La storia di E.

“E trovo dappertutto la poesia, anche nell’atrio a casa mia, tra odor di chiuso e di brioches”

30,Settembre,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:24 am

Se refréscio ancora una volta la posta va a finire che faccio un buco sullo schermo, che il mio compagno di banco pensa che sono impazzita e forse esplode anche il compiùtero.
Il fatto è che i miei dissidi si stanno allargando un po’ troppo; diciamo che cominciano a parlare un po’ troppo con gli inconsci degli altri.
Così il mio maestro, che normalmente è in comunicazione con me al punto che era a Istanbul gli stessi giorni in cui c’ero io, decidendo, come me, all’ultimo momento, per caso, dove andare, ieri si è trovato immischiato in un pomeriggio decisamente diverso dal solito: chiacchiere, segreti, trame di racconti, avvicinamenti, pennarelli, caffè, passione e incidenti.
Decisamente troppo per lui. E decisamente più di quello che i miei neuroni specchio possano riuscire a lasciarsi scivolare addosso.
Così penso che sarebbe carino ricevere una mail che appiani un pochino la sensazione di essere quella seduta su un cuscino per gli spilli. Penso che sarebbe bello pensare che non sta togliendosi con fastidio la sensazione di ieri dalla testa.
E poi.
E poi, invece, penso che sarebbe anche ora di smetterla di compiacere quell’uomo sempre e comunque, perchè io mi diverto un sacco con i pennarelli. Perchè forse non è il caso di replicare all’infinito il rapporto che ho con mio padre. Forse bisognerebbe smetterla di essere la donna ideale di un uomo che però.
Forse è il caso di mollarci con tutti questi uomini-che-però.
Basta refrésci nella posta, se vorrà scrivere e cercare di essere carino con me sarà il benvenuto, altrimenti credo di avere abbastanza elementi per poter prendere in considerazione l’idea di accettare,tranquillamente e seraficamente, un pensiero chiaro e semplice, riguardo al suo modo di rapportarsi a me: si fotta.
Del resto, come dicevamo lunedì sera con il mio amico Maschio Alfa dei Balcani, io e lui usiamo le storie come divertissement, ci servono per non pensare, come l’alcool ma senza mal di fegato. E’ un modo per schiacciare il tasto pausa.
Così vi tengo aggiornati sulle mie storie e, contemporaneamente, vi dico dei mei allievi, e dell’università, e dei progetti bislacchi e delle cose da fare, dire, baciare, lettera e testamento.
Scivolo con leggerezza in questo inizio d’autunno, con la paura e la voglia, con il sonno e il sorriso, con la curiosità e il senso del tempo che passa, organizzo assemblee oniriche delle mie anime e divido le cose mie da quelle che non sono più mie. A volte facilmente, a volte con fatica.
E poi c’è questo, poi c’è che ottobre sarà il mio ultimo mese in analisi.

 

29,Settembre,2009

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 10:42 am

E quindi, alla fine, oggi, con l’aiuto di Dio, della banca carige e della mia caparbia volontà a rendermi la vita sempre più complicata e in salita, oggi, vado a fare l’immatricolazione.
Le mie due parti che litigano sembravano parlarsi, andare un pochino più d’accordo.
E invece ieri sono andata dalla Nalista, poi ho fatto mille chiacchiere con il mio amico Maschio Alfa dei Balcani, quindi sono tornata a casa e, complice anche un chebabbo mangiato in strada all’ora più sbagliata, ho fatto un sogno.
C’era il Maschio Alfa dei Balcani nel mio bagno che piangeva e piangeva e mi guardava e mi diceva: “Me li hai fatti buttare via!”. E io guardavo nella tazza del gabinetto e vedevo delle cose chiuse in sacchetti di plastica, ma non si vedeva cos’erano. Non lo so che cosa io gli abbia fatto buttare via, e mi dispiaceva per lui, ma non potevo farci niente, sapevo che era giusto così.
Questo fa il paio con la notte in cui ho sognato di dormire raggomitolata contro il mio Innamorato con lo strano mestiere, vestito tale e quale a quando lo fa, quello strano mestiere.
Il mio piano è semplice, a questo punto, cercherò di dormire il più possibile e mangiare come si deve, bere poco e ridere molto, lavorare con il gusto di farlo e cercare compagnia. E poi qualcosa succederà, ma questo ho già avuto modo di scriverlo.

