E fu così che ieri sera i miei Amichetti del Cuore mi aprirono la manina e ci misero dentro una manciata di spiccioli.
Che così la smetti di menarla sul blog col fatto che non c’hai le monetine per il caffè.
Oggi ne ho presi due.
E poi è arrivato il Merendero a rifornire la macchina delle merendine e mi ha regalato una fiesta, che io ho diviso con il Compagno Cassintegrato dell’Ilva. Era la fiesta del soccorso rosso.
La Maledizione dello Spicciolino, quindi, è stata battuta dall’Unione Proletaria che fa la forza, dalla generosità dei Compagni, dall’altruismo del Merendero e dal sodalizio fra intellettuali e operai.
Ecco, così imparate a lamentarvi delle mie cronache. Oh, amici scellerati!
Se anche io avessi un’Ortica Selvaggia nel giardino mi avrebbe già presa a calci da tempo. Un blog dove l’autoanalisi fine ha se stessa incontra il nulla della routine, trasfigurata da un’immaginazione allucinata.
Stanotte ho sognato Fini che faceva il culo a qualcuno. Aveva addosso degli occhili stupidissimi, da ragazzino discotecaro fatto di extasy. E io pensavo: che occhiali cretini che ha su Fini. Ma a chi stava facendo il culo, e perchè?
Adesso vado su Repubblikit, faccio la chiusa politica e ho finito.
Oh, vita ingrata della donna che vive con un solo neurone che passa le giornate facente le vasche tra un’orecchia e l’altra.
Il nulla che avanza nel mio cervello 27,Febbraio,2009
Aggiornamenti assonnati 26,Febbraio,2009
Ho bisogno di un caffè.
Ma la maledizione dello spicciolino mi perseguita e neanche oggi ho le monetine.
Niente caffè.
E mi sento la pancia come il lupo di Cappuccetto Rosso.
In compenso ho un solo neurone funzionante, quello delle attività vitali di base: respirare, deglutire e ripetere ossessivamente: “Prenda il numero dal pulsante uno”.
Mi sono consumata come un cerino, in questo periodo breve.
Adesso, finalmente, un punto e virgola. Prendo respiro.
Ho in programma qualche giorno di pace, sonno. Tanto sonno, possibilmente. Docce calde, asciugamani puliti, cibo decente.
Questa passione inaspettata, questa sorpresa, questo insolito modo di esser me stessa mi hanno portato fuori cose su cui devo pensare un po’.
Sicuramente con un buon thé al gelsomino in mano.
Perchè nei tunnel, come nel resto delle cose Io preferisco i mezzi lenti perché la lentezza è aristocratica. E la nobiltà è obbligatoria.
Come la Germania nel quarantaquattro 25,Febbraio,2009

Vero è che sono le otto e cinquanta, che vorrei che qualcuno mi portasse la colazione a letto, ma sono in ufficio.
In alternativa mi accontenterei della colazione in ufficio, non l’avessi già fatta.
Andrebbe bene anche un caffè e una fiesta. Ma ho ottantacinque centesimi.
La fiesta costa cinquantacinque centesimi.
Il caffè cinquanta.
E mi si para davanti una scelta difficile.
Opto per il caffè, ce ne sono dentro due. Un caffè per adesso e uno per la prossima volta che la testa mi sbatterà sulla scrivania. Presto.
E’ vero anche che sto scrivendo poco e anche che diserto gli splendidi dibattiti politici della Comune.
Certo, già faccio le capriole sul bordo della pazzia, se poi mi guardo intorno vedo le centrali nucleari, le circolari scolastiche teocon, ma non vedo no l’opposizione, quella dove cazzo è?, e nella migliore delle ipotesi mi viene mal di stomaco.
Allora niente politica, faccio finta di non vederla e anche faccio le mossette da bambina autistica. Partito democratico, u-uh-u-u e mi dondolo con le mani sulla faccia.
