Via Venti Settembre buia, gelida e bagnata.
La luce dei lampioni si riflette sulla strada lucida e potrei trovare anche un altro modo per dirlo.
Cammino verso la scuola, passo sostenuto, il gelo mi si infila nella giacca, odore di sciarpa, di fumo, di crema idratante appena spalmata.
Lontano ci sono alcuni tifosi di una squadra di calcio tedesca. Ubriachi e contenti urlano in crucco e le consonanti si fanno strada sotto i portici.
E io penso.
Ma quanto dev’essere stato brutto l’inverno del ‘44?
Gelide, bagnate riflessioni 28,Novembre,2008
26,Novembre,2008

E’ la Stalingrado della mia vita, questa.
E non ditemi che alla fine abbiamo vinto, perchè loro, mentre morivano di fame e di freddo. Mentre ammucchiavano cadaveri sulla neve. Loro non lo sapevano.
Mia mamma mi nasconde qualcosa 24,Novembre,2008
Posto che, per paura di andare in prigione per misteriose faccende del copyright, la prima cosa che faccio è copiarvi il link.
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/kabul-occhi-bimbi/1.html
Posto che quel signore che ha scattato queste foto mi perdonerà. Data l’eccezionalità della faccenda.
Posto che non posso proporvi un confronto vero perchè non sono in possesso di fotografie che mi ritraggano con meno di quattordici anni, a sostegno della tesi della mia amica ranocchia che dice che, in realtà, non ho mai avuto meno di quattordici anni.
Posto che, come Lisa Simpson, ho sempre avuto la sensazione netta di essere stata adottata.
E posto che questa cosa funziona, naturalmente, solo per quelli che mi conoscono di persona.
Guardate qui:
Io comincio a pensare che vengo da un orfanotrofio di Kabul…
L’Orchetto (meraviglioso umorista…) 19,Novembre,2008
“Prof, secondo me la verità è che il suo fidanzato è finito in comunità…”
Si vede dal mattino… 19,Novembre,2008
“Ufficio di collocamento, buongiorno!”
…
…
“Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!!”
Click
Testamento 18,Novembre,2008
(Eventualmente anche da far vedere al giudice, nel caso ne abbiate bisogno)
Se per caso avessi un incidente e mi trovassi in stato vegetativo voi, se siete miei amici, piuttosto che lasciarmi in pasto alle suore dovete praticarmi l’eutanasia. All’occorrenza anche spappolandomi la testa col candelabro del cluedo…
Regressioni 17,Novembre,2008
Mattina.
E stavo lasciando spiscioli di tristezza che gocciolavano dal trentaquattro.
Una goccina ogni tanto, le gallerie, via montaldo.
E mi stupivo della luce. E guardavo l’orologio, non sono tardi.
Ma quanta luce.
Poi, ferma ad aspettare davanti al fiume vedo le paperelle bianche e i germaini reali, vedo anche una specie di airone, giuro, alto sulle zampe, grigio e con il becco a punta.
Fermo con un ditino la tristezza che spisciolava.
Vado verso l’Uomo Pelato Che Aveva Smesso Di Fumare e gli dico: non sono oche, le oche hanno la pancia grossa. Quelle sono papere bianche, l’ho scoperto.
Si apre in un sorriso bellissimo, d’incuria e nicotina: quindi sono capaci a volare???
Non lo so. Ma perchè no? Sì, sono papere, sono capaci a volare.
E arriva il quattordici e ci inghiotte insieme. E parliamo di tutti gli animali che si trovano nel fiume, qualcuno ha visto anche i cinghiali, e il cervo fuori dalla casa di campagna di sua mamma, e i lupi, che sono tornati nei boschi sopra Torriglia. Io una famiglia di cinghiali l’ho vista al Peralto, proprio sulla strada.
E, non fosse dovuto scendere, secondo me, avremmo potuto immaginarceli, gli animali, io una volta ho visto un procione che prendeva il trentaquattro, con i miei occhi. E io ho preso un passaggio da un centauro. E i pesci volanti che risalgono il fiume e, ogni tanto finiscono contro i tir, perchè sbandano sullo stradone. I pericolosissimi topi carnivori enormi di cui mi parlava la mia Nuova Amica. Li hai mai visti gli Olifanti al Giro del Fullo? Perchè io ho sentito dire che ci sono.
