E, quindi, in fine, doucement è solo una parola.
E non si dica che non ci ho provato a rispettarmi in questa fine stagione. Non si dica che ho agito d’impulso.
Ieri sera si è consumato tutto. La cosa bestiale, perdonatemi l’aggettivo in pieno stile anni ottanta, è che è stato tutto uguale agli incubi che mi hanno tormentata per tutto il tempo in cui quell’uomo ha vissuto con me.
Mi svegliavo nel bel mezzo della notte terrorizzata perchè avevo sognato esattamente quello che poi è successo.
Niente sogni premonitori, niente stregonerie, niente palle di cristallo. Solo una parte lucida di me che lo sapeva. E quella parte lucida ha aggiunto un particolare importante, nella realtà, ha aggiunto Guido e il Cirano che mi hanno tirata fuori al momento giusto. Morale: la realtà è sempre un po’ più clemente di come la immagini, perchè sulla realtà puoi mettere in atto delle forme di tutela di te stessa che nei sogni non ti riescono.
Allora io ho deciso di andarmene. Anche se non ero pronta ho deciso di andarmene perchè quell’uomo sta impazzendo. Perchè la sua parte malata sta usando me per sabotarlo. E allora non mi resta che andarmene.
Se me ne vado io ci provo a salvarmi.
E forse ci riesce anche lui. Se io non gli indico la strada, una volta tanto, magari per sbaglio, la imbrocca.
E vi giuro che mi dispiace in una maniera acuta come un cane che guaisce. Chissà perchè mi vengono sempre in mente metafore di cani.
Rimango dell’idea che sia stato un amore importante. E che quello che ho fatto per tenerlo in piedi e salvaguardarlo e nutrirlo e sistemarlo sia valso la pena per una serie di momenti meravigliosi. Sono avvolti di luce, nella memoria, e hanno il colore dei prati e del cielo. Verde e azzurro è stato questo amore. E giallo.
Mi mancheranno disperatamente i momenti con lui, anche gli ultimi cinema crepuscolari, anche quando non era più possibile parlarsi.
Mi mancheranno anche quelli.
Perciò dico che non ero pronta.
Ma tant’è ci sono le cose che è giusto fare.
Ora devo solo pensare a me. E devo pensare a metterci una pezza. Per cui la prima cosa è guardare tutto nell’ottica più ampia che comprenda tutta la mia vita. E allora, in un’ottica più ampia, sono stati solo due anni e qualche centinaio di vasetti (non è mia, ma me la sto ripetendo da tutto il giorno).
Perquanto senta qualcosa che ulula in fondo alla gola, quando me lo ripeto.
La seconda cosa è che passa tutto. Passerà questa pioggia sottile, come passa il dolore.
La terza cosa è che non è un dolore profondo, perchè quando dormo sto bene. Poi squilla la sveglia e dopo un minuto o due comincia a contorcermisi lo stomaco.
La quarta cosa è che ci ho la rete dei trapezisti. La terza cosa sono le vostre mail, i commenti, le telefonate.
La quinta cosa è Guido che copre i tempi morti. Lui che conosce la mia ansia, lui che mi ha vista piangere sui cespi di lattuga lo sa. Quando non respiro lo chiamo.
La sesta cosa è l’expo, poter guardare l’orizzonte per vedere se arriva il Mostro Marino. E poter passeggiare piagnucolando con la Cana Ganja se mi sento di farlo.
La settima cosa è il compito della Nalista, visto che tutti ci hanno preso gusto a darmi i compiti. Mi ha detto che devo ricominciare a sbucciare la verdura. Anche se mi fa venire da piangere solo l’idea. Piangerò e sbuccerò verdura finchè non ricomincerà a essere normale.
L’ottava cosa è la scuola. Io entro a scuola e l’ansia mi abbandona, il dolore mi abbandona. A scuola, solo a scuola riesco a vivere nell’attimo. L’ottava cosa è che tra un po’ ci sono gli esami e ci vivrò all’Istituto Ultima Spiaggia.
La nona cosa è che oggi pomeriggio vado dal parrucchiere: chissà che non mi serva a mettere un po’ a posto anche le cose dentro.
La decima cosa è la mia vacanza. Venerdì stacco da qui, stacco la testa, stacco tutto e non si può sapere che cosa succederà al ritorno.
L’undicesima cosa è tutto quello che mi fa bene all’umore, libri, cinema, incontri, risate, amanti, gite, shopping, passatempi.
La dodicesima è pensare sempre e comunque ad altro. Il pensiero scava le sue vie come i fiumi e io devo deviare il corso del mio pensiero, se voglio sopravvivere.
La cosa tredici, e mi fermo, è la mia gatta che mi dorme a fianco tutte le notti e vigila sul mio sonno tranquillo.
C’è tutto.
C’è, come mi disse un altro amore, tanti e tanti e tanti anni fa, c’è Cortez che brucia le navi per essere sicuro di non tornare indietro.
Il paletto di frassino 31,Marzo,2009
Gli stati generali 30,Marzo,2009

Comune-ty, amici tutti, lettori.
Oggi è una giornata un po’ difficile per me.
E ho bisogno dell’aiuto e dell’affetto di tutti. Ho bisogno delle vostre risate e dei vostri commenti. Ho bisogno delle pacche sulle spalle, che mi prendiate per mano, come fate sempre, del resto, per tenermi lontana dal fiume.
L’Ecs ha trovato una nuova fidanzata. E io ho questa sensazione come di aver vissuto due anni e mezzo con qualcuno che ha l’orizzonte sentimentale di un acquario di tartarughe. Morta una tartaruga vai al negozio e ne compri un’altra.
Il Puntoggì dice che è come giocare a ce l’hai. Quando sei riuscita a passarla a qualcun’altro tutto quello che devi fare è scappare e cazzi suoi.
Io, invece, mi devo abituare all’idea. E’ un’idea che mi attorciglia la pancia e mi svuota la testa. Come i cani che corrono quando hanno paura. Lo sguardo vuoto dei cani impauriti.
Un po’ sto bene e penso che si aggiusterà tutto. Che è solo la fine di tre anni della mia vita in cui l’ansia mi ha seguita come il Colombre.
Adesso sarà il caso di fermarsi e capire che cos’è che mi vuole regalare questo Colombre.
Due minuti dopo mi prende una paura assurda, il panico. Vero, di quello che non ti lascia respirare.
Per sopravvivere al week-end mi sono drogata tantissimo. Ma è vero che quella merda ti svuota la testa e non ti fa sentire niente, solo pensieri schifosi che ti guardano da dietro a un vetro e sai che non è il vetro che ti serve.
E non ce l’ho neanche tanto chiaro da dove viene tutto questo. Non è il desiderio di ricominciare con lui. Questa è una delle poche cose di cui sono sicura e quindi smettetela di toccarvi le parti basse e fare gli scongiuri.
Piuttosto è paura, è solitudine, è consapevolezza che se c’era una profondità di sentimenti, di vita, di cose belle. Se c’era è quella che ci ho messo io, a discapito di tutta la mia vita, prosciugando pozzi, devastando campi di quella mia vita che ci avevo messo anni a far belli e fioriti.
Mi guardo intorno e penso: ma come ho fatto a farmi tutto questo?
E come fa lui a passare da una vittima all’altra, nell’arco di così poco tempo?
In questi mesi ho avuto delle storie anche io. Ma storie belle, pulite. Amicizie, soprattutto. Perchè non sarebbe stato dificile trovare qualcuno a cui succhiare il sangue. Un servitore che fosse lì, proprio nel momento in cui. Qualcuno che mi preparasse la cena e mi facesse sentire che va tutto bene.
Ma è meglio non succhiare il sangue agli sventurati che passano sulla mia strada dolorosa, finchè è dolorosa. E poi il dolore conviene sentirlo.
Emu sa detu, dicono a Genova.
Abbiamo già dato.
E così ho pensato che è inutile che faccio finta di niente. Tanto ho più di trent’anni e la mia faccia parla per me.
