E poi, ieri sera, ho spento il telefono e mi sono nascosta. Sono andata in uno dei miei posti segreti preferiti e ho provato a mettere un po’ di distanza.
E lì, nascosta e protetta, ho pensato che ho bisogno di dormire e di mangiare. E ho bisogno di stare un po’ zitta e capire che cosa mi sta succedendo. Ho bisogno di una settimana per prepararmi a lunedì prossimo, quando dovrò salutare la mia analista e continuare da sola, come una bambina grande, e mi viene da piangere già adesso. Ho pensato che non devo abusare di me solo per il fatto che sono solida, che posso essere solida quanto voglio ma se corro con un sasso nella scarpa mi faccio male uguale.
Soprattutto sono stanca di masticare insofferenza. E’ un po’ l’avvelenata questo post qui, ve lo dico. E magari mi servirà per mettere a posto qualche pensiero.
Sto tentando un bilancio dell’ultimo anno, anche perchè nell’ultimo anno ho fatto un bilancio degli ultimi tre e allora sono rimasta indietro. Eppure è passato questo ultimo anno, velocissimo è passato, con tutta la tristezza dei momenti brutti, con la confusione di quelli belli, con tutte le persone che mi hanno salvato la vita. E’ passato, disordinato e di corsa, è passato senza fiato, è passato sudato e di prepotenza. Ora che ci penso è ovvio che poi io mi sia messa a giocare a rugby, è quello che ho fatto tutto l’anno scorso, solo che non lo sapevo.
Adesso, dalla prossima settimana la mia analista non ci sarà più e allora io ho pensato che devo stare un po’ più attenta a me, devo tutelarmi un pochino. Non posso permettermi di tenermi i sassolini nelle scarpe per mesi prima di trovare il coraggio di dire alle persone che mi hanno deluso, o mi hanno fatto male. E devo smetterla, una volta per tutte, di prendermi cura a oltranza di chi non si cura di me. Ho smesso di farlo in amore, da tempo. Adesso vediamo se riesco a smettere di farlo in amicizia. Quindi, d’ora in poi, non aspettatevi che la mia porta sia aperta sempre e comunque, non aspettatevi che io legga le vostre cose, se sembra pesarvi così tanto dovermi dare un parere sulle mie, non aspettatevi che io vi ascolti a oltranza mentre snocciolate le vostre menate artistiche, se non vi siete mai disturbati a chiedermi qualcosa sulle mie, non pensate di potermi ancora chiedere aiuto a realizzare progetti a cui non sarei stata invitata. Io ho chiuso la mia personalissima fase del gioco di squadra a oltranza.
Oppure l’ho aperta, a seconda dei punti di vista, ma in campo e in maniera organizzata.

si, ma le storie ce le possiamo sempre raccontare amica ?
Entrata in percussione…?
urgh. un avvertimento così ti fa sentire subito in colpa, con o senza ragioni. Però il rugby mi pare un ottimo modo di sublimare: essere sempre in guerra con qualcuno, con o senza ragioni, non è poi così più salutare dei sassolini nelle scarpe, io credo.
Coraline, tranquilla, le storie sono una delle parti belle che tengo
Rob: ma queste metafore calcistiche?
Dunque Strega, posto che tu non c’entri e penso che le vicinanze e le distanze tra noi siano ben calcolate, proprio perchè io e te riusciamo a parlare bene, e poi abbiamo questa cosa delle lunghe mail che ci aiuta, io penso che non c’entra il tuo commento, con la situazione, dico. Qui non si parla, ovviamente, di essere in guerra con qualcuno. Qui si tratta di definire la giusta distanza e di capire che non posso essere la ziaema di tutti. Non è una guerra, è evitare di trascinarmi situazioni che sono nocive per me. E magari il resto te lo racconto per mail. E smettila, però, per favore, di accusarmi di essere troppo aggressiva. Forse sono un po’ dura, certe volte, non lo nego. Ma un conto è dura e un conto è aggressiva, cazzarola, c’è differenza tra rubare la merenda a qualcuno e mordere il bullo che te la ruba, no?
entro di soppiatto e me ne vado subito. l’entrata in percussione è il “pick and drive”, e non è calcistica ma rugbistica…
Ops…
Ema, reply anche al post di lunedi’: sei una delle poche persone adulte che “conosco”. E le persone adulte sanno prendersi cura di se stesse, sempre. E non importa la lunghezza dei passi, purche’ i passi siano in avanti. Prendersi tempo per se’, penso che faccia solo che bene, anche a quelli che ci stanno intorno.
..ma allora non sarai la mia ziaema, per quando mi decidero’ a tornare nella citta’ che mi strazia prendere un buon caffe’ con te? gia’ ci speravo, zietta..
Cercherò di essere la ziaema nella misura in cui tu sarai la ziazà. Credo che molto del mio equilibrio si giochi su quello.
)))
Ma tu torna!