
Comune-ty, amici tutti, lettori.
Oggi è una giornata un po’ difficile per me.
E ho bisogno dell’aiuto e dell’affetto di tutti. Ho bisogno delle vostre risate e dei vostri commenti. Ho bisogno delle pacche sulle spalle, che mi prendiate per mano, come fate sempre, del resto, per tenermi lontana dal fiume.
L’Ecs ha trovato una nuova fidanzata. E io ho questa sensazione come di aver vissuto due anni e mezzo con qualcuno che ha l’orizzonte sentimentale di un acquario di tartarughe. Morta una tartaruga vai al negozio e ne compri un’altra.
Il Puntoggì dice che è come giocare a ce l’hai. Quando sei riuscita a passarla a qualcun’altro tutto quello che devi fare è scappare e cazzi suoi.
Io, invece, mi devo abituare all’idea. E’ un’idea che mi attorciglia la pancia e mi svuota la testa. Come i cani che corrono quando hanno paura. Lo sguardo vuoto dei cani impauriti.
Un po’ sto bene e penso che si aggiusterà tutto. Che è solo la fine di tre anni della mia vita in cui l’ansia mi ha seguita come il Colombre.
Adesso sarà il caso di fermarsi e capire che cos’è che mi vuole regalare questo Colombre.
Due minuti dopo mi prende una paura assurda, il panico. Vero, di quello che non ti lascia respirare.
Per sopravvivere al week-end mi sono drogata tantissimo. Ma è vero che quella merda ti svuota la testa e non ti fa sentire niente, solo pensieri schifosi che ti guardano da dietro a un vetro e sai che non è il vetro che ti serve.
E non ce l’ho neanche tanto chiaro da dove viene tutto questo. Non è il desiderio di ricominciare con lui. Questa è una delle poche cose di cui sono sicura e quindi smettetela di toccarvi le parti basse e fare gli scongiuri.
Piuttosto è paura, è solitudine, è consapevolezza che se c’era una profondità di sentimenti, di vita, di cose belle. Se c’era è quella che ci ho messo io, a discapito di tutta la mia vita, prosciugando pozzi, devastando campi di quella mia vita che ci avevo messo anni a far belli e fioriti.
Mi guardo intorno e penso: ma come ho fatto a farmi tutto questo?
E come fa lui a passare da una vittima all’altra, nell’arco di così poco tempo?
In questi mesi ho avuto delle storie anche io. Ma storie belle, pulite. Amicizie, soprattutto. Perchè non sarebbe stato dificile trovare qualcuno a cui succhiare il sangue. Un servitore che fosse lì, proprio nel momento in cui. Qualcuno che mi preparasse la cena e mi facesse sentire che va tutto bene.
Ma è meglio non succhiare il sangue agli sventurati che passano sulla mia strada dolorosa, finchè è dolorosa. E poi il dolore conviene sentirlo.
Emu sa detu, dicono a Genova.
Abbiamo già dato.
E così ho pensato che è inutile che faccio finta di niente. Tanto ho più di trent’anni e la mia faccia parla per me.
Stamattina sembra che mi hanno lavata in lavatrice a novanta gradi con la centrifuga. Fa molto eroina romantica che la mia pelle reagisca così.
Quindi io devo sopravvivere da qui a venerdì, perchè sabato partirò per una lunga vacanza che spero metta a posto un po’ di pezzettini del mio cuore. Mi succede spesso che i viaggi riescano a cambiare la mia prospettiva delle cose. Si viaggia per tornare con gli occhi diversi.
E i miei, oggi, tanto per cambiare, sembrano fiori regalati a maggio e restituiti in novembre.
Ma dove si trova la forza per accettare che un amore che doveva essere l’Amore, in cui una (una a caso) ha messo tutto, ma proprio tutto, senza risparmiare niente per sè, in realtà fosse un calesse?
Dove si trova la leggerezza per dire: scusa, mi sono sbagliata?
Eppure mi sono sbagliata.
Cazzo se mi sono sbagliata.
E’ umano. Ma non riesco a perdonarmelo.
Ho preso la mia vita, ho schiacciato l’accelleratore e mi sono buttata contromano in autostrada.
Si può essere così coglione?