Stamattina sembra che mi hanno lavata in lavatrice a novanta gradi con la centrifuga. Fa molto eroina romantica che la mia pelle reagisca così.
Quindi io devo sopravvivere da qui a venerdì, perchè sabato partirò per una lunga vacanza che spero metta a posto un po’ di pezzettini del mio cuore. Mi succede spesso che i viaggi riescano a cambiare la mia prospettiva delle cose. Si viaggia per tornare con gli occhi diversi.
E i miei, oggi, tanto per cambiare, sembrano fiori regalati a maggio e restituiti in novembre.
Ma dove si trova la forza per accettare che un amore che doveva essere l’Amore, in cui una (una a caso) ha messo tutto, ma proprio tutto, senza risparmiare niente per sè, in realtà fosse un calesse?
Dove si trova la leggerezza per dire: scusa, mi sono sbagliata?
Eppure mi sono sbagliata.
Cazzo se mi sono sbagliata.
E’ umano. Ma non riesco a perdonarmelo.
Ho preso la mia vita, ho schiacciato l’accelleratore e mi sono buttata contromano in autostrada.
Si può essere così coglione?
E adesso ce l’ho qui davanti la dimensione della mia vita che è finita sotto un tir.
Quello poteva frenare. E poteva anche non essere lì che sorpassava un altro camion a trecento all’ora e poteva anche aver dormito nelle ultime ventisei ore. E poteva non scappare, vedere almeno se per caso ero rimasta viva.
Ma rimane il fatto che io ero lì, in contromano.
E questo mi fa incazzare.
Così, credo, uno dei modi di chiudere questa storia può essere anche riuscire a perdonarmi.
Ed è quello che cercherò di mettere a cuocere nella mia sottocorteccia, nei prossimi tempi.
Ma voi, per favore, datemi una manina, perchè ne ho bisogno.
Se potete farmi un surplus di coccole, un surplus di chiacchiere, un surplus di pacche sulla spalla e sorrisi, mi fate un favore.
E scusatemi se farò un po’ fatica, che sabato, quando mi ha chiamata Paolino per chiedermi come stavo, sembrava che parlasse con la statua di Ramsete Secondo. Se potete, controllate se ho mangiato. E distraetemi, e presentatemi gente bella come venerdì pomeriggio la Nessi, grazie Nessi. Se potete scrivermi le mail. Scrivetemi, anche se non vi conosco fa uguale. Anzi, fa piacere.
Ho bisogno di far uscire il mio cervello da questo binario morto. Di una bella terapia comportamentista home made. Le ragioni poi me le discuto in analisi. Ma intanto bisogna uscirne.
E vi ringrazio: se c’è una cosa che è rimasta intera è la mia rete di salvataggio.
E anche vi dico che quando starò bene, e starò bene presto, perdìo, ritornerò a cucinarvi le cose deliziose di sempre e sorriderò così tanto che avremo la ridarola tutte le sere. Potrei anche promettervi che vi starò vicino in qualsiasi momento buio della vostra vita, per sempre.
Ma quello ve l’ho già promesso quel giorno che siamo diventati amici.
Un altro po’ di compiti 27,Marzo,2009
Del resto, questa settimana ho lavorato pochissimo sulla creatività. E dire che era un capitolo interessantissimo.
E’ il capitolo sugli artistofagi, che non sto neanche a spiegare cosa sono che ve lo immaginate. E poi anche sulle occasioni, che se uno non crede in sè stesso non le coglie mai. Ci sono anche altre due cose, l’attenzione ai particolari dell’attimo presente e quello che comporta il cominciare a svegliarsi, ma queste sono cose che mi sono già abbastanza presenti.
Allora, come utilizzo il mio tempo?
Devo pensare alle attività principali che ho svolto questa settimana. Sono venuta a lavorare in ufficio. Non mi piace tanto, però me la faccio passare, specialmente quando ci sono i miei compagni di banco che scherzano e fanno le chiacchiere. Poi sono stata a scuola. Stare a scuola è la cosa più bella del mondo. Poi sono stata in palestra. Anche andare in palestra mi piace un sacco. L’altro giorno ero stanca e ci sono andata più perchè non avevo voglia di andare a casa che per altro. Ma nello spogliatoio si sentiva “I will survive” in versione remix da palestra e io ho cominciato a muovermi e a ballicchiare mentre mi vestivo e avevo un sacco di voglia di andare a fare aerobica. C’è qualcosa che è cambiato nel mio cervello riguardo alla musica e al movimento, indubbiamente. Immaginate la scena di Full Monty quando ci sono i protagonisti che fanno la fila e cominciano a ballare. A me sta succedendo così. Poi ho riguardato la Mattonella Maledetta, ma in questo momento manca un pezzetto di corpo e anche la fine. Ho fatto qualche incursione su Facciabuco, ma era più bello quando c’era in ufficio ho poco tempo. E poi ho sognato la mia vacanza, per un sacco di tempo, ho vissuto con la testa già in Sicilia. Ho cercato di mettere a posto cose con questo mio Ecs, ho scambiato mail con gli amici, ho chiacchierato, ho dormito, non ho sognato mai ad occhi chiusi. Mi sono data lo smalto alle unghie, ho pensato che devo fare qualche cosa, d’estate, che mi faccia sentire bene come la scuola, ma non so se avrò abbastanza soldi. Avrei potuto fare la spesa e cucinarmi qualcosa di migliore, ma ho vissuto di aperitivi, lo ammetto. E ho organizzato gli spostamenti per la mia vacanza. Ho curato poco la cana, sarebbe bello se potessi dedicarle più tempo, ma emotivamente, proprio. Il problema è che in questo momento ho bisogno di muovermi e cerco di stare sola il meno possibile. Ho aggiustato il mio accaunt delle poste e ho preso appuntamento per domattina con l’estetista.
Venti cose che mi piace fare (e quando le ho fatte l’ultima volta)
Insegnare a scuola (ieri sera), mangiare cioccolatini lindòr rossi (ieri pomeriggio), sorridere, ammiccare e fare la scema (mercoledì pomeriggio magna cum figura di merda allegata), andare in bicicletta (quella domenica con la nessi in cui mi si è rotto il pedale), cucinare (natale), fare l’amore e non pensare ad altro (a-ha), chiacchierare, sfumacchiare e prendere il the (l’ultimo the della terza internazionale), uscire dalla porta della scuola, accendermi una sigaretta e pensare: evvai, comincia il week-end (l’ultimo week-end in cui l’ansia non mi ha consumata), andare a teatro (dal concerto della Marini), andare al cinema (lunedì scorso a vedere Clint Eastwood), una serata tra ragazze (quella sera a vedere “giulia non esce la sera”), andare alle terme (domenica prossima!), prendere il sole (due domeniche fa sulla nave italia), farmi raccontare le storie (aperitivo con l’amicapaola), raccogliere le ortiche per cucinarle (l’estate scorsa), fare i vasetti (l’estate scorsa), andare a fare sciopping (l’ultimo strascico di saldi da triumph con la nessi), fare teatro (l’ultimo spettacolo che abbiamo messo su), parlare con i miei personaggi e sentirmi ispirata (cent’anni fa), fare una battuta e la gente ride (non me lo ricordo ma spesso succede), giocare con Leila (due week-end fa?), doccia calda, depilazione, mille maschere e crema idratante profumata, essere invitata a cena (eh, un mesetto), quando l’Orchetto pulisce il cervello e gli parte per sbaglio un’idea (circa due settimane fa), fare la lampada abbronzante quando fa freddo (quando faceva freddo), la prima volta che metto un vestito nuovo (qualche settimana fa).
Dovrebbero essere qualcosa più di venti.
Allora ne devo scegliere due da fare questa settimana e allora dico che vado alle terme, che oggi, uscita da scuola, cercherò in me la gioia del week-end che comincia, e, se non la troverò mi metto un altro compito che sarà almeno una volta in questi due giorni che mancano sorridere, ammiccare e fare la scema.