 

25,Settembre,2009

Archiviato in: Prossima fermata Lourdes — diversamentequilibrata @ 10:36 am

Dopo un’ora di aerobica camicaze.
Una cena solitaria e pensosa.
Nove ore e mezzo di sonno in cui il mio inconscio è riuscito a esplicarsi in sogni bislacchi e articolati.
Alla fine ho capito che c’è una parte di me che conta i denti ai francobolli, che è quella che uso per fare le cose per benino, pensare, pagare le bollette e lavorare.
E poi c’è una parte di me che insegue i piccioni, che è quella che uso per sentire, giocare, scrivere.
E credo che hanno litigato.
Credo che stanno facendo come i litigi dei fidanzati, che si danno i calci sotto il tavolo ma aspettano di lasciare gli amici e andare a casa per alzare la voce.
Cerco di ascoltarle entrambe.
Qualcosa verrà fuori…

 

Io odio prendere decisioni che non ho già praticamente preso. 24,Settembre,2009

Perchè poi vengono questi giorni qui che ci provo a provarci a fare questa cosa qui della preimmatricolazione all’università che mi fa una paura porca. Allora compili questo difficilissimo modulo on-line, che poi non è neanche difficilissimo, ma quando una è tutta rigida e piena di dubbi anche il codice fiscale è difficile.
E poi scopri che ci devi andare lì, già con le tasse pagate, voglio dire, spettunattimo. E poi ci devi andare lì, con la dichiarazione dei redditi di tutta la famiglia, che per me non è difficile, ma non la dichiarazione normale, una cosa che si chiama Iseeu, che sembra anche un po’ un personaggio biblico, un mostro cattivo. La storia di Emanuela e di Iseeu.
E poi c’è il caaf, ancora, tremendamente antico testamento, che è tutto occupato e non mi danno l’appuntamento.
E anche ci sono i dubbi: ce la faccio a tornare a casa morta dal lavoro, con i neuroni in pappa perchè, magari, ho fatto otto ore d’ufficio e cinque di lezione, che non è che capita di rado, e mettermi a studiare? Ce la faccio ad avere una vita, se poi devo dare gli esami? Eh?
Ma però se arrivo da quel ragazzino dell’immatricolazione mercoledì 30 settembre, che è l’ultimo giorno e anche l’unico in cui posso andare, se ci arrivo, ci devo arrivare con la prima rata pagata, la tassa regionale pagata, la testa dell’iseeu, il mio diploma, che diosà dove cacchio è andato a finire e anche l’idea che ce la faccio.
E io non lo so.
E il caaf non mi dà l’appuntamento.
E avrei voglia di dire mavaffanculo, ci penso l’anno prossimo, ho trent’anni, una vita professionale inconcludente ma frenetica, una vita sentimentale alla deriva, una sicurezza, che sia una, no, non c’è.
Potrei aspettare un altro anno. L’anno scorso la cosa più intelligente che mi è capitata di fare è stata rimandare di un anno. Mi volevo vedere quest’inverno a dare anche gli esami dell’università.
Ma però.
Adesso che non succedono più tragedie, allora potrei, potrei, sì.
Ma non so.
Ce la faccio?
Non lo so.
Qui ci sarebbe bisogno di un bacino, di una tavoletta di cioccolato, di un uomo con la pancia tonda e le mani morbide per rassicurarmi, di una cena già pronta quando torno a casa, di un po’ di ottimismo, di un surplus di fiducia in sè stessi, di una qualche direzione segnata, di un po’ di incoraggiamento, di qualcuno tipo Clint Eastwood in million dollar baby, qualcuno che ti dà una mano a fartene qualcosa di te stessa, e possibilmente che conosca la direzione, o ci veda al buio, o sappia navigare a vista. Ci vorrebbe la mappa del malandrino della mia vita, per vedere le cose dall’alto.
Ma oggi qualcosina ho fatto.
Adesso saggio è spegnere il cervello e andarsene in palestra.
Domani chiamo la segreteria, passettin passettino.
Nel frattempo, se c’avete un consiglio o anche un’altra cosa qualsiasi nell’elenco sopra, io vi sarei grata.