Era meglio se mi prendevo la fiesta.
Il fatto è che la serotonina nel mio cervello sta ballando la makarena. Quindi se ricevete da me mail in stile Nash-dei-giorni-peggiori, non stupitevi.
Di solito i miei bersagli preferiti sono la Nessi e il Puntoggì. Ma non è detto che non possa capitare a chiunque.
Comincio fingendo interesse: come vanno le cose, come stai. Ma loro, poverini, già lo sanno dove andrò a parare, in un monologo che funziona all’incirca così:
“Dunque oggi non ci sono, ma domani ci avrei la scuola. Ci vediamo al solito posto, dopo? Bene, perchè è importante vederci al solito posto, alla solita ora, dopo la scuola, è importante. E poi venerdì non lo so, ma forse dormo, ma forse svengo per la stanchezza, certo è che sabato ci sono Paolino e la Fede, DOBBIAMO FARE QUALCOSA. E domenica bici? Eh? Bici? Bene, allora ciao.”
E poi passo le partite di majong a guardare nel vuoto come una lobotomizzata.
Ecco, così mi sento, come se mi avessero scavato dei tunnel nel cervello con un cucchiaio tondo per il gelato. Come se mi avessero cambiato la pillola e me ne avessero dato da prendere una che ha una stupida confezione rosa e che mi riduce uno straccio, mi suggerisce crisi premestruali da tragedia greca, mi mette nelle costole uno sbrano da uccidere i cinghiali a morsi e neanche aspettare che si trasformino in tagliolini e mi distrae i pensieri con tonnellate di ormoni non miei. E, distratta da tonnellate di ormoni, alzi la testa dalla routine e ci trovi di tutto, intorno, sorprese a dieci metri da casa.
E ti chiedi: ma dov’è stata la vita in questi anni?
Ma anche: dio mio (sì, vabbè, diomìo), quanto sono stata disposta a sopportare, un giorno dopo l’altro, un sì dopo l’altro. E mi ritrovo a piangere tre quarti d’ora dalla nalista. E a cercare rifugi caldi e sicuri da vecchio vampiro.
Stammi a distanza di sicurezza. Perchè il mio dolore incanta e manipola. Gli occhioni lucidi, il sorriso amaro. Non ci cascare. Servono solo a noi animali a sangue freddo per trovare un po’ di calore.
Ma resta il fatto che, con tutti gli occhioni e i sorrisi del mondo, con le mie risate, con le confidenze a bassa voce, con tutti i miei progetti che sembrano vitali, io mi trovo impantanata mani e piedi in uno dei periodi più distruttivi della mia vita.
“Fai bene ad andartene. Se potessi mi lascerei anche io…”, doveva essere su una smemoranda di vent’anni fa. I bei tempi in cui mi sentivo esattamente uguale a adesso, ma senza il coccodrillo che mi gira attorno, tic tac, tic tac. Dov’è la tua casa? Dove sono i tuoi bambini? Tic tac.
Svaniti nel nulla, sgretolati nell’impatto con il lato oscuro di un’altra persona. Io che vivevo nell’esercizio costante del controllo del mio. Dove sono le sere pizza-e-videocassetta? Dove sono le passeggiate? Dove sono i progetti di viaggi? Eppure lo sapevi chi ero, la conoscevi la mia storia. Te l’ho raccontata tutta, nei particolari dolorosi che di solito tengo per me, perchè sapessi che cosa vuol dire essere il mio compagno. Il compagno della mia vita, il compagno del meglio, del peggio, essere la terra con cui sopportare la fame e il freddo. Perchè tu sapessi che avresti camminato accanto a una storia complicata, a una persona fragile. Ma, come dice la Nessi su facciabuco (come cazzo ti vengono in mente queste genialate?) a una Pagnotta da Combattimento.
