Sono tornata.
Eccomi.
Dopo una settimana bellissima e un lunedì in cui ho cercato di acclimatarmi il più dolcemente possibile, eccomi qui.
Una settimana bellissima. Azzurra, verde, gialla di campi di grano e pianure assolate. Odore di fieno. Chiazze di papaveri. Treni lenti e profumati di ferro e legno e sudore, il mio.
Col Chimico stiamo cercando di mettere le foto in rete.
Le mucche nei prati che guardano passare il treno. Ho visto un cerbiatto, ho visto una carovana di zingari sui carri come nel far-west. Ho visto l’architettura sovietica cambiata dall’uso e dall’estro di chi la abita, verande improvvisate, tende e centrini su cemento e acciaio. Ho visto i palazzoni trasformati in meravigliosi carretti siciliani. E ho goduto.
Ho visto grovigli di fili scoperti e nessuno che si faceva male, bambini che giocavano soli e zozzi sul marciapiede e nessuno che si faceva male, e ho visto i cani randagi che fanno una vita corta, pericolosa, affamata e bellissima.
E poi sono tornata a casa e ho visto il mio cane allergico, i suoi occhi annoiati. Povera Ganja, che hai voglia di zecche e pecore, pane e schifezze da mangiare.
Oppure sono io che mi sento sempre più stretto questo paese e le sue regole assurde che distruggono il buon senso. E le sue strade finto-pulite e la sua gente finto-pulita e la sua campagna di trattori e polli in batteria e mucche nelle stalle.
Sicuro, se fossi una di quei contadini che zappavano sotto il sole, a mezzogiorno, l’una, un caldo continentale, come in Emilia in agosto, giusto un filo di vento. Sicuro li schifavo meno i trattori e le mietitrebbia e gli spruzzi per innaffiare. Sicuro.
Ma lasciatemi fare un po’ la fighetta stronza. Lasciatemi dire o troppo fortunati contadini. Che ci vorrebbe di potersi scambiare, nella vita. Ti dò la mia casa e il mio lavoro e io faccio per un po’ il tuo. Un anno. Per capirci meglio.
Ma le vedrete anche voi le foto e i colori. Appena io e il Chimico riusciremo a metterle in rete, inshalla.
E sono tornata, però, eccomi.
e mi tocca pensare all’attimo, mica guardare indietro. Quello che è stato l’ho vissuto bello, intensamente bello. E adesso sono qui. E sono anche ora.
E c’è che è iniziata la mia estate part-time. Senza orchetti da domare. Libera e felice. In un pampano di ore libere dove poter saltare.
E farò quello che mi piace. Comincio cucinando.
Infatti ho ucciso Scongelarestanca di Splinder e l’ho portato qui, su WordPress. Così posso ricominciare a fotografare le ricette. Più comoda.
E poi dovrò fare un colossale cambio degli armadi. Laverò i maglioni prima di riporli. Mai successo.
Quest’anno lo faccio.
E metto a posto la casa. E abbiamo deciso di inserire la niù-entri di una ragazza che venga ogni tanto a levare un po’ di casino e zozzeria da questa nostra tana affollata, per non passare le poche ore che libere che abbiamo a pulire le piastrelle. Speriamo che non scappi, desolata, il primo giorno.
Mille pomeriggi liberi per le chiacchire con le amiche. Mille per l’ikea, mille per il mare, i treni affollati del ritorno e, se smette di piovere, porco schifo, finalmente i sandali.
E’ la mia estate, cominciata ieri.
La terza che vi racconto.
E sono contenta.
