visto tutti gli altri che non ci capivano una fava.
Ma abbiamo capito quando ci hanno detto che nel duemilasette abbiamo guadagnato un sacco di soldi e che adesso ne prendiamo un po’ e ce li dividiamo per premio.
Ma io sono stata assunta nel duemilaotto, porcazozza.
E ho visto i capiservizio che parlavano e le signore delle pulizie che si lamentavano, ho fame.
E il presidente che diceva che sarà un anno difficile, il governo, la benzina e i mutui. Ma specialmente il governo.
E sarà un anno difficile perchè adesso gli appalti della sicurezza sono europei.
E abbiamo votato il bilancio sulla fiducia.
Io dico: se c’è più va bene.
E abbiamo votato i soldini in più.
E anche quelli che andranno a Verona all’assemblea nazionale.
La prossima volta vado anche io.
E ho visto consegnare targhe alla carriera.
E strette di mano e fotografie da mandare al giornale che arriva a casa a tutti i soci.
Ho visto i lavoratori della logistica fare domande al momento delle domande.
E ho capito che i colleghi della logistica ne sanno un fracco.
E poi sono stata copincollata in un tavolo da otto, tra strette di mano e presentazioni.
E mi sono ricordata di dire come mi chiamo, stringendo la mano alla gente, come mi ha insegnato il Chimico.
E ho conosciuto il mio collega siciliano, e ho saputo che riceve venti telefonate al giorno di gente che gli chiede di dire “Mondalbaaano sòno!”.
E lui lo dice a tutti, con pazienza, anche quando sono telefonate anonime.
E lo dice proprio uguale.
Domani lo chiamo anche io.
Ho visto la fila per il buffet.
E ho visto un uomo con la pistola che cercava di passare avanti.
E un uomo senza pistola che gli diceva di tornare indietro.
E quando un uomo con la pistola incontra un uomo con un vassoio di tartine
L’uomo con la pistola si mette in fila.
E ho incontrato il Poliziotto Huber.
Siamo colleghi da quattro anni. E abbiamo visto ogni cosa in tre cambi azienda.
Ma mai le signore delle pulizie che ballavano.
E un sacco di vino.
E anche un bel po’ di risate, con l’operativo che dobbiamo chiamare ogni mattina.
Minchia, tu sei delta-zero-cinquantuno!
E pensare che il primo impatto erano state le guardie giurate, bicipiti abbronzati, teste rasate, tatuaggi. L’impressione che al secondo bicchiere di vino cominciassero a cantare Faccetta Nera.
E invece no.
Così, a mezzanotte, me ne sono andata barcollante.
Ho bevuto troppo.
Ancora un bicchiere, che paga l’azienda.
Sono tornata a casa camminando a zig-zag e non lo facevo da molto tempo.
E oggi, per la cronaca, sono una schifezza.
Ma ho visto la mia nuova cooperativa, da vicino.
E non ho ancora capito se è un posto bellissimo o è il peggiore di tutti

 

Piove. 26,Giugno,2008

Il governo ha cancellato (è arrivata oggi) la procedura per dare le dimissioni sul sito del ministero.
Così ricominceremo a firmare i contratti con le dimissioni allegate.
Grazie Nano Malefico.

 

Il gatto che dorme sul fondo del fiume 25,Giugno,2008

E’ incredibile la mole di cazzate che riesco a pensare tutti i giorni.
Allora da tutto l’inverno, con ogni condizione atmosferica, io mi sono fermata, ogni mattina, a metà del ponte che mi porta in ufficio e ho guardato giù.
Ogni mattina, perchè nell’acqua, incastrato sotto una pietra, c’era un sacchetto di plastica bianco. E il sacchetto, e il grigio della pietra e il riflesso dell’acqua, davano l’impressione che ci fosse un gatto che dormiva sul fondo del fiume, pasciuto e acciambellato.
Quindi io passavo e lo guardavo e lui dormiva e io gli dicevo “Beato te gatto del fondo del fiume, che dormi intanto che io vado in ufficio”.
Ma io lo sapevo che era un sacchetto e anche che i pesci gatto sono fatti diversi, come pesci, mica come gatti.
Ma tant’è mi sono fermata ogni mattina per mesi e mesi.
Fino a una settimana fa. C’è stata la piena del fiume e il sacchetto se n’è andato via a inquinare chissà quale spiaggia lontana.
E io, tutte le mattine, passo sul ponte e penso che il gatto si è svegliato e se n’è andato via.

