La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

Ru486, finalmente? 30,Luglio,2009

Oggi è uno di quei giorni che ci sono mille cose da scrivere. E magari le scriverò anche, devo far venire le quattremmezza in un ufficio che non c’è quasi niente da fare.
Volevo scrivere un post personale e uno politico.
Ma poi sono andata su repubblikit e ho letto questo aricolo qui dove si parla della Ru486 che è la pillola che serve per evitare un intervento chirurgico orrendo quando si decide di abortire.
Sembra che decidano oggi se la possiamo usare anche noi in Italia.
E quindi femminismo batte personalepolitico, tre a due.
Io penso che la più bassa forma di vita sulla terra, comprese le zanzare, gli scaccaracci e le meduse, siano quelli del movimento per la vita e, più in genearle, quelli che sono contrari all’aborto per ideologia. Quelli sono i primi che metteremo al rogo quando faremo la rivoluzione. Promettetemelo, per tutto il gaviscon che mi tocca ciucciare ogni volta che dicono la loro, devono fare la fine della Giovanna d’Arco.
Così, queste persone che sono contrarie all’aborto, io penso che dovrebbero essere contrarie all’aborto in generale: se tu sei contario all’omicidio non è che se uso la pistola è meglio che, non so, se uso una corda di violino. E’ un fottuto omicidio, al di là del mezzo che ho usato.
E allora perchè, perchè questi idioti sono disposti anche a cadere nel ridicolo del dire che questo farmaco è pericoloso, visto che ci sono stati 29 decessi, in 21 anni? Scommetto che la tachipirina ha ucciso più gente.
Perchè ce l’hanno tanto con quella pillola? Non se ne dovrebbero occupare.
Io credo che questa sia una forma di sadismo nei confronti delle donne. Un certo qual piacere nel farci provare dolore anche quando se ne può fare a meno.
Puttana, ti sei divertita? Adesso paghi.
Perchè, perquanto ci siano personaggi discutibili, pronti a giurare che l’aborto sia una via d’uscita semplice, comoda e veloce, per una donna che ha fatto un casino. Perquanto, io penso che no, non la è.
Non è facile per come stai tu. Voglio dire, ragazze, vi trovate in una condizione biologica assolutamente perfetta, perchè il nostro corpo è stato pensato per quello. Dal momento in cui quel maledetto spermino è andato a cocciare nel vostro ovetto che passava di lì, tutto il vostro corpo comincia a fare un sacco di preparativi, come un vascello che parte, tutto contento, fa scorte, aggiusta cose, fa piani, in assoluta autonomia. E allora è una spaccatura, una spaccatura schifosa da affrontare, perchè c’è la testa che sa che ci sono gli iceberg e altre cose paurose e impossibili, c’è la testa che sa del naufragio. E il tuo corpo, da solo, automaticamente, e felice si prepara: che fico, sono incinta!
E tu te lo devi trascinare dietro, visite, colloqui al consultorio, appuntamenti e ti sembra di ingannarlo come quelli che vanno nei boschi a sparare ai cani vecchi. Ti sembra che il tuo corpo abbia la stessa ingenua fiducia dei cani stupidi.
Una bella sensazione merdosa.
Allo stato attuale, quindi, in Italia, la chirurgia è l’unica strada. In anestesia totale non è mostruosamente doloroso, dicono. Ma è sempre un intervento, è sempre doversi addormentare e doversi affidare a un medico, è sempre una sala operatoria. La parola che mi viene è invasivo.
Vogliamo evitare a una donna, dopo la pesantezza atroce della decisione che gli tocca prendere, un intervento chirurgico? No, no, di sicuro.
Perchè bisogna pagare, bisogna soffrire, bisogna essere umiliate, bisogna che tutto sia il più difficile possibile.
Sadici schifosi.
Io, allora, aspetto e spero che non ci siano colpi di scena. Spero che questa cosa della pillola passi e che ci adeguiamo a essere un paese normale, che non odia le sue donne, che le rispetta, che nelle situazioni difficili le aiuta, e, se può, un pochino, lenisce il dolore. E spero che a questi di scienza e vita venga la malattia del sonno che non dormi più e ti dimentichi le cose, e anche che se li mangino le formiche rosse.

 

Un impegno concreto… 28,Luglio,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:31 am

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/scontri-massa/massa-vietate-pattuglie/massa-vietate-pattuglie.html

Marta,
Se lo fai anche tu io ti prometto che ti vengo a lavare le finestre e lucidare i pavimenti tutte le settimane.