Altre cinque vite che mi piacerebbe vivere:
Vita uno: Janis Joplin, vorrei avere la sua voce. Se io c’avevo la voce di Janis Joplin tutto il giorno cantavo. Ma, con tutta probabilità, se Janis Joplin fosse stata capace a scrivere tutto il giorno scriveva. Ma questo è il mio compito, mica quello di Janis Joplin e allora dico che vorrei una vita in cui canto come lei, oppure come la Callas, oppure come Iva Zanicchi.
Vita due: Million dollar baby, in barba alla psicoanalisi, mi piacerebbe che a un certo punto mi metto in testa di fare il pugile. E mi alleno tantissimo e faccio anche gli incontri e poi vinco e dico: cazzo, dovevo fare il pugile!
Vita tre: Frida, tutto il film, dall’inizio alla fine.
Vita quattro: Casablanca. Io mi trovo un marito fichissimo come Victor Lazlo che fa la resistenza e tiene un ego così pieno di cose da non avere paura del mio di ego, e figuriamoci dei tedeschi. Invece di ringraziare il cielo, la Madonna, Gesù Bambino e tutti i santi del calendario, con la promessa di smetterla per sempre di bestemmiare e anche di fare lo sgambetto alle suore per strada, incontro quel gran fico di Humprey Bogart. Ma alla fine sarò su quell’aereo, e, se non sarò su quell’aereo, sarà solo perchè non mi è passata la paura di volare.
Vita cinque: il film americano prototipo, oppure il romanzo rosa. Lei è una ragazza carina e simpatica che nella vita ne ha passate un sacco, compresa l’ultima, devastante, avventura, che sta cercando, con pazienza, di sbrogliare. A un certo punto succede qualcosa, un’avventura? un cambio repentino di prospettiva? Un ambiente nuovo caldo e accogliente? La prospettiva di un cambio di lavoro? Un nuovo amore? Un’amicizia di quelle che ti cambiano tutto? Viene rapita dagli alieni? E improvvisamente le cose cambiano…
Dieci cambiamenti che vorrei fare:
Vorrei cambiare la lampadina della cucina che c’è quella azzurrina di scorta, svitata dallo sgabuzzino, da tre settimane e non vedo una fava.
Vorrei cambiare compagni di banco perchè quelli che ho passano la mattinata a prendermi in giro e a scrivermi lettere anonime e antipatiche.
Vorrei cambiare casa perchè la prospettiva di un trasloco mi piacerebbe. Ma sempre in zona, solo con una stanza in più.
Vorrei cambiare telefonino e comprarmene uno con gli emmepitrè, ma sono eticamente contraria.
Vorrei cambiare il compiùtero di casa con qualcosa che funzioni.
Vorrei cambiare le piante sul davanzale e metterci delle piantine d’alloro che sono le uniche che rimangono vive.
Vorrei cambiare, naturalmente, la situazione con questo mio Ecs di cui parlavo ieri.
Vorrei cambiare un pochino i miei genitori, giusto un accorgimento o due per farli vivere più felici: insegnare internet a mio padre e un po’ più di cura di sè stessa a mia madre.
Vorrei cambiare il mio terrore per l’aereo nel terrore per qualcos’altro.
Vorrei cambiare la felce che ho preso all’ikea con una colf che si occupasse di me in cambio di un po’ d’acqua, ogni tanto.
Per compito c’era da avverare una cosa: è venerdì. Cercherò di cambiare la lampadina della cucina, vah!
Finito!
Adesso mi manca solo l’appuntamento con l’artista bambino.
Ma mi è piaciuto così tanto colorare l’album che lo rifaccio!
Allo stato attuale 26,Marzo,2009
Quello che vorrei è respirare bene. Vorrei vivere senza ansia, senza paura. Vorrei non avercela nascosta negli angoli che mi guarda, vorrei che non fosse una mattonella storta e infida, un buco nell’asfalto, una buccia di banana fottuta che un momento prima stai camminando e un momento dopo ti fai male.
Ci sarà una buccia di banana nella mia serata? O riuscirò a respirare bene per tutto il tempo?
E’ vero che la mia vita è, più o meno, sempre stata così. Ho, più o meno, sempre camminato sulle uova. L’ho sempre fatto da ragazzina, io a diciassette anni lo sapevo che potevo farmi di qualsiasi cosa ma non allucinogeni, che avevo dei mostri troppi e troppo brutti da tenere a bada. E lo sapevo che quando sarei stata grande me ne sarei andata in analisi a cercare di toglierli di lì. E poi mi sono iscritta in analisi e ho scoperto che i mostri lì stanno e non è che gli puoi fare la sospensione pietosa dell’acqua e del cibo, non è che puoi abbandonarli sull’autostrada e neanche pagare un killer. Puoi farli diventare i tuoi cani da guardia, perchè i tuoi mostri sei tu.
I mostri erano lì e hanno abbaiato e hanno sbavato e mi hanno morsa e hanno fatto svegliare tutti i vicini per tre anni.
E io ero troppo spaventata per andare a vedere che cosa volevano.
Mi drogavo di tranquillità, sebbene non fossi affatto tranquilla. Ho trovato una tragedia migliore che mi distraesse. Ho trovato un mostro esterno di cui occuparmi, per non dovermi occupare dei latrati che venivano dalla cantina.
Poi il mostro si è mostrato e io ora mi devo occupare dei danni che mi sono fatta fare da lui, e pure dei latrati in cantina, e pure della mia rutine, e pure delle mie tristezze e pure della mia ispirazione ondivaga e pure del futuro che mi fa paura e pure del passato che mi fa un male porco e pure dei miei colleghi da forca e pure degli esami che si avvicinano a scuola e pure dell’Orchetto che litiga con la prof di inglese, e pure della cana che vuole uscire e pure delle faccende di casa, e pure di occuparmi i week-end e di non fare l’autistica.
Mi sforzo di pensare che per ogni cosa c’è un motivo. Ogni esperienza, per stupida che possa sembrare, fa parte di un disegno più ampio, quello della mia vita che è lunga e fa tanti giri.
Io mi sono trovata un uomo che mi ha trattata da schifo, che in tre anni ha pensato solo a sè stesso e ai suoi giochi, salvo poi rinfacciarmi che i suoi giochi gli sono mancati e mancati. Un uomo che piange quando non ha la botte piena e la moglie ubriaca e anche ubriaca tutta la famiglia e una cassa di rhum. Un uomo che vuole tutto ma che non è abbastanza forte per sopportarne le conseguenze. Un uomo scisso, peggio di me, tra quello che ama e la sua rabbia.
Un uomo che non sa capire che ci sarà un giorno in cui mi chiamerà per chiedermi scusa, per le cose atroci che mi ha fatto e che mi ha detto.
Io lo so, perchè questo film l’ho già visto, fosse il primo che torna a chiedere scusa.
Perchè poi io mi trovi sempre dei cretini che devono finire per chiedere scusa a anni di distanza non lo so. E’ un limite mio. Limite è anche un po’ un eufemismo.
Sostanzialmente io devo tirare via di lì i miei sentimenti, che vengono via con lentezza. Doucement è la parola che ha il suono giusto.
E io vorrei solo che, se quest’uomo non ha rispettato la lealtà che mi doveva, il mio tempo e i miei spazi, e tantomeno la mia storia e i miei sentimenti, che almeno provi a rispettare i miei tempi nell’andarmene. Dal momento che ha raso al suolo senza pietà il mio futuro che, perlomeno, rispetti la mia paura dell’ignoto.
Io me ne vado, ma doucement.
E invece a lui viene fuori un mostro dentuto dalla pancia, come Alien, che cerca di farmi male e farmi paura e non capisce che nessuno è mai riuscito a schiodarmi da una posizione facendomi male e facendomi paura. Io se mi fanno male e mi fanno paura mi blocco dove sono e non mi muovo più.
Non è un pregio, forse solo in politica, forse solo nella guerra partigiana, nella vita di tutti i giorni è un fottuto meccanismo di difesa, come quei vermetti che si appallottolano.
Io, dolcemente cammino, se no mi appallottolo e non mi schiodi.