 

Ma mi passerà, mi passerà mai la ridarola? 22,Settembre,2009

E quindi sono sopravvissuta al primo giorno di scuola.
I miei allievi del lunedì sono incredibili: mi ascoltano anche quando non dico le parolacce, intervengono, a volte anche in maniera pertinente e ce n’è addirittura uno che ne viene dal liceo classico, seduto al primo banco, che alza la mano e non per percuotere il suo compagno, bensì per parlare con me.
Ieri mi chiedevo se, per caso, magari, avevo sbagliato istituto.
Quando sono uscita, poi, ho provato a fare un po’ di shopping, ma è stato inutile. Niente di carino. La mezza stagione mi sta uccidendo, complice la poca voglia di fare lavatrici che sta svuotando poco a poco il mio armadio, lasciandomi ogni giorno con un capo d’abbigliamento sempre un po’ meno probabile. La magia dei vestiti in fondo al’armadio.
Ma la vera tragedia è che ieri mi si è rotta la pennina per andare su internet, maledizione. Deve averla usata la Gatta per giocare alla passerella dei pirati e, per tragica fatalità, lei è morta, la passerella-usb, non la gatta.
Così niente internet nella casa del vicolo, almeno finchè non mi decido a comperare una nuova chiavetta dove mettere la sim.
Quindi stasera me ne vado in palestra, poi vado a casa, mi metto il pigiama e le ciabattine e mi chiudo nell’autismo, nella riflessione e nella pace interiore.
La verità è che ho solo voglia di ridere e cazzeggiare. Guardo la spicciolata di giorni che mi divide dalla data ultima per fare la preimmatricolazione all’università, e non so decidere, non so. Sarebbe utile, sì, utilissimo.
Ma come faccio, dìosanto, a ricominciare a tornare a casa dal lavoro e studiare. Week-end a studiare. Ho paura di perdermi. Ho paura di non riuscire più a trovare la stessa quadratura, la stessa motivazione, la stessa caparbietà che avevo qualche anno fa.
Così snocciolo i giorni, e  non decido.
Tutto quello che vorrei fare della mia vita, in questo momento, è starmene sdraiata su un’amaca con la mia nuova fiamma dal nome bislacco, che si inventa i giochi per me. Bere mojito e divertirci con il nostro mondo immaginato, straordinariamente simile. Lo dicevamo con la Ragazza Fuorimoda quest’estate: trovare qualcuno che condivida il tuo mondo interiore e ne abbia uno proprio con cui mischiarlo.
Occhei, non funziona. Il mio gemello di mondo interiore, l’uomo dei miei giochi, è un saldatore latinoamericano dai bicipiti tatuati e dall’abbiagliamento che, in maniera gentile ed eufemistica, definirei eccentrico.
Ma mi scrive poesie nella sua lingua, e poi le traduce nella mia, semplicemente aggiungendo le finali. Mi chiama Amor e si incanta a guardarmi dicendo che ho il cielo negli occhi. Vuole un Amor Cortese, di quelli veri, veramente Dante e Beatrice, veramente Lancillotto e Ginevra.
E io mi diverto, mi diverto un mondo, sto al gioco, applaudo. E più io faccio la principessa, più lui fa il mio cavaliere.
Ci divertiamo un mondo.
La pazzia mi scodinzola intorno. E io sono felice.
Sii saggia com’io son contento qui in Via Paolo Fabbri, quarantatrè.