Magari una volta ci svegliamo presto e andiamo a vedere. Ci nascondiamo bene e speriamo di incontrarli anche noi. Magari ci portiamo le frecce. Lo sai arrivare in ufficio con un Olifante vero?
Assassina 14,Novembre,2008
Ho appena ucciso il blog del dottor livingstone.
Inutile avercelo lì sulla bacheca che mi faceva l’occhiolino e mi ricordava quanto si può avere gli occhi foderati di prosciutto affumicato rumeno. E quanto si può essere felici negando quello che si sapeva benissimo da sempre.
Gli inconsci si parlano 13,Novembre,2008
L’Orchetto
“Prof, sto male. E’ da lunedì che sto male e non so perchè. Dopo un po’ che sono seduto mi viene l’ansia e devo alzarmi se no sclero. Ma impazzisco. Mi viene un nervoso che mi fanno male le braccia…”
“Ma ti è successo qualcosa in particolare?”
“No, prof, niente. Ma è da lunedì che sono ansiato”
“Starai covando l’influenza…”
o azar, as pancadas, os carinhos, a falta, o nojo, a formusura, viver 12,Novembre,2008

Proprio perchè ho la testa vuota, ovattata.
Proprio perchè non so cosa fare.
E le alternative sono tutte equidistanti da me.
Proprio perchè la spossatezza insieme all’ansia, la fa da padrona e anche mentre scrivo questo post mi si chiudono gli occhi ma poi non riesco a dormire.
Beh, proprio in questo stato alterato di coscienza, in cui è meglio che io pensi il meno possibile, perchè, come direbbe l’Orchetto, se no mi scoppia il cervello, mi accorgo di quello che ho intorno.
Amore, in senso assoluto.
E in cui mi rotolo come un filetto di salmone nei semi di sesamo.
Anche l’amore del gruppo-autistici, anche il mio Biondofratello, che ogni tanto mi manda un messaggio, ma poi chiama il Puntoggì per sapere come sto.
L’amore di mia madre, che non mi dice niente, ma mi fa sempre trovare qualcosa di aggiustato in casa, un fornello pulito, un bicchiere lavato, una fetida cassetta del gatto con la sabbia cambiata. L’amore di mio padre che boffonchia al telefono.
E l’amore degli amici. Anche quelli che non ho mai visto. Anche quelli che vedrò, adesso che ho tutti i week-end liberi, tutti i week-end da riempire.
Ma non volevo dire questo. Volevo dire della mia scelta di parlare, mentre il mio lato borghese dei panni sporchi che si lavano in casa si contorce come Linda Blair e vomita verde.
Parlo.
E vedo che le persone ci mettono dentro un po’ quello che vogliono nel mio dolore. Le loro offese, le loro tristezze, quella volta che gli è capitato.
Io sto cominciando a conoscerle dinuovo le persone che ho intorno. A capirle, a leggerle, con chiavi differenti.
Soffro ma colleziono storie bellissime e incredibili.
Sto male che se fossi un veterinario mi abbatterei. Non perchè sia una tragedia. Perchè riesco ancora a capire la differenza tra piccoli dolori e grandi dolori. Essendo stata io campionessa olimpionica di facciamoci del male.
Sto male per quello che vuol dire per me. Per come si inserisce nella mia vita.
Per il senso di inutilità e ingiustizia.
E poi qualcuno mi dice che si distrae un po’ con le mie vicende assurde e anche un po’ ridicole. E allora io penso che ha un senso.
Anche solo come specchio e come diversivo, per adesso.
E poi vedremo.
Nel tempo, dice Linda Blair, tra un grugnito e un rigurgito verde.
E questo postulo è anche un po’ per risposta a quello della Nessi, così adesso tutti pensate che sono quella che scrive.
Mica il rotweiler incazzato…
11,Novembre,2008

Come lavata in lavatrice a sessanta gradi col prelavaggio, ho la faccia stanca. Me lo stanno dicendo tutti, sei stanchissima. E non c’ho il ritratto di Dorian Gray.
Detto questo, gli amici non valgono tutta la collezione di quel figlio di puttana in merletti.
E la mia faccia sta bene com’è.