E mi fa schifo questa situazione perchè una delle cinque vite che vorrei vivere è Wonder Woman, una risposta unica e convincente ai dubbi e ai problemi: vaffanculo.
E sono un po’ stanca.
Sono stanca di non essere ascoltata e capita, neanche chiedendolo per favore. Sono stanca di non essere mai tutelata, io che sono sempre così carina con gli altri.
Ma soprattutto sono stanca di mattonelle sconnesse e cieli di carta strappati e Ba-bau dentro gli armadi.
Io voglio vivere tranquilla, in una realtà dove si respira.
Così questa è la sensazione che ho adesso della mia esistenza. La sensazione che vada tutto bene, qui al lavoro, la scuola, amici, amanti, occasioni. La sensazione di lavorare bene sulla mia creatività, un po’ più di forza e tempo per me e cose che mi piacerebbe fare. E pure dalle macchine per noi i complimenti dei playboy, che, come dice il Puntoggì sono importantissimi per le ragazze. A me non piacciono tanto i complimenti. Ma li metto perchè ci sto lavorando sopra.
Va tutto bene.
Tranne una parte di me che è inchiodata in qualche posto a farsi prendere a calci dal mio ex.
Allora io ti chiedo, caro ex, per favore, smetti di prendere a calci questa mia parte che è rimasta lì, perchè non è utile per te e non è utile neanche per me.
A me non me ne può fregare di meno della tua vita, di quello che ci vuoi fare, facci un po’ quello che vuoi. Ma aiutami a schiodare di lì quella parte.
Perchè non è facendo la voce grossa che la schioderai. Smettila solo di prenderla a calci e io, con calma, la prendo per mano e me la porto via.
Poi me la prendo a calci per un po’ da sola, perchè mi ha proprio rotto i coglioni, e, infine, cercherò di capire chi è e da dove viene.
E non me ne frega niente se tu hai altri problemi, perchè io sono, comunque un tuo problema e, allora, tanto vale, per una volta nella tua vita, darmi la priorità, così poi potrai lavorare su te stesso, andare a giocare sull’autostrada, buttarti da un posnte, impiccarti, tagliarti i gioielli di famiglia da solo, in autonomia e come meglio crederai.
Waiting for “La Mattonella Maledetta” 24,Marzo,2009
Ma quando la tua analista ti dice che ti potrebbero far bene i fiori di Bach, allora forse è il momento di farsi delle domande. Magari è l’inizio di una china, abbiamo cominciato con lo yoga e lo sciazzu, adesso i fiori di bach, seguiranno pendolini e pietra-terapia, reiki, per poi ripiegare nella cultura tradizionale: una taranta o un esorcismo…esci da questo corpo! Magari un bel viaggio a Lourdes.
Tanto che vado in Sicilia potrei farmi un giretto a Tindari. Ho guardato sul sito, c’è una madonna nera miracolosa e poi c’è anche il bar del pellegrino. Mai più senza.
Oggi mi prenderò il pomeriggio per riguardare l’esercizio che mi ha dato il mio maestro. Lo chiamerò La Mattonella Maledetta. Mi sembra un titolo consono. Non è un brutto pezzo, a parte il fatto che non ha senso, come quando traduci le frasi dall’italiano al latino per esercitarti sulle regole ma non cerchi neanche le parole sul vocabolario, usi termini a cazzo, che sono le declinazioni giuste che ti interessano. Così è la Mattonella Maledetta. Ma voglio che sia carina, e quindi non escludo che la riscriverò, mi sembra che il primo pezzo sia un po’ disarmonico, rispetto al resto. Forse cancello tutto e lo rifaccio. Forse tengo solo un pezzo che mi piace.
E divento allegra a lavorarci su.
Non mi ricordavo più quanto tempo ci vuole per scrivere, come dice la Strega, la scrittura dello slow time.
Presto sarà ora di salire a mangiare.
Insalata mezza morta nel frigo, tonno e fette di pane del mulino bianco.
Oggi non sono riuscita a fare di meglio.
A da venì la mattonella…. 23,Marzo,2009
“In tempi dolorosi, quando il futuro sembra troppo terrificante da guardare e il passato troppo pieno di sofferenza, ho imparato a prestare attenzione al presente perchè il preciso momento in cui mi trovavo era sempre l’unico posto sicuro per me”
Era sul mio libro, e lo metto qui perchè sembra scritto per me e per i miei momenti brutti.
Ieri sera sono riuscita a scrivere qualcosa. L’ho scritto, l’ho riletto.
E poi mi sono ricordata che le cose che si scrivono devono lievitare. Così oggi non lo posterò.
Oggi lo correggo ancora un po’.
Magari lo riscrivo.
Mi ero dimenticata questo lavoro paziente, presa dalla scrittura pretaportè del blog.
Quindi c’è da aspettare ancora un pochino.
Ma arriverà.
Cinque vite che mi piacerebbe vivere (compito settimanale) 20,Marzo,2009
La prima vita, di sicuro, è la vita di me che, a ventidue anni, decido di rimanere con il mio ex fidanzato storico.
La prima vita è per amare questa qui che ho e per sceglierla ancora, ancora una volta. Vedo una casa. Un appartamento in zona-fighetta-ma-non-troppo. Magari Corso Dogali.
Non proprio centro storico, che puzza e c’è poca luce. E’ proprio la puzza e la luce perchè da brava coppia radical chic non sono gli stranieri e le puttane. Non sono gli artisti con le ossa spolpate dal talento, non sono i piccoli spacciatori, nè i magazzini dove si prega.
E’ che c’è poca luce. E’ un po’ claustrofobico il centro storico.
E quindi viviamo a mezzacosta sulla collina dei borghesi piccini, in una casa con i pavimenti lucidati da una signora che viene sempre quando non ci siamo. Ce la regala sua mamma, qualche ora, perchè non vuole che nel nostro poco tempo libero facciamo le pulizie. In realtà le pulizie le facciamo uguali perchè la signora lucida i pavimenti, pulisce i vetri e fa tutti quei grandi lavori inutili che servono a mia suocera per non vergognarsi quando qualcuno viene a trovarci. Suo figlio deve vivere in una casa che luccica.
Abbiamo un bambino, maschio, si chiama Francesco. Va alle elementari e io lo adoro. Ma litighiamo sempre su di lui. Non abbiamo le stesse idee in fatto di educazione. Io lo vorrei Che Guevara, lui lo vorrebbe De Gregori. La casa è in stile country provenzale, tutta un po’ sul giallo, è allegra.
Credo che alla fine io mi sparerò un colpo in testa come la protagonista di Revolutionary road.
Non ho visto quel film.
Fine della mia prima vita.
Nella mia seconda vita sono rimasta a vivere a Londra. Non mi sono lasciata convincere dai miei a tornare e fare l’università in questa piccola città.
Cosa faccio non lo so.
Nella peggiore delle ipotesi sono tredici anni che lavoro da un chebabbaro.
La mia terza vita è Indiana Jons, direttamente dalla mia artista bambina.
Sono un’archeologa e cerco tesori nascosti. Giro per il mondo e mi diverto un sacco. Pa-pa-pappa-pa-pa-pa-pa-pa-pappa-PA-PA-PA-PA-PA!!!!
La quarta vita è il vampiro di twilight, perchè mi sarebbe un sacco utile per riuscire a rimanere viva per tutta la giornata di oggi.
Essere immortale, dico, mi sarebbe utile, oggi.
Il cielo è un po’ coperto, quindi, in linea di massima, non dovrei avere problemi a luccicare.
Come superpotere voglio il trucco dello Jedi. Vorrei arrivare dalla mia Quarta del venerdì, guardarli tutti negli occhi e ipnotizzarli, aprirgli la testa, buttaci dentro quello che posso, in due ore, e richiuderli.
Piccoli rivoluzionari crescono.
E poi andrei in palestra e farei mille esercizi che neanche una ginnasta rumena.
Ma che ci vado a fare, approposito, in palestra??? Sono la superallenata più allenata del mondo, corro a mille all’ora.