La Nessi dice anche che mi dovrei fare una ragione di questa cosa qui. Che, prima o poi, dovrà smettere di farmi incazzare in questo modo il fatto che quell’uomo non abbia rispettato le promesse che mi ha fatto.
In questo delirio di sentimenti che mi girano per la pancia saltello verso il mio trentaduesimo compleanno.
Ci pensavo tornando dalla nalista, lunedì scorso: sto come la Germania nel quarantaquattro.
Ma mi tengo stretta quello che di bello e di caldo ho intorno. Ho imparato a dire grazie. Niente è dovuto. E aspetto di vedere la luce alla fine del tunnel, o un’indicazione, o una scritta “Vota comunista” sul muro, o un autostoppista carino, o la radio che riprende il segnale e mi canta una canzone che mi piace.
Qualcosa, insomma.
diversivi 19,Febbraio,2009
L’erbolario, che io amo, ah, se l’amo, fa pubblicità su facciabuco.
Diventa anche tu fan dell’erbolario! Sono quindici, cheddico, diciassette anni che uso il loro profumo.
Allora apro la pagina.
E poi, dentro, c’era questa qui, bellissima.
La copincollo.
In certe fasi della mia vita Neruda mi sembra sempre una buona idea.
(Sperando di non doppiare tristi e arcinote figure di merda, ripieghiamo nel privato per la paura che mi fa dover vivere in questo periodo storico)
Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l’alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell’aitante volto,
voglio mangiare l’ombra fugace delle tue ciglia
e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
La tristezza e la costernazione davanti alla tragedia 18,Febbraio,2009

Lo sapevamo che prima o poi sarebbe successo.
Ma non pensavamo in questo modo.
E neanche così presto.
Del resto, anche fosse successo più tardi, è ovvio che a queste tragedie non si è mai preparati.
La solitudine, il dolore. Le ore che non passano mai. Il senso di incomunicabilità.
Il peggio è questo. Non poter parlare con nessuno. Sentirsi isolati.
E solo perchè la Grande Comare si è svegliata e ha deciso che non possiamo più usarlo.
E così il CED fascista e baro ha chiuso facebook.
C’è stato un giro concitato di telefonate. A te si apre? Ma a che ora l’hanno chiuso? Io, stamattina, l’avevo aperto, pensa. Non ho fatto in tempo neanche a mettere lo stato.
Facciabuco se n’è andato.
Basta gruppi, basta test. Basta foto degli amichetti.
Proprio adesso che tutti quelli col mio cognome si sono svegliati e hanno cominciato a cercarsi. Negli ultimi due giorni ne ho conosciuti una ventina.
Speravo di fare un gruppo e poi vederci tutti da qualche parte e capire chi è parente di chi e quando e come.
Ce ne sono un sacco americani, e tantissimi a Napoli. Poi c’è il gruppo Lazio, che devono essere i parenti di mio nonno. E poi c’è una stordita che, a un certo punto, fa: ma io pensavo che fosse un cognome veneto…
Veneto?
Per chi non lo sa come mi chiamo di cognome, e qui non lo scrivo, è una cosa che suona tipo Capuozzo. Non è veneto neanche se lo prendi a calci e gli fai cantare La Biondina In Gondoleta. Ma immagino la faccina di questa, che magari sarà anche stata leghista. E magari anche si sarà vantata delle sue origini venete e della sua veneta biondità, ostreghéta. Incontrarci tutti e scoprire c’è un mondo pieno di parenti terroni.
Immaginare la faccia che avrà fatto non ha prezzo.
Scrivo, oggi, con i nervi a fior di pelle. Questo ufficio ha deciso che vuole la mia morte entro l’una.
Sono arrivati gli elettricisti a provare l’allarme anti-incendio. C’è un rumore che mi va a picchiare direttamente sui nervi. Non tutto il rumore dell’allarme, solo una nota, più acuta delle altre, che mi tende i muscoli della schiena, che mi passa sul sistema nervoso come la carta vetrata.