 

Lunedì, dunque. 21,Settembre,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 10:08 am
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Da quando sono tornata dal mio viaggio sto lavorando per tornare, sul serio, tornare alla mia vita, sganciarla dall’estate.
Con questo senso di solletico allo stomaco, con la ridarola, con la testa che si perde dietro alle scie di profumo e ai piccioni, non si affronta un anno scolastico. Mi sento troppo morbida, troppo in pace col mondo, troppo sorniona e troppo curiosa per fare l’insegnante, per imporre un minimo di disciplina, per stare dalla parte delle regole.
Del resto, io penso che non sia giusto essere quel tipo di docente delle “sighe nel bagno”, gli adolescenti sanno fare benissimo casino anche da soli, a me mi pagano per insegnargli qualcosa che ancora non sanno fare.
E così è una settimana che lancio appelli alla professoressa che vive dentro di me perchè ritorni a prendere il controllo della situazione. Nel frattempo sono riuscita a sbronzarmi insieme al mio velista, sulla barca di un croato, bevendo roba con le bollicine e dissertando sulla rivoluzione, ho marinato due volte la palestra, ho partecipato a un rito pagano di purificazione, improvvisato durante un aperitivo, ho contrattato un incontro a colpi di fioretto col mio maestro, ho cambiato nome tre volte al mio sabato impegnato: manifestazione, sentieri partigiani ad alba, merenda a feltrinelli, per finire invischiata in un’avventura sentimantale assolutamente deliziosa, coinvolgente, che mi ha rapita la sera di venerdì e mi ha rilasciata sabato notte.
Oggi è lunedì e mi tocca fare la professoressa. Oggi conoscerò la mia classe dell’esame al diplomificio, mercoledì, invece, la classe del liceo e il serale. Devo fare ancora un po’ di training autogeno.
Ho deciso che, se resto viva fino alle quattro, poi vado a fare un girogiro shopping di mezza stagione, una gonna carina, un po’ sotto il ginocchio, calze  autunnali, magari una giacca leggera.  Per entrare nel personaggio. Magari qualcosa sul grigio o sul nero.
Pensavo a questo, sull’autobus, persa a guardare fuori dal finestrino, quando mi sono accorta che stavo scontrando una cosa, una borsa, forse. Mi sono girata e un uomo mi ha sorriso. Aveva una mano nascosta sotto il braccio, come se avesse le mani conserte da una parte sola. Mi stava toccando, cazzarola, aveva una mano nascosta e mi stava palpeggiando, sull’autobus, in valbisagno, alle settemmezzo del mattino. Da non crederci, ma come cavolo fai a pensare a fare una roba così alle settemmezza del mattino? Io a quell’ora non riuscirei a distinguere Brad Pitt dalla mia Capa.
Così mi è venuto da ridere e mi sono spostata in un altro posto.
Evidentemente, in questo periodo, la follia mi segue scodinzolando come la Ganja quando ho il guinzaglio in mano.

 

Però 17,Settembre,2009

Archiviato in: Papaveri e Papere (sulla rivoluzione e giù di lì) — diversamentequilibrata @ 12:52 pm
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Riporto tra virgolette da Repubblikit:

“La manifestazione rinviata – In segno di rispetto e di lutto, la Federazione nazionale della stampa, il sindacato nazionale dei giornalisti, ha deciso di rinviare la manifestazione in difesa della libertà di stampa, in programma sabato 19 settembre. Franco Siddi, segretario nazionale della Fnsi, ha detto che l’iniziativa dovrebbe comunque tenersi entro quindici giorni”

La manifestazione è stata organizzata, anche se ci andavamo anche noi a dargli una mano, dal sindacato dei giornalisti. E allora lo capisco che la rimandano la manifestazione, cristosanto, succede una cosa così che tutti la vogliono leggere e loro sono a manifestare, non so. Va bene che la rimandano.
Ma se la rimandano non potrebbero dire che la rimandano per scrivere, per raccontare, e non per rispetto del lutto?
Lo trovo poco appropriato, poco elegante, poco onesto.