E adesso ce l’ho qui davanti la dimensione della mia vita che è finita sotto un tir.
Quello poteva frenare. E poteva anche non essere lì che sorpassava un altro camion a trecento all’ora e poteva anche aver dormito nelle ultime ventisei ore. E poteva non scappare, vedere almeno se per caso ero rimasta viva.
Ma rimane il fatto che io ero lì, in contromano.
E questo mi fa incazzare.
Così, credo, uno dei modi di chiudere questa storia può essere anche riuscire a perdonarmi.
Ed è quello che cercherò di mettere a cuocere nella mia sottocorteccia, nei prossimi tempi.
Ma voi, per favore, datemi una manina, perchè ne ho bisogno.
Se potete farmi un surplus di coccole, un surplus di chiacchiere, un surplus di pacche sulla spalla e sorrisi, mi fate un favore.
E scusatemi se farò un po’ fatica, che sabato, quando mi ha chiamata Paolino per chiedermi come stavo, sembrava che parlasse con la statua di Ramsete Secondo. Se potete, controllate se ho mangiato. E distraetemi, e presentatemi gente bella come venerdì pomeriggio la Nessi, grazie Nessi. Se potete scrivermi le mail. Scrivetemi, anche se non vi conosco fa uguale. Anzi, fa piacere.
Ho bisogno di far uscire il mio cervello da questo binario morto. Di una bella terapia comportamentista home made. Le ragioni poi me le discuto in analisi. Ma intanto bisogna uscirne.
E vi ringrazio: se c’è una cosa che è rimasta intera è la mia rete di salvataggio.
E anche vi dico che quando starò bene, e starò bene presto, perdìo, ritornerò a cucinarvi le cose deliziose di sempre e sorriderò così tanto che avremo la ridarola tutte le sere. Potrei anche promettervi che vi starò vicino in qualsiasi momento buio della vostra vita, per sempre.
Ma quello ve l’ho già promesso quel giorno che siamo diventati amici.

semper fidelis, rah! rah! rah!
domenica ti comprerò una pasta gigante da mangiare con tutto lo zucchero a velo sul naso
gli stati generali e affollatissimi di vico dolcezza – con tanto di bambina di 5 mesi ospite – ti attendono a coccole e braccia aperte stasera.
qualcuno che ti prepari la cena e ti faccia sentire che tutto va bene: se non ora, quando? le naliste non sono sempre la soluzion a tutto, con i loro schemi preconfezionati di cosa è giusto o sbagliato. magari c’è chi aspetta solo di prepararti la cena senza volere sangue in cambio. io dico: fanculo la psicologia, dittatura del nostro seclo.
secolo. ho la tastiera antica.
Grazie amici belli.
Scusa Nessi, per ieri sera. Ho avuto una specie di… non so come definirla una serata così, mi mancano un po’ le parole. Vabbè, prova a intavolare la discussione con Guido, non farti raccontare, ma guarda che faccia fa… Br.
Comunque adesso dovrebbe essere tutto passato. Nella maniera più dolorosa e sbagliata ci ho messo una bella pietra sopra. E sono devastata ma in piedi.
Ponpon: NON VEDO L’ORA CHE SIA DOMENICA MATTINA!!!!!
Ci faremo una foto bellissima col naso sporco di zucchero
Sara: come al solito non sono d’accordo con te. A me la psicoanalisi, non sembra, ma mi ha salvato e mi sta salvando la vita. E non penso che buttare la testa sotto la sabbia di un uomo carino e servizievole mi aiuterà. Mi accontenterò del sorriso dei miei amanti, di qualche storia leggera e carina, finchè non sentirò che mi si sono rimarginate cose.
Non voglio essere quella che ripropone all’infinito la stessa storia dolorosa e neanche sempre le stesse due: quello che ti spezza il cuore, poi quello carino, poi quello che ti spezza il cuore e poi quello carino. Io imparo dal passato.