Se divento vampira per un giorno, poi, facciamo un bel consulto e decidiamo come aggiustare per sempre la politica italiana. Il Nano Malefico mo’ maggno!
Ma dovrei fare attenzione a non mangiarmi la Ganja, che sta male mangiarsi il cane, e anche Cirano, che quando torna Guido trova me con i canini lunghi e lui scomparso. No buono.
Allora il mio compito di oggi è immaginarmi di avere il superpotere di trasformare i fascistelli in esseri pensanti e anche immaginare di non essere mai stanca e fare mille cose fichissime con un corpo super-mega-efficiente.
Ne manca ancora una, di vita. Vorrei essere Chatwin.
Vorrei girare per il mondo con il mio quaderno degli appunti e chiedermi quando scriverò quella citazione con la lattuga, che cerco da anni e mai sono riuscita a ritrovare.
Vorrei abituare il mio sguardo a spazi molto più ampi. Vorrei l’avventura con tutte le maiuscole del caso.
Altro compito finito!
Mi mancano due difficilissime ore più una passeggiata con l’Artista Bambina, e poi ho fatto tutto…
In risposta ai vostri consigli preziosi 19,Marzo,2009
E la risposta è ( ve lo dico già come finisce il post) grazie.
Così, se vi annoio, potete piantarla qui e sapete già.
Ma se volete proseguire vi dico grazie e vi spiego anche perchè.
La sera in cui mi è caduto il mondo in testa, si è sollevato il velo dell’ape maya e la mia vita si è rivelata per quello che era: una fregatura, questo mio ex-convivente mi ha raccontato tutto quello che mi aveva tenuto nascosto per due anni e mezzo. Lui parlava e mi andavano a posto i pezzi, i dubbi e perfino gli incubi. Due anni e mezzo in cui c’erano sempre dei buchi, delle cose che non capivo.
Se avessi saputo tutta la storia non ci sarebbero stati buchi perchè tutto aveva un senso.
Se avessi saputo la storia tutta intera avrei evitato di darmi sempre la colpa di tutto. Avrei evitato di usare tutte le energie che avevo per farlo rimanere vicino a me. Se avessi saputo mi sarei presa molte più serate libere, non gli sarei rimasta ottusamente e strenuamente fedele, e anche avrei riso molto ma molto di più.
La sera in cui tutto questo è stato svelato io ho ascoltato ogni cosa.
Ho fatto le cose dolorose e doverose che mi sentivo di fare.
Poi ho preso un taxi e sono andata dai miei amici.
E’ stata una serata strana perchè nessuno avrebbe dovuto esserci lì a casa della Strega. E invece abbiamo finito per esserci tutti.
Quella sera Lo Gnomo Del Balcone, personaggio poco citato nei blog, ma molto presente nella vita reale della nostra piccola comunità, mi ha detto una cosa.
Che non mi ricordo tanto bene, perchè ero un po’ scossa, mi perdonerete.
Ma suonava più o meno così, che un mio punto di forza è che faccio il pieno di consigli, nei momenti difficili, e poi rielaboro soluzioni creative e comunitarie.
Magari mi ha detto che avevo un bisogno urgente di andare dal parrucchiere e io ho capito quello, è possibile.
Però ci ho pensato un sacco a queta cosa qui che per me è proprio vera. I punti di vista delle persone per me sono fondamentali. Mi danno la possibilità di considerare anche elementi che mai mi verrebbero in mente da sola.
E anche questa cosa dela creatività, se fossi da sola lo rimuoverei e basta. Chiuderei tutto, fanculo alla creatività.
E invece ci siete voi che mi consigliate e io sto facendo passi da gigante.
Fino a ieri ho pensato che il mio Maestro fosse un po’ rompicoglioni. Che non avesse centrato il senso di quello che stavo facendo.
E ho obbedito e ho fatto i compiti perchè sono una brava bambina e anche perchè, in tanti anni, si è conquistato la mia fiducia piena. Residuo di quando ero ragazzina, quando lui parla ascolto, perchè poi capisco che ha ragione, magari cinque o sei anni dopo.
Stavolta ci ho messo meno. Anche perchè la Strega mi ha illuminata.
La questione del tempo e del modo di scrivere che va a riflettersi sullo stile è fondamentale.
E’ vero, verissimo che la mia scrittura è spezzettata perchè mi interrompo in continuazione. Va detto che mi interrompo in continuazione perchè devo lavorare.
Ma non si scrive così.
E’ vero che si scrive in silenzio. Si scrive da soli.
Perchè uno stile è del blog e uno stile è della scrittura per altro fine. Anzi, fine a sè stessa.
Dante, cristosanto.
E io non ci avevo pensato.
Così adesso io ho un piano e il piano è che all’una vado a fare la spesa e mi compro del cibo facile, che mi lasci tempo per me, ma che mi sfami.
Venerdì, dopo la palestra, metterò a posto casa.
Sabato, dopo il trasloco, passerò due ore con l’Artista Bambina che c’è dentro di me perchè mi sono regalata uno stupendo album da colorare.
Domenica c’è mia Sorella che mi viene a trovare e poi Guido si viene a riprendere il cane Cirano.
Ma domenica sera io non ci sono per nessuno. Domenica sera io scrivo.
Sarei stata libera anche sabato, che non so che cavolo fare. Ma sta male chiudersi in casa a scrivere sabato sera. Fa autistico. E io devo stare attenta anche a quello.
Perchè la mia vita è un mosaico di cose. Da tempo ho rinunciato a dormire un numero di ore sufficiente. Ma se si vive anche dormendo poco non si può scrivere facendo altre cose. Perchè poi si vede, si vede nello stile.
E allora lunedì vi prometto il pezzo sulla mattonella, rotondo come un quadro di Botero.
Mi dò un tempo determinato perchè così so che non posso rimandare. Se vi dicessi: troverò il tempo, mai lo troverei. Così vi dico domenica sera, che mi sembra un po’ misero, mica Ugo Foscolo diceva: domenica sera scrivo i Sepolcri, ma mi sembra anche realistico.
Gli vorrò bene a quel pezzo e gli dedicherò tempo. Solo per lui.
Poi, magari, come mi avete suggerito, tornerò allo spezzettamento, che piace anche a me. Ma uno spezzettamento spezzettato ad arte.
Non uno spezzettamento spezzettato dagli utenti, dalla capa, dalla cana che vuole uscire.
E continuerò a scrivere il blog e a scriverlo nel frattempo, perchè quella è la mia pagina al giorno, come consigliano l’Amicapaola e Stephen King.
E grazie perchè mi date i consigli e mi sostenete in questi miei bislacchi progetti di vita. Grazie perchè mi raccontate che cosa fate voi e che cosa vi è stato utile.
Non c’è niente che andrà perduto.
Come direbbe lo Gnomo del Balcone, prenderò tutti questi ingredienti che mi regalate e ci farò un bel polpettone.
Ancora esercizi di creatività 18,Marzo,2009
La prima cosa è che mi ha fatto ridere.
La prima cosa è che tanto subito dopo è entrato un utente, anzi, un utente trino, padre, madre e figlio. La mamma doveva cambiare l’indirizzo, il padre lamentarsi che la sua mobilità è finita, perché? Perché? E io pago le tasse lo stesso e non lavoro, perché? Perché?
Lo impacchetto e lo regalo alla capa per due ragioni sacrosante, la prima è che lei guadagna molto più di me, la seconda è che nutro nei suoi confronti una certa motivata antipatia e la terza è che adora parlare con lo psicologo con cui facciamo le riunioni che sembrano film francesi, di come è brava a imbonire gli utenti problematici. Due ragioni, ne sono uscite tre, lascio?
La prima cosa è che mi hai fatto ridere perché adoro il tuo modo di sorprendermi.
Devo portare i documenti per completare l’iscrizione.
Prenda il numero dal pulsante uno.
Desculpame, buongiorno, devo renovàr il mio tesserino d’iscripzione.
Era già iscritta?
Ya.
Carta d’identità, codice fiscale li ha dietro?