 

Un vile attentato fascista… 27,Luglio,2009

Scrivevo da Vico Dolcezza, sabato notte, di questo week-end che sembrava un termometro caduto per terra, metafora antiquata ma efficace.
Così vi raccontavo che la mia vita si stende chiara, lineare e ordinata come una platea di ragazzini che pogano a un concerto, dove tutto si prende a spinte con tutto, dove farfalle che battono le ali a New York mi rompono i coglioni in Vico dell’Olio.
Scrivevo tutto questo e non sapevo ancora quello che mi stava aspettando.
Domenica sera, dopo aver accompagnato mia sorella al treno, stavo tornando a casa insieme al mio innamorato che fa quello strano mestiere. C’erano cose da dirci e cose da chiarire, c’era un discorso serio da fare su pesi e misure e distanze. Camminavamo come due che non sanno, con la testa altrove, come intenti a un ripasso, quando sento una cosa come un pugno fortissimo nello stomaco, ma fortissimo. Mi tengo la pancia e d’istinto mi rifugio in un angolo. A dispetto del suo strano mestiere il mio innamorato stordito rimane bloccato con il naso per aria e poi mi guarda: dove vai?
L’istinto di conservazione non è il suo forte, ma questo l’avevamo già capito da un sacco di tempo.
Arriva un ragazzino con una bottiglia d’acqua, piena, in mano.
Ti hanno tirato questa, c’è un pazzo che ci tira sempre le cose.
Peserà mezzo chilo e l’hanno lanciata da quacosa tipo un settimo piano. Roba che mi poteva uccidere, roba che a prendermela in testa chissà che cosa succedeva, magari mi rompevo il naso, finivo all’ospedale.
Ma anche se mi prendeva un po’ più giù, magari mi veniva un’emorragia interna.
E invece l’Angelo coi Bozzi ancora una volta ha deviato il pericolo quel tanto che basta, e il resto lo hanno fatto i  miei possenti lardominali a tartaruga.
Ma la cosa veramente fantastica, quella per cui vale la pena di averci dei lividi da pestaggio è che, passato un secondo, passato lo stupore, gli insulti e qualche bacino sulla bua, questo mio innamorato ci pensa un po’ e fa:
Fico! Questa domani devi scriverla sul blog!
E’ entrato nel tunnel-vivere-per-raccontarla…

 

25,Luglio,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 11:32 pm

L’una di notte in Vico Dolcezza.
Casa mia è sommersa di scatoloni e io ho chiesto asilo politico al piccolo gatto Siberia. Ci facciamo compagnia.
Nel giro di due giorni sono riuscita a trasformare la mia vita in un casino totale, il vicolo sembra Beirut nei suoi giorni peggiori, sono passata attraverso una serata con tasso alcolico da ritiro della patente (non ci vuole molto, di questi tempi), mi sono rotolata in una pozzanghera di sensi di colpa inutili, ho schizzato fango ovunque, soprattutto dove non era il caso, il che mi rammenta la legge di murphy del tappeto e della tartina al burro, mi sono stupidamente prestata al gioco di un uomo che si diverte a sventolarmi davanti al naso le sue pulsioni di morte e, con tutta probabilità ci seppellirà tutti, e ho realizzato che faccio una vita da convalescente, ho talmente paura di farmi male che cerco di muovermi il meno possibile e anche quando sto ferma riesco a fare danni.
Così, mentre trasportavo scatoloni, questo ho pensato, che se sopravvivo fino ad agosto, se sopravvivo a questo ripitturo disperato, a questo caldo che sembra di stare in un rettilario, se riesco a non indurre al suicidio nessuno, a non farmi accoltellare come Carmen, se riesco, infine, a sopravvivere a questa pessima versione di me stessa, allora io mi passo un mese a prendere il sole, leggere, passeggiare, nuotare e stare tranquilla. Un mese di riposo forzato prima di partire per i Balcani. Credo che me lo devo.
E adesso vado a dormire.

 

25,Luglio,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 2:25 pm

Casa piena di scatoloni.
Soccorso-rosso presente.
In questo momento mi sembra di essermi andata a cacciare in un quadro di Bruegel.

 

un giovedì lunatico? 24,Luglio,2009

È solo colpa mia
è…solo colpa mia
accidenti all’ipocrisia….
alla malinconia
alla noia che ci prende….
e che non va più via!!!
eeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhh!!!!!!!!

com’è simpatica!?!…..
questa vita
così “lunatica”!?….

…..non far del male a te!…
….questo lo devo fare!
lo devo fare perché!
…tu non hai fatto niente di male…
ed hai ragione te!
quando dici che sono un bambino
e che non sono “maturo”!?….
….ed hai vent’anni di meno!
eeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhh!!!!!!!

com’è simpatica!?!
questa “domenica”
così complicata!…..

….dimenticavo che
voglio che sei tranquilla
e ti prometto che
uscirò dalla tua vita
talmente piano che…
quando ti sveglierai….
non te ne accorgerai…
…vedrai….
eeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhh!!!!!!!!

com’è simpatica
questa domenica
così “lunatica”!
eeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhh!!!!!!!!

com’è simpatica
questa vita
così complicata…..
eeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhh!!!!!!!!!