Scatta l’allarme e io sarei capace di picchiarli. Sento quel rumore che è come le unghie sulla lavagna.
Respiro.
E penso che c’è un’altra cosa che devo scrivere e la cosa in questione è che sono completamente cretina.
Come faccio a cambiare posto se poi (allarme, voglia di alzarmi in piedi e urlare Basta!). Dicevo, come faccio a cambiare posto se poi rimango nei linchi della Comune? E dovrei cambiare stile, se non volessi essere trovata. Provate a cercare Nalista su google.
Mi sa che devo rinunciare alle mie nevrosi e anche alle mie piccole manie di persecuzione. Peccato. Mi piaceva fare Nash.
In ogni caso, se facebook è morto, il sostituto è la ciàt di Gì-meil.
Mi trovate lì tutta la mattina a fare le chiacchiere.
L’indirizzo è:
ema@comunety.net
Venitemi a trovare!
Countdown 16,Febbraio,2009
Dodici e zerosei.
Non scrivo da mercoledì.
Devo trovare qualcosa da scrivere.
Dodici e zerosette. Alle dodici e trenta chiudo tutto e vado a fare la pappa. Una gran pappa: avanzo di riso, non catalogato, preso e intupperato insieme alle foglie di insalata che non erano ancora marcite, in tutto sette. E una scatoletta di carne in scatola.
E poi dicono che ho mal di stomaco.
Vorrei vedere.
Dodici e zerootto.
Vedi che se ti metti lì qualcosa lo scrivi.
Arriva un’utente.
Ma tu sei l’amica di quella ragazza che tanti anni fa le hanno rubato in casa? Come sei cambiata.
E io le chiederei cambiata come? Che dopotutto femmina sono e del tipo vanesio, pergiunta.
Ma la devo passare allo sportello.
Dodici e sedici.
Stamattina c’era fermento fra le papere del bisagno. L’oca è impazzita e urlava contro le anatre che scappavano via. Ma era arrabbiatissima, e le seguiva correndo, buffa, con il collo in basso e il sedere all’insù.
Dodici e diciassette.
L’intermezzo zoologico non è durato a lungo.
Ma, non so. Devo ripensare al mio rapporto con questo spazio, già che ci sono.
Stasera dalla Nalista c’è di scena il mio egocentrismo, la mia ispirazione e dove sono finita a cercarla. C’è di scena il terrore dell’aereo che non riesco a decidermi a prender ferie. E ci mettiamo dentro anche questo.
Non ci voglio più scrivere qui.
Perchè io ci scrivevo, anonima e felice, e per il piacere di scrivere.
E poi c’è stata la comune, bellissimo. Ma poi anche tutta la gente brutta che ci è finita attirata dal lato oscuro del mio meraviglioso ex-compagno.
E poi chissà.
Ma io, io non è che me la sento tanto, più, di scriverci le mie cose della Nalista, le cose belle e le cose brutte della mia vita.
I miei cazzi, direbbe l’Orchetto.
E poi, ieri sera, mi telefona il mio bel Velista e mi dice:
“Cheffai?”
“Guardo un film con la mia amica…”
“La corazzata Potëmkin???”
“No, perchè?”
“Così, leggendo il tuo blog mi sembravi una così…”
Scremando e scremando è rimasto questo: un vacuo grigiore di sinistra.
Per quanto la corazzata Potëmkin sia un gran film. Qui c’è rimasto l?Occhio della Madre, il Montaggio Analogico e poco altro della mia vita.
E se facessi un’arca di lettori e scappassi via?
12,Febbraio,2009
Scusate.
Mi spiace, perchè la faccenda è pesa e importante. Perchè c’è sempre paura di dire la cosa sbagliata. E poi anche paura di non aver detto la cosa giusta. Di essere stata omertosa o connivente.
Mi spiace. Perchè preferisco una parola in più alla colpa di esser stata zitta.