Ya.
E’ cittadina italiana?
No, ho la carta de sogiorno.
Dietro?
Sì.
In originale?
Sì.
Abita in zona?
Sì, en via Ravanélo.
Prenda il numero dal pulsante uno.
Torna la capa.
Adesso mi ricordo perché non le passo mai le grane. Perché poi mi dà fastidio come ne parla: hai visto quanti brufoli aveva il figlio?
Cioè, capito? Questa stronza ha a che fare con un signore che non ha ancora cinquant’anni, è stato licenziato tre anni fa. Non ha più lavorato per più di due mesi di seguito e ha una sfilza di candidature che non finiscono più. Questo è arrivato che era normale e a noi ci tocca vederlo anno dopo anno che sprofonda, anno dopo anno che invecchia, che gli invecchiano i vestiti addosso. Abbiamo visto anno dopo anno sua moglie smettere di andare dal parrucchiere. E’ uno spettacolo orribile, io maledico il mio senso per la fisionomia, per i particolari. Lei ridacchia. Quanti brufoli quel ragazzino.
E io penso che quando faremo la rivoluzione la gente come lei sarà la prima a essere messa al muro.
Mi giro una sigaretta.
Sono le tre del pomeriggio e non ho ancora fumato.
La giro ma passa la ragazza che si occupa dei tirocini. Ne dobbiamo avviare uno a un mio allievo problematico.
Parliamo dieci minuti.
Esce la mia collega in menopausa ha in mano due biglietti della macchina dei numeri, urla: “Questo signore aveva due numeri, il duecentocinquantasei e il duecentocinquantasette!”.
Sono i negri che vengono in Italia a rubarci i biglietti.
Nel frattempo ho aperto il tupper di fragole con lo zucchero che mi sono portata per merenda. Sono le prime della stagione, esprimo un desiderio. C’è un uomo con cui mi piacerebbe uscire a cena, prima di diventare vecchia e brutta, prima di smettere di vedere il suo sorriso quando mi spoglio. Metti che a cena non mi spoglio, ma sarebbe bello lostesso.
Dedico le prime fragole di questa stagione a lui, saimài…
Trilla il telefonino, la Nessi.
Non viene stasera al compleanno del nostro amico nerd.
Fantastico, una serata in mezzo agli ingegneri.
Chiamo la Betta per vedere se almeno lei c’è. Squilla, risponde, fruscìo assordante, click.
Richiamo.
Vocetta della omintel.
Mi tocca una serata in mezzo ai nerd, da sola.
Esco a fumare, stavolta sul serio, perdìo.
Prima aggiorno la posta.
Il mio amico polacco.
La leggo dopo.
Il nostro cortile confina con i macelli. Esce un camion di ossa e altre schifezze, sembra anche un po’ un film horror. C’è anche la Signora delle Pulizie che mi ricorda che devo passare alla Scuola a prendere i buoni pasto che la mia gentile, antipaticissima collega è passata a ritirare anche per me.
Me lo farà pesare, come ogni mese.
E chi ce l’ha il tempo di passare dalla cooperativa a prenderli.
Anche oggi devo uscire alle quattro e trentuno. Subito dopo ho lezione con la mia allieva sciùra che non tocca un libro da trentacinque anni.
Sarà di scena la metafisica di Aristotele.
Mi faccio coraggio.
I buoni pasto mi attendono fra le unghie laccate della Strega.
Ce la posso fare. Posso farlo anche questo mese. Sorriderò e farò finta di non pensare sul serio che se lei non ha un cazzo da fare nella vita il minimo è che provi a essere utile agli altri.
Vai. Non attardarti a scrivere.
Vai, che ti aspetta.
Ci sono ancora tre quarti d’ora. Dieci minuti glieli puoi dedicare. Con un po’ di buona fortuna sarà in bagno. Con un po’ di buona fortuna non ti catturerà con mille facezie.
Vai, prima che sia tardi.
E poi le cose non sono mai come uno se le immagina.
Oggi la Strega non aveva neanche le unghie laccate.
E poi mi accorgo che manca poco. E mi dico che devo scrivere, devo scrivere qualcosa. E poi devo anche rileggerlo.
Che vuol dire una lettera misera.
Non sono discorsi che puoi fare per lettera. Eloisa, lei aveva tutta la quiete possibile per scrivere. Eloisa sì che poteva pensare senza essere interrotta da mille persone, la capa, gli utenti, i buoni pasto da prendere e i camion splatter con gli avanzi delle carogne.
E, con tutta che si lamentava tremendamente, anche la Virginia Woolf era più fortunata di me.
Ci credo che la mia creatività sta cercando di suicidarsi.
Ma era una lettera, una lettera di grazie, per quella volta, ai tempi del colera, in cui mi hai detto scrivi, anche se un giorno non ci vedremo più. Perché sei brava, me lo ricordo che mi hai proprio detto così.
Ai tempi in cui io avevo un po’ troppo vent’anni e tu eri un meraviglioso fisico autistico.
Sei cambiato tanto, sai? Te li ricordi i tuoi vecchi occhiali tartarugati? E le bretelle, e quella felpa orribile, con su un pescatore dei ghiacci. L’adoravo quella felpa orribile.
Siamo cresciuti entrambi da quei tempi in cui mi aspettavi rannicchiato sugli scalini, leggendo. Alzavi gli occhi e mi guardavi, quando arrivavo e io ho sempre pensato che il tuo sguardo era una delle cose più belle che una poteva vedere appollaiate sui gradini di questa città.
Grazie per avermi aspettata tutte quelle volte. E per i consigli che mi hai dato.
RISPOSTA del mio maestro:
amica mia, perché non provi a scrivere come Norman Mailer, o anthony Burgess; evita le frasi brevi e sii più rotonda. Magari fai i pensierini tipo ” cosa vedo quando osservo una mattonella”: fammi vedere
ti bacio
Io pensavo di dover fare solo un lavoro sul vuoto creativo, solo…una roba di scavo interiore. E invece il destino mi mette davanti anche gli esercizi di stile. Il lavoro dell’artigiano. Erano dieci anni che non facevo il lavoro dell’artigiano, vero, forse ne ho bisogno. E mi sento tutto un frizzantino nella pancia come di quella che se ne andrà da Feltrinelli appena finito di lavorare e si cercherà due libri da studiare.
E questi scrittori misteriosi chi sono?
E che cosa vuol dire più rotondo?
Oh, amici, aiutatemi voi!
Surreali dialoghi a cena… 16,Marzo,2009
G. ma se tu dovessi stare due ore con il tuo artista bambino dove te lo porteresti?
MacDonald???
La via dell’artista 15,Marzo,2009

Mi lamentavo della mia creatività sopita.
Mi lamentavo e mi dispiacevo e le dicevo, alla mia creatività sopita, di tornare e lei mai che tornava.
Poi, un giorno la mia amica Betta, strumento del destino, mi dice che si è comprata un libro: si chiama “La via dell’artista”. Un libro che aiuta le persone creative tristi e bloccate.
E allora io ho pensato che è un libro proprio per me. E me lo sono comprato. Ventidue euri. Così imparo a farmi scappare la vena poetica, mi dico.
Questo libro è diviso in settimane, con i compiti e le revisioni, come quando fai le terapie comportamentiste. Con il quaderno, come le terapie comportamentiste. Però è scritto da un’americana e quindi somiglia a un pdf di quelli da mandare a dieci amici a cui vuoi bene. E poi, nell’introduzione, ti assicura che se fai bene i compiti diventerai alta, bionda e con gli occhi azzurri e in più libererai la scrittrice pazzesca che c’è in te.
Io gli occhi azzurri già ce li ho.
Sul resto dubito, soprattutto sul fatto che mi verrà voglia di diventare bionda.
Ma tant’è.
E’ inutile che mi lamento che non scrivo e che i personaggi non mi visitano più e poi non ci provo neanche a lavorarci sopra.