Sarà che ho qualche problema con la folgore, sarà che io non li vedo così. Sarà che ero una ragazzina quando in Somalia si comportavano così e si fa un po’ fatica, poi, a dispiacersi.

 

Esercizi di resistenza al dolore. 17,Settembre,2009

Ne avevamo già parlato ai tempi delle discussioni su Semprelottomarzo. Sembra passato un secolo. E’ successo di tutto.
E poi, alla fine, me lo sono portato in vacanza e l’ho letto di getto, una notte a Istambul, alla luce del lampione che rischiarava tutta la camerata, cinque letti a castello più un divano.
Il libro si chiama Malamore, è di Concita De Gregorio, è una raccolta di storie di donne che si fanno un male porco e bastardo senza un motivo comprensibile. E l’allegria e la spensieratezza giravano per l’ostello addormentato, quella notte.
Il libro è scritto molto bene, la Concita ha una bella prosa, anche se, non so come, serpeggia sempre un sospetto di paraculaggine che non riesco a definire più precisamente. Come la certezza di prendermi per il cuore che così me lo compro sicuro. E infatti io me lo compro sicuro, così ne ho una copia tutta mia da sottolineare. E’ inevitabile.
Il tema centrale è la violenza sulle donne, che detta così sembra che la violenza sulle donne è il marito che ti mena e tu dici che sei caduta dalle scale. E invece le storie che ci sono dentro sono molto più sottili, molto più quotidiane. E’ la storia della topolina che sposa un gatto e si fa divorare il giorno del matrimonio, convinta che, per amore, si sarebbe salvata e sarebbe vissuta felice e contenta. C’è la storia della ministra che ha una relazione con un uomo molto più giovane di lei che la respinge, quella di una tipa che somatizza il dolore nella paura di volare, che è tutta mia, quella della prostituta, che è convinta di fare un lavoro utile all’umanità, fino a quella dell’attrice che è stata picchiata a morte dal suo compagno cantante.
E ci si chiede perchè succede così a noi femmine che certe relazioni non vogliamo mai che finiscano, anche se ci fanno un male della madonna e, piuttosto che farle finire spostiamo sempre la soglia del dolore un po’ più in là, per questo il sottotitolo è esercizi di resistenza al dolore.
Poi ci sono quelle che ne fanno qualche cosa di buono, che riescono a trasformare un’esperienza negativa in qualcosa di istruttivo per sè. E quelle che non ne escono più.
Ma è interessante anche il discorso sul perchè questa faccenda del malamore picchi così duro sulla nostra generazione che dovrebbe essere felicemente figlia delle conquiste femministe, perchè noi che siamo indipendenti, libere, perchè noi che lavoriamo e ci manteniamo da sole, perchè noi che non abbiamo paturnie religiose e genitori ingombranti finiamo per infilarci in queste relazioni disastrate? Perchè siamo così presuntuose da pensare di cambiarli, di migliorarli, di resettarli i nostri uomini? Perchè vogliamo sposarci con un vampiro che succhia il sangue delle persone e pretendere che il nostro non lo succhi, che ci ami al punto di non succhiarlo? Trama che spopola tra le ragazzine nei libri di Twilight, tra l’altro. Una generazione di donne votate al macello quelle che l’hanno letto a dodici anni, bisogna ricordarci di avvisarle, cazzarola, che non è vero, che se dividi la tua vita con un vampiro non ce la farai mai a sopravvivergli.
C’era addirittura l’avvocata di un centro antiviolenza che azzardava un qualche legame  fra disturbi alimentari e tendenza a buttarsi in queste relazioni distruttive. Ovvio, chi soffre di disturbi alimentari ripiega la rabbia su di sè, si autodistrugge per non far male, è capace di sopportare tutto, perchè tutto sfoga in segreto e altrove. E poi quel meccanismo ti rimane addosso, come un modo che hai imparato e che non se ne va più, se non ci stai attenta.
E sopporti quando lui lascia la tavoletta alzata, non è capace di raffazzonarti una cena quando torni tardi, lo sopporti quando sbircia la scollatura delle tue amiche. Non è che non ti sembrino gravi queste cose, ti danno fastidio, ma pensi sempre che sei tu che sei troppo severa, dopotutto la sua storia, dopotutto non è capace, dopotutto ha anche lui i suoi problemi. E sposti il limite un po’ più in là, sempre un po’ più in là. Poi non è sicuro che ti ama, ma poi sì. Poi finisce che sfonda le porte a testate e ti mena se sospetti che abbia un’altra storia, cosa che, per altro, è vera. E tu sposti ancora un po’ il limite.
Ci sono passata e adesso so che sono vaccinata. Una storia del genere non mi avrà mai più.
Ho letto quel libro nel momento preciso in cui era giusto leggerlo, per non sentirmi l’unica idiota al mondo che ha sopportato tutto questo.
Perchè dopo essermelo vissuto giorno per giorno, i silenzi, i rancori, le litigate e il  dolore, e la paura, e la solitudine di non volerlo mai dire a nessuno, neanche a me, dopo tutto questo ci metto una pietra sopra e penso che Lella Costa aveva già capito tutto molti anni fa.