E mi spiace che, sotto sotto, sono contenta. Sembra la Comune-ty di un anno fa.
Ora ci riconosco. Una comunità parlante.
Ma questa è solo una parte di me. Questo è il ministro dei vespai che vive sotto la mia ascella destra.
Allora io credo di dover spiegare cose.
Un chiarimento per la Compagna e anche uno per la Strega.
Tanto la Strega non sarà daccordo lostesso. Soprattutto perchè lei guarda meravigliosamente le cose sotto un punto di vista sempre diverso dal mio, che sempre io non sapevo che esistesse.
Mi piace per questo.
Quindi io sul punto di vista della Strega ho poco da dire. Non fa una grinza.
E non lo dico, lo giuro, perchè sono in lizza per il gioco della Calamity Farm.
Ma io parto da premesse totalmente differenti che adesso provo a spiegare.
Allora io penso che su questo discorso la Compagna in questione c’entri poco, lo premetto.
Voglio dire, chi è che, di noi, trova un tipo che la intorta e non ci sta? E chi è che non ci fa un paio di piantini, quando poi finisce male?
Tutte.
E facciamo anche bene.
La Compagna si è giocata le sue carte, come le piacevano e secondo le sue possibilità. E io penso che sia sempre meglio vivere e rischiare che rimanere a fare la muffa guardando il mare e arrugginirsi come una bitta sul molo.
La Compagna ha esercitato il suo diciassettenne, sacrosanto diritto a far cazzate e a farci rabbrividire, pensandola su treni segreti e sconosciuti, mioddìo. E se i suoi genitori la scoprono, la rapano e la chiudono in convento?
E quindi io non è che avvallo le cazzate, ragazze, scappate tutte con sconosciuti che vi abbordano su internet, che una volta su mille è pericoloso ma quando becchi quella volta sono cazzi tuoi. Ma dico che un margine di rischio fa parte dell’adolescenza. E noi, che, graziaddìo, ne siamo usciti, non è che possiamo fare nient’altro che incrociare le dita e, all’uso, raccogliere i cocci e le lacrime che sono sicure come la morte e le tasse.
Sono sicure e sono anche sane.
Ma qui non si sta parlando della Compagna, delle sue decisioni e della sua vita.
Qui si sta facendo un discorso di adulti tra adulti.
E io non posso passare sopra il fatto che i cuccioli vanno protetti.
Io non discuto sul merito della storia, nello specifico. Sulla Compagna nello specifico.
E infatti, mi sono tappata la bocca e il naso e le dita, nel bel mezzo della situazione, per non turbare le cose. Perché la Compagna fosse a suo agio e si vivesse la sua esperienza bella tranquilla. Perquanto.
Poi è finita e c’è stato il momento dei piantini. E va bene. Sarebbe un po’ stronza una a non farsi trovare nel momento dei piantini.
Ma adesso che è finita da un bel po’. E che quindi non ho più paura di ledere la Compagna nel suo diritto a viversi la sua vita, che se l’è vissuta e va bene così. Adesso che è passata l’acqua sotto i ponti, non è che uno può stare zitto.
Voglio dire, questo, il tipo in questione, ce lo siamo ciucciato per un sacco di tempo, lui e i suoi sproloqui, i suoi casini, le sue crisi isteriche. Poi se n’è andato. E ancora sproloqui e crisi isteriche perché mica potevamo cancellarlo dalla lista dei linchi? No? Perché Amicae mi hai cancellato? Eh? Perché?
Perché io penso, stupidamente, che non è che tutte le storie delle mie amiche debbano diventare i miei amici del cuore.
Così è rimasto nella lista dei linchi della Comune. E, da lì, ha adescato la Compagna.
Adesso, io mi sono incazzata.