Perchè poi succede che quando ti capita di scrivere una mail alla tua giovane amante, che oramai tanto più giovane amante non è, perchè ci abbiamo il vizio, noi Lolite, che poi, alla fine, diventiamo adulte. Quando succede che gli scrivi una mail il cui unico commento da fare è una canzone di Vasco Rossi. Quando succede, forse è il caso di prendersi una pausa.

 

Ancora un post politico ma non tutto politico 23,Luglio,2009

Tanto tanto tempo fa, nel tempo dei nostri primi baci e delle pizze al chiaro di luna, il mio innamorato che fa quel buffo mestiere ebbe a farmi notare che era contemporaneamente piccato e affascinato dalla mia tenacia nelle discussioni.
Non l’aveva incontrata mai una persona, ma lui sottolineò una donna, per fare il carino, che sostenesse un dibattito con lui  fino all’ultima goccia di sangue, pulendosi il mento e chiedendo se ce n’era ancora.
Quella notte io gli dissi tu non sai che scuola ho alle spalle.
Adesso basta, perchè tutto questo passato remoto mi ha sfiancata. Era solo un cappello introduttivo per dire che, dopo la Strega, anche la Nessi ha aggiunto un nuovo capitolo alla discussione su Piazza Alimonda.
Dunque, il mio piano sarebbe scrivere questo post e farlo pubblicare dal Puntoggì, perchè la personalità paranoica che vive dietro al mio orecchio sinistro si sta chiedendo com’è che a lui danno sempre tutti ragione e a me invece, in qualche modo, mai. Perdonatemi, sempre meglio paranoica che ossessiva, no?
Comunque io vorrei ribadire che la mia posizione in questa questione qui è una posizione che non ha un ambito prettamente politico, ma è più generale. Io vorrei che venisse messo agli atti che io penso che c’è una differenza abissale tra dire “non sono d’accordo”, oppure “non mi sembra opportuno” e dire “è un imbecille”.
Io credo che dovrebbe essere un’accortezza da usare sempre, in generale, nella vita. Ma in politica è importantissimo, perchè fa la differenza tra quelli che si prendono a testate mentre Franco si riprende la Spagna e quelli che la Spagna ci provano a tenersela.
Tutto qui. Una piccola accortezza linguistica che cambia tutto il quadro della situazione. Perchè, a volte, parlare e pensare vanno a braccetto più di quanto ci aspetteremmo e l’abitudine a pensare in maniera da tenere in considerazione il punto di vista dell’altro in una posizione di parità rispetto al nostro potrebbe aiutarci ad aprire piattaforme di dialogo che non ci aspetteremmo.
Io credo che siamo in un buio, orrendo, momento storico in cui abbiamo perso praticamente tutto e in cui tutto è da rifare e da ripensare e quindi anche le cose che sembrano inutili, possono entrare in gioco. Dobbiamo ricostruirci da zero, ricostruire una linea: fare quello che la Strega diceva nel suo bellissimo post. E allora perchè non spendiamo due secondi a capire come parliamo?
Capito, luride, fottute teste di cazzo? Provate a darmi torto anche stavolta, stronze…

 