E allora mi tappo il naso quando leggo di angeli custodi e di artisti bambini e cerco di tirarci fuori qualcosa di buono: l’idea di occuparmi attivamente della mia ispirazione per dodici settimane. Con tanto di compiti.
E allora vi dico due cose: la prima è che se farò cose strane saprete perchè. Ve lo scrivo che è un compito settimanale e allora mi dovrete sopportare in vista di un fine più alto, il fine più alto, nella fattispecie, è che io smetta di piangere sulla creatività perduta.
La seconda cosa è che uno dei compiti settimanali è individuare le persone che mi hanno aiutato a credere in me e a considerare belle le cose che scrivo. E io ho pensato a tutte le persone carine che passano di qui.
Quelle che conosco da sempre e anche quelle che non ho mai incontrato.
Mi tocca dirvi grazie per tutte le volte che mi avete scritto cose carine. Per tutti i commenti con cui mi avete incoraggiata.
Grazie.
E domani vado a comperarmi una scatola di pennarelli con la punta spessa…
13,Marzo,2009
Oggi provo a far vedere Bowling for Columbine alla mia quarta del venerdì.
Auguratemi buona fortuna…
Top Girl (In risposta alla nessi che risponde a Stakanov in un passaparola che ci rovina la digestione a tutti, porcazzozza…) 12,Marzo,2009
Di tutta la settimana il giovedì, dalle due alle quattremmezza, mi fa impazzire.
Il giovedì fa strage nel mio cervello. Il nulla, qui in ufficio, semina pazzia. La povertà intellettuale e spirituale delle persone che ho intorno comincia a disturbarmi. Manca l’utenza, liberi tutti. Lontano dal contatto col pubblico esce il peggio di noi.
Io mi caccamizzo su facciabuco.
A volte ci sono gli amici per le chiacchiere, mi mandano cioccolatini virtuali, mi fanno coraggio.
Poi vengono giorni, come questo qui, dove succede che la Nessi si accorge che tutti gli intellettuali di sinistra non fanno che parlare della nuova splendida trovata di Top Girl: un articolo su quanto sono fichi i ragazzini di Forza-schifo.
Forzaschifo, però è ambiguo.
Ma non la volevo scrivere sul blog questa cosa qui, che mi sembra il Nome sell’Oscuro Signore, che se lo nomini compare.
Allora metto una nota disambigua. I ragazzini di Forza-non-è-un’esortazione-ma-un-nome-comune-Schifo.
Leggo.
Mi alzo.
Mi faccio un caffè della macchinetta con uno snack cioccolatoso, perdìo.
Rileggo.
Fa sempre schifo. Non sono io che sono depressa.
La situazione è sempre merdosissima.
Allora io volevo dare il mio contributo a questa discussione di tutti gli intellettuali di sinistra che, comunque, saremmo sì e no cinque e ci vediamo quasi tutti stasera per la birra del giovedì.
Qualcuno birra.
Qualcuno che si sta vendendo al porco capitalismo yankee berrà la cocacola light. Chìssa-chiè.
Io volevo dire che la mia vita è tutta un giocare a scacchi nella testa di un manipolo di allievi con il Signore Oscuro.
Ben sapendo che lui è più tanto, più bello, meglio armato e meglio addestrato di me.
E io gioco.
Non si sa mai.
Perchè ho letto Harry Potter e lo so che lui una volta lo ha disarmato con un incantesimo cretino e si è salvato la pelle.
Con calma e dedizione, gioco.
Con pazienza, gioco.
Con intelligenza, gioco, se riesco.
Gioco e spero.
Siamo nel trentacinque, occhei.
Ma però metti che c’è dinuovo il fascismo. E metti che ci fronteggiamo ancora. E metti che ci vogliono altri ven’anni, ma li mandiamo via.
Però stavolta, ve lo lascio scritto qui, che così se mi succede qualcosa lo tenete presente.
Stavolta defascistizzatela bene l’Italia. Quando cominceranno a farvi gli occhi da cuccioli e dire: chi baderà ai miei figli, se mi spari? Voi sparate.
E poi rieducate i figli.
E se sono troppo grandi sparate anche ai figli.
Non abbiate pietà, a costo di farvi condannare dalla storia.
Non abbiate ripensamenti, non percorrete una strada facile di oblio, pace e concordia. Perchè non ha funzionato.
Quattremmezza.
Me ne vado in palestra a sfogare un pochino di incazzatura. Magari dopo la doccia ci riesco dinuovo a pensare alla pace e alla concordia.
Forse.
E intanto aggiungo qualche tag fallace.
Sperando che visitatori casuali comincino a farsi qualche domanda in più e qualche pippa in meno. Ma però ho poca fantasia e anche poca esperienza. Me ne suggerite qualcuno?
Magari funziona. Magari.
Una grande, grandissima idea! 12,Marzo,2009

Ci sono mille giorni gialli adesso sul calendario delle disgrazie del mio ufficio. Mille gialli fatti con l’evidenziatore. Perchè stamattina mi sono svegliata con un sonno porco. Ma felice.
Felice perchè ho visto un film bellissimo, The Wrestler, dovete andarlo a vedere. Felice perchè la Nessi non è venuta, perchè era un film molto bello, ma in certi punti un tanticchio crudo, tipo quando c’è uno che si attacca una banconota al sopracciglio con la sparapunti, diomio, in certi punto ho chiuso gli occhi anche io.
Felice perchè fa chiaro presto e si avvicina il caldo.
Ma soprattutto felice perchè ho avuto l’idea del secolo.
Allora io l’ultima volta che dovevo andare in vacanza non ci sono andata perchè non ce l’ho fatta a prendere l’aereo. Da sola. Sconvolta come sono in questo periodo.
E non ce la farei neanche adesso.
Al concerto della Marini, che pure è stato molto bello, c’è stato un momento in cui sarei scappata via urlando, pulsazioni a mille, sensazione di caldo sulla nuca.
Ho respirato e mi sono detta, cristosanto, puoi vivere senza aereo ma senza teatro no. Non la menare.
L’ortica che vive dentro di me.
Ma andare in treno, fino in Sicilia, l’odiosa trenitalia, costa troppo, tantissimo per me.
Così stamattina mi sono svegliata con questo piano in testa.
Il quattro aprile c’è manifestazione a Roma.
Allora io potrei arrivare a Roma con il pullman dei compagni genovesi, ma poi potrei ripartire alla volta della Sicilia con il pullman dei compagni Messinesi.
Ho già chiesto alla mia amica Tommasa. Sto aspettando che mi risponda.
Ma il meglio è il ritorno, perchè ho scoperto, che il traghetto da Messina a Civitavecchia costa 23 euri, postoponte.
Lì andrò a trovare la mia Zia Ritrovata che mi sta raccontando a puntate la storia di quel lato della mia famiglia.
Ritornerò il Lunedì dell’Angelo.
Una vacanzona.
Senza bisogno di tranquillanti per l’aereo.
E senza progettare rapine.
Dieci giorni tutti gialli…
Grazie, Calamity Farm! 11,Marzo,2009
E così tutta la mia mattinata è stata concentrata sul nuovo, coinvolgentissimo quizzone della calamity farm a tema biblico.
Io ne indovino sette, su nove, sicurissimi.
Due mi mancano e cerco l’appoggio del Bel Velista, che su facebook sostiene di essere cattolico.
Mi aiuta, ma permangono dubbi.
Così mando un sms alla Nessi: “Ho rapito il tuo orso. Se non mi dici chi è la rana con i fagioli neri giuro che lo ammazzo”.
E lo mando al numero di cellulare che usa solo al lavoro.
Lei non risponde. Tiene duro.
Addirittura ho il dubbio che non l’abbia letto.
Dopo un po’ il telefono comincia a suonare. E’ un numero che non ho in rubrica. Mi preparo, devo terrorizzarla.
Rispondo concitata, senza aspettare:
“Te lo giuro che se non me lo dici l’ammazzo…”, con la voce più da serial killer che posso.
Era Enrico Parigi….
la mimosa abbandonata 8,Marzo,2009

E poi è venuto marzo.