Certo, se tu ci avessi un amico cuoco, single, etero, disponibile, abitante più o meno in zona…beh, magari un pensierino ce lo faccio, dai…
leggo i post col metodo lifo, che in contabilità vuol dire che l’ultimo a entrare è il primo a uscire e quindi il post precedente l’ho incollato a questo qui e se non te ne rendi conto te lo dico io che in due post hai fatto passi così grandi che ci arrivi a piedi a roma mica con l’autobus!
non ho ancora letti gli ultimi post basagliani ma urge un chiarimento perchè spesso scrivo in tono arrogante. volevo dire che ebbene sì, penso che la psicanalisi sia una nuova forma di controllo sociale, sarà per questo che ci ritroviamo uno psicologo in ogni trasmissione televisiva cretina o su ogni articolo di rivista? come a dire che siamo tutti fragili e bisognosi di aiuto, ma siamo sicuri? intorno ai 20 anni ho avuto il mio periodo in cui cercavo nei libri di psicologia (spiccia, lo ammetto) le risposte alla mia presunta depressione amorosa che in effetti è stata lunga e noiosa come lo sono io.. beh, grazie al fatto di non poter sborsare 100 euro a seduta eccomi qua a 32 anni viva, con la mia famigliola e momenti in cui mi sembra vada tutto a rotoli e momenti felicissimi, perchè il male di vivere è connaturato alla vita. sarei una isterico-schizofrenica agli occhi di una qualunque psicologa che mi vedesse parlare con mia madre come faccio in questo momento? al 90% sì. il fatto è che so che i momenti brutti passano e quando li ho avuti brutti brutti mi sono data una pacca sulla spalla e mi sono detta “coraggio bisogna essere forti”. lo so è banale dirlo oggi che sto bene e ho dormito, però funziona! e non passi il tempo a chiederti in quale cavolo di “ruolo” predefinito ti sei incasellata questa volta, semplicemente cerchi di comportarti bene con gli altri sperando che lo facciano con te. insomma, w l’amore. ti chiederai cosa vuole questa, sono solo una che ama leggere questo blog perchè sei simpatica e mi sono chiesta, dov’è finito l’orgoglio del “diversamente equilibrata”? non dovrebbe essere, FINCHE’UNO CE LA FA CERTO, quel “trovo dappertutto la poesia” la risposta a tutto? dai che ce la fai!
Sara: che la psicanalisi sia una nuova forma di controllo sociale, io mi sento di dissentire.
C’è stato un momento in cui Freud è partito per l’America con Jung per fare un giro di conferenze. Sembra che prima di arrivare abbia detto: “Non sanno che gli portiamo la peste!”.
Ma era il 1908.
Quello che succede in televisione non lo so. Perchè non ho la televisione, nè, tantomeno, leggo riviste. A volte, dal parrucchiere, ma sono più attratta dai gossip, lo ammetto.
Da Cent’anni a questa parte, la psicologia si è divisa in mille rami e mille scuole, si è occupata di mille cose interessanti e anche un po’ meno interessanti.
Psicologia non vuol dire niente. Più la studio e più mi rendo conto che è un termine vago. Più una generale materia di studi che qualcosa che si possa definire in termini certi. Qualcosa che è in continuo divenire, con una serie di studi che dicono tutto e il contrario di tutto. E’ per quello che non mi piace tanto insegnare psicologia. E’ come il greco antico, ci sono poche regole e va un sacco a intuito, va per autori.
Detto questo, di tutta la psicologia io ho deciso, per me, una terapia psicanalitica, infine, dico infine perchè prima sono passata per un po’ di anni di comportamentismo.
E penso che la psicanalisi sia tutto meno un controllo sociale. Ti insegna a pensare, ma sul serio, e slegato dagli ultimi paletti, quelli che ti auto-imponi, per paura, per convenzione, per educazione.
Il senso del “diversamentequilibrata” è quello. Visto da vicino nessuno è normale. Bisogna ricercare un proprio equilibrio.
Tu ‘hai trovato in un modo, Guido l’ha trovato in un altro, io in un altro ancora. E’ una ricerca interiore, come fanno i buddisti, come ha fatto Sant’Agostino e Leopardi quando scriveva lo Zibaldone, e Foscolo con le sue tristezze politiche, e Mazzini, poraccio, con i suoi sensi di colpa assurdi. Potrei continuare all’infinito, ognuno ha la sua strada, il suo carma da sciogliere.
Il suo diverso equilibrio da cercare.