 

Mentre tutto il resto del mondo faceva ponte…qui era lunedì. 23,Giugno,2008

 

 

Ieri ho fatto il primo bagno della stagione in un’acqua inquientante, oleosa.
Il Chimico si è ustionato.
Io, a regola, me la sono cavata bene.
Nonostante ciò, oggi, il mio umore è pessimissimo.
Oggi sono seriamente convinta che moriremo tutti entro venerdì, purtroppo.
Ho voglia di fare mille cose ma mi spaventano tutte.
Ho sonno, non ho voglia di andare in palestra, non ho voglia di portare fuori il cane, non ho voglia di stare rintanata nel vicolo a oziare, non ho neanche voglia di cucinare.
E, a pensarci, non c’è niente che avrei voglia di fare, neanche se stringo forte gli occhi e ci penso con un sacco di sforzo.
Non lo so.
Come quando non hai fame, hai voglia di qualcosa di buono.
E Ambrogio è morto.
Beati i reduci della televisione degli anni novanta.
Avrei voglia di andare a fare shopping, ma in un posto dove mi sta bene tutto e tutto costa pochissimo e comunque pago con una carta di credito trovata per strada e intestata a qualche figlio di puttana di centrodestra razzista, cattolico e devoto a Padre Pio.
Adesso che ci penso, non c’è neanche bisogno che costi poco.
Ieri, sull’autobus che ci portava al mare, c’era una tipa che parlava da sola. Mi faceva tenerezza, era magrissima, tutta bruciacchiata dal sole e con gli occhi iniettati di psicofarmaci.
A un certo punto ha tirato fuori dal portafoglio una foto del Nano Malefico, l’ha baciata e l’ha riposta con gran cura.
E’ l’inizio della fine…

 

minha maneira 20,Giugno,2008

a aléia,
a cachorra,
o químico,
os tomates,
as beringelas,
os bilhetes dell’ avião,
l’ escritório,
a escola,
as amigas,
o mar,
o cais,
o monstro,
a arena,
o vasetti,
a estrada justa,
as idéias,
l’ analista,
as camisolas a põr para dormir,
os amigos novos,
o vento favorável,
o fim da escalada,
a chuva,
ladrão do governo,
o governo fascista,
as flores,
os injetores,
a beleza,
os pores do sol,
as noites
Viver!  
 

19,Giugno,2008

o matu
o cèu
a senda
a escola
a igreja
a desonra
a saia
o esmalte
o espelho
o baton
o medo
a rua
a bombadeira
a vertigem
o encanto
a magia
os carros
a policia
a canseira
o brio
o noivo
o capanga
o fidalgo
o porcalhao
o azar
a bebedeira
as pancadas
os carinhos
a falta
o nojo
a formusura

viver

 

Come, del resto, alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare. 18,Giugno,2008

Allora in questa mattinata densa di lavoro e importante ho partorito una cosa.
Ho partorito un volo di andata Milano Malpensa – Marrakesh.
Di quelli che prendiamo io e il Chimico che dobbiamo pedalare nella stiva.
Tanto la Giuly mi ha fatto notare che è caduto anche il concorde.
Solo bagaglio a mano. Due settimane in Marocco.

Resta ancora aperta la questione su come fare a tornare indietro, perchè i voli di ritorno costano troppo.

Ci attrezzeremo.
Nel frattempo c’è qualcuno che tiene una routard da prestarci?

 

17,Giugno,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:01 am

“Dovrebbe fare sport…”
“Tutti quelli che conoscevo che facevano sport sono morti”
“E’ un caso”
“Io non credo al caso, io credo alla volontà di Dio”