Sei voluto restare, con minacce, capricci e sceneggiate, per cosa? Essere garantito da noi mentre ti facevi i tuoi porci comodi? Io avrei preferito mettere in chiaro che non eri mio amico e neanche una persona che consiglierei di frequentare a un’amica.
Ma non ho potuto farlo. Era tutto segreto e, quando l’abbiamo saputo, non è che potevamo dirle: stai attenta che è un coglione. Se è un coglione cosa ci fa nella Comune?
E’ per questo che sono indignata. Perché sono stata costretta a tenerti nella lista dei miei linchi, per non creare casini, per non scontentare nessuno, per fare quello che la Strega auspicava nel suo post. E, da lì, hai fatto una di quelle cose che io, da adulta a adulto, non posso perdonare. Hai giocato a un gioco dove solo tu conoscevi le regole. Hai approfittato della tua età per farti bello, per renderti più affascinante, è un gioco facile.
Voglio dire, io lavoro a scuola, e lo vedi il ragazzino, ventidue, ventitré anni, che ti guarda con gli occhi a cuore. Che quando parli te lo porti dove vuoi, che ti dice le cose meravigliose che pensa, che ride quando fai le battute, ma ride tanto e di cuore, che io i complimenti li odio (lo dicevamo ieri sera con la mia Nuovamica), ma quando uno ride delle battute che faccio, a me si riempie il cuore. E’ un modo per farmi felice, sicuro sicuro.
Però io lo so che questi ragazzini di ventidue, ventitré anni, sono cuccioli. E io sono lì per tirare fuori cose da loro, per farne dei liberi pensatori, dei rivoluzionari. Sono lì per spiegare che non c’è niente di tanto politico come la pedagogia, e che si cambia il mondo così, insegnando. E sto andando fuori tema. Ritorna nei ranghi, post ribelle, che mi sguisci tra le dita e io non voglio scrivere della scuola. Io voglio scrivere del perché tu parli di cose affascinantissime, che per me sono quelle, per qualcun altro saranno la teoria della relatività e i Treni Assassini Volanti. E sono cose che tu sai e che i tuoi amici della tua età, magari, pensano coglione, ho ti fanno degli appunti, o ti dicono no, non è così, cazzo dici. E invece loro ti guardano e si riempiono gli occhi di te.
Ma approfittarne non è etico.
E l’etica per me è irrinunciabile.
E anche è orribile il silenzio su qualcosa che troviamo profondamente ingiusto. Come quelli che vedono i lividi ai bambini e fanno finta di non vederli. Come quelli che se ne stanno zitti quando trattano male gli stranieri sull’autobus, come quelli che se ne stanno, in assoluto.
La differenza con la Strega è che lei non vede la cosa in sé allo stesso modo. Se la reputasse, la sentisse sbagliata come la sento io, probabilmente, avrebbe scalciato come sto scalciando. Io credo.
E questo è tutto. Questi sono i miei motivi.
Questo è il mio meglio, questo è il perché ritengo che questa storia mi riguardi. E questo è perché ho fatto questo, com’è che dicono i maschi? Intervento a gamba tesa sul blog della Nessi.
E ancora mi scuso con la Nessi che si è trovata una caccabomba tra capo e collo, di mercoledì mattina. Saprò farmi perdonare!
Chiudo con una nota a margine: oggi wordpress non funziona bene.
Provo a pubblicare il post, comunque, perché è importante nella discussione. Ma aggiungerò linchi, tag, foto e titolo in seguito.
Riporto, comunque, qui sotto gli indirizzi dove potete trovare gli altri contributi alla discussione:
http://lastreganocciola.blogspot.com/2009/02/only-for-comune-ty-2-o-3-o-4-chissa.html
http://ilblogdellanessie.blogspot.com/2009/02/hanno-detto-i-miei-adolescenti.html
Asl 11,Febbraio,2009
Ci sono donne che incinte sono bellissime.
Ecco, quella no.
Quella, nonostante fosse giovanissima, aveva l’aria di una balena spiaggiata.