Niente di buono per il mio apparato digerente 22,Luglio,2009

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E che nessuno, nessuno dica che non ci ho provato.
Stamattina ho preso la medicina che sa di fragola, subito, appena sveglia. E anche ieri l’ho presa, e sempre, dopo mangiato bevo le bustine, e non mangio le cose proibite. Di più potrei solo chiudermi in un sanatorio, senza televisione, ma anche senza giornali, ma soprattutto senza internet.
Perchè è internet che mi rovina, a me.
Stamattina, appunto,  stavo facendo la mia colazione tranquilla, ancora un po’ assonnata. E gustavo il mio unico caffè della giornata, riorganizzavo le idee aprendo la posta e facciabuco. Poi ho dato un’occhiata ai blog della Comune-ty, tutto fermo e morto tranne quello della Nessi.
Guardo l’etichetta: achtung extraparlamentari. Merda, è un post politico, e anche la foto non mi dice niente di buono.
Niente di buono per il mio apparato digerente.
La prima sensazione che provo, a pelle, quando si parla di Carlo Giuliani è un brivido di sollievo. E’ una roba da stronza, me ne rendo conto, ma il primo neurone che mi si accende è quello su cui c’è registrata la telefonata di mio fratello: “Ema, è morto un ragazzo, chiama la mamma e digli che non sono io”.
Il secondo neurone che mi si accende è il senso della misura del pozzo, come dice la Nessi. Dev’essere stato un dolore inimmaginabile.
La misura del pozzo è la rabbia che sento pensando a mio fratello che c’era là in piazza Alimonda, quando hanno ucciso Carlo Giuliani, è mio fratello che poteva finire come il vestito di Rossini. O peggio.
E quindi, quando si parla di questo omicidio di Carlo Giuliani, io ci metto sempre sopra un carico personale mica da poco.
La Nessi dice:
Tra compagni lo si ripete spesso: io non credo che sarei stata lì, a tirare un estintore sulla camionetta. Se non per pacifismo, quantomeno per paura, per istinto di conservazione: la polizia di questo paese ha sempre sparato sui manifestanti e a Genova, lo sapevamo tutti, cercavano il morto. Stare lì era rischiarsela, non era certo la mossa più intelligente.
Ma non tutti i morti sono intelligenti, e del resto neppure la maggiorparte dei vivi.
Io non credo che sia vero.
Io credo che quello che è successo a Carlo Giuliani avrebbe potuto succedere a chiunque di noi. Anche se non riesco mai a spiegarlo alle estetiste, perchè quando cerco di parlarne mi sale una rabbia di quelle da lacrimoni, mi sento ridicola e glisso, cazzate, glisso, non sai cosa dici, informati, glisso, l’hai sentita alla tivvù la verità su com’è andata?
Io penso che, nella concitazione di quei giorni, tra i lacrimogeni e le cariche e le notizie che non si capiva un cazzo, tra la rabbia e la sorpresa nessuno di noi avrebbe potuto prevedere che cosa avrebbe fatto nel posto sbagliato al momento sbagliato. Bisogna trovarcisi per capire che cosa ti succede al cervello quando si carica di adrenalina così.
Io, il giorno che hanno ucciso Carlo Giuliani, ero a preparare i panini a San Benedetto e poi ho assediato la zona rossa insieme alla mia amica Giada, a sua sorella e al fidanzato di sua sorella. Saremo stati sei in tutto. Aspettavamo i cobas che non sono mai arrivati. Tutto tranquillo.
Ma il giorno dopo la tensione era altissima. Ricordo che ero a marassi, dopo la manifestazione, che ero stanca, che ero arrabbiata e, a un certo punto, a fine manifestazione, c’era della gente incappucciata che aveva cominciato a buttare cassonetti in mezzo alla strada e c’erano gli sbirri lì vicino, e c’eravamo noi, lì vicino, e c’era che non ne potevo più, così, senza pensarci, mi sono alzata e gli sono corsa incontro, minacciandoli, credo, saranno morti di paura, un cane da caviglia. Ma sono quei momenti in cui non hai il controllo delle cose che fai, perchè mi ricordo solo, nelle orecchie, Guido che urlava, dove cazzo vai. E i tipi incappucciati che se ne vanno via e Guido che mi sgrida e io che non ci avevo pensato.
Andate a dare un’occhiata a wikipedia. E’ la televisione che ci ha raccontato che Placanica si è difeso, che quella cazzo di Jeep era incastrata, che è successo solo che un militare di leva poco più che maggiorenne ha avuto paura e ha perso la testa, che era una situazione tremendamente pericolosa. E’ che ci hanno drogati di quella foto della reuters che non vi linco, scusate, perchè ci ho provato ad aprire google immagini ma mi fa star male vedere il sangue sull’asfalto. Ma lo sapete qual’è: è quella foto in cui sembra che sia vicinissimo, con l’estintore, e invece non è vero.
Perchè se ce la dimentichiamo anche noi la verità su quello che è successo, allora sì che siamo nella merdissima. Quello che è successo è che Carlo Giuliani ha visto che dalla camionetta stavano per sparare sulla gente, ve lo ricordate? Le abbiamo viste e riviste le foto, la pistola che spunta dal finestrino, il manifestante con la felpa viola. Volevano sparare e Carlo Giuliani ha fatto quello che avrebbe fatto chiunque di noi nella stessa situazione: ha fatto quello che ha potuto. Se non lo avesse fatto adesso lui sarebbe vivo, e sarebbe morto qualcun altro.
La Nessi dice che non sarebbe stata lì a tirare un estintore sulla camionetta. Ma io invece spero di sì. Spero che, se una volta ci troviamo in manifestazione e qualcuno cerca di spararmi, io lo spero che abbia un estintore da raccogliere. E spero di avere lo stesso coraggio e raccoglierlo anche io.
Perchè a Genova nel duemilauno, come un sacco di altre volte, è il coraggio che fa la differenza tra noi e loro. E’ facile fare una strage quando sei dalla parte sbagliata del manganello, quando ti hanno terrorizzato, ti hanno fatto il lavaggio del cervello, quando sei carico di anfetamine e adrenalina, è facile.
Ma, averci il coraggio di andare incontro a qualcuno che ha in mano una pistola con quello che trovi, con un estintore, non è facile.
Poi c’è da discutere, è vero, quanto non ci piaccia il modo di manifestare che hanno i centri sociali, c’è da discutere quanto è stato sbagliato e miope il loro assedio della zona rossa, c’è da discutere su quanto siano i nostri ultrà, questo sì.
Ma quello che mi preme, mi preme tantissimo lasciare qui è la mia certezza  che sarebbe potuto succedere a chiunque, in qualsiasi posto, in quel momento.
Io ero a Di Negro, ad assediare la zona rossa in sei, dopo aver fatto i panini.
Ma se fossero arrivati i cobas? Ma se fossero arrivati gli sbirri incappucciati? Non sarebbe potuto succedere anche a noi?
E il fatto che proprio lì sia successo, proprio quelli che avevano davanti la gente che ne arrivava dal Carlini abbiano sparato, non ci aiuta. Perchè si finisce per pensare che quelle teste di cazzo dei centri sociali mai le fanno con la testa le cose, sempre con la pancia, mai tenendo sotto controllo i loro problemi con l’autorità. Anche io ho avuto un rapporto di merda con mio padre, ma non per questo ho bisogno di andare a farmi manganellare tutte le settimane. 
Non dobbiamo approvare i loro modi, ma non possiamo dimenticarci com’è andata.
Dire che quello che è successo è successo perchè i nostri fratellini-teste-di-cazzo si sono comportati in maniera poco intelligente è come dire che stuprarmi in un vicolo è un gesto abbietto, ma che non è intelligente, da parte mia, andarmene in giro con una minigonna inguinale, con i tempi che corrono.
Del resto, chi ha mai visto una donna intelligente che finisce stuprata?