Onirico è l’aggettivo.
Ma non ho trovato una recensione sul sito del manifesto.
Peccato, perchè io non ci ho capito una fava. Vuoi perchè abbraccia tutta la mia infanzia, da Aldo Moro a Capaci. Vuoi perchè forse non è fatto per essere capito.
Magari solo per essere guardato. E per farsi un’idea.
Ma deve avere una serie di piani di significato che io intravedo solamente. Riina con gli occhi belli e umani. Un meraviglioso Cirino Pomicino, che se scopro dov’è finito lo voto. E Andreotti, affascinantissimo e autistico. Una specie di Forrest Gump in versione vaticana.
Cerco la recensione del manifesto, inutile. Perchè lo skate, checcentra con Falcone? E perchè il gatto bianco? E l’aspirina, perchè ritorna ossessivamente?
Perchè? Perchè? E cos’è quel farmaco che sempre vuole?
Ma è bello, andatelo a vedere.
Soprattutto tu, SubComandante, è il tuo film nella misura in cui il mio è Tren de vie.
Andatelo a vedere e poi spiegatemelo, grazie.
Perchè io l’ho guardato. Ma mi sono persa nella genialità della regia, nella fotografia, negli arredi.
E in quello splendido incredibile monologo, verso la fine del film.

Fine, perchè mi hanno confermato le ferie e passerò il resto della mattinata a organizzarle. Serbia e Bosnia?

E devo prendermi un po’ di tempo per rileggere il post della Strega. Mi sono persa il filo, anche perchè, nel torpore della colazione ero convinta di aver aperto il blog della Nessi e mi dicevo: che cose strane che scrive stamattina.

Ecco, oggi mi sento un tantino dissociata.

 

Pilates 12,Giugno,2008

“Che cos’è Pileitz?”
Il ragazzo-gestore-di-palestra, simpatico, tonico, pratico, non riesce a trattenere un sorrisone e io, in quel momento, realizzo che è sputato il Gatto del Cheshire.
“Pi-la-te-s? E’ una specie di streccing lento, con un po’ di aerobica dolce”
“Ma pensi che muoio, io, a farla?”
“Nu!”
Così mi presento alle quattordici spaccate, con la mia tutina da palestra marrone e rosa confetto. Capelli legati, lenti a contatto che ci vedo meglio.
Vado a presentarmi all’insegnante, una signora sudata, con una tuta sgarruppata e le ascelle mal depilate e penso: cominciamo bene.
Inizia la lezione, facile, aerobica. L’insegnante comincia subito a parlare con una strana voce da Loona Park e dice tutto quello che le salta in mente, mille cazzate. E io salto e me la ridacchio, che le poche aerobidonne che ho visto sembravano Jane Fonda e io un orso ballerino.
Da un momento all’altro mi aspetto che annunci un’altra corsa, venghino venghino, signore, mentre ci promette che se saltiamo una corda immaginaria, salta salta e ci vengono le gambe come Naomi Campbell. Lunghe e nere?
Non mi ci vedo proprio, ma continuo a saltare. E comincio a pensare che se questa è un’aerobica leggera chissà che culo senza significato si fanno i leggendari corsi della sera, che hanno nomi di tribù guerriere, fitbocs, aeropamp, supertonap.
Passa la prima mezz’ora e ci dobbiamo mettere le cavigliere ripiene di piombo, avevo visto una puntata in cui Mimì Aiuara ce le aveva uguali uguali.
E quando le altre vanno a destra io vado a sinistra e sono sempre un passo indietro. E non imbrocco mai una mossa, anche quando l’insegnate si avvicina e me li fa vedere. Perchè io sono così che se uno fa un movimento io non sono capace di rifarlo uguale.
Si chiama intelligenza motoria.
E’ quella che ha permesso a Mike Tyson di diventare campione del mondo senza mai aver preso un pugno (o almeno il Puntoggì mi ha raccontato così). E io ci penso a Mike, che sembra stupido. E invece l’intelligenza non è libri e non è  acume, non è cultura, non è empatia. L’intelligenza è averci sei di tutto.
Non che lui abbia sei di tutto. Ma neanche io. E neanche la Rita Levi Montalcini.
Perchè sei di tutto è per pochi eletti.
Pausa, tirate fuori i tappetini, intanto mi scolo mezzo litro d’acqua, sono sudata come se mi avessero cotta al vapore.
Muscoli che bruciano. Era meglio l’aerobica.
A un certo punto l’insegnante si blocca in un’espressione assorta, si gira e mi dice:
“Ma non è che eri venuta a fare Pilates?”
Sant’antonio protettore dei bicipiti delle atlete che non si chiamano Naomi si sfracella sul parquet.
E, con lui, Santa Rita Chiappe Sode e la Madonna Addolorata Addominale.
“Perchè, questo cos’è?????”
Ha cambiato orario.
Pilates non c’è più perchè alla gente piace muoversi e sudazzare al ritmo dei grandi successi anni ottanta, in versione disco.
Ma in cuor mio già sbocciava una piccola gioia.
Sono sopravvissuta a una vera lezione di ginnastica vera e massacrevole.
Cristosanto, inconsapevole.
Ma ce l’ho fatta.