E costoro, dopo aver passato gran parte della serata in appassionati monologhi (in tutti i sensi, abbiate la compiacenza di credermi), a un certo punto partivano con la classica sindrome dello sguardo perso nel vuoto “Che cosa c’è?”"No, non è niente.”"Oo, ma dimmelo.”"No, non puoi capire, dormi!”"Va bene, almeno riposa!”. Fai appena a tempo a posare il capino sul cuscino “Ah!”, urlo di dolore di lui trattenuto ma inconfondibile. “Chiamo la guardia medica.”"No, non è niente.”"No, ma dimmelo.”"No, non mi puoi capire.”"No, ma dimmelo”"Mi dispiace devo andare il mio posto è là!”
Ci ho messo dieci anni a capire che l’unica risposta possibile a quel punto era
“Ti chiamo un taxi”.

 

L’autunno, dunque. 16,Settembre,2009

IMGP3184

Bentornata io, bentornato l’autunno, bentrornata la pioggia e le maniche lunghe, bentornata la scuola, bentornata l’agenda, bentornato l’abbonamento dell’autobus, bentornati i vasetti, bentornate le serate alla Polena, bentornata la palestra, bentornato il mio armadietto puzzolente, bentornata la barca dei miei giochi, bentornate manifestazioni, bentornati cinemi, bentornate le cose politiche, bentornata l’adorazione del tramonto sul molo, bentornata la spesa alla coop, bentornati thè della terza internazionale, e cene d’imprò e serate di chiacchiere e giri col cane, bentornato il pranzo nella schiscetta, bentornate verdure che dormono in freezer, bentornate le amiche ritrovate, bentornato il buio all’ora dell’aperitivo, bentornata la voglia di coperta, bentornata la doccia calda, la crem’idrante e la tisana.
E aspettiamo di vedere quali avventure meravigliose, quali colpi di scena e situazioni improbabili, e imprevisti probabili e sorprese e regali ci porterà questa stagione fredda che comincia.
Io sono pronta.

 

7,Settembre,2009

Archiviato in: Tuttigiorni — diversamentequilibrata @ 8:44 pm

Approfıtto del collegamento a Internet dell’ostello.
E scusate se vedete segnı stranı, letterıne ımprobabılı, se stento un po’ con la punteggıatura: sto scrıvendo con una tastıera turca.
Perche’, questo vıaggıo cı ha un po’ preso la mano: sono partıta per ı Balcanı e poı, alla fıne, stamattına, sono arrıvata a Istambul. Sıamo passatı per Belgrado, Mostar, Sarajevo, Vısegrad, Nıs, Sofıa. Mı sembra dı essere partıta tantıssımo tempo fa. Partı, tı guardı ıntorno, tı mettı alla prova, faı le pulızıe nel cervello, prendı le gıuste dıstanze dalle cose. Prendı un sacco dı polvere nelle scarpe. Prendı ı postı che scrıveraı.
Vı racconterö tutto quando torno.