Io, però, ieri mi sono guardata e mi sono vista grigia.
Mi sono vista con tutti i vestiti tre taglie in più, e pure castigati.
Mi sono vista pensare che è meglio due taglie in più che una taglia in meno, dando la sensazione che ti ci abbiano versato dentro, al vestito, e tu abbia dimenticato di dire basta.
E va bene il buon gusto, e va bene la sobrietà.
Ma qui ci sono un po’ pochi colori, dov’era ora che ci fossero.
E so che quello che mi è successo è totalmente indipendente da questo.
Briatore ha tradito Naomi Campbell con una mia compagna del liceo. Sono quelle cose che saperle ti cambia la vita.
E chissà cosa ne direbbe Briatore, sapendo di aver insegnato qualcosa di così importante a una donna come me.
Alla faccia del Maestro Miaghi.
Solo è l’ora di fiorire, non di sfiorire. E’ l’ora di guardarsi e pensare che sono ancora la meravigliosa frillina che sono sempre stata. Solo più grande.
Perchè io non lo so da dove viene tutto quel calcare che mi si è depositato sopra.
Un rame a imbrunire sul muro.
Ma di una cosa sono sicura e cioè che sono sempre stata bella. Al contrario delle mie amiche, che mi raccontano della loro adolescenza occhialuta, io mi sono occhialuta da un certo punto in poi.
E allora io penso che adesso ho un sacco di brutti pensieri che mi tormentano e mi danno i pizzicotti quando sto pensando ad altro, ho un sacco di pensieri brutti ed egocentrici, che mi fanno i balletti davanti, quando fingo di non accorgermi di loro. Pensieri che mi aspettano dietro gli angoli per farmi bù, mannaggia a loro.
E, fino a ieri, non ne avevo nessuno da tenermi per mano e fare finta di chiacchierarci, intanto che loro si stancavano. Perchè tutti lo sanno che basta fare finta di niente e non dargli corda, come quando ti fanno i dispetti.
Così mi mancava un pensiero amica-del-cuore, da parlarci insieme.
E il mio pensiero amica-del-cuore è ritrovare la frillina. Ritrovare quello che c’era di buono in quei periodi bui, che sul buio ci ho già lavorato a tempo debito. Scavare lì dentro e ritrovare gli sguardi della compagnia del mare.
Sembra l’oroscopo di Rob Brezsny, me ne rendo conto.
Ma da qualche parte bisogna pur cominciare…
C’è un giorno che ci siamo perduti, come smarrire un anello in un prato e c’era tutto un programma futuro che non abbiamo avverato 9,Novembre,2008

Cara Fatina Smemorina che vegli sulla Comune-ty,
Come stai?
E adesso dove sei?
Ti scrivo perchè ti ho un po’ persa di vista, in quest’ultimo periodo. Magari sei in vacanza.
Magari ti sei dimenticata di noi, mentre cercavi la bacchetta.
Qui le cose vanno così, che virano all’assurdo, come sempre. Solo un assurdo doloroso. Stavolta.
La Strega Nocciola è malata. E noi siamo stretti intorno a lei come le dita intorno al pollice quando hai le mani in tasca. Ma, del resto, è nei momenti difficili che vedi quello che hai seminato. E lei ha seminato noi.
Ognuno ha quello che si merita.
Come se non bastasse tutto questo è costellato da mille piccole sfighe che si accavallano. Come nei sogni, quando devi prendere l’autobus e ti succede sempre qualcosa, sai che devi arrivare in ufficio in tempo e non ce la farai.
In particolare, per quanto riguarda me, fai conto che un branco di pachidermi presi dal panico mi sia passato sopra.
Ma sai cosa c’è?
Che io ho passato la vita a star male. Ma veramente, la maggior parte della mia vita.
E adesso non posso fare a meno di star male ancora. Non dipende da me.
Shit happens, commentava Paolino.
Ma tutto questo esercizio mi ha fatto bene. Ho imparato a cercare un nuovo libro di Lansdale, quando sto male. Scrive come un disperato, è una sicurezza: c’è sempre un nuovo libro di Lansdale.
E ho imparato a scrivere. E ho imparato a circondarmi dei miei amici, che ci sono.