In caso di resistenza in montagna le mie possibilità di arrivare al venticinque aprile si moltiplicano.

 

…Sto lavorando sulle foto del viaggio. 11,Giugno,2008

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:08 am

 

Eccomi. 10,Giugno,2008

Sono tornata.
Eccomi.
Dopo una settimana bellissima e un lunedì in cui ho cercato di acclimatarmi il più dolcemente possibile, eccomi qui.

Una settimana bellissima. Azzurra, verde, gialla di campi di grano e pianure assolate. Odore di fieno. Chiazze di papaveri. Treni lenti e profumati di ferro e legno e sudore, il mio.

Col Chimico stiamo cercando di mettere le foto in rete.

Le mucche nei prati che guardano passare il treno. Ho visto un cerbiatto, ho visto una carovana di zingari sui carri come nel far-west. Ho visto l’architettura sovietica cambiata dall’uso e dall’estro di chi la abita, verande improvvisate, tende e centrini su cemento e acciaio. Ho visto i palazzoni trasformati in meravigliosi carretti siciliani. E ho goduto.
Ho visto grovigli di fili scoperti e nessuno che si faceva male, bambini che giocavano soli e zozzi sul marciapiede e nessuno che si faceva male, e ho visto i cani randagi che fanno una vita corta, pericolosa, affamata e bellissima.

E poi sono tornata a casa e ho visto il mio cane allergico, i suoi occhi annoiati. Povera Ganja, che hai voglia di zecche e pecore, pane e schifezze da mangiare.
Oppure sono io che mi sento sempre più stretto questo paese e le sue regole assurde che distruggono il buon senso. E le sue strade finto-pulite e la sua gente finto-pulita e la sua campagna di trattori e polli in batteria e mucche nelle stalle.

Sicuro, se fossi una di quei contadini che zappavano sotto il sole, a mezzogiorno, l’una, un caldo continentale, come in Emilia in agosto, giusto un filo di vento. Sicuro li schifavo meno i trattori e le mietitrebbia e gli spruzzi per innaffiare. Sicuro.

Ma lasciatemi fare un po’ la fighetta stronza. Lasciatemi dire o troppo fortunati contadini. Che ci vorrebbe di potersi scambiare, nella vita. Ti dò la mia casa e il mio lavoro e io faccio per un po’ il tuo. Un anno. Per capirci meglio.

Ma le vedrete anche voi le foto e i colori. Appena io e il Chimico riusciremo a metterle in rete, inshalla.

E sono tornata, però, eccomi.
e mi tocca pensare all’attimo, mica guardare indietro. Quello che è stato l’ho vissuto bello, intensamente bello. E adesso sono qui. E sono anche ora.
E c’è che è iniziata la mia estate part-time. Senza orchetti da domare. Libera e felice. In un pampano di ore libere dove poter saltare.
E farò quello che mi piace. Comincio cucinando.
Infatti ho ucciso Scongelarestanca di Splinder e l’ho portato qui, su WordPress. Così posso ricominciare a fotografare le ricette. Più comoda.
E poi dovrò fare un colossale cambio degli armadi. Laverò i maglioni prima di riporli. Mai successo.
Quest’anno lo faccio.
E metto a posto la casa. E abbiamo deciso di inserire la niù-entri di una ragazza che venga ogni tanto a levare un po’ di casino e zozzeria da questa nostra tana affollata, per non passare le poche ore che libere che abbiamo a pulire le piastrelle. Speriamo che non scappi, desolata, il primo giorno.
Mille pomeriggi liberi per le chiacchire con le amiche. Mille per l’ikea, mille per il mare, i treni affollati del ritorno e, se smette di piovere, porco schifo, finalmente i sandali.

E’ la mia estate, cominciata ieri.
La terza che vi racconto.

E sono contenta.