 

idilli (due) 21,Luglio,2009

“Venerdì, capito, venerdì, che cazzo vuol dire venerdì, no, perchè questo mi mette in agenda, capito, mercoledì l’idraulico e venerdì io, come se io potevo essere messa in agenda, e poi cazzo vuol dire venerdì, capito, della serie ce n’ho tanta voglia di vederti se faccio passare cinque giorni. Perchè questa storia non va, capito? Non va. Guido, io me ne vado, io non ce la faccio, non la so gestire, è inutile. Io sparisco, cambio casa, cambio numero di telefono. Sto troppo bene, mi fa male da tutte le parti, lo sai, quando sto troppo bene. Io non ci riesco, non risco a non fargli allagare tutta la casa, a questa cosa qui, per poi farne cosa, eh? Cosa ne faccio io di questa storia qui, cosa ne faccio? Potesse finire felici e contenti, ti dico, occhei. Ma una roba così cosa ci fai, eh? Cosa ci fai? Niente ci fai. Perchè quando l’amore è finito rimangono i piatti da lavare. Ma non sei stanco, Guido, di lavare i piatti? Non sei stanco di raccogliere e mettere insieme pezzi? Eh? Io voglio una vita normale, capito? Normale! Io voglio un ingegnere, voglio annoiarmi, voglio i numeri in colonna, lo sai. E invece la vita è sempre troppo bella per i miei gusti, ma tu non sai le ore che abbiamo passato a canticchiare sul pavimento, minchia, Guido, sa tutte le nostre canzoni, ma è possibile incontrare un uomo, nella vita, che non è Paolino ma che sa tutta i treni per reggio calabria? E poi ti viene in mente che si è venduto al lato oscuro, cazzarola, e pensi che potrebbe, potrebbe essere bellissimo tra noi se non se non, se non col cacchio, pacchetto completo, mica sarebbe lui, eh. E allora lo devi accettare che sei lì, sdraiata sul pavimento a canticchiare gli intillimani con uno di loro, e che sei impressionantemente, meravigliosamente, felice. E che non hai nessuna triste, borghese scusa, per esserlo, che non è il principe azzurro, non è l’uomo della tua vita, non sarà il padre dei tuoi figli e neanche il tuo fidanzato ufficiale, niente sarà, se non una clamorosa scopata, se non il motivo delle tue occhiaie già al lunedì mattina. E allora è dura, Guido, perchè vuol dire che è tutto gratis. Come un gelato solo cioccolato, come un purino di maria, come mangiare la nutella a ditate. E io non ce la faccio. Continuo a dirglielo a lui, capito la stronza? Glielo dico a lui, dai, mangiamo la nutella a ditate, e poi io non ci riesco. E adesso che ci penso neanche lui, visto che ha deciso che non ci vedremo per i prossimi cinque giorno, c-i-n-q-u-e. Cazzi suoi, io saprisco. E poi, tanto, ho da fare, venerdì, forse. E se non ho da fare me lo invento, minchia, devo ripitturare tutta la casa, figurati se non ci ho da fare. Io non ci voglio più stare vicino a quest’uomo qui. Lo vedi? Lo vedi quanti casini? Quanti problemi? Lo vedi?”

“Qunte ore hai detto che hai dormito?”

“Tre, e male.”

“A che ora hai pranzato?”

“L’una…”

“Hai fatto merenda?”

“…”

“Ema, ti ha scoreggiato il cervello…!”

 

idilli (uno) 21,Luglio,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:19 am

Ambientazione: sei del mattino, vicolo.

Personaggi: una cana facile alla distrazione, un uomo sulla sessantina con un enorme sacchetto sulle spalle, una donna molto bella con lo sguardo appena un po’ addolcito da una notte insonne assolutamente meravigliosa.