“Io cerco ancora…”, e questo incidente qui non è che uno scalino nel percorso, un momento. E non sarà trovare un uomo meraviglioso che mi prepari la cena, nè sposarmi, nè mettere al mondo, finalmente, la piccola Luisa, che mi metterà in bolla. L’equilibrio, almeno per me, non è una colonna a cui appoggiarsi, l’equilibrio è il senso del peso e delle proporzioni che ti fa rimanere in piedi.
Detto questo, io non capisco tutta questa diffidenza nei riguardi della psicologia, come se fosse una lobby di signori sempre col dito puntato a dirti che non sei normale e a trovare un nome per le tue stranezze. Oddio, sarò nevrotico??? Penseranno che sono nevrotico? E come mi giudicheranno se l’hanno pensato?
Non è così che funziona. Tu vai con una domanda e, con calma, trovi la risposta da solo, in te stesso. L’analista serve a tenerti per mano, e, al limite, a farti le domande giuste, e a insegnarti che ci sono molte più domande di quelle che ti viene istintivo farti.
Mentre cercavo la citazione sulla peste ho trovato questo articolo molto bello. Leggilo, se ti va.
http://archiviostorico.corriere.it/1997/agosto/27/Caro_genio_non_cedere_alle_co_0_9708276192.shtml
lo sto aprendo, nel frattempo: se non c’è più una dittatura in grado di controllare fisicamente le persone in un mondo globalizzato, quale modo migliore che appropriarsi del loro privato? E’ un teoria, certo molto generica, che alcuni sostengono. Tanto di cappello a chi non guarda la tv, ma purtroppo è opportuno capire come e perchè è il generatore della coscienza collettiva in paesi come il nostro. E poi santo cielo, spero di non nascondermi dietro la mia famiglia usandola come pilastro. La psicanalisi come ricerca di se stessi è una bella cosa, certo uno dei tanti modi possibili. Purchè non diventi lei l’unico pilastro ietro il quale nascndersi, ma non credo sia il tuo caso.
Quello che vuoi dire tu, forse, è una roba tipo Orwell di 1984?
Ma quella non era psicanalisi, quello era comportamentismo che è un altro paio di maniche. Proprio tutto un altro tipo di lavoro.
Dicevi una cosa così?
forse sì,e anche un po’ Truman Show. ma anche del tipo: se hai perso il lavoro non pensare alle contingenze sociali e ai rapporti di classe per trovare una spiegazione e soluzione, pensa che puoi trovarne un altro in quattro semplici step, magari lavorando sulla tua personalità e sull’immagine che dai..etc etc..
così l’individuo è più inoffensivo, e più solo. per il resto non è il mio campo e il comportamentismo ti dirò che non so bene cos’è. e non ho letto 1984…
sono solo mie impressioni, ma nel regno delle impressioni ognuno è sovrano
Se nel campo delle impressioni accettiamo che ognuno sia sovrano, allora apriamo la strada al pregiudizio.
Non so se hai letto il link che ti ho mandato, ma è proprio questa cosa qui che fa la differenza. La psicanalisi ti apre alle domande.
Tu, giustamente, avanzi dubbi sulle risposte preconfezionate, ma questo c’entra poco con il lavoro che faccio io su di me.
Allora io penso che potresti cercarti un libro di storia della psicologia, ma va bene anche un primo capitolo di un manuale qualsiasi da liceo, e farti un’idea su come e quando è nata, sulle correnti, sulle ricerche e sui temi.
E poi pensarne il peggio del peggio, ma senza ricorrere a un pregiudizio.
Io lo so che spesso faccio la stessa cosa, in particolare:
a. con il reiki
b con scientologi (o come cacchio si scrive)
Se non avessi un minimo di preparazione di questo tipo, adesso, per esempio, non è che starei male di più e neanche di meno. Avrei solo più confusione su quello che mi sta capitando.
alle superiori ho studiato i manuali anche se ho fatto il perito, grazie. e non la disprezzo così tanto se ho fatto la tesi su Schnitzler che nella Vienna fin de siècle ci era dentro fino al collo. Parlavo del mondo di oggi e di quello che è diventata. Ma forse è diventato tutto così nel mondo di oggi. Massimo rispetto a tutte le correnti della psicologia e a chi vuole praticarle. Mi identifico da sempre con Woody Allen. Passo e chiudo.