E ho capito che l’alimentazione meccanica è una strada, per quelle che hanno avuto i miei problemi. Mangia come fossero i compiti a casa. Senza sentire il gusto.
Senza caricare il cibo di significati, senza cercare di capire se hai fame.
Se è ora devi mangiare.
Devi andare a lavorare.
Devi uscire dal lavoro.
E devi andare in palestra.
Perchè se il corpo è stanco la testa gira come si deve.
Perchè non servo a nessuno con la testa tutta rotta. Neanche da sola mi servo con la testa tutta rotta.
E, così, con la testa intera e il cuore tutto rotto, mi avvio a iniziare questa settimana che per tutti sarà uno spartiacque tra il prima e il dopo.
Fatina, se ci sei portaci al ballo.
Anche se le sorellaste ci hanno sgualcito tutto il vestito. Anche se siamo in ritardo. Anche se prima ci è toccato lucidare tutta l’argenteria.
Torna dalle vacanze, fatina. E trasforma i topi in cocchieri.
Vado anche a cercare una zucca, se vuoi.
Una bella zucca dove ci possiamo stare tutti comodi, che ci porti direttamente nel posto del pellegrinaggio che ci siamo promessi l’altra sera. E di cui adesso ho dimenticato il nome.
Un posto bello in Val d’Ossola.
Un bacio dalla e. che ti aspetta.
In the darkness of early morning 6,Novembre,2008
“Signorina, quelle, secondo lei, sono oche?”
Penombra.
E’ la prima volta che sento la voce dell’Uomo Pelato Che Aveva Smesso Di Fumare.
Guardiamo il fiume dall’argine. Sta sorgendo una giornata umida e grigia. La luce dà riflessi metallici alle piume delle papere che giocano nell’acqua. E io ho freddo solo a guardarle.
Solo che quel pezzo di natura, come se fosse campagna, scavato nella città, come se fosse un parco, ma non è un parco. E’ solo un po’ verde e meravigliosamente abitato da mille specie di uccelli. Quel pezzo di natura ci ipnotizza tutte le mattine, tra un autobus e l’altro.
Fermi ad aspettare le vediamo sguazzare.
“Forse sono anatre.”
“Ma le anatre sono quelle colorate laggiù, anzi, sono germani reali.”
“Magari sono anatre bianche”
“No, secondo me sono oche.”
“Ma non sono un po’ piccole? Saranno Ocanatre”
Non ride. Chissà cosa si aspettava.
Chissà cosa avrà immaginato. Ti fai un sacco di film sulla vita di quelli che prendono l’autobus con te.
E poi ci facciamo ingoiare dal 14.
Realismo magico 5,Novembre,2008
E mentre i casini della Strega stopoiolano per casa, mentre la nessi torna dall’erasmus. Intanto che sul monte si fanno le prove generali di sostegno comunitario a distanza. Mentre il Puntoggì fa i conti con fosche fantasie sul futuro e la compagna Amber diventa grande e la Gigi tace aspettando di stupirci con effetti speciali, io imparo a misurarmi con il mio bovarismo, cercando di sentirmi eroina da romanzo dell’ottocento quel tanto, e quel tanto solamente. Quel tanto che mi fa bene mentre mi spavento, che il papà del Chimico è finito dinuovo all’ospedale. Ma l’hanno già dimesso. Ma gli faranno altri esami. Ma vanno sempre per le lunghe, del resto, le cose di salute.
Mentre tutta questa vita si rovescia addosso alla comune-ty come la pioggia di questi giorni che scende, scende e ti toglie la voglia di sentire la sveglia al mattino, mi è arrivato questo messaggio della Moira:
“Ciao, venerdì sono a Genova, ci vediamo per un saluto?”
E a chi conosce la mitologia greca.
E a chi sa cos’erano le Moire.
Non c’è bisogno che spieghi che la Moira è un mio ex fidanzato…
3,Novembre,2008
“Si può andare avanti con così poco, che neanche te lo immagini,” rispose la nonna, e raccontò quello che avevano patito in guerra, dei pochi etti di pane che faceva con la crusca, della cipolla usata al posto dell’olio per ungere una patata in padella, delle costole e delle scapole del babbo in evidenza, del freddo, del buio, e dell’assenza di buone notizie.
Chiara Tozzi, Quasi una vita