La donna si accorge che il cane sta fissando il signore con l’enorme sacchetto che, a sua volta, la fissa, un po’ intimorito.
Richiama il cane e si avvia al portone.
Poi realizza di non essere stata neanche un po’ gentile, lei e quel cane da nazista che le è toccato in sorte.  Così aspetta, sulla porta, il signore dal grande sacchetto, gli sorride e lo saluta:

Donna: Salve!
L’Uomo dal Grande Sacchetto: Buongiorno!

E si ferma a guardarla, indugiando in maniera veramente vistosa sulle tette. La donna comincia a irrigidirsi.

L’Uomo dal Grande Sacchetto: Tu vive qua?
La donna: Sì, viviamo qua (indicando il cane)
L’Uomo dal Grande Sacchetto: E che lavoro fa?

Un lampo di conapevolezza attraversa lo sguardo assonnato della donna.

La donna: Lavoro all’ufficio di collocamento, perchè???

L’uomo chiede scusa, galoppa fino al crocevia e sparisce dietro l’angolo…

 

17,Luglio,2009

Archiviato in: La rubrica del sorriso minimalista — diversamentequilibrata @ 6:59 am

Sto ridendo tantissimo.

L’animo mio festante (a capo)
Scodinzola

Questa donna è un genio comico.

 

16,Luglio,2009

llll

Oggi non scrivo.
Ma vi regalo questa foto che ha trovato posto nel mio archivio delle immagini.
E’ una lumaca perplessa.

 

Togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace… 15,Luglio,2009

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes, Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:28 am

Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo
taglia bene l’aquilone, togli la ragione e lasciami sognare, lasciami
sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori…

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A novembre io finisco l’analisi.
E quindi mi sto esercitando nell’arte da funambola di pensare senza aspettare che venga lunedì sera. Di pensarci da sola.
Ma pensarci da sola a questo mondo complicato, senza il sorriso bello di quella donna, quando c’è a dirmi che faccio le cose per bene, beh, non è così immediato. Ci vuole, appunto, esercizio.
Così io avevo pensato di essermi conquistata il premio “Maestro Miaghi” per il miglor comportamento zen e centrato nella storia delle relazioni. Pensavo di esserci quasi vicina a prendere le mosche con le bacchette.
Ci ho anche fatto su un post su questo meraviglioso riuscire a vivere qui e ora. Centrare perfettamente il momento come il Suonatore Jones, senza un pensiero non al denaro, non all’amore nè al cielo.
E invece mi si complica sempre tutto sotto le mani, un piccolo strappo, una maglia rotta che non tiene, un appuntamento mancato, che sembra niente e invece l’entropia ci mette un piede dentro e si passa il tempo a scriversi e a non capirsi. A volersi e a non trovarsi mai. Ci vuole tanto a dire sto male, non farmi domande ma passa un pomeriggio con me? Fammi compagnia.
Ma, poi ci sono gli antipodi, per cui ci vuole tanto anche a dire sto bene, sto benissimo, e ho voglia di mangiarti tutta finchè sei calda, ho voglia di scappare nei ritagli di cinque minuti solo per darti un bacio, ho voglia di passare con te le notti intere a scopare e a raccontarci le cose, ho voglia di arrivare al lavoro con le occhiaie, al mattino, e farmi prendere per il culo da tutto il mondo, io e i miei segreti, chissà chissà chi è questa donna misteriosa, che gli fa gli occhi belli, ho voglia di sentire il tuo profumo nel mio letto, nei miei vestiti, ho voglia di dividere tutto, il pane, i pensieri, le strade, le cose che vedo, le cose che sento, ho voglia di baciarti nei vicoli, come gli adolescenti, e guardarmi intorno ogni volta che sento dei passi e ho voglia di baciarti nel bosco e ridere del fatto che ti guardi intorno appena senti un fruscìo, ho voglia di accarezzarti finchè non diventa sempre troppo tardi e ho voglia di rimandare le cose da fare, che per le cose da fare c’è tempo. Invece per la passione no che non c’è tempo, certe storie sono come l’ultima fetta di torta, cazzo stai lì a guardarla, mangiala. Tanto queste storie non portano da nessuna parte, vale la pena di gustarle, vale la pena di lasciartici trascinare.
E invece no, gli accordi, i patti, i limiti, i paletti, perchè, come, quando, fino a quando e quanto. E, tra l’altro, proprio in uno dei pochi, luminosi momenti della mia vita in cui, per me, queste domande non hanno senso. Come a evocare il fantasma del futuro, dell’ignoto, dell’incerto, dei dolori terribili che vengono inflitti alla gente che se la gode un sacco. Proprio adesso che cominciavo a convincermi che fosse gratis.
E finisce che ti fa venire voglia di spaccargli la testa conun sampietrino, com’è tradizione. E oggi sono ancora un po’ triste, incrocchiata, imbronciata. Oggi ho voglia della poltroncina-pianta-muso. A capire se ci riesco a disinnescarlo dinuovo il mio cervello, che si è messo a ticchettare, in una reazione a catena col ticchettare del suo, oppure questa storia è diventata un giocattolo rotto.