La chiamano per il prelievo.
Ne rimane fuori una più vecchia e più vitale. Attacca bottone con quella seduta vicino.
“Ha diciotto anni…”
L’altra parla piano, non sento la risposta.
“Ma poi mi dicevano: è piccola, falla abortire. E io ci dissi, fai un po’ abortire tua sorella. Meglio quello di una malattia, no?”
Ciononostante 9,Febbraio,2009
Qui in ufficio il clima fa schifo. Sembra una partita di risiko in cui io ho i carriarmati rosa shocking, tutti gli altri hanno Panzerkampfwagen e lo scopo del gioco è capire chi è il fricchettone infiltrato e sterminarlo.
E non me la sento neanche di far finta di niente e leggiucchiarmi repubblikit, che le notizie sono pessime.
Allora è da stamattina che mi recito come un mantra che l’importante è arrivare all’una.
Poi me ne andrò in palestra, a sgambettare insieme alla mia meravigliosa classe multietnica, quindi mi aspetta l’Orchetto, prof, brilla, sono appena finite le prove d’esame, adesso ci riposiamo, cos’ha mangiato nel week-end?
Poi mi cercherò qualcosa di buonissimo e coccoloso da mangiare, andrò dalla nalista e, tornata a casa, mi caccamizzerò con la cena sul divano a vedere La Caduta.
Ho già il divuddì a casa.
Se c’era un premio “donna che si rende carina la vita nonostante le avversità” io lo prendevo quasi sempre.
5,Febbraio,2009

“Perchè il fascismo ha fatto un sacco di cose buone, ma certe leggi, in questo momento penso siano obsolete”
“Faccio fatica a vedere qualcosa di buono nel fascismo…”
Ma voi andreste mai in un ufficio pubblico a dire a un’impiegata presa a caso, ma che, nella fattispecie, ha la mia faccia, che il fascismo ha un sacco di cose buone?
Voi no.
Cazzo mi state leggendo a fare, altrimenti.
Questo signore di mezza età, brizzolato, ben vestito, chiaramente appartenente a una borghesia medio alta invece sì.
Ma non per provocarmi “io sono fascista”.
Il messaggio era un messaggio conciliante, un messaggio “io non voglio parlar male”.
Ecco.
E stamattina leggevo la Nessi che leggeva il Manifesto e lo citava. E il manifesto diceva che c’è questa legge con cui vogliono equiparare i repubblichini con i partigiani, e già questo fa schifo. In più ci sono tutta una serie di cose orrende che non vi dico, tanto avete il link e ve le andate a leggere. Mica vi faccio il riassunto, eh.
Comunque i tempi del fascismo si stanno avvicinando e coglierò l’occasione di ricordarvi che io ve l’avevo detto.
E ve lo dirò anche quando ci sbatteranno tutti in galera, ve lo dirò bussandovi in linguaggio morse sulla parete della cella.
…___ .
.___..
.___…___….___
___…___ ___ ___ ___ ___
.. ___ ___ ___ !
E non ve lo volevo dire, ma sono andata a vedere Operazione Valchiria.
E’ un film agghiacciante.
Protagonisti un gruppo di gerarchi nazisti buoni che vogliono uccidere Hitler perchè è cattivo e anche vogliono chiudere i campi di concentramento, nel quarantaquattro. Ma dove cazzo sei stato dal trentatrè al quarantaquattro, Tom Cruise, testa di cazzo, che te ne accorgi dopo undici anni che Hitler è cattivo???
Si chiama revisionismo.
E a me mi fa venire mal di stomaco.
Ma il peggio è che ieri studiavo diritto con l’Orchetto. E ci siamo imbarcati in una conversazione molto interessante sul parlamento. E, a un certo punto, lui mi fa:
“Però prof, è colpa vostra che ci avete lasciato un mondo di merda!”
