La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Dinuovo tutta per me 28,Gennaio,2009

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 11:22 am

Oggi avrei un sacco di cose da scrivere.

Ci sono le cose politiche. C’è questa cosa degli stupri a Roma che mi fa contorcere i budelli, chiunque parli, che vorrei cambiar paese e dire ciao ciao e non farmi trovare più, tanti saluti, forcaioli incalliti, giustizieri solitari, tanti saluti maschilisti allegri, a non rivederci, voi, che sul corpo delle donne giocate partite tristi, chi vince quando e come. E intanto i Rumeni vengono e si prendono quello che vogliono, anche le donne. L’ho sentito dal vivo.
Prima di cominciare a parlare aramaico con voce maschile e terribile e sputare catarro verde: tu morirai…
Ma non c’è solo quello, c’è anche una roba che mi è venuta in mente in mattinata, qualcosa che ha a che fare con la pallottola di Gino Paoli, con gemelli, doppi, soci e lati oscuri che ognuno di noi si porta dietro. Ma ci vorrà un po’, prima devo pensarla bene.
E scrivo, scrivo per allenamento. Scrivo per non perdere l’abitudine e le dita.
Ma mi manca qualcosa.
Mi manca quella cosa che conosce chi scrive, che ti trascina a casa subito dopo il lavoro e che ti fa dimenticare la cena e gli amici e l’amore. E’ un sacco di tempo che un personaggio non mi fa visita, che non parlo tutto il giorno con persone inventate. Che non mi innamoro di una storia, non la seguo come un cane la pista di un odore.
Mi manca quello stato di grazia che fa la differenza tra un mestiere e una vocazione.
Me ne sono accorta leggendo un’amica accesa proprio da quella cosa lì. Me la immagino con gli occhi luminosi e le guance rosse, tutta contenta e incasinata e contenta e incasinata e contenta e incasinata.
Qualche giorno fa ero contenta perché avevo scoperto che, tutto sommato, sono molto ma molto più intera di quanto avessi potuto aspettarmi. Mi hanno risposto parti di me appassionate e morbide e dolci che proprio avrei pensato ci mettessero un sacco a rispuntare fuori. E invece erano lì che gongolavano. Chissà dove si erano nascoste per ripararsi dalla cacca-bomba.
E poi leggo l’amica appassionata, incasinata e felice, felice e incasinata, incasinata e felice, che ride e scrive e rilegge e aggiusta e lei e la sua storia bastano a sé stesse e io capisco che forse ci sono cose mi sono persa per strada.
Nella fatica di vivere ogni giorno con un uomo, nella mancanza di spazio, nella mancanza d’aria che pativa il mio ego, a doversi adattare a stare nella stessa stanza col suo, senza azzannarlo, senza pestargli i piedi, senza neanche dargli una gomitatina, se non per sbaglio o per poca pratica o per poca attenzione.
E su questa cosa del rapporto tra ispirazione e convivenza accetto consigli, prego, perché mi sa che possono essere utili a tutte. Anche all’amica, nonostante sia molto più brava di me.
Così io adesso spero di ritrovarla la mia parte ispirata, la mia parte innamorata delle storie che racconto. La cercherò come un gatto, sbatacchiando la scatola dei croccantini. Ehi, ispirazione, dove sei finita?
C’è spazio per te, ora, nella casa del vicolo. E, magari, adesso, ti tratto meglio. Magari dopo i mille anni di analisi sono capace a non considerarti un problema. Ma tu torna.
Ti cucirò ai piedi come l’ombra di Peter Pan.
E, ti giuro, che se me ne fossi accorta che te ne stavi andando, non ti avrei lasciata andare.
E’ che, avete notato? Queste cose non si presentano mai come una scelta. Piuttosto come una mancanza di combustibile. Si spengono lumini e quasi non ci fai caso. E poi al buio finisce che non sei capace a prendere le decisioni migliori per te.

 

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