 

Oggi sciopero! 14,Luglio,2009

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 6:56 am
 

Il giardino segreto 13,Luglio,2009

Archiviato in: Radio Nessi, Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:51 am
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E c’è un senso di colpa latente, nonostante una parte di me pensi di averne tutto e pieno diritto. Mai una sola volta farai ciò che non vorrai. Sarai libera e renderai conto solo alla tua coscienza e ogni volta che lo farai sentirai il silenzioso applauso di milioni di batteri. 
Ma poi, ancora, c’è la parte di me che si farebbe scuoiare e mettere sotto sale, piuttosto che farlo sapere, la parte pàrladagio, la parte che si contorce come un’anguilla quando mi chiedono: ma sta andando avanti questa storia bislacca?
“Di persone male assortite ne ho incontrate, ma come noi è difficile, bisogna mettercisi d’impegno”.
E io vorrei essere sufficientemente auto-centrata. E invece non lo sono. Non lo sono neanche un po’. Mi vergogno. E mi odio per il fatto di vergognarmi, ma tant’è.
Tant’è che ci stiamo costruendo questo giardino segreto. E non lo so se è una cosa sana oppure no, propenderei per il no, alla lunga. Ma per adesso.
Per adesso quest’uomo, dopo tre anni di anestesia delle emozioni, mi sta attirando fuori, allo scoperto, le cose che non sentivo più e che rimpiangevo. Come se fossi stata mesi a cercare di sfondare a calci una porta e lui fosse arrivato con le chiavi. Perchè ha questo spirito da crocerossina, perchè devo prenderlo a calci per non essere salvata, perchè sa essere maledettamente protettivo, e diosà se ne ho avuto bisogno, perchè non è invadente, perchè mi fido istintivamente di lui, perchè mi piace fargli vedere tutti i miei giocattoli, perchè non sono dura con lui, ma senza far fatica, semplicemente certe rigidità sono inutili, perchè è un adulto e non ha bisogno di tentare  inutili e logoranti prove di forza. Perchè è un giardino segreto di quelli che non hai voglia di essere in nessun altro posto quando hai chiuso il cancello. E il tempo passa in un attimo.
E continua, sì, continua, perchè è una storia capace di essere qui e ora, perchè è una storia che non chiede fino a quanto e quando. E’ bella da vivere all’indicativo presente. E da vivere tutta insieme, vergogne comprese, perchè le persone sono pacchetti completi, non si possono scindere gli aspetti che non ci piacciono. Tutte le cose delle persone sono quella persona.
Ed eccola qui questa mia storia che mi imbroglia i respiri, mi confonde le ore di sonno. E’ tutta qui, nel mio modo di condividerla, visto che faccio così fatica a parlare delle cose a cui tego molto e anche delle cose di cui mi vergogno, e questa rientra clamorosamente in tutte e due le categorie.

 

10,Luglio,2009

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 10:25 am
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Lo segnala il Pastore sul blog della Nessi, se ve lo siete perso andatelo a leggere…è geniale.

 

10,Luglio,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 9:09 am
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Persa a fantasticare di alieni che controllano gli altri uffici della provincia, suicidi misteriosi e biondifratelli catalizzatori di eventi inquietanti…

 

Leggete, leggete e sperate ancora un po’ in questo paese… 9,Luglio,2009

Archiviato in: Il fiore del partigiano — diversamentequilibrata @ 2:00 pm

Russo, Asaro, Cancemi, Marrone, Cittadino e tutti gli altri capitani che come loro hanno saputo rispondere all’appello delle proprie coscienze, fanno onore all’Italia.

Andate a leggere qui.

(è il fiore del partigiano…)

 

First ladies??? 9,Luglio,2009

Stamattina mi sono data alle letture impegnate. Approfitto del fatto di essere in ufficio, stavolta, invece che in strada a cercare di non farmi spappolare a manganellate, per capire bene come funziona questa cosa qui del Gìotto.
E’ spaventosa, ci sono questo gruppo di paesi, otto, che si ospitano un anno a casa di uno e un anno a casa dell’altro e passano il tempo a fare i turisti, a gustare cene con menù orrendi-spaccafegato, e a chiacchierare di impegni che non manterranno, sperando che Bob Geldof non se ne accorga.
E già così basterebbe.
Ma c’è di peggio, ci sono gli incontri delle first lady.
E rimando all’articolo lincato, senza nessun commento, se no il pomodoro gigante mi mangia viva.
Dunque la domanda di oggi è: ma il marito di Angela Merkel cos’hanno fatto, non l’hanno invitato? E se l’hanno invitato andrà a mangiare con le first lady, a chiacchierare di vestiti e figli e filantropia? Sarà ricevuto dalla moglie di Alemanno insieme a tutte le altre?
E perchè, oltre alla tristezza di ospitare un incontro inutile e dispendioso come il Gìotto, ci tocca anche subire il racconto di quest’oltraggio all’emancipazione femminile che chiamano “incontro delle first lady”?
Il primo che mi dice che il femminismo oggi non ha più senso io lo spello vivo e lo metto sotto sale.