Il cielo si è fatto azzurro terso e ha cominciato a tirare un grecale carico di profumi e di promesse di primavera.
E così, una domenica che sembrava una domenica normale, abbiamo portato le nostre braccia nude a prendere il sole, per il ponente in bicicletta, andata e ritorno, complice il dolce più dolce del mondo, il buonumore, la voglia di canticchiare scorrendo sull’asfalto.
E poi è venuta sera e le tre fatine si sono ritrovate a fare mille chiacchiere al tavolo di un ristorante cinese a ridosso del porto. E il tempo è passato lieve, come le canzoni dell’estate in spiaggia.
Una giornata di vacanza, tutta con le amiche, tutta con la sensazione che ci ritornerai a questa giornata ogni volta che sarai sull’autobus, nel grigio della valbisagno in penombra, a pensare che ci sono stati anche momenti più azzurri di così.
Tornando a casa, con la Cana, nel vicolo, c’è ancora il profumo del mercato clandestino della mimosa, che ha bloccato il ghetto per due giorni. Due giorni in cui sono passati sotto casa mia tutti i fiorai erranti della città.
E lì, in un angolo, in mezzo alla spazzatura, ancora qualcosa di giallo, l’ultimo mazzo lasciato lì per gli spazzini.
L’ho conteso a un topo innamorato, che voleva farne dono alla sua bella, e l’ho portato a casa.
Scrivo mentre l’odore di minestrone si mescola con quello della mimosa abbandonata e mi viene in mente un verso di Caproni.
Genova d’aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Marose.
Il calendario dell’apocalisse 6,Marzo,2009

Sulla mia scrivania alberga, ormai da due mesi, il calendario della protezione civile.
Gennaio, ondate di gelo e neve, aggiornati sulla situazione meteo, sgombra dalla neve casa tua, non usare la macchina e presta attenzione alle indicazioni di radio e tivvù.
Febbraio: in caso di emergenza neve si può chiamare le divisioni territoriali dalle 8.30 alle tredici oppure dalle 14.00 alle 16.30. Venerdì ciccia, solo mattina. Week-end cazzi tuoi.
Marzo: trombe d’aria e trombe marine. E non c’è neanche la festa dell’Unità.
Aprile: il territorio del Comune di Genova è soggetto a fenomeni franosi dovuti (…) a incendi, disboscamenti, cementificazione selvaggia, abbandono dell’ambiente rurale, esodo dalle campagne.
Maggio: autoprotezione, fai attenzione ai cartelli indicanti il pericolo di frana.
Giugno: un prolingato periodo di siccità o un incidente come inquinamento di sorgenti o rottura di una tubazione, possono provocare un’emergenza idrica.
Luglio: ondate di calore.
Agosto: incendi boschivi.
Settembre: alluvioni.
Ottobre: ancora alluvioni.
Novembre, alluvioni. Tenetevi informati, se abitate ai piani bassi fatevi ospitare dai vicini, portate via le macchine,.
Dicembre: dinuovo alluvioni. Non stare sui ponti, che è pericoloso, stacca la corrente e anche il gas, non intasare le linee telefoniche, non bere l’acqua del rubinetto, che forse non è potabile, lava bene la casa, se si è alluvionata. Tieni sottomano torcia e stivali di gomma.
Il prossimo anno?
Il calendario del DSM IV? Gennaio, sei sicuro di non essere schizofrenico? Febbraio: ossessivi compulsivi. Marzo, disturbi alimentari.
Oppure quello della guardia medica. Aprile, fratture scomposte. Maggio: bruciature e ustioni, Giugno: traumi cranici orrbili a vedersi.
Per non parlare di quello degli astronomi, luglio, meteoriti, agosto: quando si spegnerà il sole. Settembre: detriti spaziali pericolosi.
Oppure di quello dei geologi. Ottobre, vulcani. Novembre: terremoti, Dicembre: sbricioli di monti nelle dighe.
Ho bisogno di un calendario da tavolo nuovo…
Sx-factor 5,Marzo,2009

Ultimo tramonto sul molo, prima che cominciasse la pioggia.
Io, il Puntoggì, la spesa.
Parliamo di lavoro, di sindacati, di contrattazione e anche di ulcere e gastriti e disturbi psicosomatici vari che è già quasi un anno che accusiamo.
E ne mancano altri quattro.
Così il Puntoggì dice basta, ci vuole un leader per la sinistra.
E io gli dico no, un leader per la sinistra è una contraddizione in termini, se uno dice c’è un posto libero: faccio il leader, gli altri cominciano a dire, beh, allora io faccio il pazzo, io faccio il rabbino, io faccio quello che ti dice sempre no, che non mi rappresenti, che non sono d’accordo, che sei un fassista e anche che me ne vado e faccio un’altra corrente, anzinò, un altro partito, anzinò, nessuna corrente e nessun partito, mi chiudo nel (e qui, se la Betta mi rispondesse al telefono, le chiederei come si chiama lo sgabuzzino buio dove le Principesse vanno a fare i capricci).
Ci vuole qualcuno che sappia stare in televisione e basta. Ci vuole qualcuno bello, bello come Fossati, e, come Fossati che abbia una voce che parla direttamente all’utero, e la sappia usare, perdìo, lo vogliamo magnetico, egocentrico, lo vogliamo che buchi la telecamera con lo sguardo e che sappia prendersi sempre l’ultima parola.
Avevamo, tempo fa, già proposto Vasco Rossi. Ma alla Comune-ty l’idea non era piaciuta. E visto che la Comune è la sinistra italiana in scala uno: (e qui ho bisogno dei Compagni Scienziati per completare il dato. Secondo voi a quanto ammontano le persone di sinistra vere, in Italia? Senza usare i dati delle elezioni, che mica sono indicativi. E ognuno di noi quanto può essere rappresentativo del campione? Non ci saranno un numero uguale di persone Io, di persone Paolino e di persone Strega, tantomeno Nessi, vabbè, avete capito), se non piace alla Comune non si fa.
Allora il Puntoggì che ne sa di tempi moderni, e ci ha anche la televisione, ha suggerito una soluzione: facciamo “sx-factor”.
E’ una trasmissione in cui tutti i futuri portavoce della sinistra si sfidano: chi vince lo mandiamo a sgozzarsi con Calderoli, Larussa, Capezzone e tutte le altre belve che ci sono in tivvù e che adesso non mi vengono in mente.
Lo sceglieranno, naturalmente la Ventura, Morgan e quell’altra tipa che il Puntoggì mi ha detto, ma che io non mi ricordo.
Saranno loro gli insindacabili giudici, perchè noi non riusciremmo mai a metterci d’accordo e anche perchè non sappiamo assolutamente che cosa vuole il pubblico, come dev’essere la faccia di uno che dice: “Proletaridituttoilmondounitevi!” e la gente risponde: “Oc!”.
La gente, ci avete fatto caso?, a noi non ci risponde mai Oc.
Perchè la gente è lobotomizzata.
E allora abbiamo pensato che è inutile che parliamo e parliamo e nessuno ci ascolta. Dobbiamo farci ascoltare.
E come ci si fa ascoltare dai bambini? Accucciandosi, la prospettiva del ranocchio.
Allora proviamo anche così, ci dicevamo, io e il Puntoggì, sul molo, quando già era calata la sera.
Facciamo sx-factor e ci accucciamo a prospettiva cerebroleso.
Forse funziona…
La mia vita surreale 4,Marzo,2009
Mattina prestissimo.
Fermata del quattordici.
Sono in coma, appoggiata a un palo. Piove. Ancora.
Un tizio che sembra normale passa con noncuranza. Neanche tanto giovane.
Quand’è davanti a me
“Sorridi!!!!”
Mi urla a un centimetro dalla faccia.
E scappa via.
Giuro che è successo sul serio…
Geniali risposte della Nalista 3,Marzo,2009
“C’è un mio amico che è andato da un analista col lettino. Che fico il lettino…
Ma quello è un freudiano freudiano. Noi, invece, che cosa siamo?”
“Siamo freudiane di ampie vedute…”