E io lo guardavo e anche ho provato a spiegargli che io ci ho provato.
Ma capisci, caro, capisci?
Io sono in pochi.
E contro c’è la televisione.
3,Febbraio,2009
Al di là del fatto che su questo blog dovrei ricominciare a scrivere un po’ anche io.
Però, per oggi, leggete questo pezzo bellissimo sul blog della Nessie.
Mi ha fatto la giornata più bella.
Gli Italiani hanno effettivamente i ministri che si meritano. 2,Febbraio,2009
Riporto un pezzo fantastico che il mio amico Enrico Parigi hascritto su facebook.
E ditemi se alla fine non vi viene voglia:
a) di diventare suoi amici anche voi
b) di cambiare nazione e lasciarvi tutto questo alle spalle…
In pratica, i ragazzi di uno dei Paesi più civilizzati d’Europa vanno a prendere a mazzate dei delfini per far vedere quanto son cresciuti. E’ abbastanza evidente a chiunque non sia sotto l’effetto di forti dosi di psicofarmaci che c’è qualcosa che non va in questa affermazione, ma andiamo avanti.
Giusto stasera scopro su una rivista che l’italiano MINISTRO DEGLI ESTERI Frattini (ripeto, MINISTRO DEGLI ESTERI, non il mio vicino di casa, il MINISTRO DEGLI ESTERI), pur essendo preso da svariati impegni lavorativi (quali p. es. le solite zone di guerra in Medio Oriente), riceve una segnalazione di tale gruppo via FACEBOOK (ripeto, FACEBOOK, e ora finalmente sappiamo da dove la Farnesina ottiene le informazioni). Al che il MINISTRO, dopo essersi consultato con il SOTTOSEGRETARIO AL WELFARE con delega alla sanità veterinaria, prende a cuore la vicenda e s’impegna su un nuovo fronte umanitario SCRIVENDO AL MINISTRO DEGLI ESTERI DANESE che “l’opinione pubblica italiana condanna simili pratiche violente”.
Ebbene, quello che viene riportato nel gruppo di Facebook parte da un fatto vero che è stato volutamente distorto. Nelle isole Fær Øer, una volta all’anno, i pescatori cacciano questa specie di delfini che non è a rischio d’estinzione; la caccia è regolamentata e avviene anche perché mangiare quello che passa per il mare è naturale per chiunque viva su 1400 kmq di isolette. Niente “prove di raggiungimento di età adulta” da parte di esibizionisti, dunque. Sarebbe bastato informarsi un poco di più anziché gridare subito allo scandalo.
Altre osservazioni in merito le potete trovare qua:
http://attivissimo.blogspot.com/2008/11/i-danesi-ammazzano-i-delfini.html
Non a caso, è stata modificata la descrizione del gruppo in questione, eliminando la storia dell’ordalia dei giovani e puntando soprattutto sull’orrore della mattanza.
Insomma, il fatto rilevante qui è che il ministro degli esteri italiano, con tutta la merda che c’è da spalare, ha pensato bene di mandare una lettera al suo collega danese riguardo una notizia esagerata e tendenziosa comparsa su un gruppo di Facebook.
Pensateci. Sarebbe come se Ahmad Nazif scrivesse a Frattini notificandogli che l’opinione pubblica egiziana condanna il brutale sgozzamento dei maiali nelle nostre fattorie, cosa che lui ha potuto constatare tramite Myspace.
La risposta più immediata da parte di un ministro serio e diplomatico credo sarebbe una via di mezzo tra “ma fatti i cazzi tuoi che c’hai già abbastanza problemi di tuo” e “ma vai a cagare idiota che io qua c’ho da lavorare”. Fortunatamente c”è da aggiungere che le Fær Øer, per quanto riguarda la regolamentazione della pesca, sono diventate indipendenti dalla Danimarca. Se non altro dunque Frattini sta scrivendo all’indirizzo sbagliato.