 

Otto anni dopo 8,Luglio,2009

Duemilauno.
Io avevo ventiquattro anni e il mercoledì giravo per il centro storico, la mia macchina fotografica zenith al collo,  le sue scritte in cirillico. Pesava sei chili, la macchina più l’obiettivo, ed era arrivata a casa mia grazie a mio padre che l’aveva barattata con un vecchio frigorifero su una nave russa.
Genova si stava preparando con le grate, con la saldatura dei tombini, con il centro blindato a vivere il trauma collettivo della nostra generazione. Il nostro undici settembre. Dov’eri tu durante il G8? Ti possono rispondere tutti, anche quelli che sono scappati in Piemonte a mangiare i ravioli.
Otto anni dopo mi ricordo e con le dita cerco di dipanare le cose che sento, ancora un’ombra di paura se penso ai lacrimogeni, la rabbia, la stanchezza, sento tutto il bene che voglio alla gente che c’era, lì, con me, le vecchie alle finestre, quelli che erano a casa, guardavano la televisione e che ci telefonavano, attenzione a Corso Sardegna. E sento che mi dispiace. Mi dispiace per mio padre, mi dispiace per i portuali, mi dispiace per i vecchi delle case del popolo. Cazzarola, proprio a Genova, la città dei partigiani, la città del trenta giugno. Mi dispiace perchè mi sarebbe piaciuto potergli dire: vedi come mi hai insegnato bene? El fascismo quiere conquistar Madrid. Madrid sera la tumba del fascismo.
Non è che abbia funzionato proprio benissimo-benissimo neanche a Madrid. Ma a me il G8 è pesato, neanche fossi un figlio maschio. Mi è pesato il confronto, la brutta figura.
E adesso siamo in questa stagione di mezzo, spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati, lungo i quali anche i migliori si danno un prezzo.
Duemilanove. E’ mercoledì in questo paese disastrato.
Io sono in ufficio. Il pomodoro gigante che vive sospeso sulla mia testa mi sta distruggendo lo stomaco. E, naturalmente, ho dimenticato la medicina a casa. Il mio regno per un sorso di gaviscon.
Cerco notizie di quello che succede in giro, repubblikit, il manifesto, indymedia, actiong8. Non ci si capisce una fava. Arresti, casino. Il corteo all’Aquila di venerdì si fa o non si fa? E se si fa è giusto andare? Oppure no?
Ma soprattutto checcazzo fai il corteo di venerdì?
Otto anni dopo sono riusciti a confondere anche noi. Pensavamo di essere in un paese di merda, con un governo fascista di merda, con uno stato di polizia di merda, e invece eravamo ancora all’inizio della discesa. Mi chiedo a che punto siamo e dove sta il fondo. E quanto gaviscon mi costerà la risalita.
Ognuno di noi, in questi otto anni, si è impegnato ogni giorno, nel suo lavoro e nelle cose che fa fuori dal lavoro, scrivendo, parlando sull’autobus, facendo la spesa, insegnando, giocando, leggendo, pensando. Ma è come quei paesi dell’entroterra che man mano franano a valle, acquazzone dopo acquazzone, inverno dopo inverno, sempre, impercettibilmente più giù. E poi sui muri vedi le spaccature del fottuto decreto sulla sicurezza, Napolitano, non firmarlo. E’ ovvio che non è costituzionale. Se mi ci metto io a leggerlo sono sicura che un motivo lo trovo, figurati se non lo trovi tu, non firmarlo. Dal ripasso di diritto che ho fatto con l’Orchetto mi sono fatta questa idea che, perquanto preferirei Zoff, in questa partita qui, in questo secondo tempo disperato, il Presidente della Repubblica è il portiere. Ci conviene giocare proprio bene in difesa, ragazzi. Lo sapete che, se disgraziatamente qualcuno, in ufficio, mi dice che è senza permesso di soggiorno, io sono tenuta a chiamare il centotredici per farlo arrestare? E lo sapete che se non lo faccio e c’è Calderoli che mi spia, nascosto tra il pubblico, può chiamare il centotredici e farci arrestare tutti e due?
E’ un paese che sta scivolando e queste sono le crepe sui muri.
Così sono contenta che la Strega faccia i programmi per l’estate, faccia il cineforum e le gite in battello e il riordino dei libri. Perchè si gioca meglio quando si è in squadra, perchè tutti insieme mi fa meno paura, perchè ne possiamo parlare e ci possiamo spiegare e ci possiamo sostenere e ci possiamo far venire le idee.
E, per adesso, mi sa che questa è la nostra resistenza.