La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Il falò di San Giovanni 23,Giugno,2009

 

La verità è che dopo un post come quello di ieri sera, così livido, così personale, così come se mi fossi trovata a dover confessare che tengo i pidocchi, è un po’ difficile ricominciare a scrivere. E scrivere la mia vita com’è, con tante cose dentro. La verità è che in questo momento la mia vita è ancora allontanamento da. 
Assecondo il vento, come diceva la Strega, e cerco di arrivare a un punto in cui non ci sarà più terra, non ci sarà più porto, ma solo viaggio.
E così, adesso farò un bell’elenco delle cose che brucerò nel falò di San Giovanni, stanotte. Perchè a Genova c’è questa usanza, di accendere grossi grossi falò, al solstizio d’estate, dove si bruciano tutte le cose vecchie, e anche i bigliettini con quello che vogliamo mandar via dalla nostra vita.
Come prima cosa io metterei il Governo-Nano-Malefico. Anche a mio rischio e pericolo, perchè fatico a immaginare cosa potrebbe succedere.
Me la rischio: Nano Malefico al rogo.
Poi metterei le allergie della mia Cana. Così non mi sveglia più di notte.
Quindi, visto che siamo in tema di salute, scriverò anche la mia circolazione tutta ammaccata e la gastrite che questo nuovo medico di famiglia sta cercando di curare in un modo che definirei caparbio, eroico e commovente. Brucerò nel falò il disordine che regna nel mio vicolo e, a proposito di questo, tengo dei piani che racconterò. Brucerò l’insicurezza, quando ho paura di non essere capace di fare le cose. Brucerò la forfora, le doppie punte e la cellulite, non perchè io abbia la forfora nè le doppie punte (e se fossi un’attrice io qui ci metterei una bella pausa dal tempo comico esilarante) ma perchè sono predatori naturali, e non si sa mai.
Brucerei tutti i condizionatori, perchè in ufficio vivo con i piedi gelati. Ci metterei, nel falò, il maschilismo strisciante. Ce lo metterei, ma poi ho pensato che brucio fascisti e cattolici in una botta sola e quindi, a quel punto, quel poco di maschilismo che rimane è nostro e possiamo sopportarlo.
Nel falò, poi, butterei una bella percentuale di colleghi dell’ufficio. Ma fisicamente, mica scritti sul bigliettino.
Gli scarafaggi, anche se adesso sono diventata coraggiosa, le cavallette, e visto che sono una persona carina, anche i topi e le lumache, così lasciano stare le mie amiche. Poi le lenti a contatto quando mi fanno piangere, le unghie che si sfaldano, lo smalto che si scheggia tutto e i pali del soppalco che mi danno i calci nel buio e mi fanno male. La spazzatura che non è capace a buttarsi via da sola, l’uomo che mi lancia sempre i mozziconi di Marlboro Light sul davanzale. Quando pensi di avere il latte nel frigo e invece è andato a male. Quando aspetti e aspetti e poi non succede mai al momento giusto, quando la gatta mi ruba la carta igienica dallo scaffale del bagno e mumifica tutta la casa.  Quando la cucina è invasa dai moscerini e, contemporaneamente, la credenza dalle farfalline della farina. Quando, alla fine, la farina vola via. Quando ti serve, of course.
E quando uscirò dall’ufficio dimenticandomi di trascrivere la lista su un foglietto.

 

One Response to “Il falò di San Giovanni”

  1. Anonimo Says:

    Jamais Carmen ne cédera, Libre elle est née et libre elle mourra! Ora devo andare…marmitte sfrangiate attendono il mio orizzonte, marmitte che sfioreranno giunchi nelle paludi ove la borghesia consuma le sue notti…e consuma le sue pizze…


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